UN GARIBALDINO SU NINO BIXIO
Un brano del libro di Giuseppe Bandi “I Mille”, il quale racconta il brutale pestaggio di alcuni volontari ungheresi e tedeschi da parte di Nino Bixio, di cui uno mandato al creatore:
Qui sul mio bordo non deve udirsi altra voce che la mia; e il primo che ardisse di disobbedirmi, si prepari ad esser buttato in mare». Conticuere omnes, direbbe Virgilio Marone, da Mantova. Bastò questo brevissimo squarcio d’eloquenza a metter giudizio a’ più impronti, e il nostro legno parve trasformato in una vera Certosa. Non così accadde a bordo del Lombardo, dove Nino Bixio dovette, per farsi intendere, ricorrere non di rado alle mani, e spesso si trovò sul punto di far con ragione ciò che quattro mesi dopo fece con suo gran torto nella rada di Paola, sul vapore Elettrico, dove tribbiando col calcio d’una carabina le zucche di certi volontari ungheresi e tedeschi che, in barba al suo divieto, sonnecchiavano distesi in coperta, uno ne mandò al Creatore ed altri tre o quattro li fe’ dolorosi per parecchio tempo
segnalato da Domenico Anfora



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