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Dal Sannio all’America (per lasciare il segno) II Parte- di Antonello Santagata

Posted by on Dic 7, 2020

Dal Sannio all’America (per lasciare il segno) II Parte- di Antonello Santagata

Rocco Francis Marchegiano aveva già vent’anni quando cominciò a tirare di boxe ma il suo trainer lo stroncò subito: “Non ce la puoi fare, sei troppo piccolo per fare il peso massimo”. Quel giudizio avrebbe avvilito chiunque soprattutto chi era stato già scartato nella scuola dalla squadra di baseball, la sua vera passione, perché il suo “braccio destro” era troppo debole. Ma il giovane Rocco era caparbio e risoluto come nessuno e grazie a duri allenamenti ed enormi sacrifici riuscì a diventare il leggendario Rocky Marciano.

La madre di Rocco, Pasqualina Picciuto, parte da San Bartolomeo in Galdo nel 1916 per Brokton nel Massachussets, dove conosce Quirino Marchegiano, calzolaio originario di Ripa Teatina in provincia di Chieti (un sannita abruzzese). Dalla loro unione nascono Rocco Francis, nel 1923, ed altri cinque figli.

Delle gesta sportive di Marciano gli appassionati di boxe sanno tutto, comunque è difficile sintetizzare in pochi righi la sua splendida carriera. Disputò da professionista nei pesi massimi, con il nome ormai americanizzato di Rocky Marciano adottato perché suonava più comprensibile alle orecchie degli statunitensi, 49 incontri vincendoli tutti di cui 43 per k.o. Fu campione del mondo dei pesi massimi dal 1952 al 1956, ritirandosi imbattuto.

In uno di questi incontri mise al tappeto anche il grande Joe Lewis, che era il suo mito da bambino, con il quale si stabilì successivamente una solida amicizia, dimostrata concretamente da Marciano che aiutò il pugile afroamericano quando a fine carriera cadde in rovina.

Le sue principali caratteristiche erano il micidiale “destro”, per il quale fu nominato “Il bombardiere di Brokton” e la capacità di non darsi mai per vinto (“io posso battere chiunque”) diventando praticamente “indistruttibile”, il termine più usato dai giornalisti per descriverlo.

E’ stato definito, da più di una rivista specializzata, come il più grande pugile di sempre, più grande di Mike Tyson, Cassius Clay e Jake La Motta.

Marciano ha, evidentemente, ispirato Sylvester Stallone per creare il personaggio di Rocky Balboa, il pugile protagonista dei sei film della fortunata serie cinematografica Rocky.

Morì, nel 1969, a seguito di un incidente con il suo aereo privato alla vigilia del suo quarantaseiesimo compleanno.

Non potevano certo immaginare i coniugi Nicola Iacocca e Antonietta Perrotta quando partirono da San Marco dei Cavoti per la Pennsylvania che il loro figlio Lido Anthony, che nacque in quello Stato ad Allentown nel 1924 dove avevano aperto un ristorante, sarebbe diventato un giorno così importante.

Il giovane Lee Iacocca si laureò presto in ingegneria industriale e ben presto, a 22 anni, fu preso a lavorare nella fabbrica di automobili fondata dal mitico Henry Ford.

Aveva, però, molto più talento per le vendite che per l’ingegneria. Infatti, in quel settore promosse una famosa campagna di vendite di automobili che gli portò notorietà nazionale e lo facilitò nella carriera fino a diventare, a soli 40 anni, presidente del settore comunicazione dell’azienda, la Ford Division. Durante la collaborazione con la Ford fu anche designer del celeberrimo modello Mustang.

Dal gigante di Detroit uscì dopo diversi anni per contrasti interni con i vertici relativi a nuovi modelli da commercializzare.

Non rimase a spasso a lungo. Grazie alla fama della sua abilità manageriale fu subito chiamato al capezzale della Chrysler che era sull’orlo del fallimento. Ristrutturò l’azienda, grazie anche a vendite e licenziamenti, portò con sé alcuni fidati collaboratori dalla Ford e cominciò a produrre quei veicoli che erano stati la causa del suo allontanamento dal precedente lavoro i quali ebbero notevole successo tanto da risollevare le sorti della Chrysler.

Inoltre, acquisì il marchio Jeep e, soprattutto, riuscì a convincere, compiendo un capolavoro politico-economico, il Congresso degli Stati Uniti a concedere una sorta di garanzia all’Azienda affinché questa potesse raccogliere ingenti sovvenzioni sul mercato finanziario.

Infine, svecchiò l’immagine della Società sfidando gli acquirenti con uno slogan divenuto celebre: “Se trovate un’auto migliore, compratela”.

