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Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia (III)

Posted by on Ago 31, 2022

Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia (III)

Per fortuna Gallo non cadde in quella trappola, deciso di voler progredire il sentimento separatista del suo popolo con il ruolo militare dell’EVIS e con il soprannome di Secondo Turri, in onore di Canepa che fu naturalmente il fondatore. Il 1° luglio 1945 viene eletto comandante dell’esercito siciliano sul consenso dei giovani combattenti, accrescendo di volta in volta l’ala popolare del separatismo per la partecipazione giovanile nelle proteste isolane e nella rivoluzione armata.

Il Secondo Turri seppe a rapportarsi e a proteggere il fuorilegge Giuliano in tal modo che non finisca nelle mani dei mafiosi e dei funzionari dello Stato razzista, anche al costo di subire le critiche irrealistiche della stampa razzista e dei partiti del CLN. Il 29 dicembre 1945 avvenne una battaglia fondamentale e dura avvenuta sui Monti di San Mauro, dove il reparto dell’esercito coloniale individuò un campo di addestramento evista per preparare il definitivo assalto. Gallo e i giovani partigiani resistevano ai colpi del nemico appostato all’entrata del loro campo militare ma mentre i militari coloniali avanzavano sempre di più, il comandante decise di salvare la vita dei suoi giovani facendoli scappare in una via della caverna, avendo al fianco un giovane che voleva condividere la propria sorte. Alla fine fu l’Esercito coloniale a ottenere il meglio, con numerosi morti e feriti però colpiti dalle mitra dei soldati coloniali, come avvenne all’Appuntato Giovanni Cappello, ma non fu l’unica sconfitta che l’EVIS potesse subire nella sua campagna di liberazione nazionale grazie al contributo del bandito Giuliano delle tante vittorie ottenute nelle città della Sicilia occidentale. Per porre fine alla guerra d’indipendenza lo Stato italiano e la Mafia si accordarono di screditare il separatismo con infiltrazioni e gli avvisi intimidatori verso gli agrari della destra, consentendo al suo antico protettore di avviare gli arresti e le uccisioni dei militanti e banditi separatisti e togliere di mezzo il leader e le figure note del MIS. Bello esempio di democrazia! Non si può aspettare un bel di niente dalle intenzioni del governo razzista. Inoltre non solo Scianò sostituisce negli anni del separatismo le bugie ufficiali con le verità oscurate, anche Costa fa una dichiarazione chiara e precisa sulla condotta politica del governo coloniale nei confronti del popolo isolano, arrivando a dire che il ripristino dell’Alto commissario della Sicilia, un organo con pieni poteri attuato tra il 1895 e il 1897 per impedire le manifestazioni dei Fasci siciliani, e con l’istituzione degli organi “costituzionali”, tra cui la Consulta, la quale sarà l’origine dell’Assemblea regionale siciliana, non fecero altro che peggiorare le situazioni economiche e sociali dei siciliani meno abbienti che non esitarono a sposare la causa separatista per opporsi alle leggi dell’Alto commissario e del governo razzista. I partiti del razzismo unitario che presiedevano la Consulta coloniale, sempre secondo le affermazioni storiche di Costa, avevano fatto credere (anche con la forza) ai siciliani che l’autonomia fosse l’unica soluzione per garantire la pacificazione tra gli unitari del CLN e i separatisti del MIS ma in seguito alla dissoluzione di tale movimento identitario misero da parte le esigenze e i bisogni degli isolani per dare spazio pubblico agli interessi delle regioni padane (stessa mossa viene condotta dagli ascari napolitani). I siciliani avevano perso la speranza di una reale liberazione della loro terra dal razzismo unitario che era lo scopo primario della rivoluzione separatista voluto dagli isolani stessi per dimostrare una propria disobbedienza verso un governo tirannico e tutore degli usurpatori presenti nei partiti e nelle istituzioni