Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Clima e CO2: una lettura smagata di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Mar 15, 2019

Clima e CO2: una lettura smagata di Fiorentino Bevilacqua

Anni fa, in un dibattito televisivo, si fronteggiarono, per così dire, due climatologi. Un “vecchio” Prof. universitario e un giovane professorino, sempre universitario, che aveva militato, mi sembra, in una associazione ambientalista.

Il più giovane sosteneva che la responsabilità dell’aumento della temperatura atmosferica, fosse solo e soltanto dell’aumento della CO2 (anidride carbonica) e dell’effetto serra che la sua presenza causa. Se aumenta la CO2, aumenta l’effetto serra che essa produce; se aumenta questo, aumenta il calore trattenuto in atmosfera e, quindi, aumenta la temperatura dell’atmosfera stessa.

Il vecchio Prof, invece, sosteneva che l’aumento della CO2 non poteva essere il responsabile dell’aumento di temperatura osservato (e c’erano pure dei dubbi su questi valori in aumento). Faceva un esempio numerico: la CO2 è solo il 2% di tutti i gas e vapori atmosferici capaci di trattenere il “calore” riflesso dalla superficie terrestre che, in loro assenza, verrebbe disperso nello spazio. Di questo 2% di molecole (CO2), solo il 2% è dovuto alle attività umane. In numeri: su 10.000 molecole di gas (e vapori) ad effetto serra, solo 200 sono di anidride carbonica (2% di 10.000); di queste 200 molecole di CO2, solo il 2% è prodotto dall’uomo o, come si dice, è di origine antropica: 4 molecole (2% di 200). Quindi: su 10.000 molecole ad effetto serra, capaci, cioè, di trattenere il calore in atmosfera e farne salire la temperatura, solo 4 sono prodotte dall’uomo.

Possono queste 4 molecole su 10.0000 fare tanto?

Il prof giovane, a questo punto, si “sbracciava” chiamando in causa la teoria del caos (il grande effetto prodotto da una piccola causa; la farfalla che batte le ali qui causando, involontariamente, un tornado a Melbourne, per intenderci).

…E fu a questo punto che mi venne voglia di andare via o cambiare canale: se tanto mi dà tanto, tanto mi deve dare tanto sempre. Quella teoria la devi applicare sempre.

L’altro Prof, quello più anziano, aveva detto che qualcuno degli altri gas (alcuni dei quali molto più efficaci della CO2 nel trattenere il “calore” in atmosfera), variava nel tempo molto più di quanto non variasse la CO2 antropica; inoltre c’era il dubbio sulla costanza della quantità di energia che arriva dal Sole: se fosse costante o fosse aumentata.

Questo fatto, i dati paleoclimatici, storici etc. lasciavano propendere per una situazione ancora tutta da verificare prima di lanciarsi in guerre sante.

Allora?

Forse, volendo, una certa parte, mettere sotto accusa un certo sistema di produzione, di vita etc, e volendo, un’altra parte (quella contrapposta), approfittare di questo per creare una situazione persino migliore, per essa, di quella che si andava eliminando, si è scelto il mezzo della CO2 che poteva contare:

a) su un esercito di volontari di belle speranze e grandi ideali

b) su una “autorevole” (nonostante tutto, nonostante certe mail…) organizzazione intergovernativa (IPPC), che sfornava previsioni allarmistiche, catastrofiche, mai avveratesi ma in grado di motivare, alimentare e  sostenere timori e aspettative dell’esercito che, così, avrebbe continuato a marciare nella direzione  creduta …”sua”, fermamente e soltanto sua.

c) su ricerche sostenute e carriere costruite solo se indirizzate nel verso giusto e, infine (poteva mancare?) …

d) sulla gran cassa dell’informazione mediatica che ha un fiuto eccezionale per annusare la direzione del vento …

E’ il meccanismo solito di quando c’è un cambiamento in atto che diventa, a torto o a ragione, epocale: agli inizi vi sono motivazioni giuste, valide, concrete; poi, si finisce per buttare nel calderone tutto, anche le scemenze: fanno comodo a chi, in buona fede, lo vuole, il cambiamento (perché aiutano a raggiungere la massa critica); sono utili a chi le usa, le “scemenze”, perché danno la possibilità di salire sul carro che, di lì a poco, sarà dei vincitori… sono utili ai veri pupari (la massa critica sarà raggiunta prima); ma sfugge (a quelli in buona fede) che, così facendo, viene minata la credibilità del processo e si aprono le porte agli opportunisti di turno che, magari, sono gli stessi di sempre; alcuni, forse, sono proprio gli stessi che patirebbero il cambiamento in atto.

