Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Gli interessi nascosti dietro la bufala dei cambiamenti climatici di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Gen 1, 2020

Gli interessi nascosti dietro la bufala dei cambiamenti climatici                                               di Fiorentino Bevilacqua

Gli interessi nascosti dietro la bufala dei cambiamenti climatici

Se ne parla tanto, dei cambiamenti climatici, che non varrebbe neanche la pena di darne una definizione. Ma la diamo lo stesso,  giusto per avere un punto di partenza comune  e per rinfrescare la memoria a chi si fosse un po’ distratto (cosa peraltro difficile, visto che, ovunque ci si giri, c’è qualcuno che parla, scrive, pontifica del mutamento, oltretutto drammatico, che sarebbe in atto).

Il cambiamento del clima è (sarebbe, in questo caso) il mutamento del valore, misurato in un discreto intervallo di tempo, assunto da uno o più parametri quali la copertura nuvolosa, le precipitazioni, le temperature etc.,  rispetto a quello di un periodo preso come riferimento.

Dalla narrazione che se ne fa sui media, sembrerebbe di poter  individuare nel lungo, presupposto stabile   periodo intercorso tra la fine dell’ultima glaciazione e il 1850/1860, il periodo da considerare quale “termine” di confronto per il parametro temperatura della bassa atmosfera, la troposfera cioè1.

In quel periodo, dunque, la temperatura, si desume dalle narrazioni dei media e non solo, sarebbe stata stabile (in realtà così non è…2,3) o lo sarebbe stata in un periodo molto più breve e più recente: diciamo a partire dal Medioevo (idem, al link…4).

Alcuni diranno che i dati che riguardano la temperatura dei periodi antecedenti il XIX  secolo sono stimati, non misurati; ma ad essi si può obiettare che

  1. se la paleoclimatologia è considerata una scienza attendibile quando tratta, per esempio, del clima del Triassico (periodo che va da 201 a 252 milioni di anni fa5), lo è ancor di più quando, supportata anche da documenti d’archivio, testimonianze archeologiche etc., ci dice quale fosse il clima in un periodo storico molto più recente;
  2. un dato ricavato da misurazioni, anche certificate, ma fatte in un periodo di tempo relativamente molto breve (30-50 anni),  non può ragionevolmente essere estrapolato ad un periodo futuro, per tante ragioni, soprattutto in questo caso; inoltre, esso può essere  parte di  una tendenza, più generale e di lungo periodo, di segno opposto (aumento di temperatura nel breve periodo considerato, contro una tendenza, su un periodo più lungo, alla diminuzione).
  3. La temperatura di un picco di massima, per esempio, rappresenta un cambiamento rispetto a quelle del tratto ascendente; anche quelle di un minimo, per esempio, rappresentano un cambiamento rispetto a quelle che le precedono nel tratto discendente…

Dunque, i cambiamenti del parametro temperatura, come si vede, ci  sono sempre stati.

Stando, però,  all’infondata narrazione mediatica catastrofista, la temperatura troposferica, di per sé stabile, adesso, a causa della CO2 prodotta dall’uomo, starebbe aumentando.

E starebbe aumentando, per fare un po’ di conti, a causa delle 4 molecole di CO2 che l’uomo, con le sue attività, aggiunge alle già naturalmente presenti, in un dato volume,  9996 molecole di gas e vapori ad effetto serra, qualcuno dei quali ben più potente “trattenitore” di infrarossi rispetto alla CO26.

Questa conclusione, in realtà, è insostenibile sia se analizzata alla luce dei dati di cui gli articoli riportati in nota sono solo una piccolissima parte, sia se si considera il parere di specialisti del calibro di Lindzen (“Un raddoppio del tenore di CO2 in atmosfera ha un peso pari a circa il 2% del bilancio energetico terrestre. Ritenere che questo 2% legato ad una singola variabile prevalga sull’infinità di fattori che influenzano il clima terrestre equivale a credere nella magia7,8), Prodi (“La scienza del clima è ancora nell’età dell’infanzia […] con i modelli che ha a disposizione, può solo elaborare degli scenari incompleti. Incompleti, soprattutto, se qualcuno intende basare su di essi il destino dell’umanità. Farlo, non sarebbe un atto di coscienza ecologica. Piuttosto, di incoscienza scientifica9 ),  Bjorklund  (“Nessuno dei 102 modelli climatici della media troposfera indica che la temperatura si avvicina abbastanza a prevedere le temperature future per giustificare cambiamenti nelle politiche ambientali” 10, 11) e molti altri ancora.

In ogni caso, la questione del cambiamento del parametro temperatura troposferica, andrebbe analizzata, da parte di chi non è uno specialista del clima, alla luce di un minimo di conoscenze, e buon senso  scientifico, che ognuno dovrebbe possedere. Non guasterebbe, inoltre,  la volontà, scevra da pregiudizi di conferma,  di documentarsi a tutto tondo.

 In caso contrario viene da chiedersi, come fa, con non poca amarezza e sconforto, il Prof. Zappalà proprio a proposito delle mistificazioni circa il cambiamento climatico,  …“A cosa serve la divulgazione scientifica se deve combattere contro i mulini a vento, potenti e invincibili, delle menzogne, delle mistificazioni, delle scelte basate su interessi commerciali, ecc., ecc.?[…] tutti si sentono in grado di parlare, di scegliere il Big Bang oppure no, di sentirsi all’altezza di una Scienza che si sta svalutando ben più in fretta di quanto la temperatura stia salendo12.

E infatti, a tal proposito, ricordiamo che  Jhon Bates <<scienziato della NOAA di alto livello con una reputazione impeccabile, accusava […] Thomas Karl, direttore della sezione della NOAA che si occupa di dati climatici […] di “aver insistito su decisioni e scelte scientifiche che massimizzavano il riscaldamento e minimizzavano la documentazione… nel tentativo di screditare la nozione di una pausa del riscaldamento globale, di affrettarsi in modo tale da pianificare pubblicazioni per influenzare le delibere nazionali ed internazionali sulle politiche climatiche“>> 13. E questo non è che uno dei tanti casi dello stesso tipo.

Ma, se non c’è fondamento alcuno alla tesi del cambiamento climatico, unico, attuale, drammatico, irreversibile e causato dall’uomo, da cosa nasce,  cosa genera ed alimenta questo infondato allarmismo climatico?

