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FRIEDERICH MÜNTER NEI REGNI DI NAPOLI E DI SICILIA

Posted by on Ago 3, 2020

FRIEDERICH MÜNTER NEI REGNI DI NAPOLI E DI SICILIA

Nel mio precedente articolo “Una piramide nel cimitero – le memorie dell’ing. Filippo Giordano” ho parlato della “spedizione” del teologo luterano Friederich Münter nei Regni di Napoli e di Sicilia negli anni 1785-1786. Ho accennato anche alla sua appartenenza alla setta degli “Illuminati di Baviera”, dove militava con il nome di “Syrianus”.

Quella setta è notoriamente circondata da una leggenda davvero oscura essendo, fra l’altro, sospettata di avere contribuito in modo determinante allo scoppio della rivoluzione francese, e averne anche ispirato tutti gli eccessi sanguinari successivi. Per chi volesse saperne di più consiglio “Memorie per la storia del giacobinismo”di Augustin Barruel, di sicuro l’opera più completa e documentata in materia. Mi limiterò a riassumere in breve alcune caratteristiche di quella setta.

Il fondatore Johann Adam Weishaupt “Spartacus” si proponeva di distruggere progressivamente ogni organizzazione religiosa, politica e scientifica, al fine di riportare l’uomo a una condizione primitiva di “liberté ed égalité” cancellata dalla civiltà. Non parlava mai di “fraternité”, del resto difficile da immaginare anche fra gli umani primigeni. Questo, almeno, era il messaggio divulgato: da prendere con le molle, perché una delle sue massime era quella di “parlare ora in un modo ora in un altro per lasciare impenetrabile il vero pensiero”. Aveva, di fatto, creato un’organizzazione piramidale, con una netta separazione fra i vari livelli, per cui alcune informazioni erano riservate soltanto “quibus licet” (a chi di diritto). Gli appartenenti ai livelli inferiori avevano informazioni limitate, ed anche false, che potevano essere smentite nel caso di un eventuale passaggio ai livelli superiori. Esisteva un certo contatto puramente utilitario con la massoneria tradizionale, chiamata a contribuire economicamente e a fornire un paravento alle vere attività della setta. Weishaupt considerava necessario occultarsi sotto il nome di altre società; e le logge massoniche “inferiori” erano considerate l’ideale, perché il mondo era abituato a non aspettarsi niente di speciale da esse. Altre coperture interessanti potevano essere costituite dalle associazioni letterarie e dalle società mercantili. Queste ultime erano utili anche al finanziamento della setta, che si manteneva in parte con le quote dei massoni e le donazioni, ma contava soprattutto su “handel und gewerbe”, ovverosia commercio e traffici. Esisteva un forte sospetto nei confronti dei candidati molto ricchi, perché “orgogliosi, ignoranti e nemici della fatica e dell’obbedienza” e, forse, interessati a entrare nei “misteri” solo per divertirsi e sbeffeggiarli.

La setta doveva cercare d’impadronirsi delle scuole militari, delle accademie, delle stamperie, dei librai, dei capitoli delle cattedrali, di qualunque istituzione che potesse avere influenza sull’educazione e sul governo. Era utile qualsiasi mezzo, lecito e illecito, purché conducesse allo scopo. Queste “attività pratiche” erano demandate ai “reggenti”, quadri intermedi che dovevano lavorarvi a tempo pieno ed essere “messi in uno stato da non sentire i bisogni domestici”, poiché mantenuti in tutto e per tutto a spese della “cassa”. Un’idea simile fu poi ripresa da Lenin che creò una classe di “rivoluzionari di professione” stipendiati dal partito che, liberati dalla preoccupazione della “pagnotta”, potevano dedicarsi per intero alla loro missione.

Tornando ai “reggenti”: essi dovevano apparire come uomini schietti, benevoli, integri, disinteressati, pieni d’ardore per tutte le iniziative in favore del bene comune. Nel loro agire dovevano dimostrare autorevolezza nei confronti di tutte le società segrete, compresa la massoneria.

Per dirla con le parole di Weishaupt: “Sarà sempre bene far sospettare ai nostri inferiori, senza spiegare come, che tutte le altre società e quella dei frammassoni siano segretamente dirette da noi (il che è realmente vero in alcuni luoghi) e che i grandi monarchi sono governati dal nostro ordine. Quando accade qualcosa di notevole occorre insinuare il sospetto che ciò si debba a noi. Se si trova un uomo di grande reputazione far credere che sia dei nostri.”

Non sappiamo quale grado ricoprisse Friederich Münter nell’organizzazione degli “Illuminati”. Nei Regni di Napoli e di Sicilia nel 1785-86 svolse le funzioni di “reggente”. Tastò il terreno e prese contatto con tutte le logge massoniche locali. Gli “Illuminati” sapevano bene che stava per accadere qualcosa di grosso, forse perché stavano lavorando per prepararlo, e la situazione esistente nei due importanti Regni non poteva essere trascurata. Dai suoi diari e corrispondenze viene fuori un’immagine sconcertante della massoneria meridionale, fra affaristi e imbroglioni di piccolo calibro, gelosie e comportamenti infantili, logge dedite ai bagordi o alla sodomia, riti d’iniziazione bizzarri e via continuando. Incontrò pochi massoni buoni, dal suo punto di vista, ma quei pochi gli sembrarono davvero buoni. Riuscì  ad “arruolare” Francesco Mario Pagano, Donato Tommasi, Gaetano Filangeri, Domenico Cirillo, Pasquale Baffi, Nicola Pacifico, Giuseppe Albanese, Vincenzo Russo, Eleonora Pimentel Fonseca, che sarebbero diventati elementi di spicco dell’effimera Repubblica Napoletana del 1799. Non risultano in quel periodo contatti con Carlo Lauberg, che avrebbe fatto parte della setta degli “Illuminati”, e di quella Repubblica sarebbe diventato il primo presidente. Anche Ignazio Ciaia, secondo presidente, insieme a Giorgio Pigliacelli e altri, risulta entrato a far parte degli “Illuminati”, forse a seguito di Lauberg.

Occorre, però, precisare che molti dei neo “Illuminati” avevano in precedenza fatto parte di logge affiliate alla Grand Lodge of London, dalla quale erano scaturite le famose “Costituzioni di Anderson”. Conciliare Weishaupt con Anderson non può essere possibile. I neo “Illuminati” furono quindi considerati rinnegati, traditori e latori di una pericolosa eresia. Un maldestro e non riuscito tentativo di Mario Pagano, Giuseppe Albanese, Ignazio Stile e Donato Tommasi di fondare una loggia “illuminata” detta “La Philantropia” finì per peggiorare la situazione. Tutto si sarebbe rivelato fatale qualche anno dopo, quando l’ammiraglio Horatio Nelson, massone e membro della Grand Lodge of London, decise di essere particolarmente feroce e vendicativo nei confronti degli sconfitti esponenti della Repubblica Napoletana.

Raimondo Rotondi

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