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Una polemica con uno storico, Marco Vigna, che compie un grave errore storico al fine di smentirmi, non avendo io diritto di ulteriore replica

Posted by on Ago 8, 2025

Una polemica con uno storico, Marco Vigna, che compie un grave errore storico al fine di smentirmi, non avendo io diritto di ulteriore replica

Giuseppe Gangemi

La rivista Storia in rete offre a vari interlocutori, con i quali direttamente o indirettamente, ho polemizzato con il mio volume In punta di baionetta. 1860-1870: le vittime militari della Guerra Meridionale nascoste nell’Archivio di Stato di Torino, lo spazio per rispondere La persona con cui più polemizzo è Alessandro Barbero in difesa del quale risponde Marco Vigna. L’articolo di quest’ultimo ha per titolo Ma le prove dove sono? (Storia in rete, n. 188, marzo 2022) ed è tutto un tentativo di sostenere che mi sono inventato molte cose. Pensando di avere diritto di replica, ho spedito alla rivista Storia in Rete il seguente scritto per contestare quanto di inesatto o impreciso, e persino di errato o falso (valuti autonomamente il lettore) è stato scritto da Vigna. Segue il testo inviato alla rivista e mai pubblicato.

Una lettera del comandante della Fortezza di Fenestrelle spedita la mattina del 9 novembre 1860 comunica al Comando Generale del V Dipartimento Militare che 1.300 prigionieri sono partiti da Genova per Fenestrelle e sono arrivati in 1.182. La sera di quello stesso giorno, secondo il ruolino o l’elenco dei loro nominativi diventano 1.189, di cui 3 senza nome. Dopo che per tre giorni sono stati contati come 1.189, le tabelle riepilogative vengono riscritte per un totale di 1.186 prigionieri. Nei giorni successivi, 204 prigionieri vengono ricoverati in ospedale: 51 a Pinerolo e Torino (di 50 non si ha informazione, se siano stati dimessi e quando); 153 a Fenestrelle (di 6 non è riportata la data di uscita dall’ospedale, il che non depone a favore della loro guarigione).

Marco Vigna non contesta questi dati di fatto. Segnala, però, che è contraddittorio che io dichiari di non sapere in quali condizioni i prigionieri sarebbero stati alloggiati a Fenestrelle e, ciononostante, sostenga che “alcuni potrebbero essersi ammalati a causa della permanenza nella fortezza” (p. 30). Subito dopo cita testualmente una mia frase in cui io non dico che si sono “ammalati”, bensì che “si sono aggravati”.  C’è differenza tra le due cose. Data la descrizione dell’arrivo, “giungeva colà un primo drappello di prigionieri napolitani … e quindi continuarono in tutta la notte a giungere a drappelli di due o tre individui per volta, stanchi e sfiniti” (Gangemi, In punta di baionetta, 2021, p. 44), ho ipotizzato che la causa dei mancati arrivi e dei tanti ricoveri in ospedale sia stata una tormenta che ha colpito le colonne in marcia.

Marco Vigna sostiene che la mia ipotesi è “creativa”. Certo! Tutte le ipotesi lo sono. Vigna preferisce un’ipotesi alternativa? Per esempio che molti abbiano tentato di fuggire e sono stati uccisi dalla scorta, mentre fuggivano? O che i tanti ospedalizzati siano conseguenza di un’epidemia, magari di oftalmia bellica? La sensazione è che Vigna non gradisca che si facciano ipotesi. Sembra sia convinto che, rifiutando l’ipotesi esplicativa, il problema sparisca. No! Il problema rimane: non arrivano a Fenestrelle 114 prigionieri e ne vengono ricoverati 204.

Passando dai prigionieri di Capua, ai soldati immatricolati nel 41° reggimento, ho trovato che 85 soldati meridionali spariscono dai Ruoli Matricolari dopo che è stata apposta, a ciascuno di loro, la dicitura “errata figliazione”. Altri 59 soldati meridionali vengono registrati in ritardo di oltre un mese nel 41° reggimento. Spiego questi due dati di fatto con l’ipotesi che ci sono molti che rifiutano di giurare fedeltà a re Vittorio Emanuele II. Anche questa mia ipotesi viene definita “creativa”. Credendo così di liquidare il problema, Vigna osserva che non è provato “che la dicitura errata figliazione significhi altra cosa rispetto a quanto esplicitamente affermato” (p. 31). Ancora una volta sembra che Vigna sia convinto che, negando la mia interpretazione, il problema sparisca. Solo che non sparisce affatto, sono gli 85 soldati che spariscono dai registri.

