Sappiamo bene che Liborio Romano, il famigerato ministro dell’Interno che tradì Francesco II ed accolse scodinzolando Garibaldi a Napoli, ha ancora molti eredi. Ma non è detto che chi lo ammiri debba per questo essere condannato: se no che libertà di pensiero sarebbe? Come pure ci sono molti che, in perfetta buona fede, sono convinti che Vittorio Emanuele sia stato veramente un galantuomo, che Camillo sia stato un genio ed il Peppe nazionale indubbiamente un eroe (e questa mia ultima affermazione è suffragata dalla stima e dall’apprezzamento che nutro, anche con un certo affetto, nei confronti di un emerito rappresentante del Centro Studi Garibaldini di Marsala). E poi, se la pensassimo tutti allo stesso modo, che mondo monotono sarebbe!
Dieci giorni dopo quel maledetto 14 agosto 1861, a Fragneto Monforte, un paesino placidamente adagiato su una collina tra le tante che si alternano tra Pontelandolfo e Benevento, in località Cupa di Mezzo, una zona oggi chiamataPassarielli, sette abitanti del posto furono freddamente fucilati dai piemontesi.
Da ieri, al viale Umberto Maddalena, è tornato a splendere il sorriso di Maria Sofia! Grazie alla spontanea e disinteressata iniziativa di Peppe Mancini, titolare della Rex Pubblicità di Arzano, è stata ripristinata la gigantografia dell’ultima Regina del Regno delle Due Sicilie, che le intemperie avevano rovinato negli scorsi mesi.
Verso la nostra mezzanotte di domenica 19 luglio, un urlo: “Goool!!!” è risuonato all’unisono con quello di miliardi di altre persone sparse su tutto il globo terracqueo mentre, sul campo di calcio, da un latoil portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra celava la faccia a non veder l’amara lucee, dall’altro, undici atleti in rosso esultavano impazzendo di gioia…
Se n’è andata una grossa fetta della mia adolescenza. Una voce, uno stile che, prendendomi per mano, mi aiutò nel guado dall’infanzia e dai suoi giochi ai nuovi motivi ed ai nuovi orizzonti della gioventù.
Napoli, 25 marzo 2026, via Caracciolo è in fermento: fervono i preparativi per celebrare il 103° “compleanno” dell’aeronautica militare italiana. Si lavora per allestire le tribune che accoglieranno le “autorità”, politiche e militari, che interverranno alla commemorazione.
Ad un certo punto, qualcuno si accorge che su uno dei due pennoni della Rotonda Diaz sventola la bandiera dell’antico Regno delle Due Sicilie. Nessuno sa che quella bandiera ha continuato – imperterrita – a sventolare persino durante i violenti temporali invernali, spesso accompagnati dai venti fortissimi e dalla pioggia insistente degli ultimi tempi ma, soprattutto, nessuno sa chi abbia issato lassù quello storico emblema. L’unica cosa certa è che bisogna toglierlo e sostituirlo con la bandiera italiana, quella che, nata nel 1797 ad imitazione di quella dei giacobini francesi, nel 1946, fu confermata dall’articolo 12 della Costituzione.
Senza porsi, quindi, tante domande, la si ammainò e, uno del gruppetto dei militari che si davano da fare attorno all’asta in cima alla quale sventolava il vessillo, arrampicatosi sul piedistallo di cemento in cui detta asta era infissa, insieme con altri che gli erano accanto, cominciò a cercare di sciogliere il nodo con cui era legata. Ma non era cosa facile e, visto che nessuno era in grado di slegarla, non si seppe fare di meglio che tirar fuori un coltello e con quello squarciare il drappo da un lato.
Fu a questo punto che, vedendo scorrere giù la corda, intervenne una nostra, “anonima” (ma non tanto) Brigantessa che si trovava a passare di là. E ignorando il divieto di avvicinarsi intimatole da un militare, per tutta risposta, gli disse:
“La prendo io!”.
“È tua?” l’altro le chiese.
“Sì, è mia!” e, senza lasciargli il tempo di replicare, gliela tolse da mano, facendo pure in modo che non cadesse a terra…
Questa scena richiama alla mente quella descritta neI ragazzi della viaPaal,[1]quando l’eroicoNemecsek,l’esile protagonista del romanzo, col voltoimporporato dalla foga delle sue parole,in una mano stringeva la bandiera, la piccola bandiera tutta spiegazzata, strappata, ridotta a brandelli, come lacerata in mezzo a una mischia ma, appunto per questo, più bella…e le camicie rosse, incapaci di rinvenire dalla sorpresa, guardavano quel minuscolo biondino piovuto dal cielo in mezzo a loro, che coraggiosamente, ad alta voce gli diceva il fatto loro, a testa alta…
Dopo essersi allontanata indignata e offesa, il livore e la rabbia della nostra animosa “Brigantessa” sfumarono a poco a poco e cominciò a pensare che forse era stato il destino, quello che gli antichi Greci chiamavano Fato ed i Cristiani Provvidenza, a fare in modo che lei, proprio lei, si trovasse lì in quel preciso momento, a recuperare la sua (e nostra) gloriosa bandiera gigliata da mani che sicuramente l’avrebbero distrutta completamente. Perché era stata lei, proprio lei che, il 1° gennaio, con l’aiuto di un amico che si era arrampicato sul piedistallo, dopo averla ben fissata alla corda, l’aveva innalzata per farla garrire al vento che sempre accarezza, spesso increspa e qualche altra volta agita le onde del mare del golfo di Napoli…
[1]Il libro più famoso dello scrittore ungherese Ferenc Molnár