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CASALNUOVO MONTEROTARO ( FG ), BILANCIO CONSUNTIVO DOPO 140 ANNI DALL’UNITA’ D’ ITALIA (10/2001)

Posted by on Nov 25, 2019

CASALNUOVO MONTEROTARO ( FG ), BILANCIO CONSUNTIVO DOPO 140 ANNI DALL’UNITA’ D’ ITALIA (10/2001)

Premessa

Per il nostro Presidente Carlo Azeglio Ciampi il ritornello dell’Italia Unita è diventato un vero tormentone, non sa più cosa inventarsi, convegni, visite alle tombe degli illustri patrioti, commemorazioni sui luoghi delle battaglie…etc. etc.

Recentemente (in diretta TV) ha perfino riabilitato “quei ragazzi che fecero una scelta diversa…”; si riferiva ai ragazzi della Repubblica di Salò: … quei ragazzi che, anche loro, volevano l’unità d’Italia anche se con ideali diversi.

Non potevo credere alle mie orecchie; ma quale scelta i ragazzi di Salò poterono fare?

Mio suocero, ad esempio, bolognese trapiantato a Milano nel ‘32 e classe 1925, fu “NORMALMENTE” arruolato nell’esercito della Repubblica di Salò … pena? Il carcere nella migliore delle ipotesi! Perché allora (per i disertori) la fucilazione era facilmente praticata.

Non si trattava di credere o non credere. Nel 1943 al di sopra della linea gotica i ragazzi del Nord provarono, forse nella loro maggioranza, esattamente quello che dopo il 1860 provarono i ragazzi del Sud ad opera dei piemontesi e cioè le strette leggi dell’arruolamento forzato; e chi turandosi il naso chi per paura, si adattarono al corso degli eventi.

Coloro che s’imboscarono, pur senza aggregarsi necessariamente alle formazioni partigiane e comunque renitenti (strani ricorsi della storia), furono chiamati da una parte ( quella che ha vinto) partigiani, banditi ovvero “briganti”, dall’altra.

Le cose vanno dette come si sono effettivamente svolte. Ogni alterazione, ogni distinguo o precisazione del tipo: “sì però si deve tener conto delle circostanze….l’eventualità di una collaborazione con i comandi tedeschi non evidenzia con certezza l’indirizzo politico…lo stato confusionale delle istituzioni…”, lasciano il tempo che trovano. A pensarci bene Mussolini e gli ultimi gerarchi fecero un grosso errore; non seppero organizzare un “Falso Plebiscito”, come invece fu perfettamente ordito e supportato dalle Grandi Potenze nel 1860 a danno del Regno delle Due Sicilie. Un plebiscito avrebbe di fatto legittimato in qualche modo la divisione tra l’Italia del Nord e quella del Sud (ove imperava Badoglio). La Repubblica di Salò avrebbe comunque perso la guerra e forse scatenato una cruenta guerra civile, ma avrebbe anticipato di mezzo secolo la politica della Lega Nord!

Il vizio di mistificare la storia è proprio un classico dei politici toscopadani.

Perché il nostro Presidente si affanna ad invocare l’unità d’Italia? Cosa c’è da nascondere al mondo e alla Società Italiana e quali pericoli stiamo correndo?

Se noi siamo (dice lui) una Nazione(popolazione che si riconosce in uguaglianza di usi , costumi tradizioni e finanche religione), perché veniamo richiamati all’unità con tanta veemenza?

Risposta non c’è o forse chi lo sa…………,perduta nel vento sarà.

E… se invece la coda di paglia ormai sta bruciando!?…..Potrebbe essere, potrebbe essere.

Intanto voglio parlarvi di un bel paese del nostro amato Sud e che tanta riconoscenza deve all’unità d’Italia.

Casalnuovo Monterotaro (Fg), altitudine 420 m.s.l.m. Salvate i nostri bambini (È la scritta che si legge(va) entrando nell’abitato).

E’ ancora oggi un bellissimo paese adagiato sulle estreme propaggini dei colli Dauni, gode di una vista “mozzafiato” sul tavoliere delle Puglie a NE/SE e non meno incantevole verso i monti, a NO/SO.