Gli indizi (sui media!) per provare a dare una risposta a questa domanda, sono rari e sparsi  (questi sì) qua e là: essi non hanno, infatti, una narrazione costante, martellante e drammatica al pari del sostegno all’idea del “pericoloso” cambiamento della temperatura, irreversibile a partire da date di volta in volta diverse: 1999, 2009,2012,2015,2017 etc 14, 15  

Proviamo ad illustrarne qualcuno.

Interessi politico-economici. A margine di una delle tante, costose, conferenze sul clima, un giornalista intervistò un partecipante al summit: non era una figura politica, ma un “tecnico” che mostrava di essere ben informato. Costui disse che esistevano due gruppi multinazionali che supportavano la transizione dall’economia basata sull’uso dei combustibili fossili a quella “green” dei paesi che, con le sole loro forze, non ce l’avrebbero mai fatta.

Come si concretizzava  questo supporto?

Vendendo la tecnologia “verde” prodotta dall’Occidente e, se questi paesi proprio non avevano i soldi per comprarla, prestando ad essi  i fondi necessari per l’acquisto!

Il risultato? Un paese che non avrebbe  più immesso, in atmosfera, 0,0000qualcosa di quelle 4 molecole di CO2  (su 10.000 totali ad effetto serra presenti) che l’uomo riversa in atmosfera  e, come effetto secondario(“secondario” … !?!) “non  voluto” e “non cercato”…

  • maggiori commesse all’apparato industriale dei paesi occidentali …
  • l’indebitamento del paese convertito all’economia verde  nei confronti  dei paesi  (o delle organizzazioni mondiali sovranazionali) che prestano i fondi necessari
  •  una maggiore “presa” dell’Occidente su quel paese che, una volta indebitato, sarà  più  docile, più cauto, nei consessi politico-economici  internazionali, nell’assumere posizioni in contrasto col volere e gli interessi  dei samaritani  a suo tempo latori della buona novella della salvezza  del Pianeta attraverso  il passaggio alla produzione green dell’energia.

Fuor di metafora:  un modo per fare affari e neo-colonialismo mascherato e veicolato dalle buone (ma in questo caso superflue) intenzioni di salvare il Pianeta (parliamo della produzione di energia).

E’ lecito pensare che gli  idealisti-fideisti  finiscano per essere avanguardia e strumento ignaro nelle mani del più classico affarismo-capitalismo? Secondo me sì.

Quell’intervista non l’ho più sentita; nessuno l’ha più rilanciata; nessuno ha più ripreso, approfondito e analizzato quell’argomento. Ma, se è vero che si dice molto di più quando si tace … si può concludere che, in proposito, quel silenzio dei media molto abbia detto.

L’Europa “Unita. Il 27.11.19, appare su Repubblica un’intervista a Frans Timmermans , l’olandese vicepresidente esecutivo della nuova Commissione Ue che dovrà realizzare il Green new deal16. Timmermans  afferma che quest’ultimo prevederà l’imposizione di una tariffa doganale a tutti quei prodotti di importazione che dovessero risultare più inquinanti dei corrispondenti prodotti europei  (…che, come è noto, costano di più di quelli di importazione per via dell’alto costo del lavoro, la tassazione più elevata, il maggior costo del denaro etc).

Se non fosse che ciò viene fatto per proteggere l’ambiente e la Madre Terra (!?!), verrebbe quasi da pensare che sia  nient’altro che protezionismo commerciale.

In realtà è un modo, a dirla tutta, e fuor di metafora,  per fare qualcosa che, altrimenti, nella sua vera veste, non passerebbe. Mascherato, grazie alla bufala del cambiamento climatico, da azione moralmente doverosa, ineludibile ed obbligatoria (altrimenti si raggiunge il punto di non ritorno chenon esiste17) passa anche col sostegno delle folle oceaniche del venerdì.

Tariffe doganali, dunque!? No, imposte volte a scoraggiare l’uso di tecnologie che attentano alla salvezza del  Pianeta!

E chi può opporsi, in questo caso!?

Lo sviluppo dei paesi finora meno competitivi. La Polonia è un paese che sta attraversando una fase di sviluppo grazie alla sua industria pesante. Questa, però, ha bisogno di grandi quantità di energia e, siccome  la Polonia ha anche grandi riserve di carbone, usa questo come combustibile per produrre l’energia richiesta. Bruciare carbon fossile, però, significa immettere CO2 in atmosfera cosa che, alla luce della vulgata prima descritta, è una cosa che non s’ha da fare.

Conclusione: la Polonia deve convertire la sua industria all’utilizzo delle energie rinnovabili; probabilmente dovrà acquistare la tecnologia relativa dai paesi che la producono e dovrà, quindi, spendere soldi per farlo.

Ora, pur lasciando da parte gli aspetti tecnici della transizione, resta il fatto che essa costi parecchio e la Polonia forse non ha tutti i soldi per realizzarla. Ecco, allora, che, come già visto prima, arriva il buon samaritano, in questo caso l’Europa Unita, che si offre di prestare il quibus necessario. Questo, gli investimenti economici da fare, rischierebbe di portare il rapporto deficit/PIL  al disopra del famigerato 3%, cosa che esporrebbe la Polonia ai richiami di Bruxelles.

Dunque? La Polonia si fa prestare i soldi che servono e si indebita (vedi sopra);  riduce poi i servizi per mantenersi, malgrado gli investimenti fatti per convertirsi al green, al disotto di quel 3% per il quale molti  economisti americani ancora si sbellicano dalle risate.

Risultato? Un paese con meno servizi (quindi con meno pace sociale), più debito (leva da utilizzare in futuro…) e meno autonomia.

Qualcuno direbbe…TOMBOLA!

L’Europa “Unita” serve pure a questo.

Non ci facciamo più le guerre guerreggiate, è vero: ma la miseria, la dipendenza e la schiavitù politico, morale, economica e sociale sono le stesse, anche se raggiunte in nome di … “alti ideali” e senza spargimento di sangue sui campi di battaglia.

Il non-detto del Green New Deal. Giusto en passant :  per … “definizione tacita” data in pasto al grande pubblico (ma dicono che si menta sia asserendo il falso, sia non dicendo tutta la verità…), le fonti rinnovabili sarebbero poco costose e realizzabili senza alcun grosso sacrificio. Infatti…18.

Agricoltura. In questo caso,  il presunto riscaldamento globale torna utile (come forse in quello dell’industria europea che si protegge, con il Green New Deal,  dai prodotti a basso costo che ci invadono da Est).

