Alta Terra di Lavoro

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AL CAMUSAC DI CASSINO LE PROPOSTE ARTISTICHE DI FRANCO MARROCCO, ALESSANDRO SAVELLI E MARIO VELOCCI SI CONFRONTANO IN RITMI-PAUSE-SILENZI

Posted by on Gen 20, 2020

AL CAMUSAC DI CASSINO LE PROPOSTE ARTISTICHE DI FRANCO MARROCCO, ALESSANDRO SAVELLI E MARIO VELOCCI SI CONFRONTANO IN RITMI-PAUSE-SILENZI

Gli spazi del CaMusAC a Cassino offrono al visitatore che vi si inoltra la fruizione delle opere di Velocci per poi – percorsi pochi passi – ammirare in un colpo d’occhio il luminosissimo involucro espositivo ed indugiare quindi sulle proposte di Marrocco e Savelli, artisti tutti che hanno ormai conquistato una dimensione internazionale e che in questo confronto offrono al territorio del basso Lazio e dell’alta Terra di Lavoro un singolare spunto meditativo.

Lo spettatore, imbattendosi nelle opere di Velocci, é chiamato ad osservare e ad interagire con i quadri-scultura. Infiniti filamenti che si allineano ordinatamente in antichi telai, nodi che si moltiplicano sulla trama ordita ma poi lo spettro sensoriale si amplia e trascina l’osservatore alla reazione emotiva e alla replica che l’opera pronuncia, attivando così un processo di osservazione-reazione-risposta. Guardare, toccare, ascoltare; le opere di Velocci esposte sono in primo luogo un’esperienza multi sensoriale, generate con artigianali macchine sonore. Oltre il cartoncino, l’acciaio, il vetro, il lamierino, nelle molteplici enunciazioni, dialogano assieme con la luce. Essi non ostentano semplicemente una povera condizione materiale, ma agiscono e rispondono ai comportamenti di chi li osserva. Il processo creativo pare non interrompersi più, le soluzioni proposte illustrano il potenziale artistico di Velocci ed ogni scoperta induce e conduce ad esplorare altre nuove e suggestive soluzioni. L’artista trova spazio creativo entro rigide geometrie senza volti, fredde come i materiali utilizzati, creando partiture musicali che escono dalla magistrale manualità che impiega. Ogni singolo elemento risponde ad un recondito significato simbolico che l’osservatore è chiamato a decodificare. 

Non facile il lavoro di Marrocco, la cui fruizione è occasione per un silenzioso momento di pausa solitaria e meditativa. Sono opere nelle quali domina l’unico colore: il bianco che da solo prevede una grande maestria gestionale. In realtà il gioco è proprio questo: evocare bagliori, tonalità, ombre, per estrarre colore da un non colore, immagini da luci.  Diafane cartoline che divengono finestre su squarci naturali che accostandosi si moltiplicano. Messaggio che illustra una natura sofferente a tratti appena percettibile, a volte ignorata perché fagocitata dal bianco che l’avvolge. Finestre candide, talora maculate da apporti tonali che invocano eccezionalmente timidi fulgori solari filtrati dallo spesso biancore nebuloso. Dagli accostamenti modulari emergono i lignei intrecci ramificati l’un l’altro in un rigido grande scomparto geometrico. Eteree fronde che improvvisamente si materializzano con una presenza reale osano in solitudine una timida conquista dello spazio, fuoriuscendo dalla realtà bidimensionale e pittorica per cercare nuova vita.

Il candore dello spazio espositivo rende particolarmente giustizia agli orizzonti infiniti di Savelli. Le grandi macchie di colore irrompono sulle partiture che scandiscono l’ambiente museale e lasciano ammirato l’osservatore. Il gioco dei colori mappati, i tenui accostamenti cromatici catturano e chiamano ad una attenta osservazione. Ogni pannello pittorico, ogni delicata opera di questo artista qui esposta, è costruita seguendo un accorto equilibrio formale costituito spesso da registri sovrapposti. Linee orizzontali che si relazionano con accostamenti geometrici e indugiano costantemente su un unico asse verticale centrale, neutralizzando di fatto il rischio di ogni sbilanciamento compositivo. Sono insiemi di colore che – nel creare dissonanze – irrompono nella stesura basale prescelta, quest’ultima ottenuta di volta in volta con texture maculate che sembrano parcellizzare la materia. La forza evocatrice di questi lavori è al tempo stesso forte, drammatica, ammaliatrice. Le percezioni contrastanti alternano profondi turbamenti e forti inquietudini, laddove emozioni di smarrimento ascetico e profonda serenità, accompagnano l’anima verso uno struggimento contemplativo.

(20 Novembre 2019  – 22 Marzo 2020)

di Errico ROSA

(architetto e docente di Storia dell’arte)

           

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