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IL 1799 Ideali ed eventi nel Salernitano (XIII) chiusura con appendice di Franco Manzione

Posted by on Lug 17, 2022

IL 1799 Ideali ed eventi nel Salernitano (XIII) chiusura con appendice di Franco Manzione

Eboli, 27 Marzo 1799.

[…] Costituiti avanti di Noi Onofrio la Torraca, Vito Agosto, Pietro Capo, Emidio Cataldo, e Vitantonio di Amato, naturali di questa Città di Evoli, abitanti li sudetti la Torraca, Agosto, e Capo, nel luogo detto lo Pendino in prospettiva della Casa Palaziata del fu don Vincenzo Ferrara, e confidenti essi nemmeno, che li sudetti Cataldo, ed Amato di detta Casa, per tale occasione, e cause li medesimi non per forza, o inganno, ma spontaneamente avanti di Noi, mediante il loro giuramento tactis, attestano, e fanno fede sapere benissimo, e costarli di certa scienza, come la famiglia del sudetto fu don Vincenzo Ferrara naturale di Evoli viene rappresentata, e […] dalla di lui Moglie, vedova signora donna Margherita Mirto, e di lui sorella donna Maddalena Ferrara vedova del fu dottor don Pasquale Gatta della Città di Sala, e dalli di lui figli procreati con detta signora di Mirto per nome don Bernardino, e donna Maria Susanna Ferrara, ambedue di età pupillare.

Nel giorno del tredici del corrente, seu la notte di detto giorno per insor­genza di alcuni di malindole preventivamente seguita questa popolazione fu saccheggiata dalla truppa Francese, e conse­guentemente la casa di detti signori Ferrara, rappresentata e composta dalli di sopra narrati, come essi costituti la Torraca, Capo, ed Agosto attestano di aver veduto colli propri occhi il saccheggio in detta Casa di Ferrara, e che durò per più ore, per quale saccheggio giudicano, ed attestano essi costituti di aver avuta la perdita di circa ducati duemila tra argenti, oro, gioie, biancherie, abiti, commestibili, ed altri generi di robe, e preziosi mobili, di cui, giacché casa antica, e benestante ne stava ben corredata, come dicono ed attestano, perché naturali di Evoli, convicini, e confidenti di tale casa come cosa nota a tutti. Che è quanto essi costituti dicono sapere, ed in grazia del vero hanno attestato, ed attestano, quibus omnibus unde.

Presenti: Regio giudice a contratti magnifico Gaetano la Corte.

Testimoni: don Gaetano d’Orsi canonico, don Marco Procaccio e don Deodato Traiano di Ebolo.

(ASS, Prot. not., La Francesca Pasquale di Eboli, voi. 171/28, cc. 26v-27v).

Eboli, 2 luglio 1799.

[…] Costituiti nella presenza nostra il Molto Reverendo Parroco don Antonio La Francesca, Reverendo Domenico Vacca, Reverendo don Benedetto Elefante, Reverendo don Donato Perito, Gerardo Visconte, Andrea Raso, don Fran­cesco Laudati, Pasquale Lo Riedo, Francesco Scocozza, magnifico Antonio Aucelluzzo, Gaetano Bambino, Angelo Fulgione, Antonio Carrano, don Cassandre Donatone, Vito Grippo, Vincenzo Astone, Domenico Visconte, Paolo Vacca, Berniero Capizzi, Maurizio Rizzo, Gaetano Ro­ mano, e Biagio Perito di questa Città d’Evoli li quali non vi dolo sed sponte con giuramento attestano, come lor costa benissimo et causa scientiae, come don Giacomo Marano della prefata Città fu tra i primi lnsurgenti, e come tale fu all’attacco che si fece con altri cittadini nel Ponte di Battipaglia contro la Truppa Francese sin dai tredici Marzo del sudetto anno, ed indi poi ha sempre continuato d’andare in qualità di Capitano colla Truppa degl’Insurgenti comandati da don Vincenzo Costa della predetta Città colla quale altre volte attaccò li Nemici Francesi sotto la Città di Cava nel luogo denominato le Moline, ed ha sempre dimostrato coraggio, e zelo per la Gloria di Dio, e del nostro Sovrano Ferdinando IV, Dio guardi, e per esser ciò vero hanno ri­chiesto Noi, che delle cose sudette ne avessimo formato publico atto. Quibus omnibus unde factum est et iuraverunt in forma.

