Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Un giudizio sull’opera “Voci Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro” 

Posted by on Mag 9, 2026

Un giudizio sull’opera “Voci Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro” 

Castrese Lucio Schiano – 05.05.2026

     La trattazione di un argomento può riguardare sia qualcosa di astratto che di concreto. Qualunque sia l’argomento scelto, di esso si può “parlare” o lo si può “presentare”. Il ricorso ad un modo piuttosto che ad un altro darà indicazioni sulla chiave secondo la quale l’argomento verrà trattato.

La distinzione fra i due modi di affrontare l’argomento è basilare. La scelta del primo modo, infatti, presuppone già la partenza da idee preconcette in base alle quali all’ascoltatore, all’osservatore o all’uditore viene offerto un giudizio già confezionato, giudizio alla cui base  non è estraneo il ricorso anche agli artifici della retorica per camuffare l’essenza dell’oggetto in trattazione. Così, “parlando” di una tela che in un suo punto  offra all’osservatore un foro o una linea che la divida in due parti, con elucubrazioni varie, si cercherà di dimostrare che il buco può rappresentare qualunque cosa: uno sguardo sull’infinito, l’inizio di un processo distruttivo, ecc. e che la linea vuole rappresentare la divisione tra cielo e terra, tra celestiale e materiale, ecc.

     Che differenza, invece, con la sinteticità e la concisione della “presentazione”, che, come l’ecce homo, senza ricorrere agli artifici della retorica, presenta quella tela per come è: buco per buco e linea per linea, lasciando ad ognuno la libertà di esprimere un giudizio secondo la carica di spiritualità ereditata alla nascita e di entrare o meno in empatia con essa, ricavandone  commozione o indifferenza.

     Queste le considerazioni intorno ad un oggetto che, per la sua concretezza, cade sotto la nostra osservazione. Ma quando l’argomento, come la storia, riguarda qualcosa di più astratto e suscettibile di vederne compromessa l’oggettività  da simpatie personali, il pericolo che si possa passare dal “presentare” al “parlare” è sempre in agguato. Grande, quindi, la bravura di chi, presentando un argomento così delicato, è riuscito a trattarlo con la più asettica obiettività, non contaminandolo con le proprie simpatie e le proprie convinzioni.

     Felicissima la scelta della “lingua” usata e degli strumenti tradizionali che accompagnano i vari momenti, mostratisi elementi capaci di provocare in alcuni un viaggio della memoria che li ha riportati a rivivere momenti lontani della loro vita, trasportandoli – per dirla col Leopardi – negli anni che sono “ nella memoria di ciascheduno, quasi i tempi favolosi della sua vita”. Per altri, che non avevano memoria delle proprie radici, il ricorso alla lingua ed agli strumenti della tradizione (che è la madre dell’identità, per dirla col Saltarelli) hanno avuto lo stesso ruolo di una seduta psicoanalitica, durante la quale un processo di ipnosi regressiva, sfruttando le vibrazioni che narrazione, balli, canti e suoni hanno suscitato nel loro animo, riannodando quel cordone ombelicale reciso, ha fatto ritornare costoro nel liquido amniotico della placenta: origine della loro vita e della loro storia personale.

     Lo scopo di questa “presentazione” era proprio quello di rinfrescare la memoria in coloro nei quali essa, con l’incalzare del pensiero unico, si era affievolita e di far prendere coscienza delle proprie  radici per la prima volta a chi era più assimilabile ad una pagliuzza in balia del vento che ad un attore, ad un comprimario o ad una semplice comparsa della storia. Dato il successo riscosso e quello ancora in corso, lo scopo è stato raggiunto egregiamente.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.