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Vecchi massoni riformatori e nuovi massoni repubblicani in Calabria e nella Napoli di fine ‘700

Posted by on Dic 22, 2025

Vecchi massoni riformatori e nuovi massoni repubblicani in Calabria e nella Napoli di fine ‘700

Giuseppe Gangemi

Il Grande Flagello colpisce la Calabria Ultra, nel 1783, con cinque scosse di terremoto tra il 9° e l’11° grado della Scala Mercalli, tutte verificatesi nel giro di un mese, dal 5 al 28 febbraio. Scosse più piccole continuano per anni e persino Goethe racconta che, appena arriva a Messina, nel 1787, percepisce una forte scossa e vede scappare i fedeli da una chiesa.

La Calabria Ultra viene interamente devastata: decine di paesi interamente distrutti, decine di migliaia di vittime, frane che bloccano i fiumi e provocano la formazione di 215 laghi che renderanno, nel futuro, incoltivabili li fondovalle più fertili, poderi scivolati dalla cima di una valle sui poderi al fondo della stessa e, per finire, un anno di epidemie.

Nel 1790, il sovrano manda Luigi de Medici, nobile, massone e amico di Filangieri e Pagano, a valutare la situazione calabrese dove i conflitti sociali, e gli omicidi, sono aumentati dopo il Grande Flagello. Si teme anche che la rivoluzione francese, scoppiata l’anno prima, possa aggravare ulteriormente la situazione. Medici si accorge che, all’interno della massoneria, si stanno organizzando gruppi politici desiderosi di portare, nelle Due Sicilie, una rivoluzione simile a quella appena scoppiata in Francia. In particolare, scopre una numerosissima loggia massonica a Tropea, diretta emanazione di una loggia di Marsiglia, dalla quale l’abate Antonio Jerocades, recatosi a Marsiglia allo scoppio della rivoluzione, diffonde progetti politici giacobini e rivoluzionari. Medici capisce sia che numerosissime sono le adesioni alla massoneria di gente che vi entra con obiettivi di proselitismo rivoluzionario, sia che i nuovi adepti si stanno allargando anche altrove e nella stessa Napoli dove Jerocades è appena andato a svolgere attività di proselitismo. Nella sua Relazione sulla Calabria, Medici propone di processare l’abate (Nicolini 1935, 8). Non viene, però, preso sul serio. Anzi, Jerocades ottiene riconoscimenti culturali importanti: all’Università di Napoli, la cattedra di filologia, nel 1791, e quella di economia e commercio, nel 1793. Nel mentre organizza, con Carlo Lauberg, la Società Patriottica Napoletana.

Nel 1792, in Calabria viene inviato Giuseppe Maria Galanti il quale, al ritorno a Napoli, pubblica gli Scritti di Calabria, risultato del suo viaggio di studio di tre mesi. Dalla lettura di questi Scritti, emerge la convinzione che esista ancora una forte componente di illuministi e riformisti napoletani che hanno, in un allievo di Genovesi, il marchese Domenico Grimaldi, un importante punto di riferimento intellettuale.

Il fratello di Domenico è quel Francescantonio Grimaldi che Filangieri conosce a Napoli quando ne frequenta il cenacolo. Filangeri conosce Domenico, il primogenito e guida della famiglia, sempre a Napoli, nel Supremo Consiglio delle Finanze di cui entrambi fanno parte. Il marchese, che ha scritto numerosi saggi per la riforma delle tecniche di produzione agricola e di lavorazione dei prodotti agricoli, è stato tra i promotori della Cassa Sacra, un’istituzione destinata a gestire i beni ecclesiastici espropriati. Nelle sue intenzioni, la Cassa dovrebbe essere utilizzata per costruire scuole di formazione professionale e di ricerca per la modernizzazione dell’agricoltura, e per lo sviluppo di nuove imprese agricole e industriali sia attraverso la vendita a nuovi proprietari, sia attraverso contratti di enfiteusi.

L’idea è quella di fare dell’esperienza della ricostruzione della Calabria Ultra, una fonte di ispirazione per interventi riformatori dell’economia di altre regioni, a cominciare dalla Puglia. Il piano è quello di arrivare alla modernizzazione dell’intera economia del Regno. La Cassa Sacra viene chiusa nel 1796, quando, dopo l’uccisione di Luigi XVI e della regina Antonietta, sorella della regina Carolina, i sovrani di Napoli e Sicilia cominciano a diffidare di riformatori e massoni. Dalla diffidenza nascono provvedimenti restrittivi, motivati spesso da semplici sospetti o maldicenze o calunnie, che colpiscono anche innocenti. I sospetti sono così diffusi che, quando Galanti propone di nominare il marchese Grimaldi presidente di una costituenda Società Patriottica per la Calabria, la proposta viene bocciata in quanto massone e, come tale, sospetto.

Dopo l’omicidio del Governatore di Reggio Calabria, Giovanni Pinelli, il 12 dicembre 1797, il marchese viene arrestato insieme a una cinquantina di massoni calabresi. È ancora in prigione, a Messina, quando viene costituita la Repubblica Partenopea. Il figlio del marchese aderisce a quest’ultima e finisce giustiziato nel 1799.

Confondendo la parte radicale con l’intera massoneria, Eleonora Fonseca Pimentel dichiara, che, essendo stato per lungo tempo massone, Filangieri, se vivo, avrebbe sicuramente seguito la via indicata da Jerocades dopo la rivoluzione francese. Quest’opinione è condivisa da quanti hanno, ancora oggi, una formazione culturale giacobina. Sono gli stessi che dicono che la rivoluzione napoletana del 1799 è figlia dell’illuminismo napoletano. Opinione che non tiene conto che non sono stati pochi i massoni, tra quanti nella massoneria c’erano prima del massiccio arruolamento di affiliati realizzato da Jerocades e da quanti sono entrati in contatto con l’ammiraglio, e massone, Louis-René-Madeleine Levassor de Latouche-Tréville, nella sua lunga sosta a Napoli del 1792, che non hanno aderito alla Repubblica Giacobina. Per indicare solo i più noti illuministi del tempo: Galanti, Domenico Grimaldi, Medici, Caramanico viceré di Sicilia (che aveva per tempo intuito il pericolo di manovre di nazioni straniere, via massoneria, per condizionare l’opinione pubblica), malgrado siano stati emarginati (Galanti), arrestati e poi riabilitati (Grimaldi) o sospettati di aver partecipato alla congiura 1792-94 (Medici) o costretti a rinunciare ai loro propositi di una massoneria napoletana indipendente (Caramanico). Niente garantisce che Filangieri, se fosse vissuto fino al 1799, malgrado le persecuzioni, avrebbe, come Pagano, seguito Jerocades, invece di questi ultimi.

La massoneria prima del 1789 ha accolto al proprio interno la maggioranza degli intellettuali napoletani, di ispirazione illuminista e riformista, ma anche non riformisti, ed è rimasta un luogo di dibattito; i nuovi adepti dal 1789 in poi hanno una cultura poco disposta al dialogo e soprattutto alla tolleranza. Non sono ispirati da Vico, bensì da Pietro Giannone, non dagli illuministi napoletani, bensì da quelli francesi radicalizzati da Jean-Jacques Rousseau.

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