Le vie della seta sono infinite…

Fiorentino Bevilacqua

14.03.2019

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Il Gattopardo di Shostakovich di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Mar 3, 2019

Il Gattopardo di Shostakovich di Fiorentino Bevilacqua

In rete è possibile trovare brani musicali, anche di musica classica, corredati da video adeguati.

Non sempre però, il video è attinente in tutto e per tutto al brano musicale che accompagna.

E’ quanto accade ad un brano di Dmitri Shostakovich che, in rete, ha un titolo che, in inglese, è… The Second Waltz.

Nella parte iniziale del video che correda questo splendido brano di Shostakovich, si vede il Principe di Salina che balla con la figlia di un “galantuomo“, tale Calogero Sedara, impersonata dalla bellissima Claudia Cardinale.

In realtà, nessuno dei due c’entra nulla con Shostakovich.

Essi, infatti, nella trasposizione cinematografica del Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ballavano al suono di un bel walzer di Verdi ma, se ci rifacciamo agli insegnamenti della Storia non negata, tra una nota e l’altra del gioioso walzer verdiano, possiamo sentire o immaginare di sentire qualcosa di ben diverso: note tristi, un che di funebre; una sorta di… futuro, incipiente ed imminente… lagrimosa di mozartiana memoria.

Ogni cosa può essere letta da due punti di vista purché uno dei due sia quello da cui si guarda con gli occhi della ragione.

Io guardo da… sud per cui, “stonate”, oltre alla gioiosità delle note che accompagnano quel gattopardesco evento mondano, mi appaiono, per il loro colore, anche le fasce che si vedono al petto di Ufficiali in secondo piano rispetto al Principe che piroetta con la bella Angelica …

Il sonno, il lungo sonno” che Tomasi di Lampedusa mette sulla bocca di Don Fabrizio, non è certo quello che durerebbe, a dire di questi, da duemila anni; è più breve, più recente, ma oltremodo dannoso, ugualmente da … “requiem”.

Vae victis…

Dovrebbe bastare…anche per Tomasi di Lampedusa se dovesse riscrivere oggi il suo Gattopardo.

La Storia, la conoscenza, non consentono compromessi.

Il video … https://www.youtube.com/watch?v=IOK8Jb76ibc&feature=share

Fiorentino Bevilacqua

02.03.2019

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La sesta estinzione di massa e il clima di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Gen 28, 2019

La sesta estinzione di massa e il clima di Fiorentino Bevilacqua

Nel corso degli ultimi 500 milioni di anni, si sono verificate ben cinque estinzioni di massa, le cosiddette Big Five.

Si tratta di periodi geologicamente molto brevi, nel corso dei quali si ha una grande perdita di biodiversità, con scomparsa di un grande numero di specie.

Già nel 2003, un grande esperto di biodiversità, Edward O. Wilson, aveva stimato in 30.000 il numero di specie che, attualmente, si estinguono ogni anno1.

Altre stime parlano di 11.000-58.000 specie perse annualmente.

Che sia una vera e propria estinzione di massa, la sesta a partire dall’Ordoviciano2, o una più contenuta “defaunazione dell’Antropocene”3, resta da stabilire quali ne siano le cause.

<<Seguendo il modello del team di Gerta Keller di Princeton, riguardo i molteplici fattori convergenti che causarono l’estinzione alla fine del Cretaceo, una teoria per le estinzioni di massa si basa sull’idea che questi eventi macroevolutivi potrebbero essere non prodotti da una sola causa catastrofica, ma da un mix di condizioni diverse e simultanee (*). Secondo tali modelli un’estinzione di massa avviene quando vi è una sinergia tra eventi non usuali>>4; si veda il modello HIPPO, proposto da E.O.Wilson5, recentemente modificato in HIPPOC.

Tutto ciò premesso, mi è balzato agli occhi (pur non essendo io un esperto della materia) l’articolo, apparso sul numero di dicembre gennaio del magazine bio’s, edito dall’Ordine Nazionale dei Biologi, dal titolo Il clima. Benvenuti nella sesta estinzione di massa, di Luca Mercalli.

Il titolo, e il breve riassunto dell’articolo in cui si parla di Accordi di Parigi disattesi, sembrano legare la sesta estinzione di massa ad una sola causa, in contrasto con quanto previsto dai modelli degli specialisti del “settore vita”: il cambiamento climatico.

Nel corpo dell’articolo, per la verità, si può leggere … <<tra pressioni climatiche e delle altre attività umane (*) ormai sappiamo di essere entrati nella “sesta estinzione di massa” della storia geologica planetaria>> in parte così smentendo titolo e “abstract”. Subito dopo, però, si legge << E questo è soltanto un effetto dell’aumento di temperatura di circa 1,5 °C registrato in Italia nell’ultimo secolo…>> (!?), il che sembra riportare tutta la questione della perdita di biodiversità all’aumento della temperatura (a sua volta attribuita, nello stesso articolo, alle emissioni di <<CO2 fossile>> ) <<individuato già nel 1896 [..] e poi successivamente sempre confermato fino ai consensi scientifici sanciti (*) dai rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change>>.