Quando spira la bora si vedono perfino le isole Tremiti e, netto, all’orizzonte il promontorio del Gargano sul quale spiccano le candide case di Rignano poste a picco sul tavoliere; verso l’Appennino i paesi di S.Elia, S.Croce di Magliano e Collotorto sembrano a portata di mano. Di notte col tempo sereno e anche senza la luna, la volta celeste è così sgombra di foschia che l’illuminazione generata dagli astri è sufficiente da sola a garantirti il cammino.

Si respira sempre un’aria finissima profumata di mare di campagna o di montagna a seconda del vento dominante; le condizioni termo-igrometriche sono eccellenti tutto l’anno e, nonostante i recenti periodi di siccità, la disponibilità dell’acqua è da ritenersi ancora soddisfacente.

Casalnuovo Monterotaro che trae origine da un vicino borgo , Mons Rotarus, può farsi risalire tra il nono ed il decimo secolo d.C. Il borgo, fedele al Papa, fu distrutto intorno al 1250 dalle truppe di Federico Secondo di Svevia e rinacque successivamente, a poca distanza dall’abitato distrutto, nel 1500 ca. col nome di Casalis Novi.

La denominazione di Mons Rotarus deriva dalla forma del monte su cui era abbarbicato l’originario paese e ancora oggi sono visibili i resti dell’antico campanile di chiara fattura Longobarda/Normanna.

Da una recente ricerca fatta presso l’archivio di Napoli si è saputo che un tale “Riccardus Maltianus”, vissuto nel 1250 ca., ne era il feudatario, unitamente a quello di Tufarium, e ne traeva un reddito notevole che ammontava a quaranta once d’oro all’anno.

Il feudo passò successivamente al marchese di casa d’Albore (durante il vicereame spagnolo), quindi al principe di Bisignano (in età Borbonica e a seguito della costituzione del Regno delle due Sicilie).

Con l’avvento di Vittorio Emanuele II scomparve il “Principe di Bisignano” e da quel giorno non se ne seppe più nulla.

Seguì UmbertoI, quindi Sciaboletta III e infine la Repubblica fino ai giorni nostri.

La storia degli ultimi 140 anni si può scrivere in tanti modi e uno dei migliori è quello di esporre i documenti salienti; analizzarli e sintetizzarne i processi che sono derivati dagli eventi significativi.

Molte volte infatti si trascura la ricerca dei documenti storici scivolando nell’opinionismo o, peggio ancora, si ragiona per “principi” ormai assunti a dogma.

Addirittura si diventa “paralogisti”, cioè si costruiscono tesi che filano come l’olio ma che si basano su fatti e Leggi non vere.

Andiamo dunque per gradi e vediamo che cosa è successo in questo “bel paesetto “ del sub appennino Dauno soffermandoci soprattutto sul periodo recente ( 1700-2000 d.C.)

Casalnuovo
Monterotaro
 ha avuto nel corso dei secoli una vocazione agricola ed artigiana, in significativa parte anche pastorizia ( il tratturo della Transumanza passava sul territorio comunale) e d’allevamento; tutte queste attività erano peraltro comuni a tanti paesi del Sud  ma le potenzialità produttive di questo sito  furono
assolutamente notevoli se paragonate ai paesi vicini, sia per la grande estensione di terre coltivabili, sia per la rinomata fertilità dovuta ad un miracoloso equilibrio idrogeologico; la produzione endogena era dunque in grado
di garantire il sostentamento di una numerosa popolazione.

Dalla disamina della tabella della popolazione si evince che nel periodo aureo dell’età Borbonica, in ca. 140 anni ( dal 1715 al 1861), l’incremento della popolazione fu dell’800 % !

Ciò vale a dire che l’abitato passò da 150 case ad oltre 500, raggiungendo quindi  nel 1861 un assetto urbanistico poco dissimile da quello oggi attualmente visibile.

Infatti nel 1950, anno di massima densità demografica e a quasi un secolo dall’unificazione, le case (ovvero le famiglie) avevano raggiunto solo il numero di 800 ca. , ma si tenga anche conto del fatto che i quartieri nuovi
(quelli post unità d’Italia) si concentrarono soprattutto a monte dell’abitato principale, ove fu eretto prima il Municipio e solo successivamente le nuove scuole elementari (in epoca fascista).

L’aumento delle case fu dovuto principalmente alla sopraelevazione di quelle esistenti.

