Vescovo Andrea Gemma (Isernia-Venafro) scrive a Carlo Azeglio Ciampi
Per coloro che ancora pensano, pochi per fortuna, che il cosiddetto risorgimento sia stato una “benedizione” e non una vera e propria iattura, per il Popolo delle Due Sicilie, vi invito a leggere la lettera aperta scritta dal compianto Andrea Gemma, quando era Vescovo di Isernia-Venafro, a Carlo Azeglio Ciampi.
“Signor Presidente, non travisiamo la storia.
Signor Presidente, perdoni l’iniziativa, che so attuata anche da altri e ciò mi conferma nella necessità di levare la voce perché certi luoghi comuni, ormai diventati insopportabili, non continuino ad ingannare i semplici. Partecipavo con gioia ed intima partecipazione alla «festa dell’unità d’Italia e delle forze armate» il 4 novembre scorso. Poi, la doccia fredda: il suo messaggio, signor Presidente. Alti pensieri, nobili richiami, doverosa partecipazione. In questo contesto tanto elevato, l’accenno al Risorgimento e, addirittura, a quel Garibaldi che, creda, ad Isernia, è tristemente famoso, insieme alle sue truppe mercenarie. Ah, no, signor Presidente, quel richiamo a una storia, per fortuna quasi dimenticata, è stato proprio fuori luogo. Creda – e glielo dice un pastore della Chiesa cattolica – nessuno di noi vuole tornare indietro di centocinquant’anni, se non altro per non riaprire le piaghe sanguinanti; nessuno di noi vuole ripristinare il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale peraltro il Sud ha ricevuto grandi benefici; nessuno di noi vuole rimettere in piedi lo Stato pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi contro lo ius gentium, plurisecolare; nessuno di noi vuole frazionare l’Italia (semmai ci penserà qualche porzione della nostra classe dirigente); ma nessuno ci potrà convincere della bellezza esaltante di un’azione che a suo tempo, tutta l’Europa, per non dire il mondo intero, ha stigmatizzato coralmente; nessuno potrà accettare l’accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud, tra cui la mia città episcopale. Le teste tagliate degli iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti dell’epoca che Ella stessa potrà reperire. Nessuno di noi vuole rivangare il passato, signor Presidente, soprattutto un tale passato. Non lo può fare nemmeno Lei, travisando la storia. Per carità, signor Presidente, non ci costringa a tirar fuori dagli armadi del cosiddetto «risorgimento» certi scheletri ripugnanti. Cerchiamo insieme di costruire un’Italia migliore, insieme ai nostri giovani, i quali conoscono la storia e guardano al futuro, senza ripristinare insopportabili travisamenti di una storia che ormai i più avveduti conoscono. Le suggerisco, al riguardo, la lettura di un simpatico libro di una giovane studiosa d’Italia: [Angela Pellicciari,] Risorgimento da riscrivere [Liberali & massoni contro la Chiesa]. Lasci stare il «risorgimento», signor Presidente, un passato non troppo antico, che ha assai poco da insegnarci. Perdoni l’ardire, signor Presidente, ma non potevo tenermi dentro quanto qui Le ho semplicemente accennato.”
(Lettera aperta al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi del 15 novembre 2001 – Andrea Gemma F.D.P. Vescovo di Isernia-Venafro.)
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