A proposito di frasi celebri, quelle di Iacocca sono state raccolte e tra esse troviamo:” La motivazione è tutto. Devi ispirare chi è sotto di te e fare in modo che egli ispiri gli altri” oppure “Trasmettere la civiltà da una generazione a quella successiva dovrebbe essere l’onore più alto che chiunque possa mai avere” e ancora, la più celebre: “Mio padre diceva sempre che se quando muori ti ritrovi con cinque veri amici, allora hai trascorso una grande vita”.

Fino al suo trapasso, avvenuto nel giugno 2019, Lee Iacocca ha conservato i suoi rapporti con l’Italia. E’ stato varie volte nel paese natale dei suoi genitori e nella sua tenuta in Toscana.

A San Marco dei Cavoti è sorta infatti, grazie alla sua disponibilità, la “Fondazione Lee Iacocca”, a gestione italiana, collegata allo Iacocca Institute dell’Università della Pennsylvania, che è un polo didattico per la formazione manageriale rivolta ai mercati globali, che ogni anno seleziona tre candidati a cui assegna una borsa di studio di settemila dollari ciascuna.

Pare che oltre le borse di studio la Fondazione sammarchese non abbia messo in cantiere altre iniziative di rilievo. Sembra fatta a posta, a tal proposito, un’altra frase celebre del manager italoamericano: “Applica te stesso, prendi tutta l’istruzione che puoi e poi…fai qualcosa. Non limitarti a startene lì, fa’ che accada qualcosa”.

L’attuale sindaco di New York Bill De Blasio (Manahttan 1961) ha adottato il cognome della madre Maria, figlia di Giovanni De Blasio che, negli anni ’20 del secolo scorso, da Sant’Agata dei Goti prese il bastimento per l’America. Giovanni sposò un’italiana come lui, Anna Briganti di origine lucana, e dal matrimonio nacquero tre femmine tra cui Maria madre di Bill.

Di idee liberal fin da giovane, aderisce alla sinistra del Partito democratico. E’ stato consigliere del Presidente Clinton facendo parte del suo staff nella vincente campagna elettorale del 2000.

Si candida a sindaco della Grande Mela per la prima volta nel 2013 con un programma decisamente di sinistra consistente nel far pagare più tasse ai ricchi per finanziare gli asili nido della città: viene premiato dagli elettori che lo eleggono con oltre il 70% dei voti.

Si ricandida nel 2017 e viene rieletto con i due terzi dei suffragi. Tutt’ora in carica, Bill De Blasio continua la grande tradizione dei sindaci italoamericani di New York dopo Fiorello La Guardia e Rudolph Giuliani. Si è candidato per la nomination del partito Democratico alle elezioni presidenziali di quest’anno.

Ha mantenuto sempre stretti legami con la sua terra d’origine, spesso è venuto nella “sua” Sant’Agata dei Goti, della quale è cittadino onorario dal 2014, a trascorrere le vacanze e a trovare i parenti.

Il legame con l’Italia è dimostrato, oltre che dalla sua discreta conoscenza della lingua italiana, anche dai nomi dei suoi figli: Chiara e Dante, avuti dall’attivista afroamericana per i diritti dei gay Chirlane McKray, e, soprattutto, dalla sua fede calcistica: tifa Napoli.

I nonni di Al Di Meola (Jersey City 1954), partirono da Cerreto Sannita all’inizio dell’altro secolo alla volta del New Jersey dove, nel 1954, nacque Al. Oggi molte classifiche, di riviste specializzate e di appassionati, lo includono fra i primi dieci chitarristi di tutti i tempi.

Al Di Meola è un rinomato e talentuoso chitarrista jazz che ha venduto milioni di dischi nel mondo. In verità il suo genere è il jazz fusion, la fusione del jazz con il rock, che, a detta degli esperti, è uno dei più belli da ascoltare ma più difficili da suonare. I suoi brani, infatti, sono diventati punto di riferimento e ispirazione per molti altri chitarristi di questa categoria musicale. Ma Di Meola ha sperimentato vari tipi di generi musicali collaborando con Paco De Lucia, considerato il più grande chitarrista di flamenco, con Carlos Santana e Pino Daniele.

Il suo ultimo lavoro si chiama “Opus” che contiene all’interno un brano intitolato proprio “Cerreto Sannita” dedicato al paese d’origine che nel 2018 gli ha conferito la cittadinanza onoraria ricambiata con un delizioso concerto.

Antonello Santagata

L’articolo è tratto dalla “Guida alla Valle Telesina e al Sannio – ad uso dei suoi abitanti o dell’ospite interessato” Ed. Fioridizucca 2019

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