Dal 1933 ad oggi sono riportati in tabella anche i dati inerenti il flusso migratorio paesano.

Si osservi come nel solo decennio 1851/1861 l’incremento percentuale della popolazione fu del 16,4%, incremento mai più eguagliato.

Per capire questo incremento si dovrebbero esaminare le Leggi della cosiddetta “arretrata amministrazione Borbonica”, per  renderci conto, in men che meno, come dette Leggi  abbiano saputo generare impulso alla produzione e allo sviluppo dei commerci come mai più si vedrà nelmezzogiorno d’Italia.

Si pensi, solo per fare un esempio, all’insieme dei decreti che sancirono la costituzione (nel 1858!) della Borsa Valori di Bari, già all’epoca intesa come terza città del Regno dopo Napoli e Palermo.

Il fatto che vi fosse una notevole immigrazione dimostra almeno due cose importanti, per prima che  Casalnuovo Monterotaro disponeva appunto di notevoli estensioni terriere coltivabili e fertili e per seconda  che
l’Amministrazione Comunale era invogliata dal governo Borbonico, assolutamente parco in tema di tasse, ad elevare il livello globale dell’economia paesana stimolando l’artigianato, come più avanti si vedrà nella tabella riassuntiva.

D’altro canto gli immigrati che prima dell’unità d’Italia venivano anche dal Nord Italia, sfollavano di fatto centri abitati o già sovraffollati e dunque con un’economia procapite ormai critica, oppure aree sostanzialmente povere di terreni coltivabili e quindi di impervia natura.

In quest’ottica bisognerebbe erigere un monumento ai legislatori Borbonici per ciò che fecero a riguardo della regolamentazione della TRANSUMANZA (spostamento dei capi di bestiame dagli Abruzzi e dal Molise verso il tavoliere), regolamentazione che ancora oggi è praticata in modo tradizionale anche se in proporzioni ridotte e sotto tutela ( e finanziamento) delle regioni interessate.

Il decennio successivo, 1861/1871, fu un periodo di grande instabilità politica per via delle insorgenze antiunitarie (molto sentite nell’agro di Casalnuovo Monterotaro) e della correlata repressione sabauda;  in questo periodo la popolazione rimase pressoché stabile, significando una stagnazione economica mai vissuta prima.

Nel quarantennio 1871/1911, CASALNUOVO MONTEROTARO  conobbe l’emigrazione (in genere dei soli
maschi) verso le americhe, con particolare predilezione per gli Stati Uniti; la parentesi della grande guerra fermò per poco tempo tale flusso emigratorio che riprese nel 1919 per finire più o meno intorno al 1931.

In tal periodo il saldo migratorio assoluto rimase probabilmente positivo per la notevole immigrazione dai paesi viciniori.

Merita una piccolo cenno il fatto che da TORREMAGGIORE, paese a quindici km da CASALNUOVO MONTEROTARO, partì in quel periodo, per gli Stati Uniti e per mai più ritornare (vivo), un nostro eroe DUOSICILIANO, NICOLA SACCO, assassinato dalla malata macchina della giustizia Americana  insieme con il piemontese BARTOLOMEO VANZETTI !

Che coincidenza anti-risorgimentale!

Nel decennio 1933/1943 si noterà oltre che un discreto aumento della popolazione  anche un saldo migratorio positivo.

D’altro canto chi emigrava poteva andare solo in Libia, nel corno d’Africa o in Germania (Nazista) e fu così che mentre le fattrici (di figli maschi) venivano premiate dal “regime” venne ingaggiata dal regime la battaglia del grano( 1936); battaglia che si poteva vincere solo attraverso il massimo sfruttamento delle  terre del Sud.

Tale necessità spronò all’attuazione di politiche agricole molto demagogiche ma comunque ben accette sia ai latifondisti sia ai braccianti.

La popolazione di Casalnuovo conobbe in quel lasso di tempo un certo miglioramento di vita, se paragonato ai decenni precedenti; ed è questa la motivazione principale del buon ricordo di quell’epoca che tutti i
plurisettantenni testimoniano, ancora oggi, con nostalgia.

