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Una controrivoluzione vittoriosa tra due coalizioni antifrancesi sconfitte: di chi il merito?

Posted by on Mag 18, 2026

Una controrivoluzione vittoriosa tra due coalizioni antifrancesi sconfitte: di chi il merito?

Giuseppe Gangemi

L’ammiraglio e massone, Louis-René-Madeleine Levassor de Latouche-Tréville, fa sostare per mesi nel porto di Napoli una flotta francese. Entra in contatto con ambienti massonici napoletani. Fa proselitismo a favore della rivoluzione francese. Pare abbia ricevuto da Pasquale Matera, nella sua lunga sosta a Napoli del 1792, i piani militari della città.

Questo malgrado la dinastia dei Borbone di Napoli, a parte la guerra per conquistare i Regni di Napoli e di Sicilia, sottraendoli agli Austriaci, nel 1734, non abbia mai dichiarato guerra ad alcun Paese straniero. Dopo l’arrivo di Latouche-Tréville, e soprattutto dopo l’esecuzione di Maria Antonietta, regina di Francia, i sovrani cambiano completamente atteggiamento: nel 1793, aderiscono alla prima coalizione antifrancese promossa dall’Inghilterra e inviano parte della flotta a bombardare Tolone, là dove Napoleone si fa onore nel magistrale dispiegamento e utilizzo dei cannoni francesi a difesa del porto; nel 1798, quando il Regno di Napoli si lancia nell’impresa di soccorrere il Papa e dichiara, da solo, guerra alla Francia.

Joseph Alexander, barone von Helfert, nel 1882, politico tedesco con la passione per la ricerca storica, pubblica in tedesco, nel 1882, una storia di Fabrizio Ruffo nel corso dell’impresa sanfedista (Rivoluzione e controrivoluzione di Napoli dal novembre 1798 all’agosto 1799) che inizia con questa affermazione: “Orgogliose illusioni eran quelle di cui Ferdinando IV e Maria Carolina di Napoli si pascevano quando, senza aspettare gli alleati ancor titubanti, si deliberarono di combattere da sé soli le audaci novità francesi. L’ammiraglio Nerlson, focoso e appassionato com’era, inclinò fin dal primo momento a tentar l’impresa” (Helfert 1885, 1).

La guerra contro la prima colazione viene vinta dai Francesi quando, con i loro giovani generali, e primo fra tutti Napoleone Bonaparte, sbaragliano le truppe di terra dei paesi coalizzati. Già nel 1795, abbandonano la coalizione Prussia, Spagna e Assia, mentre l’Olanda diventa Repubblica filofrancese. Nel 1796, la abbandonano altri paesi tra cui il Regno di Napoli. La Spagna si schiera con la Francia a causa del modo in cui l’Inghilterra gestisce la guerra. Nel 1897, Napoleone sconfigge l’Austria e ottiene la pace e la fine della coalizione.

La solitaria guerra dei Napoletani contro i Francesi comincia con l’invasione dell’ex Stato Pontificio il 23 novembre 1798. Il Granduca d’Austria si rifiuta di partecipare e sconsiglia i sovrani di Napoli dal procedere da soli, suggerendo di aspettare il formarsi di una nuova seconda coalizione. Non lo ascoltano. Con un esercito impreparato e un generale appena acquistato all’estero, l’austriaco Karl Mack, barone di Leiberichche, il 23 novembre i Napoletani iniziano la guerra entrando nel territorio romano. Vengono sconfitti a Civita Castellana, il 5 dicembre, e il Regno viene invaso dai Francesi. Il 23 dicembre, i sovrani lasciano Napoli per la Sicilia, sulle navi Inglesi.

La seconda coalizione antifrancese si forma nella speranza di approfittare della sconfitta di Abukir il 2 agosto 1798, quando Horatio Nelson sorprende la flotta francese e la distrugge, mettendo in grave difficoltà Napoleone che non può riportare in patria il proprio esercito. Il 9 settembre 1798, l’Impero Ottomano dichiara guerra alla Francia. Comincia ad ottenere i primi successi e, nel giro di quasi tre mesi, si forma la seconda coalizione antifrancese che dichiara guerra alla Francia il 29 dicembre 1798, sei giorni dopo che il Regno di Napoli è stato perso.

L’11 gennaio il vicario di re Ferdinando, Francesco Pignatelli, firma un disastroso armistizio, vantaggiosissimo per i Francesi. Clausola di questo armistizio e che la fortezza di Capua sia abbandonata dalle truppe napoletane. I soldati napoletani si sbandano. A giugno 1799, i Sanfedisti guidati da Ruffo liberano Napoli.

Tutti i comandanti di truppe alleate, Inglesi, Russi e Turchi, si fanno vanto delle gran cose che hanno fatto per riconquistare il Regno di Napoli. Il massimo del ridicolo, svela Herbert, si raggiunge con un ufficiale russo il quale comunica al proprio generale in capo di aver preso tutti i forti e vinto tutte le battaglie che, invece, erano stati presi dai Calabresi di Ruffo. Commenta, a difesa di quest’ultimo, la regina Carolina: “Io vedo che i nostri, sebbene, senza avancement e senza giuramento alle bandiere, fossero solamente mossi dalla loro buona volontà, hanno operato cose di gran lunga maggiori di quelle degli altri” (Helvert 1885, 350). Il riconoscimento definitivo del ruolo dei Sanfedisti lo dà il loro peggior nemico: Napoleone Bonaparte. In data 8 novembre 1803, scrive al proprio ministro degli Esteri, Charles-Maurice de Talleyrand, mentre si comincia a pensare a una seconda invasione: “ce qui est important c’est qu’à l’extremité de la Calabre on n’arme point les paysans” (Auriol 1904, I, 478-9). Napoleone, infatti, è sicuro di vincere le coalizioni contro di lui, che combattono secondo le regole tradizionali e i manuali militari del tempo, e teme solo i Sanfedisti che combattono con regole che i comandanti militari delle due coalizioni antifrancesi definiscono errori. Il loro pensiero è così sintetizzato da Helfert: “il Ruffo era talmente favorito dalla fortuna, che in tutta la sua impresa non ebbe da lamentare un sol cattivo successo e, come uno de’ suoi biografi giustamente osserva, anche gli errori de’ suoi sottoposti, le opere da loro fatte contro gli ordini superiori, tornavano a vantaggio della riuscita finale” (1885, 351).  

Nell’agosto del 1799, Napoleone torna, da solo, dall’Egitto e dalla Siria, lasciando l’esercito a un destino di sconfitte. La seconda coalizione viene definitivamente sconfitta a Marengo il 14 giugno 1800. L’unica vittoria della seconda coalizione è la riconquista del Regno di Napoli. Essendo stata unica, naturale che tutti gli eserciti, pur avendo avuto un ruolo marginale, accampino vittoria, sottraendo ogni merito ai Sanfedisti che vincono “senza avancement”, cioè senza rispetto delle regole strategiche militari. Le regole che Ruffo seguiva in battaglia erano diverse: faceva discutere i capimassa, impegnati nell’azione, sulla strategia da utilizzare e, spesso, questi usavano ampiamente del potere di iniziativa dei suoi uomini. Invece, i generali degli eserciti alleati, che questo modo di combattere disprezzavano e consideravano un errore, venivano regolarmente sconfitti. Probabilmente perché, con le loro belle regole, erano prevedibili.

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