Titolo, riassunto e corpo dell’articolo sembrano, quindi, sostenere, suggerire la tesi della responsabilità del cambiamento climatico quale unica causa della sesta estinzione di massa. Ma lo studio delle possibili cause è molto più complesso di quanto viene riportato nell’articolo di Mercalli.

Un po’ come quando sentiamo dire o leggiamo che (per esempio) … “le temperature di luglio sono le più alte mai registrate” suggerendo ad un lettore superficiale, perché poco interessato all’argomento, che a luglio del tal anno ci sono state le temperature più alte di sempre. La parola su cui soffermarsi, per non travisare il contenuto della frase, è “registrate”: da quando stiamo registrando le temperature? Cento, centocinquanta anni!? Allora vuol dire che a luglio dell’anno in questione, si è registrata la temperatura più alta degli ultimi 100-150 anni, ridimensionando di molto la cosa e riconducendola nell’alveo corretto riportato negli studi (non “negazionisti”, ma semplicemente scientifici di altro segno) riassunti nei grafici riportati nel sito di Pierre L. Gosselin6.

Dunque: un esempio, forse, di comunicazione non proprio precisissima della scienza al grande pubblico o, quanto meno, al pubblico non specializzato.

Nell’articolo, oltretutto, legando l’aumento della temperatura ad una sola causa, l’emissione di CO2 fossile di cui si asserisce il <<continuo aumento di circa 2-3 ppm all’anno>>, discende che <<gli scenari che abbiamo di fronte sono tutti volti al riscaldamento>>. Anche su questo (responsabilità, aumento continuo e scenari futuri) c’è chi, sfidando il rischio di vedersi affibbiare la taccia mediatica di “negazionista”, la “pensa”, dati scientifici alla mano, in maniera opposta.

Vorremmo soltanto che, sui media, questi ultimi avessero lo stesso spazio degli ortodossi, canonici sostenitori mediatici della CO2 e del riscaldamento mai così rapido o mai avvenuto prima d’ora.

Fiorentino Bevilacqua 

fonte

La sesta estinzione di massa e il clima (di Fiorentino Bevilacqua)

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Non solo Mozart…di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Gen 20, 2019

Non solo Mozart…di Fiorentino Bevilacqua

Mozart, il grande, precocissimo compositore salisburghese, passò, accompagnato dal padre, un periodo della sua giovinezza a Napoli 1.

Nel suo viaggio verso la capitale del Regno di Napoli, la sera dell’11 maggio 1770, ebbe modo di essere ben ospitato nell’edificio vanvitelliano dell’allora Convento Agostiniano di Sessa Aurunca, attualmente sede del Liceo Classico Agostino Nifo2.

Pur non avendo ricevuto le scritturazioni che avrebbe desiderato, restò sempre legato alla città del “Vesuvio fumante” ammaliato da essa e convinto che “…quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque […] con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania”.

Ma Mozart non fu il solo ad essere stregato dalla cultura, dal cosmopolitismo e dalla civiltà che si respiravano e vivevano quotidianamente a Napoli, città alla quale riconosceva la capacità di poter dare un grande valore aggiunto al suo lavoro.

Tutti ricordiamo i versi e la melodia di un brano immortale della Canzone napoletana: Santa Lucia3 .                                                                                      

Se pure il testo italiano non sia identico a quello originale napolitano4, presentando anche aggiunte che, in fondo, oggi, finiscono per rendere ancor più giustizia ad una Napoli artatamente bistrattata da economia, politica e media (“…O dolce Napoli, / O suol beato, / Ove sorridere / Volle il creato …”), conserva il suo fascino e la sua poesia accompagnate da una melodia struggente ed indimenticabile.

Autore, di testo e musica, fu Teodoro Cottrau.

Nato a Napoli nel 1827 da Guglielmo e Giovanna Cirillo 5, dimostrò ben presto, anch’egli, il suo talento musicale.

A 12 anni vinse una borsa di studio del Governo francese.

Avrebbe, perciò, dovuto recarsi in Francia, ma il padre si oppose: aveva ricevuto la cittadinanza napolitana, la cittadinanza di un Paese che stimava e ammirava, tanto da considerarsi, ormai, napolitano a tutti gli effetti. E non voleva rinunciarvi né voleva che suo figlio fosse contaminato da una cultura che considerava pericolosa per via delle sue caratteristiche: “corruzione, egoismo, irreligione […] spirito rivoluzionario e presuntuoso della giovine Francia”.