Presenti: Regio giudice a contratti magnifico Domenico Cono Elefante di Eboli.

Testimoni: Reverendo don Giovanni Paladino, don Giuseppe di Benedictis e Donato Bambino tutti di Eboli.

(ASS, Prot. not., Elefante Giuseppe di Eboli, voi. 112/10, cc. 12v_13v).

Eboli, 31 luglio 1799

[… ] Costituiti in presenza nostra li magnifici Pasquale Perito, e Vito d’Amato, e Benedetto Romano di questa città d’Evoli, i quali spontaneamente con giuramento in detta nostra presenza non per forza, o dolo sed, actis scripturis hanno attestato, ed attestano qualmente sanno, e si ricordano benissimo come il Sacerdote secolare don Nicola di Mirto d’Evoli sudetto, da quel momento che fu piantato l’infame ed abominevole arbore, ha dimostrato sempre animo attaccato alla corona, con parole e con fatti, non

.  

tralasciando di far partito per recidere l’infame arbore dell’infame dico dell’inumana Republica; promettendo an­ cora prendere denajo, e di vantaggio vendersi tutta la sua robba per il mantenimento delle Reali Truppe, fintanto che li toccò in sorte di vederlo reciso, e ridotto in pezzi nel dì dieci Marzo del corrente Anno. Vidimi il sudetto Sacerdote unito con quei Capi che regalizarono Eboli nostra Padria alla testa della Real Truppa, non curando la vita con armi alla mano girò per le Piazze, esortando le genti per la difesa del Re Nostro Signore e della Padria, e dopo alla testa d’essi andò ad attaccare le Truppe nemiche al Ponte di Battipaglia nel d’ tredici detto mese di Marzo, quanto d’im­provviso fummo assaldati dalle Truppe nemiche de’ molti francesi, in dove restammo sbaragliati dal numero mag­giore. Questi poi s’intromisero nella nostra Città, li sac­cheggiarono la casa come gl’altri, ed indi lo processarono, che fu costretto d’andar fuggiasco fintanto che raddoppiate le Truppe amiche li diedero campo di ripatriarsi. Onde ciò lo sappiamo per esser noi stati presenti al tutto, che in fede del vero n’habbiamo sottoscritta la presente di nostre

proprie mani.

De quam quidem attestatione ut supra facta, prefati atte­ stantes, statim requiserunt nos, quod publicum conficere deberemus actum. Nos autem unde factum est.

Presenti: Regio giudice a contratti magnifico Domenico Cono Elefante di Eboli.

Testimoni: Domenico Maffia, Vincenzo Coiro e don Gi­ rolamo Matta tutti di Eboli.

(ASS, Prot. not., Compagnone Antonio di Eboli, b. 2712, cc. 2r-3r).

Eboli, 12 settembre 1799.