Viste le condizioni in cui è stata ridotta l’agricoltura; visto che in un regime di libero mercato, oltretutto globalizzato, non si possono dare contributi neanche a chi stesse morendo (come accade, per esempio, a molte aziende agricole italiane), i canali aperti dalla lotta alla CO2, diventano delle vie attraverso le quali far giungere le risorse necessarie, indispensabili,  a chi ne ha bisogno.

Davide che, in un certo senso,  in questo caso, si prende la sua rivincita sul Golia della Grande Distribuzione e del Mercato liberalizzato in cui, ad essere globalizzato, è solo il prodotto, non le regole per produrlo 19.

In conclusione, allo stato attuale delle conoscenze il “cambiamento climatico” (inteso come la tendenza, ancora per poco reversibile, all’aumento della temperatura causato dalla CO2 di origine antropica)  è una bufala.

Ma una bufala che serve, molto e a molte cose, le principali delle quali vengono fatte apparire come effetti secondari non voluti, non dichiarati e forse nemmeno pensati.

Da soli gli …scienziati, nulla potrebbero; occorrono le masse; occorre che le masse diano il loro sostegno tanto acritico quanto convinto; tanto più convinto quanto più esso nasce dalla disinformazione e dalla convinzione di stare dalla parte di una causa giusta, quasi santapraticamente obbligatoria.

E servono i media, per inculcare nella massa la visione e il credo salvifici…

Il resto, detto in chiaro, lo fanno la famelicità di pochi (il vero motore del tutto) e la credulità dei più.

Buon 2020.

Fiorentino Bevilacqua

30.12.19

………………………..

  1. https://www.google.com/search?q=troposfera+significato&oq=troposfera&aqs=chrome.1.69i57j0l7.5178j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8 La troposfera
  2. https://www.attivitasolare.com/capire-meglio-riscaldamento-globale-lolocene-parte-1a/  Lungo articolo, ricco di grafici, sui vari periodi caldi succedutisi dalla fine dell’ultima glaciazione.
  3. http://www.climatemonitor.it/?p=32551 Articolo che riporta i “cambiamenti climatici”, e la concentrazione di CO2 atmosferica, degli ultimi 10.000 – 25.000 anni
  4.  http://www.centrometeo.com/articoli-reportage-approfondimenti/climatologia/5454-piccola-era-glaciale-minimo-maunder  articolo ricco di dati climatici, ed eventi storicamente documentati, relativi alla Piccola Era Glaciale del medioevo (PEG o LIA, Little Ice Age)
  5. https://it.wikipedia.org/wiki/Triassico Il Triassico 
  6. https://daltonsminima.altervista.org/2019/03/15/co2-vs-h2o-vapore-dacqua/ Il vapore acqueo  dà un effetto serra maggiore rispetto alla CO2
  7. https://merionwest.com/2017/04/25/richard-lindzen-thoughts-on-the-public-discourse-over-climate-change/ L’articolo di Lindzen
  8. https://www.thegwpf.com/putting-climate-change-claims-to-the-test/ articolo complesso ma che, con un paio di immagini iniziali molto chiare dà, con l’immediatezza della grafica, l’idea del giusto peso da attribuire alla CO2 di origine antropica
  9. https://www.huffingtonpost.it/entry/con-greta-siamo-di-fronte-a-un-abbaglio-mondiale-intervista-a-franco-prodi_it_5d99aaf5e4b03b475f9aad19  L’intervista al fisico dell’atmosfera Franco Prodi
  10. https://www.attivitasolare.com/170-anni-di-dati-sulla-temperatura-della-superficie-terrestre-espongono-la-menzogna-del-clima/  170 anni di dati sulla temperatura della superficie terrestre non mostrano alcuna prova di riscaldamento significativo
  11. https://www.uh.edu/nsm/earth-atmospheric/people/faculty/tom-bjorklund/ link all’articolo originale della nota 10, qui scaricabile in PDF
  12. http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2015/02/10/il-piu-grande-scandalo-scientifico-della-storia-vale-la-pena-combattere-ancora/ IL PIÙ GRANDE SCANDALO SCIENTIFICO DELLA STORIA: VALE LA PENA COMBATTERE ANCORA?
  13. https://www.attivitasolare.com/climategate-2-dati-ufficiali-sulle-temperature-davvero-affidabili/  Jhon Bates e il Climategate 2
  14. http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2015/05/07/il-punto-di-non-ritorno-ovvero-ma-mi-faccia-il-piacere/ La lista delle previsioni non verificatesi sulla data del punto di non ritorno del parametro temperatura
  15. http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2018/09/26/30-anni-scaduti/  La previsione del 1988 secondo la quale le Maldive sarebbero state sommerse entro il 2018
  16. https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2019/11/27/news/frans_timmermans_l_europa_riparta_dal_patto_sul_clima_e_il_mondo_ci_seguira_-242079820/ L’intervista di Repubblica a Frans Timmermans
  17. https://forum.meteonetwork.it/meteorologia/83980-co2-spettroscopia.html   John Nicol Climate Change (A Fundamental Analysis of the Greenhouse Effect
  18. http://www.climatemonitor.it/?p=51674  Il costo reale del l’energia rinnovabile
  19. https://www.agricultura.it/2019/12/03/mitigazione-dei-cambiamenti-climatici-attraverso-lo-sviluppo-di-una-filiera-dellolio-extra-vergine-di-oliva-sostenibile/ Mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso una filiera sostenibile per il settore olivicolo-oleario

N.B. In ultimo, un link ad un sito che raccoglie moltissimi articoli scientifici sul clima: https://notrickszone.com/

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Clima: mala tempora currunt! Di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Nov 14, 2019

Clima: mala tempora currunt!                                      Di Fiorentino Bevilacqua

Giorni fa è balzata agli onori della cronaca la notizia che “oltre 11000 scienziati da tutto il mondo si sono uniti” e hanno dichiarato “chiaramente e inequivocabilmente che la Terra è di fronte a una emergenza climatica1.

“…sulla base di alcuni indici inequivocabili” (dei quali, evidentemente, non fanno parte, per esempio, questi2, questi3 e questi4, “ben 11258 scienziati e scienziate di 153 nazioni” hanno sottoscritto il solenne monito1.