Il periodo bellico (1940/1943/1945) non pare abbia influenzato il trend di crescita della popolazione, questo non vuol dire che Casalnuovo Monterotaro non abbia avuto i suoi morti e le relative pene di guerra  ma, più semplicemente, che l’insieme delle attività produttive garantivano appieno il sostentamento della popolazione endogena e non solo di quella ( il contrabbando alimentare, per spuntare prezzi migliori di quelli
pagati dall’ammasso statale, era diffuso).

Il 1950 rappresenta il massimo storico anagrafico della popolazione del paese e contemporaneamente  il punto di flesso della funzione  (vedi tabella 1) e che passa dall’8%, media precedente, al 2,2%!

Accade semplicemente che l’economia agricola ed artigiana inizia a non pagare più.
Essa non sarà più sufficiente al sostentamento delle famiglie.

I soldi del piano Marshall (aiuto post-bellico all’Italia) saranno spesi tutti al Nord per svilupparne ulteriormente l’industria già di per sè forte a seguito dei discriminanti investimenti post-unitari (1861-1940).

Quest’industria del Nord  fagociterà in breve dapprima gli artigiani e poi i braccianti e quindi i coloni di Casalnuovo e così di tutto il meridione; contemporaneamente i possidenti, ancora residenti, integreranno le proprietà con quelle lasciate dagli emigranti e  gli appezzamenti medi raggiungeranno superfici
considerevoli.

La meccanizzazione dell’agricoltura comporterà un ulteriore incremento delle superfici fino al limite del latifondo, l’olivicoltura diventerà in breve controproducente per la scarsità di manodopera e dunque per l’elevato costo, gli orti attorno al paese scompariranno uno dopo l’altro, gli uliveti saranno sradicati, le viti divelte, le ultime querce che erano state salvate dalla  distruzione voluta dalle Ferrovie dello Stato per la produzione delle traversine dei binari, non sarebbero più servite a dare refrigerio agli agricoltori ed agli armenti e quindi saranno estirpate…..

D’estate, dopo la bruciatura delle stoppie, la terra è oggi nuda.

I pochi uliveti rimasti interrompono la monotonia del colore  ma non fanno che esaltare la sensazione di violenza che le bellissime contrade di Casalnuovo hanno dovuto subire negli ultimi anni.

Comunque la terra si vendica, scivola a valle, frana, rende i confini incerti anno dopo anno.

L’assenza della macchia  ha modificato il microclima, piove raramente, qualcuno inizia a preoccuparsi.

Ciò che si può leggere in tabella. per il cinquantennio successivo, 1950/2000, fa semplicemente inorridire, Casalnuovo Monterotaro perderà in cinquant’anni, per il solo fenomeno emigratorio ( verso   il Nord Italia e il Nord Europa), 9.550 individui!

Fino ad arrivare ad oggi ad un numero di 2.017 residenti , pari a quello degli abitanti del 1750 ma con una età media calcolata (al giorno d’oggi) di 70 anni ca.

Il miracoloso popolamento dei 140 anni di amministrazione Borbonica dovrebbe lasciare attoniti e ricolmi di meraviglia ed approvazione ma il premio è la calunnia e l’infamia  mentre la ferita inferta dallo spopolamento, operato dopo l’unità d’Italia, che non può che lasciare angoscia e disperazione, è premiata con positività o, nella migliore delle ipotesi, taciuta per vergogna dai nostri bravi governanti  che continuano a parlar(si) del mezzogiorno, ma stanno ben attenti a non ascoltarsi.

Non si dice nulla di nuovo affermando che l’agonia di questo paese è del tutto simile a quella di tantissimi altri delmezzogiorno d’Italia.

E’ solo una coincidenza, poiché il calcolo sarebbe molto più complicato, ma la differenza tra il massimo della popolazione del 1950 (6.493 individui) ridotta del numero corrispondente al saldo assoluto migratorio ( 4.383 individui ) dà appunto 2.000 residenti attuali ca.

Tenendo conto anche delle mancate nascite, che è l’equivalente per il commerciante della mancata vendita, quanti abitanti avrebbe potuto avere  oggi Casalnuovo Monterotaro  fino a saturare le capacità di sostentamento del proprio territorio?

Dunque le attività produttive di Casalnuovo, ben 192 negli anni trenta!, garantivano il reddito di 1.652 lavoratori ed il sostentamento per complessivi 5.500 abitanti.

