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COSA HA DETTO ANTONIO DE VITI DE MARCO

Posted by on Mar 25, 2022

COSA HA DETTO ANTONIO DE VITI DE MARCO

da ‘Il Mezzogiorno colonia di sfruttamento degli industriali del Nord’ (Sanson, 1905)Nel 1887 con la legge Crispi-Depretis erano stati introdotti pesanti dazi sui prodotti industriali per evitare alle fabbriche italiane la concorrenza straniera sul territorio nazionale.

Gli imprenditori terrieri del Sud erano danneggiati da queste tariffe protezionistiche non solo perché i loro prodotti, a causa delle ritorsioni doganali degli altri Stati, non potevano più essere venduti all’estero, ma anche perché erano costretti ad acquistare i macchinari ai prezzi imposti dalle aziende del Nord, più alti di quelli che sarebbero stati praticati dalle aziende straniere. Numerosi economisti si battettero contro questa politica, che pregiudicava in maniera irrimediabile tutte le attività nel Sud, e tra questi vi fu anche il pugliese Antonio De Viti de Marco, il quale per denunciare quanto fossero pesanti le conseguenze dei dazi, dichiarava lapidario: “La questione meridionale in sostanza è la questione della tariffa.” Eletto nel 1901 deputato tra i radicali, nel 1904 fondò addirittura una lega antiprotezionistica, alla quale aderirono tra gli altri il sindacalista rivoluzionario Arturo Labriola e il noto studioso Maffeo Pantaleoni. De Viti de Marco, che nella sua attività politica fu costantemente impegnato a contrastare l’egemonia del Nord, così descrive la situazione nel saggio ‘Il Mezzogiorno colonia di sfruttamento degli industriali settentrionali’ (in ‘Per il Mezzogiorno e per la libertà commerciale’, Sanson, 1905): “Ora la tariffa del 1887 obbliga di fatto, indirettamente, il Mezzogiorno agricolo a comperare dal Nord gli articoli del suo consumo. È una forma attenuata dell’antico regime coloniale, per uscire dal quale basta pure, ma occorre, una forma attenuata di lotta per la propria indipendenza: la lotta politica. Noi abbiamo rinunziato volontariamente al nostro diritto, dando il nostro voto alla tariffa dell’87. Ma allora si diceva che la rinunzia sarebbe stata temporanea: appena il tempo necessario perché le industrie bambine fossero diventate grandi e vigorose. Sono passati 15 anni, durante i quali noi abbiamo venduto a vil prezzo le nostre derrate, concorrendo al buon mercato della vita del Nord, ed abbiamo comperato ad alto prezzo i manufatti protetti, concorrendo a rincarare la vita nel Mezzogiorno. Così abbiamo in 15 anni contribuito, noi, a reintegrare rapidamente il capitale investito nelle manifatture, mentre con quest’atto abbiamo posti noi stessi nella quasi impossibilità di più reintegrare il capitale investito nei nostri vigneti.”

Enrico Fagnano

secondo post tratto dal libro LA STORIA DELL’ITALIA UNITA Ciò che è accaduto realmente nel Sud dopo il 1860 (pubblicato e distribuito da Amazon)

NOTA. Nei prossimi giorni commenterò il brano di De Viti de Marco, raffrontando la situazione dell’epoca, quando il grande economista definisce il Sud come una sorta di colonia, con la situazione attuale. Il risultato sarà sorprendente.

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