A leggere la notizia giornalistica, anche chi ha dei dubbi sia sul reale aumento globale della temperatura che sulla sua origine, ascritta alla CO2 di origine antropica, viene colto da qualche perplessità sulle sue convinzioni: se ben 11.000 e passa scienziati che hanno a che fare col clima sostengono che c’è un allarme climatico, un qualche allarme climatico ci dovrà pur essere…

Quelle 11.000 firme, infatti, finiscono per rafforzare, nell’immaginario collettivo, la posizione di coloro che sostengono la veridicità del riscaldamento globale o cambiamento climatico che dir si voglia.

Siccome, però, bisogna andare sempre alla fonte, ecco che, scorrendo l’elenco5 di “scienziati e scienziate” che hanno sottoscritto il documento, le perplessità di cui sopra scompaiono … Anche perché questa del clima, e quella della scienza in generale, non è una partita di calcio in cui vince chi segna di più. Uno a zero o, in questo caso, 11.258 a x (con x<11.258) non significano assolutamente nulla.

Sappiamo tutti, infatti, che Copernico era pressoché da solo nel sostenere la sua tesi; eppure, sulla posizione del Sole, aveva ragione lui.

Scorrendo, dunque, l’elenco di oltre 11.000 “scienziati” che hanno dato forza e sostegno (…!?) all’allarme, non solo si scopre che i meteorologi, i climatologi e i fisici dell’atmosfera sono una esigua minoranza, ma anche che tra i firmatari che non hanno nulla a che vedere con studi diretti  di climatologia, vi sono psicologi, naturopati, botanici, microbiologi, ipnotizzatori, designer industriali, analisti di affari commerciali, dirigenti d’azienda, antropologi, esperti di management, studenti di informatica, medici, ingegneri elettrotecnici, economisti, studenti di sociologia, veterinari, docenti di Psychology and Business, etologi, erpetologi, consulenti in ecoturismo, virologi,  responsabili di politiche e ricerche sui pesci, ricercatori sul cancro, archeologi, farmacologi, docenti di informatica, nutrizionisti, consulenti di pianificazione urbana, esperti di disegno industriale, studenti di pedagogia e persino docenti di diritto costituzionale comparato …

Non sono, dunque, tutti climatologi e nemmeno tutti scienziati. 

La firma di costoro, sotto quel documento, ha, quindi, lo stesso valore, lo stesso peso che avrebbe la mia sotto un documento scientifico che attribuisse la costruzione della piramide di Cheope alla V dinastia anziché alla IV: nessuno.

Inoltre, i primi che hanno letto l’elenco dei firmatari, hanno notato la presenza in esso anche di tale …  Albus Silente (noto personaggio della saga di Harry Potter!) e quella del chiarissimo … Prof. Micky Mouse del Micky Mouse Institute for The Blind, della Namibia… (questi ultimi due, assieme ad altri 32, sono stati poi tolti dall’elenco dopo le prime critiche, alcune delle quali si possono leggere qui6).

La cosa grave è che scienziati di livello universitario avevano allegato all’articolo … “Allarme di scienziati mondiali sull’emergenza climatica”, pubblicato sulla rivista BioScience, un elenco presentato in modo che si potesse pensare che fosse composto da tutti scienziati che avevano a che fare col clima.  

Non è una bella cosa; oltretutto ne risente la credibilità e l’immagine della scienza.

Ma oggi, purtroppo, funziona così: il potere dei media è così grande che lo si usa (chi sa farlo) anche a sproposito.

Un politico, un’istituzione non fa ciò che deve ma, se della mancanza se ne occupano trasmissioni televisive che hanno un grosso impatto sul pubblico, si crea un movimento d’opinione che spinge chi di dovere ad agire.

Probabilmente i sostenitori del riscaldamento globale hanno pensato di applicare lo stesso metodo nella questione del “Global Worming”.

Ciò trova sostegno anche nel contenuto di una delle mail carpite da hacker agli esperti dell’IPCC. In esso, infatti, ci si augurava che, i contrari all’idea del riscaldamento globale, perdessero la battaglia dei media per la conquista del consenso dell’opinione pubblica: “La cosa importante è essere sicuri che (gli scettici) stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni” (Michael E. Mann, climatologo statunitense autore della curva della temperatura detta a mazza da hockey)7.

Ecco dunque che, in questa ottica, 11.000 a 500 ha un suo valore.

Come ha un suo valore il fatto che gli scienziati che sostenevano il GW, si impegnavano ad agire di comune accordo, come si legge in altre mail, per screditare sia i colleghi che producevano ricerche che sconfessassero il GW, sia le riviste che pubblicavano tali lavori8,9

Ma ha un valore, negativo, anche il modo in cui sono stati raccolti, parzialmente presentati o non presentati i dati delle temperature10 poi inseriti nei modelli (definiti dal climatologo Prodi “troppo rozzi e inadeguati3) usati per fare le previsioni circa il clima futuro.

Il clima attraversa un brutto momento e la scienza, probabilmente, non è stata mai portata ad un livello così basso! A sostegno di ciò, anche una sorta di confessione del climatologo britannico Peter Thorne, collaboratore dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC): “Penso che la scienza sia stata manipolata a fini politici7.    

Per fortuna, i veri climatologi continuano a lavorare, qualunque cosa decida la politica e qualsiasi cosa facciano le masse. Avranno forse meno finanziamenti dei climatologi che operano nel campo del GW, ma potranno ancora fare ricerche serie nel campo della Climatologia, ricerche che potranno gettare una luce chiarificatrice sulla questione del clima che sarà.

Noi, su queste basi, siamo ancora liberi di dubitare.

Un po’ meno di esprimere le nostre perplessità.

Fiorentino Bevilacqua

13.11.19

P.S. Un articolo, a commento della farsa, lo si trova qui11.