[…] Costituiti avanti di noi Luigi Vito Elefanti, Francesco d’ Ambrosio, Gaetano Corrado, Francesco la Battaglia, Evangelista, ed Aniello Postiglione, e Vincenzo Ciccarone di questa sudetta Città, e Pasquale Forino di Abetina, commorante in Evoli, li quali non per forza, o inganno alcuno, ma spontaneamente avanti di noi, mediante il loro giura­ mento tactis e in grazia del vero attestano, e fanno fede per essere Cittadini, ed abitanti come sopra, e perché li sudetti fratelli di Elefanti con Bottega nella Regia Strada, e proprio al largo, detto di Santa Maria delle Grazie, che tengono in conduzione dal signor don Domenico Mirto, attaccata alla di lui Taverna, hanno esercitato il mestiere di ortolani di fo­gliame negli orti di loro respettiva conduzione, siti al costeggio di detta Regia Strada, e perché  li sudetti  Ciccarone, e Forino da più anni hanno servito, e servono nelle Taverne in Evoli da  Paglieri,  per le cause sudette sapere benissimo, e costarli di certa scienza, che le Taverne di questa Insigne Colleggiata in conduzione di Nicola Montanino, quella del detto signor Mirto in conduzione di Teresa Matta, quella del signor don Pietro Ferrari in conduzione di Benedetto Orecchia, quella del signor don Diodato Viviani  in conduzione di Aniello Caputo, e quella del quondam don Alessandro Zappulli della Città di Campagna, in conduzione di Conso­ lato Saggese, tutte situate nella publica, e Regia Strada, in vicinanza de’ loro respettivi orti, e bottega, per tali occasioni, e cause sapere benissimo, che le Taverne sudette, siccome dopo li due settembre passato anno millesettecento novantotto, giorno della generale Reale Reclutazione inco­mincia­rono a transitare da questa Provincia, e da quelle di Matera, e Calabrie per questo Regio Cammino, tirando per la volta di Napoli, le reclute elette, ed incluse a numero smi surato, e continuo, patirono danni di considerazione per quanto durò il passaggio di quelle, che fu di circa mesi tre. Indi scioltosi l’esercito di Sua Maestà, Dio guardi, detti, ed altri Soldati se ne ritornarono nel mese di Gennaro anno corrente per questa sudetta Regia Strada per restituirsi alle loro rispettive Padrie, non tralasciando delle maggior(…) tantoché in più giorni vi furono conflitti di scoppettate colla inquietudine la più maggiore di tutti, e specialmente con notabilissimi danni, interessi, ed inquietudini de’ detti Tavernari, giacché tali conflitti seguirono nelle loro Taverne, e furono nelle necessità di quelle chiudere, e di ritirarsi dentro l’abitato con loro rispettive famiglie, con portar seco loro sommariamente il migliore, che in quelle tenevano, per locché fu in obligo ciascuno prendere case in affitto dentro detto abitato di questa Città, e non cessando il transito de’ Soldati sudetti per lungo tempo si viddero mai detti Tavernari, abilitati a restituirsi nelle loro rispettive Taverne. E come ne’ principi di Marzo sudetto corrente anno venne qui la Truppa Francese, standovi per più giorni acquartierata, ed indi partita, ed in seguito più volte ritornata, e di poi ri­tornata ne’ tredici di Marzo al crudo sacco dato, ed in se­guito altre volte, e di poi venuta la Truppa de’ Padriotti, e qui dimorando acquartierata per circa venti giorni anche in talune di dette Taverne fu causa della perdita notevole de’ Tavernari sudetti nemmeno per il Sacco, che taluni riceve­rono, che per lo spoglio delle loro rispettive Taverne, spe­cialmente in previste di paglia, fieno, legna, ed altre.

In comune le Taverne sudette danneggiate, come sopra di continuo stiedero chiuse abbandonate, e desolate, senzaché detti Tavernari vi avessero potuto entrare da’ principi di Gennaro, sino verso la mettà di Giugno anno corrente, anzi non ebbero alloggio di Passeggieri, e Viaticali, perché non sicure, e quieta la Strada, se non verso la mettà del susseguito mese di Luglio, in cui si incominciò a respirar quiete. Che è quanto essi costituiti dicono sapere, ed in grazia del vero hanno attestato, ed attestano […]

Presenti: Regio giudice a contratti magnifico Gaetano la Corte.

Testimoni: Notaio Nicola di Napoli, Giuseppe Cappuccio e Berardino Mancuso tutti di Eboli.

(ASS, Prot. not., La Francesca Pasquale di Eboli, vol. 171/28, cc. 59v 2r).

