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Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia (II)

Posted by on Ago 30, 2022

Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia (II)

La Sicilia era pronta ad abbattere il colonialismo dello Stato razzista ma dovette subire le numerose restrizioni e repressioni statali volte a ostacolare le esigenze degli isolani, il primo fra tutti è la necessità dell’indipendenza.

L’impresa indipendentista era stata condotta da una reale unità tra soggetti compatti, il popolo siciliano e il MIS, ma vittime delle mire dell’Italia padana e della Mafia, la quale l’ha isolò per riprendere il suo vecchio rapporto con i partiti nazionali dopo l’abbandono dell’isola da parte degli Alleati, nonostante che essa inizialmente tentava di forzare gli agrari di destra di favorire il suo potere criminale. Quell’unità separatista era stata condotta nella volontaria collaborazione tra le due fazioni politiche del MIS che ebbero anche alcuni dissidi per fortuna risolti nei momenti brevi e sono i seguenti: l’ala socialista e progressista e l’ala agraria e conservatrice. Nella prima fazione facevano parte Antonio Canepa, professore di storia delle dottrine politiche in precedenza partigiano al servizio degli inglesi e delle brigate ascare del CLN, sostenitore delle lotte contadine e noto fondatore dell’EVIS per l’utilizzo della lotta armata; Antonino Varvaro, un politico di idee progressiste ma favorevole all’uso pacifico dei metodi politici del MIS; Attilio Castrogiovanni, uno dei promotori del citato movimento separatista; Concetto Gallo, un avvocato onesto che sarà l’erede di Canepa nel ruolo di comandante dell’esercito nazionale siciliano. Nella seconda fazione c’era Lucio Tasca Bordonaro, un proprietario terriero in difesa del latifondo e manovrato dalla mafia, cercando di prendere le distanze da quest’ultima per non scatenare gli improvvisi e nuovi scissioni all’interno del MIS. Questi personaggi membri delle due fazioni separatiste, come si può notare, avevano le certe idee politiche per sostenere la causa nazionale isolana e Finocchiaro Aprile, in quanto leader ufficiale, seppe mantenere unite le entrambe fazioni per rendere più graduale l’unità tra le forze politiche legittime e lo stesso popolo, nei cui confronti faranno di tutto a proteggerlo per evitare di finire entrambi nelle trappole ordite dai razzisti unitari e dai mafiosi. Intanto lo Stato razzista si riprese l’isola, cominciando a imporre la sua tirannia coloniale verso i siciliani troppo indifferenti nei suoi confronti e lo saranno con lo scoppio delle successive rivolte anti-militariste in risposta alle stragi compiute dall’Esercito coloniale italiano, in particolare nella via Maqueda nell’ottobre del 1944 in cui costò la vita 24 persone e ne ferì 158 con la colpa di voler chiedere il pane per il bene dei loro figli e delle loro famiglie. I separatisti non volevano vedere tanto sangue sparso al popolo isolano e, interagendo moralmente con i ceti meno abbienti, sostennero il grido di giustizia degli isolani pur non di tradire il suo ideale vicino alle esigenze del popolo. Lo Stato italiano risponde con numerosi arresti, perquisizioni e chiusure forzate delle sedi del MIS, permettendo ai partiti nazionali del CLN di circolare liberamente le proprie idee visto la loro opposizione al separatismo siciliano. Ecco come viene data la libertà di opinione e di associazione a chi è fedele ad uno Stato discriminatore! Ma non pensate che finisce così, anche perché il 2 novembre 1944 il MIS indisse il congresso a Taormina per prendere la decisione su quale metodo politico fosse possibile per portare avanti la lotta per l’indipendenza. Alla fine si votò per la lotta armata, in cui Canepa effettivamente costituirà l’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) nel febbraio del 1945 e inizierà a istituire i nuovi campi di addestramento sui luoghi e posti occupati dopo gli assalti. Lo Stato razzista incaricò gli agenti segreti di effettuare i vari controlli sulle strategie dell’esercito indipendentista e sull’esistenza del rapporto