…………………………………

  1. https://www.repubblica.it/ambiente/2019/11/05/news/allarme_di_11000_scienziati_da_tutto_il_mondo_non_c_e_dubbio_e_un_emergenza_climatica_-240303228/?refresh_ce Articolo di Repubblica
  2. http://www.climatemonitor.it/?p=51811  Copertura nuvolosa e temperatura globale
  3. https://www.attivitasolare.com/non-e-soltanto-colpa-delluomo/?fbclid=IwAR11q6FRsCaKzCoWKsyjcSysl7Piu9-7sN1T8spphB_dyIiABG_m5qiRUbM Intervista al climatologo Franco Prodi
  4. https://www.attivitasolare.com/quel-che-conta-in-fisica-sono-le-misure/?fbclid=IwAR2B7-FRLqzqYQfMvHUNEImpAquLdkdvurd-ORsz5XkMUmI7RVeDEWChJSg Un po’ di scienza…
  5.  https://oup.silverchair-cdn.com/oup/backfile/Content_public/Journal/bioscience/PAP/10.1093_biosci_biz088/2/biz088_supplemental_file_s1.pdf?Expires=1576157419&Signature=wGaK-OVKOOk7m1WuXs~sGiIjtgdL6J39XT9Okf0FP6wcrlbmSbimGumsMTuhi4uYxc-bNzyc4T1Ej6bdoqSZzHMxaAe1DEj4WYDcCt-NG5~Eno6b4mgP3DKfejDD625c53Ymo~tjX~XbUd7Goxq~r-rrvDnAfrOTXIzpPoCavrHrijoZjz2Adz2dPharB0Kg0onKbWkcrcb7WSgGS1U0wCFvymU5hr0Weh8trYJWsQci4XIfvrih8-IL9sZCN3C4kXda2SKkeImrStK0nFN5I1oFf7hBBP0egFAcOwa4WD0q0Fn3N6WErqG6a4LfN45NwGLQeSsZyhVqeLCPnFjyaw__&Key-Pair-Id=APKAIE5G5CRDK6RD3PGA L’elenco dei firmatari
  6. https://www.cbc.ca/news/technology/climate-emergency-names-1.5350570 Alcune osservazioni critiche all’elenco dei firmatari
  7. https://www.astronomia.com/2011/12/02/il-secondo-e-forse-definitivo-scandalo-investe-l%E2%80%99ipcc/ Alcune mail dell’IPCC
  8. https://rightnation.it/2009/12/02/climategate-rotolano-le-prime-teste/ Altre mail…
  9. https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/la-storia-oscura-dietro-il-global-warming-alias-cambiamento-climatico/ “scientificità” di alcuni dati
  10. https://www.attivitasolare.com/il-colonnello-ernani-poca-chiarezza-sui-dati-relativi-alla-temperatura-media-della-terra/ Poca chiarezza sui dati relativi alla temperatura media della Terra
  11. http://www.climatemonitor.it/?p=51823  Il Clima non è più a ovest di Paperino
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La lezione di Konrad Lorenz di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ott 14, 2019

La lezione di Konrad Lorenz di Fiorentino Bevilacqua

La prima volta mi capitò tanti anni fa.

Eravamo in escursione io (biologo) e due amici (uno fisico e uno ingegnere).

Specifico i campi di attività e la formazione professionale, non per inutile vanteria.

Eravamo in una profonda forra, al fondo della quale scorreva un ruscello.

Li avevo condotti lì per visitare un antico mulino ad acqua.

Una volta, quando mulini, ferriere ed opifici vari necessitavano della forza motrice dell’acqua, del suo potere di generare flussi d’aria e quello di portare via calore, lungo i nostri corsi d’acqua era un fiorire di attività; anche le strade di collegamento fra due paesi vicini, piegate dalla necessità di collegare alle realtà abitative quelle produttive, scendevano lungo il fondo della valle, al fondo della forra.

Oggi, invece, questo non avviene più. L’acqua è stata sostituita dall’energia elettrica e, dunque, sia le attività corrispondenti a quelle di una volta, sia le strade di collegamento, sono “risalite” a diverse “curve di livello” più in alto e il fondo della forra, abbandonato dalle attività produttive e inospitale per quelle agricole, è stato abbandonato ed è diventato sede di una quasi impenetrabile, fittissima vegetazione.

Durante quell’escursione, quindi, avemmo non poche difficoltà sia nella discesa verso il mulino, sia nella risalita che avvenne lungo l’altro versante.

Durante la penetrazione nella fitta vegetazione, parlammo anche di ambiente biologicamente inteso e a me scappò detto, forse in maniera troppo semplice e riduttiva, ma così, tanto per sintetizzare, che … “in fondo, tutto questo non è altro che un trasferimento di materiali ed energia”.

Ciò non toglieva nulla alla bellezza di una farfalla che suggeva il nettare da un fiore ma… ricordo lo sguardo che l’ingegnere mi rivolse in risposta: un misto di rancore e stupore.

Avevo, forse, rotto l’incantesimo della poesia che, probabilmente, lui vedeva (come me) in tutto quel brulicare di forme principalmente vegetali che ci circondava.

La realtà è la realtà (e anche su questo ci sarebbe tanto da dire).

Ci si può vedere tutta la poesia che si vuole ma ciò non ne cambia la natura, l’essenza profonda che va descritta per quello che è.

E’ anche vero, come scriveva Konrad Lorenz1, che “…è proprio insensato credere che l’oggettività della ricerca, il sapere, la conoscenza dei fenomeni naturali, possano far diminuire la gioia procurataci dalle meraviglie della natura”.

Ma è necessario, per una vera conoscenza, penetrare in profondità ogni peculiarità dei fenomeni studiati ma questo, per parafrasare Lorenz, non ne preclude l’ammirazione, anzi, ne genera di più.

Dunque, descrivere il semplice dato “materiale”, a chi percepisce di esso solo la poesia, poesia che in lui non nasce dalla conoscenza del fenomeno, ma solo dall’ammirazione estatica di esso, “spoetizza” costui che guarderà con rancore ed astio chi gli ha fatto svanire la visione incantata (tale, in alcuni casi, solo perché politically correct).

La stessa cosa può accadere (e a me è accaduta) in tanti altri ambiti. Io l’ho rivissuta con i cosiddetti cambiamenti climatici, la visione (percezione) del cosmo, il glifosato.

Il “poeta”, colui che basa le proprie conclusioni più sul sentire personale e sul “sentito dire” che sul dato scientifico (anche se parziale), e che comunque e perciò si sente, si vede come una sorta di Giordano Bruno (senza entrare, qui, nel merito della vicenda del Nolano), un innovatore, un antesignano, un difensore della verità (in realtà della propria identità), guarda come ad un eretico colui che osa anche solo citare dati in controtendenza a quanto lui … ebbene sì, CREDE.

In questi casi è “Giordano Bruno” (in realtà un Bellarmino che non sa di esserlo) che manda al rogo l’“eretico”!

Viviamo in un’epoca in cui la manipolazione delle coscienze è molto più facile che nel passato, e la provenienza di questi tentativi è molto più ricca e variegata di prima, un’epoca in cui, appunto per questo, il senso critico deve rimanere ancora più vigile e deve essere risvegliato in coloro nei quali è sopito.

