Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

EUGENIO MARIA BERARGER RECUPERO DI NOBILTA’ RUBATE

Posted by on Mar 8, 2016

EUGENIO MARIA BERARGER RECUPERO DI NOBILTA’ RUBATE

dare una definizione della cultura non è cosa semplice e ce ne sono molte, quella che più sento mia è quella che “si può dire cultura quando si va un passo al di la dell’intelligenza” e a differenza di tanti professori, intellettuali, docenti universitari, scrittori e politici che hanno messo in gioco la propria reputazione per appoggiare il clamoroso FALSO STORICO CIOCIARIA  Enrico Maria Berarger, dall’alto della sua cultura, capì che il territorio che va dal fiume Liri fino a San Vittore del Lazio ha un origine così importante, così nobile e così prepotentemente ingombrante che non poteva declassarsi chiamandosi Ciociaria ma doveva recuperare il suo antico nome, TERRA DI LAVORO. Successivamente insieme a Ferdinando Corradini e soprattutto Costantino Jadecola, che dovrebbe essere il primo ad averlo coniato, Beranger comincio ad usare la parola ALTA TERRA DI LAVORO, termine a cui si ispira la nostra associazione, dando così una possibilità a le intelligenze della provincia di Frosinone di recuperare un pochino di credibilità usando il termine ALTA TERRA DI LAVORO, differenziandosi così dalla provincia di Caserta,  un nome veramente importante per la storia dell’umanità. Purtroppo nonostante in tanti si riempiono la bocca con il nome Beranger in pochi hanno recepito il messaggio che quest’uomo ha voluto lasciare e continuano a cavalcare la tigre del falso storico Ciociaria. Di seguito un articolo che FERNANDO RICCARDI ha dedicato all’uomo, al dotto e all’amico Beranger e un servizio che Paese News ha realizzato sabato 5 marzo in quel di San Pietro Infine dove s’è tenuto un convegno che lo ha ricordato.

A pochi mesi dalla scomparsa di don Faustino Avagliano, il dottissimo archivista di Montecassino, eccoci qui a piangere la perdita di un altro pezzo da novanta della storia e della cultura del Lazio meridionale o, meglio, dell’Alta Terra di Lavoro, come lui stesso amava definire questo verde lembo di territorio ricompreso tra Roma e Napoli, un tempo prospero e ricco, oggi, ahimè, desolato e sempre più marginale: stiamo parlando di Eugenio Maria Beranger, storico, archivista, scrittore, saggista, giornalista, archeologo, ricercatore, raffinato conferenziere e molto ma molto di più. Aveva, ad onta della folta ed imponente barba e del suo impegno instancabile nel promuovere e fare cultura, quella vera e non di facciata come si usa spesso oggi giorno, appena sessantadue anni. Troppo presto per chiudere gli occhi e salire fin sulla casa del Padre a godere del riposo eterno. Ma la sorte cinica e bara che ha preso le sembianze di una malattia breve ma inesorabile lo ha portato via in una fredda giornata di inizio gennaio. Proprio come Don Faustino con il quale aveva una amabile e fruttuosa frequentazione. Quando ieri mattina l’amico Massimiliano Paolozzi mi ha comunicato la ferale notizia ho immediatamente percepito una strana e quasi irreale sensazione di vuoto. Ho fatto fatica a mettere a fuoco la situazione, non volevo credere a ciò che avevo appena sentito. E così la mente si è messa velocemente in moto cercando di ricordare i tantissimi convegni e le innumerevoli conferenze seduti fianco a fianco nel tavolo dei relatori. Eugenio era uno studioso rigorosissimo, attento a tutti i particolari, anche i più insignificanti, un formidabile topo di archivio e di biblioteca, un vero enciclopedico capace di spaziare tra le varie branche dello scibile umano senza difficoltà alcuna e sempre con cognizione di causa. E poi non c’era una pubblicazione riguardante la storia della nostra terra che lui non conosceva: era capace, anche su due piedi, di fornire tutte le informazioni bibliografiche ed erano sempre precisissime al millesimo. I suoi innumerevoli saggi, i suoi articoli, i suoi scritti hanno costituito un sicuro ed ineludibile punto di riferimento per quelli che si sono cimentati, e lo faranno in futuro, nello studio della storia, antica e moderna della nostra terra. L’amico e collega Antimo Della Vale ha contato più di 250 suoi scritti e di certo il numero sarà errato per difetto. Ma Eugenio Maria Beranger era, anche e soprattutto, una persona straordinaria dal punto di vista umano. Affabile, gentile, compito, di una educazione tipica di altri tempi malgrado la vastissima cultura, era sempre pronto ad accorrere in aiuto di chi lo cercava, da un capo all’altro della Penisola, per suggerimenti, consigli, indicazioni. E lui, ad onta dell’aspetto di serioso professore, non si negava mai. Anzi aveva la buona abitudine di seguire passo passo i lavori dei suoi assistiti, come un maestro fa (o, forse, faceva) con i suoi studenti più piccoli. Ed Eugenio era un vero maestro, di quelli dei quali si è perso lo stampo. E non solo di cultura. Mai come per lui, infatti, si può parlare, senza tema di essere smentiti, di “magistervitae” Saranno tanti gli amici che domenica prossima si recheranno alle 15.00 nell’abbazia di Casamari, dove è stata allestita la camera ardente, per tributare l’ultimo saluto al caro Eugenio. Così come molti saranno quelli che seguiranno il mesto corteo funebre in direzione del piccolo cimitero di Roccadarce dove sarà tumulato per sua espressa volontà. Doverose incombenze per chi ha conosciuto da vicino un così grande studioso e un così straordinario uomo. Per quel che mi riguarda non posso che ringraziarti, caro Eugenio, per quanto mi hai dato e per tutto quello che mi hai insegnato. Non si può negare, però, che la tua è stata una vera mossa a sorpresa: te ne sei andato in silenzio, in punta di piedi. quasi per non disturbare. Con quella riservatezza tipica di un uomo di altri tempi. Proprio come don Faustino. E, francamente, due perdite così pesanti in così breve lasso di tempo, sono difficili da sopportare. E’ vero c’è sempre il ricordo a mantenere viva la fiammella, e quello, si sa, rimane in eterno. Però, comunque la si voglia mettere, è innegabile che da ieri mattina ad ognuno di noi mancherà qualcosa. Anzi molto più di qualcosa.

Fernando Riccardi

 

Servizio PaeseNews

 

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