tra l’EVIS e il MIS mediante le infiltrazioni di militari e mafiosi tutelati al suo interno per screditare il separatismo con i rapporti ufficiali contenenti di denigrazioni che di fatti realistici e con le uccisioni di militanti e capi legati al MIS. Infatti Mario Turri, come veniva chiamato dai suoi amici del socialismo separatista, non avrà il tempo di prendere cura l’EVIS e di riorganizzarla a causa di un imboscata avvenuta il 17 giugno 1945 a Randazzo da parte dei carabinieri che cercavano di intimare ad egli e ai suoi amici di fermare il triciclo leggero di cui erano al bordo prima che avevano iniziato a sparargli addosso. Assieme al Canepa assassinato moriranno Rosario Lo Giudice di 18 anni e Carmelo Rosano di 22 anni. Un’ennesima repressione sanguinaria attuata dalla fraterna Italia unita che voleva zittire i siciliani e privare il loro ideale dell’indipendentismo per porre fine una rivoluzione messa in atto dall’intero popolo stanco dei soprusi. Il nun si parti sarà una delle pagine di Storia della Sicilia che non solo ci fa notare l’essenza della ribellione del popolo siciliano contro ogni forma di ingiustizia ma come parte integrante della rivoluzione separatista isolana dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Tale moto iniziò a Catania nel dicembre 1944 dove molti giovani furono costretti ad arruolarsi nell’esercito coloniale per combattere i nemici tedeschi posizionati nelle Alpi ma la popolazione non accettò l’ordinanza ministeriale sulla leva militare e si oppose con energia e senza la strumentalizzazione da parte di un partito del razzismo unitario o dal MIS, il quale diede volontariamente il suo appoggio. Abitanti isolani e separatisti combatterono collettivamente contro lo Stato italiano per liberare la loro terra invasa e maltratta nuovamente da certi individui fedeli all’ideologia razzista che ereditano i metodi repressivi dei piemontesi: arresti senza processo, tribunali militari, spargimento di sangue e soppressione brutale di una rivolta. Tali conseguenze si verificarono con il passare dei giorni e degli anni, mentre Concetto Gallo si stava organizzando all’arruolamento e all’addestramento dei giovani siciliani, di diversa classe sociale, attaccati all’amore verso il popolo e alla causa separatista, nelle file dell’EVIS, finché nel maggio del 1945 Castrogiovanni incontrò Salvatore Giuliano, un povero fuorilegge diventato bandito dopo l’uccisione del carabiniere Antonio Mancino il 2 settembre 1943 per avergli puntato il mitra addosso con il sospetto che il sacco di farina portata da Giuliano fosse legata al mercato nero (in realtà lo faceva per dare da mangiare alla sua famiglia), ricevette il grado di colonnello visto le sue azioni di guerriglia contro le forze di polizia coloniali in difesa dei poveri. Però il bandito Giuliano si alleò con Gallo per evitare che l’indipendentismo divenisse una sorte di compromesso tra separatisti e mafiosi. Purtroppo dovete sapere che il separatismo aveva come alleato il banditismo sociale, mentre Cosa Nostra era un braccio destro dello Stato italiano per il favoreggiamento delle forze dell’ordine per la repressione del separatismo isolano. L’alleanza Gallo-Giuliano portò numerose vittorie sugli assalti delle caserme dei carabinieri, facendo aumentare gli arresti insensati dello Stato coloniale anche nei confronti dei membri del MIS; nell’ottobre del 1945 Finocchiaro Aprile e Varvaro furono arrestati e mandati nel confine politico di Ponza e successivamente liberati nel marzo 1946 su ordine del governo coloniale Parri. I partiti nazionali del CLN, per porre fine alla rivoluzione separatista sostenuta dall’EVIS di Gallo, proposero una autonomia speciale alla Sicilia, con l’intenzione di ostacolare l’influenza dei siciliani del MIS per via del sostegno dei mafiosi. Il 15 maggio 1946 il re Umberto II concede tale garanzia con il decreto luogotenenziale e riconosciuta con la legge costituzionale del 1948. In verità l’autonomia speciale si rivelerà ai separatisti e ai siciliani una totale illusione poiché inizialmente erano speranzosi che essa potesse garantire