Ne sappiamo qualcosa noi Neoborbonici (Neoborbonici quanto meno nel senso inteso dal Riccardo Pazzaglia2) che, della revisione storica, abbiamo fatto un tratto importante della nostra crescita culturale, umana e sociale.

Che Lorenz sia da insegnamento per tutti.

In tutto.

Fiorentino Bevilacqua

13.10.2019

…………….

  1. Lorenz K., L’anello di Re Salomone, Milano, gli Adelphi, 1995
  2. https://www.ilmattino.it/blog/controstorie/neoborbonici_tutto_cominci_20_anni_fa-1372473.html
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I problemi del Sud e la questione identitaria di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Set 24, 2019

I problemi del Sud e la questione identitaria              di Fiorentino Bevilacqua

Il Sud della Penisola ha dei problemi noti a tutti, Meridionali, Padani e non solo.

Sulla soluzione di questi problemi, appuratene le origini storiche, e tutto quello che da esse è seguito fino ad oggi, qui da noi ci sono, mi sembra di capire, due diverse linee di pensiero.

La prima linea di pensiero. Secondo gran parte del mondo revisionista (revisionismo che porta, ma non necessariamente, ad essere Borbonici, Neoborbonici, Duosiciliani etc.  – ma si tratta di termini ancora non ben definiti –), non ci può essere riscatto dalla situazione attuale, se non attraverso il recupero dell’Identità di Popolo (anche questa molto “variegata” e da definire meglio).

Sembra impossibile, agli assertori di questa tesi, il vero riscatto, senza il recupero della propria identità di Popolo.

L’altra linea. La soluzione ci può essere, invece, anche non recuperando l’identità di Popolo o attraverso un suo recupero annacquato, sembrano suggerire le soluzioni più “laiche”, politiche o aspiranti tali.

La demarcazione tra queste due linee è diventata ancora più evidente da quando è nato il Movimento di Pino Aprile (M24A) e, prima ancora, da quando il Movimento 5 Stelle ha intercettato parte del malcontento degli abitanti del Sud.

Resta fermo il fatto che, non identificando le vere cause dei problemi (sia storiche che attuali), non ci possa essere vera soluzione (“Chi sbaglia storia, sbaglia politica”, scriveva Giovanni Cantoni).

Talvolta, gli identitari sostenitori della prima linea di azione, tacciano di impazienza (o, addirittura, di tradimento) i sostenitori della seconda, quella “laica”, quella del “pur di risolvere i problemi più impellenti e per evitare che, a quelli che già ci sono, se ne aggiungano altri, partiamo anche se, in quanto a identità, c’è ancora molto da fare, masse da educare, increduli da convincere, dubbiosi da confortare”.

L’impazienza, leggiamo, è lo “stato d’animo di chi è insofferente per cosa che lo irriti o molesti o di chi è ansioso per il desiderio o l’attesa di cosa che tarda”1.

Chi ha qualcosa che lo disturba, lo irrita e che non è più capace di sopportare, tollerare, facendo finta di niente, qualcosa che, comunque, non gli causa “danno”, è già definibile impaziente.

Chi, invece, è in una situazione che gli causa nocumento, è ovviamente irritato, quindi è già definibile impaziente, ma a questa impazienza se ne aggiunge un’altra, legittima, logica: quella di veder eliminata quanto prima la causa dello stato di sofferenza. Costui, è impaziente due volte e la seconda impazienza è più motivata, se vogliamo, più intensa e meno … contestabile della prima.

Ovviamente, anche chi non sta “male”, può avere ansia di cambiare (per stare ancora meglio, in questo caso) e, dunque, è definibile impaziente.

Ma in un meridionale che ha scoperto le cause storiche e recenti del suo stato, sono presenti entrambi i tipi di impazienza, che si continuano, se vogliamo, l’uno nell’altro: egli non può non essere irritato e insofferente per lo stato attuale di cui ha scoperto le cause e, poi, come è giusto che sia, desidera cambiare questo stato tanto da diventare ansioso che ciò avvenga.

Il desiderio di cambiamento, però, può essere vago o intenso, a seconda delle condizioni reali di chi lo prova.

Un signore (duosiciliano, neoborbonico, meridionalista che sa la storia etc) alle soglie della pensione, o già a riposo dal lavoro, o ancora al lavoro in modo sicuro, stabile, garantito, può anche sentirsi irritato, insofferente senza provare l’ansia che cambi ciò in cui, comunque, egli ha una buona “nicchia”2; colui che, invece, non avendo una posizione attuale e/o futura stabile, per sé o per i suoi figli, è irritato sì, ma anche necessariamente e obbligatoriamente ansioso (a meno che il naufragare in questo mar non gli sia dolce) di vedere realizzato il cambiamento da cui si aspetta il miglioramento sostanziale di cui ha bisogno.

Questo secondo tipo di impazienza, è riscontrabile anche fra coloro che non sanno, ma soffrono per una situazione pesante, negativa, di cui, però, ignorano le cause storiche e attuali.

Ai primi (impazienti perché irritati, ma con buona nicchia), si può chiedere di pazientare, di calmare la forse poca ansia di cambiamento che hanno; ai secondi no.

Questa differenza, credo fondamentale, dovrebbe indurre un Identitario (qualunque cosa di preciso ciò significhi) ad essere … paziente nei confronti degli “impazienti da ansia di cambiamento”, quelli, cioè, che sono disposti a mettere temporaneamente in secondo piano la ricerca e la diffusione dell’identità storica, sociale, culturale pur di vedere risolti i problemi da cui sono afflitti.

In questa ottica, anche in questa ottica, le iniziative di tipo laico, poco identitarie, sono accettabilissime.

L’alternativa? Il voto di chi ha bisogno alla lega nordista, la preghiera con il Rosario in mano etc.

È come in una ricostruzione post bellica: bisogna fare, agire, costruire e ricostruire e c’è poco tempo per le sottigliezze ideologiche. È vero: c’è pur sempre chi cerca di incanalare questa attività in un filone anziché in un altro…ma è un rischio che bisogna correre in una situazione come quella attuale in cui la ormai ristretta, risicata coperta, viene tirata ancor di più sulle gambe del più forte.

Due post di questa mattina riassumono bene, a titolo di esempio, il momento attuale.

Il primo riporta l’encomiabile impegno di Domenico Iannantuoni per la chiusura del museo Lombroso; il secondo, quello di Saverio De Bonis, tratta del ventilato proposito governativo di togliere le agevolazioni sul gasolio agricolo, del conseguente aggravio dei costi dell’agricoltura e del necessario impegno affinché ciò non avvenga.

