Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

IL CARD. RUFFO E IL 1799 NEL CONVEGNO DELLA COLTA E ARISTOCRATICA FELITTO

Posted by on Ago 8, 2020

IL CARD. RUFFO E IL 1799 NEL CONVEGNO DELLA COLTA E ARISTOCRATICA FELITTO

L’Ass. Id.Alta Terra di Lavoro grazie al testo che ha editato in copia anastatica scritto da Domenico Petromasi sull’epopea dei Sanfedisti guidati dal Card. Fabrizio Ruffo del 1799 con un saggio introduttivo di Fernando Riccardi in 5 anni ha girato il Regno facendo conoscere a platee che poco masticavano l’argomento una pagina di Storia di Primaria importanza ma ben occultata dal regime dittatoriale giacobino che da 160 anni opprime e desertifica la cultura italiana.

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Follia e metodo di Feltri (per non dire di altri) contro il Sud

Posted by on Apr 23, 2020

Follia e metodo di Feltri (per non dire di altri) contro il Sud

 Non contento di quanto aveva scritto in un infelicissimo editoriale a proposito del Nord che presto o tardi “se ne va”, Feltri rincara la dose. Ospite ieri sera di Mario Giordano (“Fuori dal coro”), ha affermato testualmente: ““Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che evidentemente ha un senso di invidia, di rabbia nei nostri confronti perché subisce una sorta di senso di inferiorità.

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VITTORIO FELTRI, APPELLO PER UNA RACCOLTA FIRME

Posted by on Apr 22, 2020

VITTORIO FELTRI, APPELLO PER UNA RACCOLTA FIRME

Stiamo assistendo ad un attacco concentrico al Sud secondo modi diversi da parte di personalità appartenenti agli schieramenti più diversi. Propongo di lanciare una raccolta firme per impedire, sulla base di ben noti principi costituzionali, che aziende, in cui enti pubblici siano presenti a qualche titolo, facciano pubblicità presso mezzi di comunicazione che diffondono contenuti di tipo razzista nei confronti dei Meridionali. Chiedo ai giuristi di costituire un gruppo di lavoro per articolare opportunamente l’iniziativa.

Il mio indirizzo è: Fernando di Mieri fdimieri@gmail.com

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Le riflessioni del 25 novembre 2019 di Fernando Di Mieri

Posted by on Nov 25, 2019

Le riflessioni del 25 novembre 2019 di Fernando Di Mieri

Il ministro delle tasse sulle merendine, quello che promette di dimettersi se non gli danno tre miliardi (si dimetterà sì, o sarà”dimissionato”, ma non per questo), quello che vuol togliere i Crocifissi dalle scuole, quello di una serie troppo lunga di amenità ci spieghi se non intenda protestare sul serio

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I Borbone e le potenze europee

Posted by on Ott 28, 2019

I Borbone e le potenze europee

1799-1861

(Appunti per una storia della politica estera borbonica)