Eboli, 2 Novembre 1799.

[…] Costituito nella nostra presenza il signor don Lo­renzo Paladino di detta Città d’Evoli, il quale spontanea­ mente nella nostra presenza con giuramento tactis et non vi neque dolo ma in fede della verità attesta, come essendo stato carcerato da don Ferdinando Ruggi commissario Republicano in Salerno, come autore della controrivoluzione d’Evoli accaduta ne’ dieci Marzo corrente anno per aver mandato tre suoi Nipoti a tredici Marzo a combattere con Francesi a Battipaglia, fu trasportato a diciassette Aprile nella Città di Napoli nelle carceri di San Felice, che accudito dal suo Parente e Paesano don Raffaele Novella li scelse don Domenico Sansone per suo Avvocato, perché si era saputo, che con molto zelo difendeva diversi Regalisti, il quale signor Sansone accettò la Difesa, ma che essendovi egli portato, in capo a tre giorni il riassunto del processo chiesto da lui si scusò per essere stato obligato forzosa­ mente dal Governo di accettare la carica di Giudice dell’alta Commissione. Più attesta, che avendo mandato esso Novella ad esso signor Sansone a pregarlo che lo protegesse da Giudice, giacché non lo poteva difendere da Avvocato, ma egli il Sansone mandò ad assicurarlo, che stesse allegramente, perché gli avrebbe fatto maggior bene da Giudice, di quello che avrebbe potuto farli da Avvocato, per cui realmente gli deve la sua liberazione, atteso che quando si fece la visita di Pignatelli egli il detto signor Sansone si adoperò in modo, che gli fece godere l’indulto, non ostante che nel processo si portava per capo rivoluzionario, come anche attesta che quando esso signor Paladino andò a ringraziarlo se l’abbracciò e gli disse che avrebbe voluto, fare un servizio uguale a tutti i Regalisti se avesse dipeso da lui solo. Che per essere la verità ha richiesto noi che delle cose predette, ne avessimo formato publico atto. Quibus omnibus unde factu1n est et sic iuraven1nt tactis.

Presenti: Regio giudice a contratti magnifico Domenico Cono Elefanti.

Testimoni: Carlo Pumpo, Domenico Longobardi e Pascale Calabritto.

(ASS, Prot. not., Elefante Girolamo di Eboli, voi. 215/20, cc. 37r_37v)

Eboli, 17 Aprile 1800.

[…] Costituiti nella presenza nostra il signor don Luigi Novella, don Pietro Maglione, magnifico Bemiero Costa, magnifico Pasquale Perito, Pasquale Pumpo, Vincenzo Sica, e magnifico Benedetto Romano naturali di questa Città d’Evoli, li quali spontaneamente non per forza, o dolo, ma di loro certa scienza, e libera volontà con giura­ mento attestano, e dichiarano, qualmente Berniero Riccio di questa medesima Città, persona a loro ben nota è stato sempre attaccato alla Real Corona, tanto che nel dì due settembre dell’anno 1798, che in questa Città si convocò parlamento per l’elezione de’ trentotto novelli miliziotti, non essendoli toccato in sorte essere uno di quelli, volontariamente si offerese servire nelle Reali Bandiere per la persona di don Giuseppe Corcione, come eseguì, indi per la sedicente estinta Republica, essendosene ripatriato, altro non furono le sue giuste mire, che di coadiuvare ad una contro­rivoluzione a favore del Real Trono, difatti nel dì dieci Marzo dello scorso prossimo anno mille settecento novanta nove essendo riuscito a don Vincenzo Costa di questa anzi detta Città, fratello germano del detto sopracostituito magnifico Berniero Costa, la sudetta Controrivoluzione in questa Città, si arrolò, ed unì con lui, ed inciso l’albero della pretesa libertà, si portò sotto il comando del detto don Vincenzo Costa in vari attacchi contro i Francesi, e special mente nel dì tredici di detto mese di Marzo, ed anno mille. settecento novanta nove nel Ponte di Battipaglia tenimento di detta Città, e sussecutivamente poi in Salerno, Cava, Nocera, Portici, Napoli, e San Germano; attestano, e sanno dippiù, che detto Berniero Riccio è uomo e un uomo onesto, che vive delle sue fatiche, e nell’andare a detto Real Regimento in luogo di detto don Giuseppe Corcione, la di costui Madre donna Maria Giulia Pantuliano li promise in compenso di tal gratuita offerta ducati centotrenta, che li sono stati sodisfatti in varie volte, e tempi, e carlini venti al mese alla di sua Moglie, durante il tempo del suo servizio in Regimento, con qual danaro, e sue fatiche ha sempre vis­ suto, e facendola da dispositori delle leggi, col prendersi fin anco gli animali pecorini, e vaccini di Pasquale Quaglio, che non hanno restituiti Ii vaccini per averseli macellati. Uno de’ carcerati suddetti mastro Marco Preda capo insurgente, fu nella città di Nucera ad istigazione dell’Albino crudelmente fucilato. Così depongono, atte­ stano, e fanno fede, ed hanno giurato in forma.

