Un garibaldino di Castellone: la storia di Luigi Giordano
Daniele Elpidio Iadicicco
C’è una figura che riaffiora da una pagina del primo Novecento e che riporta l’attenzione su una presenza poco nota del territorio formiano nel 1860. Si tratta di Luigi Giordano, nato a Castellone di Gaeta, oggi Formia. Dai registri dello stato civile risulta che era figlio di Gaetano e di Manco Giuseppa, vedovo di Carolina Caporusso.
La sua vicenda emerge da una lettera del 26 marzo 1914 dell’avvocato Pasquale Parente, che, sulla base di informazioni raccolte e dei registri dello stato civile, ricostruisce alcuni passaggi essenziali della sua vita.
Nel 1860 Giordano risulta tra i volontari garibaldini, con il grado di sottufficiale. Era addetto alle guide, un ruolo operativo che presupponeva conoscenza del territorio e capacità di orientamento. In quel contesto prese parte alla battaglia del 19 settembre nei pressi di Capua, episodio in cui – secondo la testimonianza – si distinse per il comportamento tenuto sul campo.
Le notizie disponibili non vanno oltre questo momento. Terminata l’esperienza militare, Giordano intraprese un’attività civile come appaltatore di strade, seguendo il mestiere del padre. La sua vita proseguì quindi lontano da incarichi pubblici o ruoli di rilievo.
Morì a Capua il 23 novembre 1900, all’età di sessant’anni.
Resta il dato, semplice ma significativo, di un uomo partito dal territorio del Golfo di Gaeta e giunto fino a Capua, dove prese parte a uno degli episodi della campagna del 1860. È lì che si ferma la traccia documentaria del suo impegno militare, mentre il resto della sua vita torna a scorrere su binari ordinari.
Da quel punto in avanti, la sua storia non si intreccia più con gli sviluppi successivi del conflitto, che avrebbero coinvolto direttamente il suo territorio d’origine.
Rimane allora una domanda, inevitabile ma senza risposta: cosa avrebbe pensato Luigi Giordano se il suo percorso lo avesse riportato fino alla sua terra, nel momento in cui il Golfo di Gaeta divenne teatro degli eventi conclusivi, tra assedi, bombardamenti e scontri? Se si fosse trovato davanti ai luoghi della propria vita, trasformati dal conflitto, tra case colpite e una comunità coinvolta direttamente nella guerra?
È un interrogativo che non trova riscontro nei documenti, ma che accompagna la lettura di questa vicenda, restituendo tutta la complessità di quegli anni e delle scelte individuali che li attraversarono.
Foto generata con IA
FONTE primaria: Biblioteca nazionale di Francia,
Lettere al Prof. Parente
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