Alessandro Barbero sostiene più volte che i Ruoli Matricolari del 41° reggimento sono un campione rappresentativo dell’intero esercito italiano (Barbero, Prigionieri dei Savoia, 2012, p. 99, p. 117, p. 188 e p. 197). Io considero corretta questa procedura di campionamento. Vigna considera un errore statistico questa procedura; ma attribuisce a me l’errore, nei termini che seguono: “è un principio fondamentale della statistica che non si possono generalizzare sic et simpliciter i dati di un singolo campione” (p. 33). Solo che su questo si sbaglia. Barbero, ed è per questo che ho convenuto con lui, non si basa su un singolo campione, in quanto non assume come unità di indagine i reggimenti, bensì sui soldati di quel reggimento. Scrive, infatti: “I ruoli del 41° reggimento della brigata Modena, che abbiamo scelto come campione …” (Barbero 2012, p. 117), cioè i soldati di questo reggimento sono stati scelti come campione. In altri termini, egli si basa su un campione di oltre 2.000 soldati per generalizzare a un esercito di oltre 200.000 militari. In questo è stato chiarissimo e l’obiezione di Vigna di avere tratto generalizzazioni da un solo caso è errata, perché il campione non è di un reggimento, ma di oltre 2.000 soldati. Al fine di parare subito l’obiezione di quanti possano pensare che 2.000 casi siano pochi per stimare una popolazione 100 volte più grande, preciso che, se scelti con un metodo appropriato, bastano 1.000 casi per rappresentare l’intera popolazione italiana, con un margine di errore massimo del 3%.

Non è il precedente l’unico punto in cui Vigna mi contesta qualcosa detta o fatta da qualcun’altro e accolta da me come corretta. Il secondo punto è il seguente: Enrico Deaglio dichiara che Garibaldi ha venduto dei soldati duosiciliani a un avventuriero che li ha rivenduti ai Confederati U.S.A. Vigna mi critica così: “Deaglio – scrive Gangemi – letteralmente dichiara che Garibaldi li ha venduti a un avventuriero” (p. 34). Dopo di che annuncia ipotesi “creative” su compravendite di esseri umani, di leggi sulla schiavitù e di schiavi. Peccato che abbia tagliato la seconda parte della mia frase che, per intero, si presenta così: “Deaglio letteralmente dichiara che Garibaldi li ha venduti a un avventuriero (oggi si direbbe scafista perché il termine indica chi porta immigrati irregolari in un altro Paese)” (Gangemi 2021, p. 92). Mi pare che Deaglio sia circoscritto. Tanto che mi sono preoccupato, nel volume In punta di baionetta, di chiarire solo il termine avventuriero perché in nessun momento mi è passato per la mente che Deaglio si riferisse a soldati duosiciliani venduti come schiavi, ma solo a soldati per i quali l’avventuriero in questione avrà ricevuto una qualche provvigione, una parte della quale è finita a qualche uomo di Garibaldi. Ripeto: Deaglio e io parliamo di trasferimenti di denaro per immigrati, non per schiavi.

Segnalo un secondo errore statistico di Vigna: “È sbagliato a priori supporre che, poiché nel 41° reggimento di fanteria vi erano 464 meridionali, allora vi dovesse essere la medesima cifra di arruolati provenienti dal Sud in tutti gli altri 99” (p. 33). Spiego l’errore per i non esperti di statistica: dire che il 41° è un campione rappresentativo dei cento reggimenti, non vuol dire che ci debbono essere 464 soldati duosiciliani in ognuno degli altri 99 reggimenti, ma solo che la media dei duosiciliani degli altri 99 dovrebbe essere molto vicina a 464.

Ultimo, ma fondamentale, un errore che Vigna commette, direi grave per uno storico. Talmente grave che sono convinto che sia ricorso alla falsificazione di una data per smentirmi, visto che non poteva farlo altrimenti: “il 10° Louisiana fu fondato il 22 luglio del 1861, mentre la battaglia di Malvern Hill era avvenuta il 1° luglio precedente. Non basta, perché la battaglia avvenne in Virginia, mentre l’unità suddetta non si mosse mai dalla Louisiana, ad una distanza di oltre 1.000 chilometri” (p. 34). La battaglia di Malvern Hill, e mi limito a citare solo Edward Porter Alexander, che ha scritto uno dei più importanti volumi da testimone della Guerra Civile Americana, si è combattuta giorno 1 luglio 1862 (Military Memories of a Confederate. A Critical Narrative, 1907, cap. X), un anno dopo rispetto a quando sostiene Vigna. Il 10° Louisiana ha combattuto in quella battaglia, inquadrato dentro la Prima Brigata, agli ordini del generale di brigata Paul J. Semmes, come si apprende dall’Ordine di Battaglia (Official Records, Series I, Volume XI, Part 2, pp. 483-489).

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