Si noti anche che i soli addetti all’artigianato e commercio superavano i 270 ed assicuravano un notevole re-impiego del reddito agricolo (prodotto principale), all’interno dell’economia paesana.

Ecco che, ai giorni nostri, le attività produttive di Casalnuovo si sono ridotte a 125  garantendo così il reddito di 183 lavoratori ed il sostentamento di loro medesimi e dei  loro familiari, presumibilmente non più di altri 400
cittadini tra donne e bambini.

La parte restante della popolazione, la stragrande maggioranza, è anziana e in età di pensione.

Il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, rispetto agli anni trenta, impedirebbe peraltro un diverso assetto.

Se pensiamo infatti che le superfici coltivabili (2.680 ettari) possono produrre una quantità di grano di ca.55.000 q.li, corrispondente ad un guadagno di Lit. 2.250.000.000 (al netto delle spese di semenza e lavorazione che
possiamo pareggiare con l’integrazione), se ne deduce un reddito netto di Lit. 33.500.000 /anno ca. per ogni addetto all’agricoltura ( tot. 67 addetti).

Siamo al collasso.

DOVE SONO I CASALNOVESI , QUANTI SONO E COSA FANNO?

Chi stima in 20.000 chi in 30.000  tra nativi ed oriundi, comunque un discreto numero sparso nel mondo con particolare predilezione per il Nord Italia, Lombardia e Piemonte;  in quest’ultima  regione vi è un paese (Alpignano) detto la seconda Casalnuovo Monterotaro per il gran numero di immigrati ivi residenti e ormai naturalizzati.

Tutti lavorano, fanno i bravi, ubbidiscono senza pretendere, certo ci sarà anche qualche pecora nera  ma, in linea di massima, hanno buona nomea.

Tutti hanno studiato che Garibaldi era un eroe, Vittorio Emanuele II era il re galantuomo mentre lo “straniero” esercito Borbonico che soggiogava con torture tremende il popolo meridionale  veniva doverosamente sconfitto
dai garibaldo-piemontesi.

Poi, dopo l’annessione,  il Nord ha garantito loro lavoro e benessere e quindi tutti ,ammirati e riconoscenti, parlano con doverosa inflessione lombarda, piemontese od altra ancora; quasi tutta la nuova generazione si vergogna anche della propria provenienza rispondendo così, in modo perfetto, al progetto di
annientamento culturale perpetrato da schiere di  politici che hanno venduto, dal 1861 ad oggi, la loro anima al “dio Denaro”, incuranti di tutto e di tutti e che, paradossalmente, con le loro scelte opportuniste ed avventate, hanno distrutto il Sud ipotecando irreversibilmente le ricchezze del Nord,  minandone contemporaneamente l’equilibrio ecologico, cosa ben più preziosa del denaro.

Pochi Casalnovesi si domandano il perché della loro diaspora, così come tutto il resto dei meridionali,  e questo non è un bene perché è triste restare nell’ignoranza, ma loro non hanno colpa perché sono stati mantenuti all’oscuro di tutto, di più, colpevolizzati per la loro indigenza e per la loro intrusione
nelle regioni del Nord.

I sindaci di Casalnuovo Monterotaro, indipendentemente dal loro colore politico, credo che abbiano tutti sofferto per la violenza fatta ai propri concittadini emigranti e per quella fatta a chi restava in paese, sempre più solo e sempre più avvilito; credo anche che avrebbero voluto combattere il fenomeno migratorio ma non hanno avuto alcun mezzo per farlo, restando attoniti osservatori di un dramma scritto da chi non ha mai avuto a cuore il destino delle genti.

Ecco esposto un buon esempio degli effetti postumi dell’unità d’Italia; il bilancio consuntivo di Casalnuovo Monterotaro dopo 140 anni è sotto gli occhi di tutti e sorte non dissimile è toccata a migliaia di altri paesi del Sud.

Grazie
Signor presidente! Per i commossi richiami all’unità ma noi, di fronte a questo drammatico fallimento, non possiamo che vergognarci di essere italiani.  

Domenico Iannantuoni

fonte http://www.adsic.it/2001/10/20/casalnuovo-monterotaro-fg-bilancio-consuntivo-dopo-140-anni-dallunita-d-italia-102001/#more-10

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