Via conte di Ruvo? Meglio “Via delle vittime della repubblica del 1799”…
Un articolo del Corriere del Mezzogiorno evidenzia al Comune di Napoli la necessità di chiarire l’intestazione di via “conte di Ruvo” (nei pressi di piazza Dante) specificando, come qualcuno avrebbe richiesto, che si tratta del conte di Ruvo protagonista del 1799 a Napoli. Il Movimento Neoborbonico ha inviato al Comune di Napoli e alla Commissione Toponomastica un piccolo “dossier” su Ettore Carafa, conte di Ruvo, richiedendo di evitare i chiarimenti richiesti o magari di intestare alle “Vittime della Repubblica del 1799” la stessa strada.
Il conte di Ruvo, infatti, fu artefice del massacro, del saccheggio e della distruzione della sua città, Andria, al comando delle truppe franco-giacobine con il generale francese Broussier solo perché i suoi abitanti scelsero di restare fedeli alla monarchia borbonica. In una relazione al governo provvisorio lui stesso scriveva: “il sangue, il fuoco e tutti gli orrori che io tralascio di descrivere formarono dei quadri terribili
ai nemici della patria e trasgressori delle leggi”. Tutte le cronache anche giacobine del tempo parlano, per quel 23 marzo del 1799 (Sabato Santo), di desolazione, incendi e stragi “senza freni” anche di donne e bambini (tra quattromila e diecimila le vittime).Tutte colpe che con la fine dell’invasione e della repubblica, il Carafa pagò con una condanna a morte che avrebbe scontato nel rispetto, purtroppo, di qualsiasi diritto in qualsiasi altra nazione del tempo.Sessantamila, complessivamente, le vittime di parte napoletana-cristiana-borbonica nei cinque mesi della repubblica dei francesi e dei giacobini che lo stesso Mazzini definiva traditori (manoscritto, Museo del Risorgimento, Roma).Libertà, martiri, eroi? Lasciando perdere la retorica e facendo parlare fatti e documenti, i caduti di Andria e gli altri caduti napoletani da troppo tempo sono stati dimenticati e meritano un rispetto finora negato da una storiografia ufficiale monopolisticamente parziale e unilaterale. Un rispetto che può passare anche attraverso l’intitolazione di una strada.
Oltre tremila uomini guidati dal generale francese Broussier la mattina del 23 marzo 1799 (sabato santo) con Ettore Carafa, conte di Ruvo, contro la città di Andria nelle Puglie.
Le sue minacce ai suoi (ex) compaesani (“proverete il furore delle armi se non diventerete repubblicani”) furono seguite dai fatti per la fedeltà mostrata da Andria nei confronti dei Borbone.
“Suonarono i sacri bronzi e si preparava ognuno alla difesa nonostante che l’aere fosse tutto oscuro maggiormente perché il tempo era disposto alla pioggia”. Anche le donne e i bambini, con ogni mezzo, parteciparono alla difesa della città. “Mirabile” fu l’eroismo dei “borboniani” (Colletta)… “I francesi percorrendo le strade spargono stragi e rapine… la cattedrale spogliata degli arredi sacri, rubata la statua d’argento fusa con la testa e il cuore del patrono; si appicca il fuoco alla sacrestia e si incendia l’antico archivio, L’eccidio e il saccheggio non trovano più freno. Andria si riduce ad un cumulo di rovine e di fumo”. Dai registri parrocchiali risultano 685 morti ma il dato è inattendibile: in momenti di confusione e panico la registrazione era sempre parziale e lacunosa. La città, entro quattro giorni, dovette pagare anche 12.000 ducati. Altre fonti (lo stesso Croce) parlano di gran strage e immensa desolazione con oltre 4000 vittime… La famosa Eleonora de Fonseca affermava compiaciuta: “diecimila rimasero vittime dei loro delitti ed Andria, dopo essere stata saccheggiata, brucia al presente”. Il De Nicola (p. 88) riporta la cifra di settemila morti. I dati non sono eccessivi e sono complessivamente e tragicamente attendibili perché, a fronte dei dodicimila abitanti complessivi, ci sono da aggiungere le migliaia di persone che confluirono dai tanti centri circostanti per difendere Andria.
Carafa stesso, dopo un consiglio di guerra, volle che il suo paese fosse ridotto in cenere dopo il saccheggio. In una relazione al governo provvisorio scriveva: “il sangue, il fuoco e tutti gli orrori che io tralascio di descrivere formarono dei quadri terribili ai nemici della patria e trasgressori delle leggi”.
Sessantamila, complessivamente, le vittime di parte napoletana-cristiana-borbonica nei cinque mesi della repubblica franco-giacobina (memorie del generale Thiebault).
Di quale libertà e di quali valori ancora oggi parliamo?
Bibliografia essenziale
Proclami e sanzioni della Repubblica Napoletana pubblicati per ordine del governo provvisorio […], ed. Napoli, 1863; Il Monitore Napoletano, decadì 10 germile, anno VII della Libertà, I della Repubblica napoletana una e indivisibile; P. Colletta, Storia del Reame di Napoli, ed. Napoli, 1969; C. Coppi, Annali d’Italia dal 1750, Roma, 1824-1827; B. Croce, La rivoluzione napoletana del 1799, ed. Bari, 1931, C. De Nicola, Diario Napoletano, ed. Napoli, 1906; J. A. Helfert, Fabrizio Ruffo, rivoluzione e controrivoluzione di Napoli dal novembre 1798 all’agosto 1799, Firenze, 1885; V. Frascolla, Avvenimenti funesti della città di Andria, in “Rassegna pugliese […]”, Trani, 1889; Giuseppe Mazzini, La rivoluzione napoletana del 1799, manoscritto, Museo Centrale del Risorgimento, Roma D. Petromasi, Storia della spedizione dell’eminentissimo Cardinale D. Fabrizio Ruffo […], Napoli, 1801; A. Quacquarelli, La spedizione punitiva dei francesi in Andria il 23 marzo del 1799, In “Japigia”, Brindisi, 1940, fascicolo 204; P. Thiebault, Memoires […], VII ed. Paris, 1894.
Nell’immagine olio su tela di G. Taurel con le truppe francesi che travolgono il popolo napoletano (1799)
fonte
http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4436&Itemid=1


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