Una controversia con l’Archivio di Stato di Torino
Giuseppe Gangemi
L’Archivio di Stato di Torino è orgoglioso di essere ben organizzato per la richiesta di documenti: il giorno prima di andare in Archivio, per esempio, è possibile utilizzare una procedura on line per trovare, all’arrivo, già pronti i registri. Così faccio il primo anno, quando consulto alcuni registri dei Ruoli Matricolari della Brigata Modena, e va tutto bene. Il secondo anno, con i Ruoli Matricolari dei Cacciatori Franchi, le cose vanno diversamente.
Faccio la mia ordinazione on line e, una volta arrivato all’Archivio di Stato di Torino, scopro che i registri da me richiesti non sono pronti per la consultazione. Alla mia richiesta di spiegazioni, mi viene detto che, date le numerose richieste di consultazione dei Ruoli Matricolari dei Cacciatori Franchi, i nominativi degli immatricolati nel Corpo Franco sono stati tutti pubblicati in un elenco che è stato messo on line. Di conseguenza, vengo, con cortese ma determinata gentilezza, indirizzato a uno dei computer dell’Archivio e aiutato ad accedere ai nominativi dei Cacciatori Franchi. Con altrettanta cortesia, mi dicono: “è un lavoro di consultazione che può cominciare a fare qui. Le insegneremo a superare eventuali difficoltà. Poi, potrà continuare a farlo da casa”. La sensazione è che mi trattino come un inesperto di ricerche in Archivi di Stato e di consultazioni on line. Eppure è dal 1980 che frequento gli Archivi di Stato (di Brescia, di Napoli, di Livorno, di Novara, etc.) e ho pure già frequentato per un anno quello di Torino.
Mi metto all’opera, accettando con pazienza il consiglio. In genere, il personale ne sa più dei ricercatori agli inizi. Ben presto mi accorgo che quell’elenco fornisce solo nomi, cognomi, numero di registro e numero di matricola e non contiene le informazioni che mi occorrono per la ricerca e che so essere presenti nei registri dei Ruoli Matricolari, per avere già consultato i dati dei Ruoli Matricolari della Brigata Modena: le notizie biografiche relative alle vicissitudini dei militari di leva, cioè la data dell’assento (dell’immatricolazione), la data del congedo, le malattie, le morti, i reati, i processi. Torno al front office per richiedere la consegna dei cinque registri originali (dal 2020 al 2024), da me già chiesti attraverso la procedura on line il giorno prima. Mi guardano perplessi, si consultano, chiamano un responsabile e, alle mie insistenze, vanno a prendere i registri. In tutto, due ore.
Quando comincio a consultare quei Ruoli Matricolari, la prima cosa che cerco di appurare è fino a che anno sono contenuti i dati sull’ultimo registro, il 2024. Mi accorgo che riporta gli assenti fino ad agosto del 1862. Per il giorno successivo, dopo aver restituito il registro 2020, rivelatosi precedente all’arrivo dei primi meridionali, chiedo il registro 2038, l’ultimo registro dei Cacciatori Franchi. Lo consulto subito e mi accorgo che riporta i dati degli immatricolati fino al 1° Aprile del 1868, giorno dello scioglimento del Corpo Franco.
Quindi, i dati ci sono tutti. Perché nella letteratura ho letto che i dati ci sono fino al 1861? Perché lo stesso ha cercato di sostenermi il personale dell’Archivio di Torino? Si tratta di un equivoco?
La vicenda mi sembra strana perché di una cosa sono sicuro: nessuno conosce meglio degli addetti all’Archivio di Stato il contenuto dei registri più richiesti e mi sembra incredibile che quello che io ho appreso appena in due giorni, sia loro ignoto.
Tornato a Padova, dove vivo e lavoro, consulto con attenzione l’elenco on line degli immatricolati nel Corpo Franco. I nominativi totali risultano essere 1.560 e riportano dati relativi agli immatricolati tra il 14 gennaio 1859 e il 28 dicembre 1861. Mi metto in testa di controllare se sono presenti tutti i dati ricavabili dai Ruoli Matricolari. C’è, però, un problema: on line i nominativi sono in ordine alfabetico, nei registri in ordine di matricola: dalla più bassa alla più alta. Occorre mettere i dati on line in ordine di numero di matricola. Ci metto ore a trasferirli su un file excel e pochi secondi a rimetterli nell’ordine desiderato. Mi accorgo, così, che mancano 67 nominativi. Finito il lavoro, qualche settimana dopo, tornato all’Archivio di Stato di Torino, chiedo di parlare con il Direttore dell’Archivio, spiegando il motivo. Mi rispondono che è impegnato e che mi faranno sapere.
