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IL 13 DI GIUGNO DEL 1799… Una data importante ecco perchè

Posted by on Giu 13, 2019

IL 13 DI GIUGNO DEL 1799… Una data importante ecco perchè

SINTESI E FONTI.

1) – I (VERI) PATRIOTI E I TRADITORI…

Di fronte all’eroica resistenza popolare molti giacobini
“furono allora e poi presi da una sorta di rossore, come se quelle incolte plebi avessero loro inflitto una lezione di sano patriottismo, di sano orgoglio nazionale”
(Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli, p. 214).

“Il 1799 fu uno di quegli anni che vi rivela tutta intera la storia di un Popolo… un Popolo che era disposto a morire combattendo non per superstizione, come più volte si è detto, ma per un sentimento nazionale, per un’idea di Patria che vi pulsava al di sotto… Dov’erano i patrioti giacobini?
Intrattenevano un generale straniero; gli dicevano: venite, Napoli è nelle nostre mani; si impegnavano a liberare le fortezze e ad aprirgli una strada nel cuore dello stato”
(Giuseppe Mazzini, “La rivoluzione napoletana del 1799”, manoscritto, Museo Centrale del Risorgimento, Roma).

2) I MASSACRI DIMENTICATI

“Libertà, fratellanza ed eguaglianza” furono spesso imposte solamente con le armi, con provvedimenti artificiosi e impopolari, con condanne a morte (non meno di 1563, come risulta dai pochi documenti catalogati), con saccheggi, devastazioni e massacri che costarono ai meridionali oltre 60.000 morti.

Il generale francese Thiebault descrive nelle sue memorie il suo ingresso a Napoli e la sua vittoria a Porta Capuana contro il popolo napoletano: basterebbe leggere con attenzione e serenità le parole che seguono per capire, al di la di celebrazioni e di esercitazioni retoriche, che cosa fu veramente il 1799 per Napoli.

“I terreni avvicinandosi a Napoli erano tutti distrutti, gli alberi fruttiferi spogliati delle loro foglie… Napoli non era altro che un immenso campo di carneficine, incendi, spavento e morte. I granatieri francesi massacrarono al suono della carica tutto ciò che era di fronte a loro… non un napoletano restò vivo sul terreno che abbiamo percorso.

Mai ho visto tanti morti contemporaneamente. Non avrei mai immaginato che in così poco tempo potesse essere sterminata così tanta gente: non oso valutare il numero. Migliaia di soldati napoletani? e lazzaroni coprivano il suolo al punto da eccitare la mia pietà anche se non avevo risparmiato niente per la loro distruzione… Fuoco dappertutto… si disse ai soldati di accendere sotto le case… tutto ciò che uscì dalle case fu ucciso, tutto ciò che vi restò fu bruciato… i miei soldati dormivano in mezzo ai cadaveri… Mi trovavo come primo francese militarmente stabilito a Napoli…”
(traduzione dal francese dalle Memorie di B. Thiebault).

3) LA FESTA DEL POPOLO NAPOLETANO.

Il 13 giugno fu portata a termine un’impresa che una storiografia diversa avrebbe considerato una vera e propria epopea popolare sotto la guida del Cardinale Fabrizio Ruffo e decine di migliaia di volontari della Santa Fede soprattutto calabresi. “Napoli, giovedì 13 giugno 1799.

Quella notte nessuno pensò a dormire. Ad ore due di notte alcuni calabresi a cavallo, dalle spiagge e da porta Capuana, entrarono di corsa in città gridando “Chi? viva? Da ogni parte il popolo cominciava a gridare: Viva o rre. Ognuno toglie il lume dalle stanze aprendo pian piano la finestra… e tutte le finestre si illuminarono una dopo l’altra… Viva il Re: questa voce più del vento s’ode echeggiare per ogni dove nella città: chi esce dalla sua casa piangendo, chi bacia la terra, chi si abbraccia col vicino, chi alza le mani al cielo benedicendo Iddio… finita l’oppressione, la menzogna, l’inganno… tutta la notte si passa in veglia, notte degna oltremodo di memorabile gioia”.

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