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UN REGNO SCONOSCIUTO

Posted by on Mar 17, 2026

UN REGNO SCONOSCIUTO

Nel 1860, alla vigilia dell’Unità d’Italia, il Regno delle Due Sicilie possedeva indicatori economici che oggi raramente vengono ricordati nei libri di scuola. Tra questi spicca un dato sorprendente: la rendita dei titoli di Stato borbonici era quotata al 120% alla Borsa di Parigi, una delle piazze finanziarie più importanti d’Europa.

Una quotazione sopra il valore nominale significa una cosa molto semplice: gli investitori internazionali consideravano quei titoli estremamente sicuri. In pratica, il mercato finanziario europeo giudicava il debito pubblico del Regno delle Due Sicilie affidabile e solido.

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Questa fiducia non nasceva dal nulla. Il sistema finanziario borbonico si distingueva infatti per un debito pubblico relativamente contenuto e una pressione fiscale tra le più basse d’Europa, fattori che contribuivano alla stabilità dei conti dello Stato.

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Inoltre, il Regno custodiva una quantità enorme di riserve auree nei suoi banchi nazionali, tanto che gran parte dell’oro presente negli Stati italiani prima dell’unificazione si trovava proprio nel Mezzogiorno.

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Questi elementi spiegano perché i mercati finanziari europei guardassero con fiducia alla stabilità economica dello Stato borbonico. Non si trattava quindi di un regno economicamente fallito, come spesso viene raccontato nella narrazione successiva all’Unità, ma di una realtà con indicatori finanziari solidi e credibilità internazionale.

La storia economica dell’Ottocento ci ricorda dunque un fatto spesso dimenticato: nel 1860 il Regno delle Due Sicilie non era uno Stato marginale. Al contrario, era un paese che sui mercati finanziari europei godeva di una reputazione tale da vedere i propri titoli di Stato quotati addirittura al 120% nella Borsa di Parigi.

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