Torno al mio tavolo e comincio a lavorare. Dopo un paio d’ore, si presenta un impiegato che non ho mai visto prima (e mai più vedrò dopo). Gli spiego il problema: i nominativi dei Cacciatori Franchi pubblicati on line sono incompleti perché ne mancano 67. L’impiegato mi guarda con sufficienza come si guarda uno che voglia insegnare il mestiere a chi lo fa da una vita. Sostiene più volte che non gli sembra possibile: i dati sarebbero stati controllati e ricontrollati, prima di pubblicarli. Mostro sul mio computer, le 67 righe vuote, cioè righe in cui il numero di matricola è stato inserito da me, con colore rosso, diverso dal nero degli altri numeri di matricola. Faccio vedere il loro elenco on line scaricato sul mio computer, segnalo il numero di matricola più basso e quello più alto, mostro il numero di riga excel in cui è collocato il numero di matricola più alto: 1.627, cioè 67 righe in più dei loro 1.560 nominativi registrati on line.
Penso di impressionarlo perché ho qualcosa che l’Archivio non ha: dati controllati e completi, messi in ordine di matricola e per registro. Spiego che quella stessa mattina, nell’attesa, ho già completato l’elenco dei nominativi mancanti e che, adesso, il mio elenco su file excel è completo, consultabile per cognome e per numero di matricola, mentre il loro non lo è ed è consultabile solo per ordine alfabetico. Gli offro la mia chiavetta con il risultato del mio lavoro.
Il mio interlocutore non si lascia impressionare. Si accomiata dicendo che non possono accettare elenchi costruiti da un privato e che, comunque, la faccenda non è di sua competenza, ma è di competenza del Direttore dell’Archivio. Mi reco allora al front office e richiedo di parlare con il Direttore. Spiego il motivo e l’insoddisfazione per il colloquio precedente. Mi invitano a rivolgermi alla responsabile di sala. Ripeto la richiesta e la motivazione. Mi ascolta con cortesia e mi promette che riferirà appena possibile.
Rimango fino all’orario di chiusura e nessuno si presenta al mio tavolo. La mattina del giorno dopo, rinnovo a un responsabile di sala, diverso da quello del giorno prima, la mia richiesta di colloquio con il Direttore. Spiego dei 67 nominativi mancanti e del fatto che il mio elenco è, invece, completo e disponibile. Mi viene promesso che la mia richiesta verrà riferita.
Né quel giorno, né i successivi il Direttore o chi per lui si avvicina al mio tavolo. Né lo farà mai nella dozzina di settimane (almeno tre giorni a settimana) che quell’anno sono tornato a consultare i registri dei Ruoli Matricolari dei Cacciatori Franchi. Ancora adesso il sito dell’Archivio di Stato di Torino, alla voce Cacciatori Franchi, scrive: “Il gruppo di lavoro ha fotografato le informazioni relative agli oltre 1500 nuovi arrivati nei Cacciatori Franchi tra il 1859 e il 1861”. Solo che i nuovi arrivati in quel periodo non sono oltre 1.500, bensì oltre 1.600.
La mia opinione è che i dati on line non siano stati messi lì per agevolare i numerosi studiosi che vogliono consultare quei nominativi. Se si fosse veramente voluto rendere un servizio all’utente, si sarebbero messi on line tutti i nominativi fino allo scioglimento del Corpo Franco, giorno 1 aprile 1868. Se, in subordine, si fosse voluto agevolare la consultazione solo dei nominativi relativi agli immatricolati fino a dicembre 1861, il personale e il Direttore non sarebbero rimasti così indifferenti alla mia segnalazione circa le carenze dei dati stessi (la mancanza di 67 nominativi).