E fu così che il giovane Teodoro rimase a Napoli, dove, oltre al meritato successo anche internazionalmente riconosciutogli, ebbe modo di contribuire significativamente alla definizione dei caratteri formali della Canzone napolitana.

Con Napoli, non ci si rimette mai.

Fiorentino Bevilacqua

19.01.2018

  1. https://www.ecampania.it/napoli/cultura/quando-napoli-e-sue-bellezze-stregarono-mozart
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Mozart_in_Italia
  3. https://www.youtube.com/watch?v=nOXS_Giojgc
  4. https://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Lucia_(brano_musicale)
  5. http://www.treccani.it/enciclopedia/teodoro-cottrau_(Dizionario-Biografico)/
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Il clima sulla Via della seta di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Dic 23, 2018

Il clima sulla Via della seta di Fiorentino Bevilacqua

In internet, sta girando un video in cui, una   bambina del Nord Europa, rampogna politici e capitani d’industria richiamandoli ad un reale, maggior impegno sul contenimento delle emissioni di CO2.

Si sa che quando un bambino richiama un adulto … la cosa è più toccante…

A me, però, ha fatto venire in mente l’incontro, svoltosi circa 15 anni fa, tra due climatologi. Uno dei due sciorinò dei dati che mi appuntai e che qui trascrivo parzialmente.

Nell’atmosfera sono presenti molti gas (… e vapori: si pensi alla fredda notte degli aridi deserti, torridi di giorno) che hanno il potere di trattenere il “calore”, impedendo che si disperda nell’atmosfera. Grazie a questo la temperatura al suolo è tale da rendercelo vivibile.

La CO2 (anidride carbonica) però, è solo il 2% di tutti i gas serra presenti in atmosfera; di questo 2%, solo il 2% è prodotto dall’uomo.

In altre parole: su 10.000 molecole ad effetto serra presenti in un certo volume di aria, 200 sono di anidride carbonica e, di queste 200, solo 4 sono prodotte dall’uomo.

Come dire che, su 10.000 molecole ad effetto serra, 9996 sono di origine naturale (e molte di queste sono più efficaci della CO2 nel trattenere calore); 4 sono prodotte dall’uomo.

E’ lecito che vengano dei dubbi sulle responsabilità della CO2, dubbi che, sommati a quelli prodotti da altri dati, ed aggiunti i contenuti di mail “carpite” da hacker, la dice lunga sui reali motivi alla base di tanta preoccupazione e cotanto affanno capaci di smuovere eserciti di manovalanza, bambini compresi.

ANCHE per questo, quel video non mi commuove…

Anzi, mi viene il dubbio che, se lo facessi, se cedessi (abiurando ad un minimo di capacità di pensare) finirei, forse, per fare di me uno strumento nelle mani di una sorta di nuova via della seta in versione … energetica.

Siccome ora, dopo l’ultimo vertice sulla situazione del clima, non si fa più distinzione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, anche questi ultimi sono, dalle risoluzioni ufficiali (e dai ricatti morali…), tenuti ad uniformarsi alle decisioni adottate nell’interesse … del Pianeta (sì, va be’). Siccome i paesi in via di sviluppo non hanno la tecnologia per dotarsi di pale eoliche, pannelli solari etc, né hanno i soldi per comprarsela bella e fatta, ecco che il buon samaritano presta questi per fagli acquistare quella. Siccome non avranno la possibilità di restituire ciò che hanno avuto in prestito, lo “restituiranno” sotto forma di sudditanza politica, economica e sociale. Dunque: in via di sviluppo sono, e in via di sviluppo resteranno.

Le conquiste, dunque, le colonie, gli imperi non si fanno più con la guerra (costa troppo), ma con gli indebitamenti prodotti anche con la vendita di tecnologia “pulita”, la costruzione di porti (vedi la Malesia e la Nuova via della seta propriamente detta) etc.

L’importante, sembrerebbe, è che sia fatto nel nome di grandi ideali; viene meglio: ci cascano di più e più facilmente.

Fiorentino Bevilacqua

22.12.18

N.B. I grafici allegati, sono tratti dal blog http://notrickszone.com/ che, come dice il suo stesso autore, è mantenuto “solo per passione, per far conoscere e per stimolare un libero dibattito“. In esso sono raccolti centinaia di articoli scientifici, pubblicati su riviste specializzate del settore, articoli che, pur essendo frutto del lavoro di specialisti della climatologia, solo perché non presentano dati scientifici a sostegno della tesi del riscaldamento globale, non trovano spazio sui mezzi di comunicazione di massa (che, perciò, diventano fonte di “disinformazione” e strumento…). 



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