Alta Terra di Lavoro

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VITTORIO BODINI – 5 poesie da “La luna dei Borboni” (1952)

Posted by on Apr 15, 2021

VITTORIO BODINI – 5 poesie da “La luna dei Borboni” (1952)

Cade a pezzi a quest’ora sulle terre del Sud
un tramonto da bestia macellata.
L’aria è piena di sangue,
e gli ulivi, e le foglie del tabacco,
e ancora non s’accende un lume.

Un bisbigliare fitto, di mille voci,
s’ode lontano dai vicini cortili:
tutto il paese vuole far sapere
che vive ancora
nell’ombra in cui rientra decapitato
un carrettiere dalle cave. Il buio,
com’è lungo nel Sud! Tardi s’accendonole
luci delle case e dei fanali.
Le bambine negli orti
ad ogni grido aggiungono una foglia
alla luna e al basilico.


Qui non vorrei vivere dove vivere
mi tocca, mio paese,così sgradito da doverti amare;
lento piano dove la luce pare
di carne cruda
e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno.
Pigro
come una mezzaluna nel sole di maggio,
la tazza di caffè, le parole perdute,
vivo ormai nelle cose che i miei occhi guardano:
divento ulivo e ruota d’un lento carro,
siepe di fichi d’India, terra amara
dove cresce il tabacco.
Ma tu, mortale e torbida, così mia,
così sola,
dici che non è vero, che non è tutto.
Triste invidia di vivere,
in tutta questa pianura
non c’è un ramo su cui tu voglia posarti.


Possibile che polverose cicogne
trapassino le crune dei campanili?
Che l’esatto sorriso delle astrazioni
baleni dalle velette, per le stanze
ove l’odore degli agrumi e il vento
di scirocco escludono ogni memoria?

Cresciuti fra la secca polvere e i fiori rubati
– gelsomini e garofani e polvere che dà barbagli -,
nuovi fanciulli ora tremano al buio degli anditi
ove li attira col suo caldo fiato la lasciva paura.
(Era un confine ogni albero che il treno varcava
spogliando i rami del loro fogliame di corvi,
e quel delirio d’ali nere nell’aria
arsi frammenti erano d’una lettera
che tenteremmo invano di ricomporre.)



Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
– qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti, che rileggiamo
più volte, nell’attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.


La luna dei Borboni
col suo viso sfregiato tornerà
sulle case di tufo, sui balconi.
Sbigottiranno il gufo delle Scalze
e i gerani — la pianta dei cornuti —,
e noi, quieti fantasmi, discorreremo
dell’unità d’Italia.Un cavallo sorcigno
Camminerà a ritroso sulla pianura. 


5 poesie di Vittorio Bodini – da “La luna dei Borboni” (1952)

segnalate da Mariavittoria Ricci

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