Ecco: nella vita di un meridionale di oggi (per cosciente o meno che sia della vera storia) sono necessarie entrambe le cose.

Questo, secondo me, giustifica la nascita e l’appoggio anche a movimenti che vogliono agire sul piano più prettamente politico.

In caso contrario potremmo apparire, quanto meno, come quei medici del proverbio, quelli che erano intenti a discutere al capezzale dell’ammalato che, intanto, si aggravava.

Certo, sarebbe auspicabile che il recupero dell’identità e l’azione politica si fondessero in un unico soggetto. Ma i Movimenti Identitari o Revisionisti di oggi sono decine e decine, ognuno convinto della propria linea e geloso della propria autonomia.

Non si vede, in essi e per ora, un unico moto unificatore (al posto dei due, tre noti) che è il primo passo per un’azione politica, comune e di sperabile successo.

Dunque?

Chissà che un movimento laico, poco identitario, non possa rappresentare anche una spinta all’unificazione delle forze non laiche.

Una sorta di sasso che, lanciato in uno stagno, finisce per generare onde anche in quello vicino.

Fiorentino Bevilacqua

24/09/2019

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  1. http://www.treccani.it/vocabolario/impazienza/
https://it.wikipedia.org/wiki/Nicchia_ecologica
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Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 25, 2019

Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale      di Fiorentino Bevilacqua

Non sono andato al Parco della Grangia oggi, all’incontro per la posa della prima pietra di un’azione politica meridionale.

Lì si raccoglievano le idee, si faceva il punto circa il programma da stilare, sulle cose da fare per la salvezza del nostro Sud e, prima ancora, sulle “regole” da seguire.

Se fossi andato avrei detto ciò che, ora, di seguito, scrivo.

Innanzi tutto avrei messo, al centro dell’iniziativa, il “Sud” (un giorno avremo un nome “proprio”) e il Popolo del Meridione. Non ne avrei fatto un corollario del principio dell’equità.

Questo principio può anche rendere più accettabile, persino condivisibile, al popolo del Nord, la nostra lotta per gli eguali diritti tra Nord e Sud Italia; ma non trarrebbe in inganno i nostri competitors del Nord, ai quali l’idea di un Sud che si risveglia e pensa a se stesso, fa venire l’orticaria perché non ne trarrebbero beneficio i loro bilanci, per comunali, regionali, aziendali o bancari che siano.

Non lo sacrificherei, il Popolo meridionale, sull’altare delle necessità dettate dal calcolo politico, se tali sono le motivazioni alla base della scelta operata da Pino Aprile.

Non lo sacrificherei a prescindere.

Interessi del Popolo meridionale, dunque, al centro del programma ed in chiaro. Senza bizantinismi di sorta.

Darebbe consapevolezza al nostro Popolo che, così, si sentirebbe chiamato in causa in prima persona non per un principio dalla cui affermazione e dal cui rispetto discenderebbe, poi, il suo bene, ma per la realizzazione di suoi legittimi interessi che, appunto perché tali, non devono essere nascosti.

Troppo a lungo, per 150 e più anni, questo Popolo e i suoi interessi sono stati dimenticati e non li si può tenere celati oggi, nella fase di rinascita.

A questo proposito ricordo che, nel suo discorso di insediamento, John Fitzgerald Kennedy ebbe a dire: … concittadini americani, non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese1 … e, dunque, per voi stessi!

Il Popolo partecipe delle azioni della propria rinascita e non del rispetto di un principio “etico”, generale, magari sentito lontano e astratto. Sarà sempre necessario un soggetto – partito o movimento che sia – che, nei luoghi deputati e nei momenti stabiliti, operi concretamente per legiferare, decidere, trattare con altre Istituzioni, Paesi, Entità sovranazionali; ma non in nome di un Principio, bensì nel nome di un Popolo, di una Nazione… una Macroregione o altro.  Quel Popolo, in questo modo, si sentirà investito di una parte della responsabilità necessaria per la realizzazione di quel progetto; non sarà un passivo, attendista, futuro fruitore dei frutti che sono da venire. Deve sentirsi, ed essere, anch’esso nel ruolo di artefice del raggiungimento di quegli agognati frutti.

Insomma, parafrasando Gandhi: dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere realizzato per noi stessi, non per il rispetto di un principio generale, valido per chicchessia.

Io preferisco questa seconda impostazione.

Salvaguardia, quindi, degli interessi del Popolo Meridionale attraverso la tutela e il potenziamento di…

  1. Industria
  2. agricoltura
  3. turismo
  4. servizi
  5. giustizia
  6. ambiente

L’ordine (1-…-6) non è un ordine di priorità; può essere cambiato, dunque, ma sempre in un’ottica complessiva, non settoriale, di sistema, di lungo respiro, adottando, per esempio, i parametri, già in vigore presso altri Paesi, o altri ancora di nostra ideazione, che permettano di monitorare i risultati in funzione degli obiettivi prefissati e delle iniziative messe in campo per raggiungerli.

Passi preliminari/ prerequisiti / linee guida … “regole”

  1. Sacrifici

Non perdersi in differenziazioni e puntualizzazioni che è meglio affrontare in un momento successivo: è più importante la realizzazione di un ponte, una ferrovia, una strada, una fabbrica, un depuratore, un’azienda, la gestione di una possibile criticità, la salvaguardia delle coste, la messa in sicurezza di un costone, una adeguata politica agricola etc che il credo politico/ religioso/ etico di chi scende in campo per attuare ciò.

Anzi: in una prima fase, questo credo non conta nulla.

Dunque: sacrificio temporaneo di quei valori personali, di gruppo, che, altrimenti, risulterebbero divisivi e potenzialmente in grado di far naufragare ogni iniziativa.

E’ quasi come quando si sta insieme, in un gruppo, accomunati dalla passione per uno stesso passatempo: non si scende, saggiamente, in questioni politiche, non si fa riferimento neanche al lavoro svolto o alla posizione sociale occupata perché non è necessario farlo e, se lo si facesse, si rischierebbe l’integrità e la sopravvivenza stessa del gruppo.

Vale per tutti…

  • Priorità.

Un soggetto colpito da arresto cardiaco che non risponde più al massaggio cardiaco, al pallone che gli insuffla aria nei polmoni etc, può essere anche trattato a terra, in mezzo al fango dove è eventualmente caduto, perché occorre salvargli la vita; poi, e solo poi, se risponde, si pensa a metterlo sulla lettiga e nell’ambulanza nel rispetto di quegli altri principi della buona medicina ai quali però, in quelle condizioni estremamente critiche, si è dovuto anteporre il massaggio cardiaco salvavita.

