Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

I campi di concentramento piemontesi

Posted byon Nov 1, 2026

I campi di concentramento piemontesi

A pag.618 della serie IV vol.XI 1861 de “LA CIVILTA’ CATTOLICA” si legge “Sappiamo delle terribili stragi perpetrate nel Meridione dalle truppe d’invasione, dal 1860 in poi, come quelle di Scurcola, Marsicana, Pizzoli, Isernia, Pontelandolfo, Casalduni, Montefalcione e tante altre……… Se si traesse il novero dei fucilati, dei morti nelle zuffe, dei carcerati dal Piemonte, per soggiogare il regno di Napoli, senza fallo si troverebbe assai maggiore di quello dei voti del plebiscito, strappati con la punta del pugnale e colle minacce del moschetto…” Poco si è parlato della deportazione dei soldati del regno delle due Sicilie. Prima del 1860 erano 95 mila i meridionali che componevano l’esercito. La storiografia ufficiale non dice quasi niente di loro e si son permessi di scrivere che si sbandarono, tornarono alle loro case, furono arruolati nel nuovo esercito unitario ma studi recentissimi come quelli di Fulvio Izzo, di Maurizio di Giorgio e principalmente il ritrovamento, da parte di Antonio Pagano, dei registri dell’ospedale di Fenestrelle , hanno dimostrato una realtà diversa: è venuta fuori la brutalità dei piemontesi nelle sofferenze inferte ai soldati del Regno delle due Sicilie dimostrandoci che quelle inferte dai tedeschi agli ebrei sono zero rispetto a quelle subite dai meridionali.

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All’Onorevole Raffaele Lombardo

Posted byon Nov 1, 2026

All’Onorevole Raffaele Lombardo

All’Onorevole Raffaele Lombardo
Governatore della Regione Sicilia
Sua sede istituzionale
Palermo

La mia rispettabile età e i miei acciacchi non mi hanno dato l’occasione di incontrarLa né in pubblico né in privato. Apprezzo moltissimo il sasso da Lei lanciato nello stagno e credo che tra il Suo Movimento e il Partito Separatista Neoborbonico, che mi dà qualche credito personale, si possa stabilire una fruttuosa collaborazione anche di tipo votocratico. Ma, come dite voi Catanesi, mille hiuri, mille rose ‘u Signuri accussì vosi.

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