De quibus omnibus per actis, ipsi testificantes requiseve runt Nos, ut publicum conficere deberemus actum. Nos

enim nostro muneri parere volentes sic fecimus unde fa­ ctum est, et tactis scripturis in forma iuraverunt, excepti tamen reverendi sacerdotes more clericorum tacto pectore iuraverunt.

Presenti: iudice Josepho d’Angelo terrae Roccae Aspidis regio ad contractus. Testimoni vero Felice Quaglio, Rosario d’Angelo, magnifico Vincentio Vallone, Gaetano Scorziello, et Januario Mazzaro eiusdem ten-ae Roccae.

(ASS, Prot. noi., Brenca Pasquale di Roccadaspide, voi. 299/5, cc. 19r_21r).

Die prima mensis iulii, millesimo septingentesimo nonagesimo nono Eboli.

Costituiti nella presenza nostra li molto reverendi Padri, Padre maestro Luigi Romano e Padre Silvestro Cielone, presidente e padre del venerabile Convento di S. Francesco. di Assisi dei padri minori conventuali di questa città di Eboli, capitolarmente in unum congregati a suono di campanello in detto Convento nel luogo, e forma solita, li quali di unità coll’infrascritto lettore Luigi Fajella compongono la intiera attuale communità, e consentendo primieramente in nomine e previo capitolo di casa di  cui copia i forma valida a Noi esibita, in piè di questo trovasi inserita, aggono, ed intervengono alle cose, che siegono per loro stessi nel detto nome, e di nome e parte di detto lor Convento, posteri, e successori nello stesso.