Non è l’unico incidente o equivoco che mi capita in quell’Archivio. Quello dell’anno successivo è ancora più grave. È il quinto anno della mia ricerca, il terzo che passo all’Archivio di Stato di Torino e mi reco a consultare i registri dei Ruoli Matricolari delle dodici Compagnie di Disciplina costituite allo scioglimento dei Cacciatori Franchi. I registri delle Compagnie disponibili all’Archivio di Stato di Torino sono, complessivamente, 30 (dal 2139 al 2169, manca però il 2142). Sarebbero il doppio se non fosse che mancano i registri di sei Compagnie (la 5°, 7°, 8°, 9°, 10° e 11°). Comincio a richiedere, per il primo giorno di arrivo, i primi cinque registri della prima Compagnia.
I registri dei Ruoli Matricolari sono organizzati, più o meno, allo stesso modo: più numerosi sono i registri per gli ufficiali e, in genere, solo uno o due i registri per la bassa forza (e sono solo questi ultimi che io voglio consultare). Tuttavia, nei registri degli ufficiali, spesso, si trova la storia della Compagnia e, quindi, chiedo anche questi registri perché la storia è molto interessante e, a volte, come si vedrà nel capitolo di questo saggio dedicato a questo argomento, smentisce (fornendo un numero molto più alto di immatricolati) il numero dei nominativi della bassa forza registrati nei Ruoli Matricolari.
I cinque registri da me consultati contengono pochissime notizie (solo 42 soldati in questa compagnia) e mi sbrigo subito in giornata a riportarli tutti, con le notizie essenziali, sui miei file excel. Me ne vado in albergo e da qui richiedo on line altri cinque registri. La mattina dopo, nei registri, trovo 921 immatricolati e ho da lavorare per l’intero giorno. Finisco di consultare quattro registri. Li restituisco e, per il giorno dopo, on line dall’albergo, richiedo altri quattro registri. Insomma, in tre giorni chiedo di consultare 14 registri. Il sistema informatico accoglie la mia richiesta.
La mattina seguente, mi presento a ritirare i quattro nuovi registri richiesti la sera prima. Mi viene detto che una circolare interna del Direttore stabilisce che, oltre al limite di non poter richiedere più di cinque registri al giorno, c’è un secondo limite che prescrive che non si possono richiedere più di dieci registri a settimana.
Obietto che ho trovato, nel sito, la prima limitazione (cinque registri al giorno), che essa viene applicata con informatica inflessibilità dal sistema on line (non viene permesso di richiedere un sesto registro), che nel sito, non vi è alcun accenno al secondo limite (non più di dieci registri alla settimana) e che, inoltre, il sistema on line permette tranquillamente di richiedere più di dieci registri a settimana.
Non c’è niente da fare: questo fantomatico Direttore, che io non ho mai visto e da cui non ho mai ricevuto udienza, ha integrato il regolamento con una circolare interna e questa regola, relativamente alla quale nessuna notizia è stata resa pubblica, va fatta rispettare senza eccezioni. Ancora adesso, questa regola dei dieci registri non si trova sul sito dell’Archivio alla voce “regole per la consultazione”.
Chiedo il motivo di questa regola e mi si dice che vale solo per i Ruoli Matricolari dato il fatto che i registri sono pesanti. Obietto che non tutti i registri dei Ruoli Matricolari pesano molto. Solo quelli relativi alla bassa forza, cioè uno su cinque circa. Inutilmente chiedo di poter consultare i registri, più piccoli e poco pesanti, degli ufficiali delle Compagnie di Disciplina. Il rifiuto di consultazione permane.
Spiego che ho prenotato l’albergo per altri due giorni, con carta di credito e pagamento anticipato. Chiarisco che mi toccherà comunque pagare l’albergo, anche se me ne vado giorni prima. Chiedo che venga fatta un’eccezione, solo per questa settimana, solo perché, mancando questa regola sul sito dell’Archivio, non potevo saperlo. Niente! Non c’è verso di impietosirli. Le regole sono regole.
Mentre medito cosa fare, mi viene un’idea. Il divieto dei dieci registri vale solo per i Ruoli Matricolari. Ci sono altri registri non soggetti a questa restrizione di numero: per esempio, quelli relativi ai prigionieri di guerra dell’ex esercito borbonico.