massimi benefici per il miglioramento delle condizioni degli isolani. Un altro inganno ai poveri siciliani che dovranno godere per forza lo status di colonia finché possano avere il tempo di ribellarsi al feroce razzismo unitario. Così il MIS, per il contributo dei mafiosi a sostenere i partiti nazionali unitari nei comizi e nei seggi elettorali, viene messo da parte e nel 1951 viene sciolto ma nel 2004 si riaffermò ufficialmente grazie all’eredità del Fronte Nazionale Siciliano della sua ideologia separatista. Il separatismo siciliano segnò nella vita dei siciliani momenti di gloria e di entusiasmo che spinsero il popolo isolano ad assumere atteggiamenti attinenti al coraggio di difendere i suoi diritti e le sue tradizioni calpestati dallo Stato razzista che tentò di ripristinare il colonialismo unitario nell’isola e non ci riuscì per la resistenza pacifica e partigiana (non terroristica) dei siciliani, purtroppo dimenticata dalla storiografia ufficiale che vuole onorare quella dei filo-padani del CLN. La Sicilia dovrebbe festeggiare la “Resistenza italiana”? Soltanto la propaganda razzista impone ai siciliani a chi dobbiamo festeggiare, altrimenti quest’ultimi avrebbero rischiato o una censura o un inutile arresto giudiziario. Nonostante ciò, la Sicilia ha il legittimo diritto di ricordare i suoi antenati caduti nella lotta per l’indipendenza isolana per il benessere degli isolani, con l’intenzione di cominciare a rispondere alle critiche denigratorie fatte dalle forze dell’ordine, dai partiti nazionali e dalle associazioni d’antimafia. Scianò ci descrive una realtà ben diversa dalle false testimonianze degli ascari in riferimento ai personaggi e al desiderio del popolo isolano. Egli ammette che il separatismo siciliano fu presente nei cuori degli isolani alla ricerca dei suoi diritti negati dal regime coloniale italiano con lo scopo di combattere la loro inferiorità sancita dalla malaunità e obbligatoriamente dalle leggi statali. Le proteste popolari e la lotta armata dell’EVIS furono le armi necessarie per il popolo siciliano per non farsi sottomettere al ricostituito governo del CLN che non lo trattava nella parità né lo liberava dalla miseria, anzi voleva che l’isola rimanesse come colonia per far rinascere l’economia della Padania al dispetto dei siciliani e, soprattutto, dei napolitani, nonostante che essi si avvicineranno al desiderio dell’autonomia e dell’indipendenza negli anni Ottanta e Novanta del Novecento con Angelo Manna. L’indipendentismo siciliano fu l’unica aspirazione popolare per via dell’affermazione delle ideologie politiche legate ai pensieri degli intellettuali siciliani, tra cui ovviamente è l’acquisto illimitato della terra dei contadini condiviso da Canepa (purtroppo la Legge Gullo non servì a niente, dando una mano a migliorare le condizioni del popolo padano). Nonostante che Finocchiaro Aprile e alcuni membri del MIS associarono la causa separatista alle rivoluzioni antiborboniche del 1820 e del 1848 fatte dalla classe baronale e non dal popolo isolano, il cui obiettivo si basava sul ripristino dello strapotere parlamentare manovrando il concetto dell’indipendenza isolana, Scianò non vuole sottovalutare l’impegno dei politici di battersi alla tutela dei siciliani mediante il loro attaccamento all’indipendentismo, in particolare mette in attenzione Concetto Gallo, il quale, come già detto prima, fu un avvocato di origini catanesi ma non rinunciò la sua fede verso l’indipendentismo isolano per stare al fianco del suo popolo ribelle, dopo che affrontò un ostacolo al favore del razzismo unitario: divenire un parlamentare. Tale ostacolo era realmente una trappola etichettata dallo Stato italiano per tentare di corrompere molti membri spicchi del MIS e di questa impresa si occupò il suo braccio destro Mafia dopo la messa a parte del movimento separatista, come avrebbero fatto i “Fratelli d’Italia” sui politici e generali duosiciliani per favorire l’impresa mercenaria di Garibaldi al soldo dell’Inghilterra e della Massoneria…..continua

Antonino Russo

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