I Questa breve relazione riprende, con poche modifiche dovute alla sede ospitante, il testo presentato ad un convegno promosso dall’Istituto per la Ricerca Storica delle Due Sicilie . Intende cogliere le linee fondamentali della politica estera portata avanti dai sovrani della dinastia borbonica, prendendo come termini di riferimento due date assolutamente centrali: da una parte il 1799, anno della Rivoluzione Napoletana e vero snodo della storia meridionale, dall’altra il 1861, che vede il definitivo disfacimento del Regno, la più importante realtà politica d’Italia. Molto si è detto e discusso in proposito. La storiografia più libera, ospitata talvolta anche in sedi accademiche (penso ai preziosissimi lavori di Eugenio Di Rienzo, ad uno dei quali il mio titolo si ispira), ha già messo in evidenza molti aspetti che spiegano le ragioni del crollo. Per quel che mi riguarda, cercherò di mostrare in particolare l’intimo intreccio tra politica internazionale, politica interna, cambiamenti culturali e interessi economici in senso ampio del Regno e delle altre grandi potenze europee. Va da sé: per un’analisi dell’argomento prescelto che voglia assurgere ad un minimo di chiarezza e approfondire in misura corrispondente si richiederebbero spazi molto più lunghi di quelli che può accogliere un sito internet di divulgazione, sicché dovrò tenermi all’essenziale, pur senza rinunciare alla volontà di comprendere le grandi questioni, che si intrecciano in un gioco perverso ai danni del Regno. Non avranno un ruolo centrale, in quello che scriverò, considerazioni che rivestono invece ben altra importanza soprattutto in esempi della letteratura revisionista. Penso, ad esempio, alle influenze massoniche, che indubbiamente vi furono e furono notevoli, ma, in vista di un’indagine scientifica, avrebbero bisogno di trattazioni specifiche, soprattutto per evidenziarne le complesse articolazioni e specificità, in riferimento ai luoghi, ai tempi e alle persone. Ho parlato di impostazione scientifica. È quella che mi propongo di adottare, anche se ben consapevole dei rischi che da altocilentano corro, quando provo ad affrontare una simile tematica. Molti (lo stesso Di Rienzo) hanno ripreso quanto Croce diceva della cosiddetta “storia affettuosa”, quella che, tanto per dire, può riguardare la biografia di una persona di famiglia, in cui il coinvolgimento affettivo rischia di prevalere sul rigore dell’analisi. Lo stesso valga per ogni oggetto di studio che procuri un sussulto emotivo nel ricercatore. Così, in questo caso potrebbe agire l’affetto per un Regno che, con tutti i suoi limiti, era il “mio” Regno, quello che peraltro aveva segnato una decisa ripresa in ogni ambito della vita pubblica del Sud. Eppure, mi sforzerò di tenermi entro i ristretti limiti di un’argomentazione algida, quasi metallica, nel discutere le varie posizioni culturali o gli eventi accaduti. Cercherò di vedere le cose con tutto il rigore di cui sono personalmente capace, senza lasciarmi prendere dall’intima nostalgia per il Regno distrutto o dal rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Vedrò punti di forza e debolezze; cercherò di capire delle ragioni -ideali economiche geopolitiche psicologiche culturali- le quali hanno condotto ad una situazione che, se per pochi è stata provvidenziale, per molti ha assunto i toni della tragedia. Spero solo che alla fine l’ascoltatore non ne tragga l’impressione di una vicenda, quasi come in una visione organica à la Spengler, destinata al tramonto e alla morte. Tutto ciò porterebbe ad una sorta di deresponsabilizzazione, ed è invece una ricerca e un’assegnazione di responsabilità che, a mio sommesso parere, occorre portare avanti per penetrare nelle più intime fibre lo svolgimento di una storia, per aiutarsi nella spiegazione di tante attuali difficoltà che la nostra gente ancora oggi vive. La collocazione geografica Prima di ogni ulteriore considerazione, bisogna ricordare la particolare collocazione del Regno (dirò semplicemente così, intendendo per tale l’area, neppure precisata nei dettagli, su cui si estendeva il dominio della dinastia inaugurata da Carlo di Borbone). Un Regno prestigioso per la storia e la cultura, ma anche importante poiché al centro del Mediterraneo. Ora, se è vero che tra la seconda metà del XVI secolo e il XVII il Mare Nostrum aveva perso parte della sua centralità con l’incrementarsi degli scambi con le Americhe, è altresì vero che non aveva mai cessato di essere un luogo in cui si svolgevano politiche cardine di diversi Stati. Per di più, una sempre più accentuata relazione con l’Oriente, che per altro verso si verificava, ne faceva riaffermare quell’importanza che solo ad uno sguardo parziale poteva risultare irrimediabilmente perduta. Tra l’altro, proprio Napoli, nel 1724 (il riconoscimento pontificio arriva nel 1732) in età austriaca, vede la nascita, ad opera dell’ebolitano Matteo Ripa, del nucleo originario di un istituto di studi orientali (vari i nomi che ha assunto: all’inizio “Collegio de’ Cinesi”, ora “Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’ ”), che nel tempo vivrà momenti di autentica gloria. Si potrebbe parlare della diffusione di quelle che saranno dette “cineserie”, o dell’influsso del pensiero su autori europei (e.g. Leibniz) etc. per far capire come il Mare nostro aveva sempre (o di nuovo) un’importanza tale da procurare ricchezza e potere, ma anche tale da scatenare appetiti. Non è per caso che, alla fine del XVIII secolo (l’inizio è del 1798), Napoleone, allo scopo di danneggiare gli interessi inglesi e nel Mediterraneo e in Oriente, si deciderà ad attaccare l’Egitto, in un’impresa che gli sorriderà in alcune fasi, ma alla fine si rivelerà per lui disastrosa, mentre per la storia culturale avrà un’importanza incomparabile (si pensi al ritrovamento della Stele di Rosetta). Bene, se il Mediterraneo è un catalizzatore di interessi, chi vive in un regno che si trova nel cuore di quel mare potrà mai vivere in pace? Se da quella posizione derivava tanta parte del benessere che i Borbone sapranno parzialmente cogliere, da quella stessa posizione derivavano i primi pericoli di sopravvivenza. Il Sud era peraltro troppo grande per fare una politica, per così dire, di piccolo cabotaggio, come un qualsiasi Ducato, ma era troppo piccolo per poter svolgere un ruolo di competitore delle grandi potenze. È qui che si giocherà parte cospicua delle disavventure di un Regno che sostanzialmente non chiedeva certo alla storia la realizzazione di una vocazione coloniale né altro che potesse offendere altri popoli. Fernando Di Mieri Fernando Di Mieri È professore invitato di “Scienza e Religione” presso l’Istituto “Scienza e Fede” dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma. È stato altresì, oltre che docente nei Licei di Stato, visiting professor presso la University of Toronto e Faculty Researcher presso la sub-faculty of philosophy, Merton College, University of Oxford. Per lunghi anni ha insegnato filosofia della scienza e cosmologia filosofica presso lo Studio Filosofico dei Domenicani d’Italia, Napoli. Ha diretto progetti di ricerca internazionali (e.g., con il supporto del Metanexus Institute, emanazione della Templeton Foundation). Le sue pubblicazioni concernono autori come Gentile, Dante, Vico, nonché problematiche di tipo teoretico. Relativamente alla storia culturale del Meridione d’Italia ha, in occasione del bicentenario, curato l’organizzazione di un convegno, nonché gli Atti relativi, su Il 1799. Ideali ed eventi nel Salernitano (Gutenberg, 1999), al quale hanno offerto i loro contributi studiosi come Cestaro, Dente, De Mattei, Di Maio, Mazzetti, Planelli, Ruffo, Viglione; ha poi curato la pubblicazione, con relativi studi introduttivi, di opere di Sanseverino, Fergola, Colangelo, che rischiavano di patire l’oblio a causa delle loro nette posizioni culturali. Di Mieri è co-direttore della “Rivista di Studi Italiani”, nonché direttore della collana “La tavola di Vico” presso Ripostes. Tra i suoi lavori in corso v’è il coordinamento, insieme con De Jorio Frisari, di un gruppo accademico di studio sulla civiltà napoletana del 1799.

Fernando Di Mieri

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