Li medesimi non potendo di persona essere nella città di Salerno, perché impediti da loro affari, perciò spontanea­ mente e con giuramento, tacto pectore, nella presenza no­ stra, hanno costituito, e fatto, siccome costituiscono, e fanno per Procuratore di detto lor Convento speciale, e dalle cose infrascrittosene talché il reverendo Padre Lettore Luigi Fajella residente in detto lor venerabile Convento, con tutta la pienezza delle facoltà e potestà necessarie, a poter in nome, e parte del ridetto loro Convento, e giusto il suddetto capitolo di casa fatto nel dì trenta del passato mese di Giugno, prendere a mutuo la somma di docati duemila dal­ [‘ Illustre Signor Don Francesco Cortes di detta città di Salerno per lo spazio, e tempo di anni quattro continui decorrendi dal dì della stipola dell’istromento stipolando dopo [‘e/asso di giorni sei gratis, coll’interessi alla raggiane del sei per cento pagabile terziatamente in moneta effettiva di argento sonante, e pesante, escluse fedi di credito, o polize di Banco, così per patto espresso convenuto…franco e li­ bero detto annuo interesse da qualsivoglia peso di decima, catasto, buonatenenza, ed ogni altro peso, imposto, o imponendo per ordine di qualsivoglia superiore anche del Re Nostro Signore, Dio guardi, quali pesi tutti quotenus si dovessero debbano andare a danno, ed interesse di detto Convento ed a potersene stipolare per detto istromento per mano del Regio notare don Vito Sarlo di detta città di Salerno, ed in quello obligare tutti i beni del Convento, suddetto e colla facile esazione per maggior cautela di detto signore Cortes, esiggersi detto interesse terzialmente dagli affittatori e redenti dei beni suddetti, con farli fare ordine, e mandato che riconoscano il medesimo per tale summa d’interesse e fare a beneficio dei medesime le ricevute de recepto, quotenus del Convento suddetto mancasse al papagamento di detto annuo interesse pagabile terziatamente, come pure si obligano nel nome sudetto d’impetrare a spese del medesinio Convento l’assenso Regio, così sopra detto capitale di mutuo di docati duemilia, come per l’altro istromento di mutuo di simile somma di ducati duemila date a mutuo da detto signor Cortes a detto Convento mediante pubblico istrumento de’ 11 Aprile di questo suddetto corrente anno stipulato per detto signor notare Sarlo, quale di nuovo accedano, e ratificano da parola. a parola, e da sillaba a sillaba, quale assenso debba impetrarsi fra lo spazio, e tempo di mesi due decorrendi da oggi  suddetto  giorno,  e non impetrandosi, sia lecito ad esso Signor Cortes quello ottenere, e tutta la spesa che occorrerà debba andare a danno, e carico di detto lor Convento, quale effetto lo costituiscono procuratore speciale per detta causa, quale suddetta somma di docati duemila bisogna per uso e  commodo di detto lor Convento per le perdite sofferte da’ Francesi in aversi preso quanto vi era nel medesimo, e  nella  chiesa dello stesso de’ sagri suppellettili, e di avere anche fracassato buona parte delle porte, e bussole del medesimo, e per provvedersi de’ viveri, non avendo lasciato cosa alcuna nel Convento sudetto, concedendo a detto loro Procuratore, la facoltà di poter stipolare detto istromento, riceversi detta somma anche per Banco e quietare con tutti li patti di sopra espressi, e di altre cautele solite ponersi in simili contratti di mutuo a magior cautela per danno da essa con giuramento per ratificato e confirmato da detto lor Procuratore si farà per la causa sudetta, senza diminuzione veruna.

Al tenor di detta copia di capitolo di casa, è come siegue cioé:

Oggi che sono li trenta di Giugno 17novantanove il Reverendo maestro Luigi Romano, Presidente di questo Con­ vento di S. Francesco di Assisi della città di Eboli propone alli vostre molto Reverende quelché siegue Molto reverendi Padri ben vi è noto, ché vissuti sino alli dieci dello scorso Marzo sotto la forza, e tirannia Repubblicana, e Francese finalmente nel giorno sudetto de’ dieci Marzo scotendo lo giogo questo Publico con tagliare, l’Albero dell’imposturata libertà, questo Convento con suoi Religgiosi fu vero de’ principali istromenti, ché concorse all’ese­­cuzione della magnanima impresa con ricevere nel Convento il capo insorgente realista Don Vincenzo Costa con tutta la sua armata con somministrarli tutto lo stagno del Convento per munizione di palle, con tenerli ben trattati per tre giorni e finalmente con aver preso ancor le armi, io, con il Lettore Luigi Fajella nel punto dell’attacco con Francesi al ponte di Battipaglia. Tutto ciò riferito da pessimi Repubblicani al Tribunale dell’iniquità diret­to dal buon Ferdinando Ruggì di perpetua infame memoria, e dalle truppe Francesi là commoranti, venne in seguito essa truppa qui spedita a dare sacco, e fuoco a questa disgraziata Città. Fra le tante ruine quella di questo Convento vi è avanti gli occhi, più orrenda di tutte le altre saccheggiato il mercoledì tredici Marzo, e la Domenica dieciassette non retarono ché sole mura in piedi, ed il massimo di tutti la Chiesa spogliata, le sagre imagini tagliate in pezzi e bruggiate, le sepolture aperte, li altari demoliti e per ultimo esecrabile attentato la Sagra ostia e particole seminate fra le immondezze delle ruine e della desolazione. A tutto questo non bastando seppure, un disgraziato Religgioso fucilato, tutti li Religgiosi fuggiaschi, io arrestato in Salerno, e rubricato, finalmente la rapacità insaziabile de’ Francesi cercò per mezzo dell’arcivescovo di Salerno una contribuzione di docati diecimila per astenersi di bruggiare gli ultimi avanzi del Convento. Questa insinuazione fatta dall’arcivescovo di Salerno, ed a me da esso communicata, come un semplice forzoso organo della di loro iniquità dopo tre giorni la rinnovarono con minaccia della forza se subito non si fosse eseguito. In questo ultimo cimento in seguito delle altre Re­ pubblicane addossatemi reità venni forzato ad entrare come da documenti che conservo, e dopo quindici giorni di laborioso trapazzo, di carcerazione, e sbigottimenti in mano de’ nemici Francesi, finalmente con lo sborso di docati tremila in fedi, ed ottocento in contanti, venni finalmente da essi liberato, come da documento dell’officiale Santacroce, che maneggiò l’affare, e del comandante della Piazza Sassernò rilevasi. Fatta questa somma presa per tale affare venne a Noi somministrata dal signor Nicola Carreffa di Minori, dal magazeniere Benincasa di Salerno, da Don Gaetano Milone di Nocera, dall’illustre signor don Francesco Cortes di Salerno, e dal signor Pasquale Masarilli della stessa, come da pubblici documenti; E comecché la maggior parte di dette somme si sono appoggiate, per l’estinzione sù le rendite corrente del monistero, così in oggi sequestrate le rendite per tale estinzione, non avendo come vivere, e come rifare il Convento dalle tante ruine, la Chiesa da tale infame desolazione, stimo assolutamente necessario contrarre duemila altri docati in debito, che sarà per rifare a tanti danni, quali tutti con gloria e con piacere potremo sempre lasciare alla memoria de’ nostri successori di essere stati accaggionati, e contratti per aver mostrato attaccamento al Sovrano, Dio guardi. E comechè non posso lasciare questo Convento, rattrovandomi giornalmente impiegato a riparare alli tanti bisogni, che occorrono, così non essendo noi, che tre Religgiosi sacerdoti, cioè il Padre Lettore Fajella, Padre Silvestro Cielone, ed io, così stimo delegare particolarmente ad hunc actum per prendere li sudetti docati duemila al sidetto Padre Lettore Luigi Fajella in quella meglior maniera, ché a Lui riuscirà contrattare, dandoli tutta quella facoltà, che le si richiede per tale esecuzione, per stipolare, riceversi il danaro, e fare tutto quanto esenzione come persona interessata, ed impegnata per il vantaggio di questo Convento, dia ognun il suo parere inscriptis – Padre Lettore Luigi Fajella mi contento come sopra – Padre maestro Luigi Romano ho proposto e mi contento come sopra – Padre Silvestro Cielone mi contento come sopra, e come cancelliere del Convento ratifico li sudetti caratteri.

La sudetta copia è stata estratta dal proprio originale, salva la meglior collazione-(frmato) Fra Silvestro Cielone cancelliere.

(ASS, Prot. not., Sarlo Vito di Salerno, voi. 135/32, cc. 231r-234v).

Rigraziamo il Prof. Fernando Di Mieri per averci dato l’onore di pubblicare un lavoro di grande spessore storico culturale e sempre più attuale, ringraziamo il Preside del Re Vincenzo Giannone che ha curato la trascrizione e l’impaginazione

tutti gli interventi precedenti

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