  • Forza.

A noi “meridionali” (pessima locuzione) occorrerà toglierci di dosso ogni orpello che inquina, avvelena, distorce; e ce ne sono parecchi e di diversi tipi; per fare questo ci vuole forza, la forza di mettere in campo iniziative e risorse opportune.

  • Questioni di metodologia.

Realismo. Esistono competenze diverse, conoscenze varie: il pollice non può fare ciò che fa l’indice e viceversa; in una mano funzionante sono necessari entrambi, assieme alle altre tre dita. Ma non sono equipollenti. Uno non vale uno. Non siamo in Meccanica quantistica o nel campo della Relatività: qui, il realismo (per locale o meno che sia) vale ancora.

Storia del Movimento revisionista: il movimento ha, ormai e meno male, una sua storia: non può essere ignorata.

  • Coraggio

Occorre anche il coraggio della verità, non solo storica: potremo anche aver sviscerato tutto quello che c’è da sapere realmente sulle vicende storiche del Risorgimento del Nord preunitario; potremo anche venirci a trovare nella condizione in cui il revisionismo storico non abbia più nulla da svelare ridotto, come potrebbe essere, ad un filone ormai concluso…ma se ci ritrovassimo con tutti gli altri mali di oggi, interni ed esogeni, staremmo come ora anzi, peggio: non avremmo più, in quel caso, nemmeno la speranza che, capito come sono andate veramente le cose, potremmo migliorarle.

La revisione storica è l’inizio, l’inevitabile, indispensabile inizio: ci dà radici, dignità, orgoglio risvegliandoci nella nostra consapevolezza storica di Popolo. Ma questa consapevolezza, poi, dovrà diventare attuale…basata sulle realizzazioni positive messe in atto.

Il nome di questo Popolo verrà dopo, quando le disquisizioni, i distinguo tra Regno di Napoli, Regno di Sicilia, delle Due Sicilie, Napolitani, Federico II, Ruggero II etc. non potranno fare più male tanto forte sarà, ormai, la coscienza di noi e la nostra autostima collettiva basata, come al tempo dei Borbone, sulle realizzazioni pratiche attuate.

Affrontare oggi questioni simili, quando ancora sta nascendo una coscienza comune che è perciò ancora fragile, incerta, insicura, significa correre il rischio di far naufragare un grande, necessario progetto per questioni di non indispensabile importanza.

E, d’altra parte, noi lo abbiamo già vissuto quando, alcuni dei nostri (anche strumentalizzati dall’esterno), prima del 1860, in nome di principi e libertà astratte, mettevano in discussione uno Stato che creava, concretamente, le condizioni per poter vivere senza dover emigrare, senza indebitarci come invece facevano altri Stati preunitari e, cosa non da poco, per essere orgogliosi di noi come Popolo, come Nazione e, allora, come Monarchia.

Si dice che la storia è maestra di vita: che lo sia anche per noi, oggi.

Io la penso così.

Fiorentino Bevilacqua

24.08.19

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  1. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:XnoJyIlo1bQJ:www.minotariccoinforma.it/cgi-bin/news/J.F.K..pdf+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it
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Pompeo De Chiara commenta Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 21, 2019

Pompeo De Chiara commenta Fiorentino Bevilacqua

Interessante riflessione di Bevilacqua sulla iniziativa di Pino Aprile di costituire (Si è convinto finalmente!) necessariamente un Partito che sappia essere tutore degli interessi del Sud Italia e difensore della sua Memoria. A differenza di tanti altri giudizi negativi espressi impropriamente da tuttologi ed “ignoranti” del tribolato lungo percorso che ha dovuto affrontare, anch’io mi associo per un giudizio positivo dell’iniziativa da me caldeggiata personalmente da diversi anni ma inascoltata per diverse ragioni. Ma alcune considerazioni sono necessarie: Speravo ed ero convinto che la nascita di un Partito così importante si organizzasse almeno un mese prima, a Napoli con una chiamata alle armi generale che avesse radunato tantissima gente in qualche sala congressuale. Si poteva approfittare di qualche festività entro dicembre (l’8 sarebbe stato ideale) e ci sarebbe stato tutto il tempo per organizzarsi e venire a Napoli da tutta Italia. Un evento di tale portata storica, nel quale, addirittura, si vuole costituire un Partito, darci un nome, un simbolo e finanche dei candidati, non si può organizzare in brevissimo tempo, senza nemmeno una bozza di Statuto in mezzo ad un bosco che per arrivarci ti devi fare il segno della croce e con un servizio di vitto e alloggio lasciato ad un agriturismo familiare. Sinceramente la fondazione di un Partito sudista non merita un luogo simile ad un’area pic nic in cui si improvvisano Statuti, ruoli, denominazione e bandiera. Tanti di noi che lottiamo da decenni, probabilmente, avremmo preferito un percorso di costruzione diverso. Basta con le solite cose “vediamoci e parliamo”. Avevo già risposto sotto un altro post che a mio avviso si dovevano scegliere 12 saggi/attivisti tra coloro che negli ultimi 20-30 anni hanno contribuito alla diffusione di una coscienza identitaria sudista e ad una critica professionale delle attuali condizioni socio-economiche della nostra terra. Costoro avrebbero dovuto, secondo la mia umile considerazione, stilare una Bozza di Carta Costituente aperta, informata di principi condivisi e soprattutto espressione di SINTESI delle varie anime meridionaliste ed un PROGETTO chiaro e sintetico di una decina di punti al massimo. Nell’ambito della Adunata Generale in NAPOLI capitale, si approvavano le varie norme statutarie. Tutta l’organizzazione dell’importantissimo e vitale EVENTO dovrebbe essere affidata a soggetti già esperti. Ma una cosa, per me, e soprattutto, tanti altri, (tantissimi altri) sarebbe IMPRESCINDIBILE: La presenza massiccia della nostra BANDIERA STORICA DI STATO nella quale ormai ci ricononosciamo TUTTI e di cui non possiamo né DOBBIAMO più avere vergogna! Darebbe un fortissimo segnale di inclusione e di spirito IDENTITARIO. Se, al contrario si vuole ripetere il percorso costruttivo partitico di UM-MO e simile alle liste-civetta del PD, faranno a meno della mia presenza.

Pompeo De Chiara

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