L’Archivio di Stato di Torino è veramente organizzatissimo: ha un’intera stanza con centinaia di volumi descriventi il contenuto, mazzo per mazzo, dei faldoni. Basta andare a cercare la sezione Ministero della Guerra, anno 1860, e sfogliare fino a trovare i dati relativi ai prigionieri di guerra napoletani. Mezz’ora di tempo e trovo quello che cerco: Mazzi 428-431, nella sottosezione Pratiche, della sottosezione Ufficio di Gabinetto e della sezione Segretariato Generale. Sono esattamente quattro. Li chiedo tutti. Nell’attesa, finisco di consultare il decimo registro dei Ruoli Matricolari delle Compagnie di Disciplina. Quel pomeriggio e i due giorni successivi mi dedico ai Prigionieri di guerra napoletani (registri che non avevo, fino a quel momento, pensato di consultare).
Pubblico questa descrizione delle difficoltà che mi sono state fatte per la consultazione di documenti sui prigionieri di Fenestrelle. Difficoltà che possono così essere sintetizzate: più mi inoltravo su temi sensibili, più mi si frapponevano difficoltà, anche se, a dirla tutta, dopo mie insistenze, mi lasciavano lavorare.
Quando la rivista Storia in rete decide di dedicare 30 pagine ai problemi da me sollevati con il volume In punta di baionetta. Le vittime della guerra meridionale (1860-1870) nascoste nell’Archivio di Stato di Torino, per quanto scritto sopra, dà la voce al Direttore dell’Archivio di Stato di Torino, Stefano Bortoletto e questi ne approfitta per rispondere, in modo molto professionale e rispettoso. Queste le sue osservazioni:
“Colgo volentieri l’opportunità di rispondere a quanto scrive il professor Gangemi per evitare il propalarsi di una visione distorta del servizio reso alla collettività degli Archivi di Stato. Mi scuso se nel farlo non potrò rispondere punto per punto e dettagliatamente ai rilievi del professore, ma gli eventi in causa si svolsero prima dell’inizio del mio incarico di direzione e il tempo trascorso, gli avvicendamenti di personale e i tempi giornalistici non consentono un’indagine tanto approfondita quanto sarebbe necessario. Ritengo tuttavia non privo di interesse per i lettori chiarire alcuni punti fondamentali”.
[seguono varie considerazioni sull’Archivio, sulla enorme mole dei dati, sull’organizzazione del lavoro. Dopo di che, il Direttore riprende:]
“Infine mi sia consentito assumere una difesa del mio fantomatico predecessore, come lo definisce il professor Gangemi nel suo libro. L’allora direttrice reggeva le sorti dell’Archivio di Stato in virtù di un incarico ad interim che comprendeva la direzioni di istituti e uffici diversi in diverse regioni e poteva dedicare a questo istituto una quota minoritaria del suo tempo di lavoro, avendo peraltro il suo ufficio – nei pochi giorni in cui era a Torino – nell’altra sede dell’Archivio: non mi stupisce affatto che non abbia trovato tempo e modo per incontrarlo. In conclusione, salvo che si voglia seriamente sostenere che gli archivisti di questo e di altri Archivi di Stato agiscano di proposito e in malafede per tenere nascosti specifici documenti …”.
Anche se non ero del tutto convinto della giustificazione del Direttore Stefano Benedetto – sarei stato solo sfortunato – non sono abituato a lanciare accuse a chicchessia prive di decisive prove a supporto. Non potendo dimostrare e non è vero che quando da me denunciato era stato voluto “di proposito e in malafede” preferisco, oggi, chiudere la polemica, nel modo più elegante possibile: “Prendo atto delle rassicurazioni del dott. Stefano Benedetto, direttore attuale dell’Archivio di Stato di Torino: quanto da me evidenziato dipende da una situazione organizzativa in cui, nel passato, si è trovato l’Archivio di Stato di Torino. Sono fiducioso che, in futuro, troverò, e troveranno anche altri ricercatori meridionali, nell’Archivio di Torino la stessa cortesia, solerzia e disponibilità che ho riscontrato in tutti gli Archivi di Stato da me frequentati per motivi di studio”.


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