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EROI ED EROINE TRA MITO E FALSITA’: “LA SPIGOLATRICE DI SAPRI”

Posted by on Ott 10, 2021

EROI ED EROINE TRA MITO E FALSITA’: “LA SPIGOLATRICE DI SAPRI”

     Da alcuni giorni stanno imperversando sui media e sui social opinioni pro e contro la scultura raffigurante la “Spigolatrice”, installata recentemente a Sapri.

     Sapri!

     Basta pronunciare questo nome, ed immediatamente davanti agli occhi di tutti quelli che insieme al latte hanno succhiato i versi della poesia del Mercantini la memoria li trasporta in un luogo da dove un gruppo di ardimentosi “eroi” voleva dare inizio al riscatto di un popolo che, secondo le convinzioni del manipolo, era succube di una dinastia tirannica e retrograda.

     Poche, infatti, penso che siano  le persone nate negli anni Quaranta del secolo scorso, che, dalle elementari fino alle medie, siano riuscite a sottrarsi all’ascolto, alla memorizzazione ed alla declamazione di una delle più popolari poesie del periodo risorgimentale: “La spigolatrice di Sapri”, che, insieme a buona parte degli episodi contenuti nel libro “Cuore”, e all’intenzione di mettere subito in pratica  la strategia del  “pensiero unico”, avevano come fine immediato quello di commuovere, suscitando passioni patriottiche con l’esaltazione dell’eroismo.

     L’eroismo in sé è qualcosa che fa subito presa nell’animo umano per gli alti valori che ne costituiscono il nucleo, sicché chi riesce ad imporre la sua visione – a maggior ragione se difforme dalla verità –  si assicura fama e onori. Fama e onori, riconosciuti alla bravura di un artista, però – sia esso un poeta o uno scrittore – dovrebbero essere la naturale conseguenza di opere ineccepibili per obiettività e verità. Quando, invece, per azioni eroiche vengono spacciate aggressioni, invasioni o veri e propri atti di pirateria concepiti e messi in atto per importare rivoluzione, disordini e sovvertimento in ordini costituiti, che solo per convinzione degli invasori sono da cambiare, non si può parlare né di eroismo né di eroi.

     Veniamo ai versi

      La poesia si apre con un distico che la dice già lunga sulle intenzioni dell’ autore: <<Eran trecento, eran giovani e forti / e sono morti>>.

     Quest’apertura ad effetto ha l’immediato scopo di alterare nel lettore la percezione degli avvenimenti instillandogli nell’animo  un sentimento di pena nei confronti di persone che volevano compiere solo un’opera meritoria.

     Inutile dire che, oltre la retorica, la poesia è tutta infarcita di falsi storici. Essa, infatti, anche se la prima edizione risale al 1858, fu composta alcuni mesi dopo la spedizione di Pisacane, cioè quando ne era ben noto l’esito. Eppure l’autore – di sentimenti liberali e simpatizzante per il Piemonte, dove si stabilì verso il 1854 – ottenebrata la sua obiettività a motivo dell’unilaterale senso del patriottismo – pur sapendo come erano andate veramente le cose, confezionò un altro dei tanti falsi storici, propinato ad alunni e studenti come professione di fede. Così i galeotti liberati a Ponza divennero trecento semidei tipo bronzi di Riace; delle violenze messe subito in atto appena toccata terra straniera che essi, invece, definirono “loro”, nessuna traccia. Costoro erano così ben educati e rispettosi della roba altrui che non toccarono neppure un pane! Bugiardo, quindi, il De Sivo, che, nella sua “Storia delle Due Sicilie” parla di rapine di vettovaglie, armi e denari, nonché dell’uccisione della donna (Rosa Perretti, la vera spigolatrice) che, grazie ai versi del Mercantini, ritorna in vita e diviene voce narrante dell’episodio, invaghendosi a tal punto del biondo capitano e del gruppo che le aveva messo una pallottola in fronte da dimenticare perfino di spigolare.

     Un espediente ancora più in linea con il pensiero dominante a cui il poeta ricorre per perfezionare il suo condizionamento è l’ossessiva ripetizione del distico “Eran trecento, eran giovani e forti / e sono morti”con il quale  vuole far ricadere la colpa del fallimento dell’impresa e la morte dei trecento sulle persone che, subendo un attacco, si difesero,vanificando quindi il tentativo degli “eroi” di riscattarli dalle loro miserie,e  assolvendo, invece, i colpevoli … come da copione sulla storia del Risorgimento scritta dai formatori di opinione inseriti nel sistema, secondo la quale persone poco meritevoli vengono trasformate in esempi di virtù e correttezza da ammirare e persone veramente degne di onore e rispetto, diffamate ed infangate. (Saint Jorioz docet).

Castrese Lucio Schiano 07.10.2021

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