coloniali. Le affermazioni storiche di Scianò e Costa danno un carattere realistico nella Storia della Sicilia in risposta alle denigrazioni di militari, giornalisti e politici che capovolgevano il periodo del separatismo. Uno dei casi più noti di tale crimine contrario alla libertà di stampa e dell’opinione è il riferimento dell’ideologia dei siciliani alla mafia, in cui gli articoli della stampa coloniale si legano ai rapporti ufficiali dei militari e dei politici che lanciano false accuse sui separatisti di voler unirsi agli americani e di parteggiare per la mafia con lo scopo di avere più consensi popolari, dimenticando pure che il separatismo era presente nelle menti e nei cuori di tutti gli isolani, in particolare quelli popolari, e che la Mafia aveva il timore che i siciliani stessi potessero autogovernare l’intera isola. Assieme a queste false accuse ne spuntano altre sulle figure note del MIS, per es. Bordonaro e Gallo vengono definiti come affiliati di Cosa Nostra e sul numero dei militanti separatisti si dice che essi provenissero dalle famiglie aristocratiche (colluse) con i mafiosi, oscurando la presenza popolare all’interno del MIS per permettere agli ascari sinistroidi del falso comunismo di diffondere il modello del proletariato padano nell’isola (mentre gli isolani conosco al meglio il socialismo con i Fasci siciliani e con il citato Canepa). Il PSI e i movimenti contadini, naturalmente diretti dallo stesso partito, sono esempio dell’antimafia? Ma scusa, la volontà di Gallo di non servire la mafia per condurre la lotta armata dell’EVIS non rappresenta per il popolo siciliano un vero esempio dell’antimafia? Per i razzisti unitari non rientra sui libri di storia, mentre per i siciliani tale fatto è avvenuto. Ecco come il separatismo siciliano fu la difesa del popolo isolano in rivolta contro l’Italia tirannica e salvò Giuliano dalla sottomissione dei mafiosi, poiché il fuorilegge sostenne la candidatura di Antonino Varvaro e del suo MISDR (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia Democratico e Repubblicano) nelle elezioni del 20 aprile 1947 che non riuscì a ottenere i maggiori voti a causa del tradimento di Girolamo Li Causi che non mantenne un patto fatto con Giuliano vista la sua condivisione dell’opposizione ascara del PCI verso l’ideologia separatista. Il separatismo nazionalistico di Giuliano lo spingerà a non rompere il proprio amore verso il suo popolo dovendo avversare duramente alle richieste di servizio da parte delle cosche mafiose e dei servizi segreti stranieri e coloniali, arrivando a ricevere improvvisamente tante denigrazioni giornalistici e militari per la Strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, oscurando il fatto che non fu lui né la sua banda a sparare sui contadini ma bensì da un gruppo di sopravvissuti militari della X MAS e di agenti americani per bloccare le lotte contadine. Giuliano sapeva di essere manovrato dai mafiosi che lo volevano mettere sotto controllo ma ebbe il coraggio di ribellarsi nei suoi confronti, uccidendo 4 mafiosi di Partinico nel luglio del 1948, facendo scatenare un’offensiva repressiva della Trattativa Stato-Mafia che lo uccideranno il 5 luglio 1950 e in seguito la stessa fine l’avrà il suo migliore amico luogotenente Gaspare Pisciotta il 9 febbraio 1954, ucciso con un veleno versato nel suo caffè. La vita del separatismo siciliano sarà stato breve e duro per il popolo siciliano ma non si può permettere di ignorare tale evento di fronte agli Stati continentali che dovranno comprendere chiaramente le situazioni dei popoli alla ricerca dell’indipendenza e dei suoi diritti però del tutto inutile, perché lo Stato razzista non ebbe la dignità di discutere con emergenza la questione siciliana lasciando agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica a decidere di voler occuparsene che ben presto, per motivi ideologici, ripudiarono di risolvere quel problema territoriale. Anzi, la rivoluzione separatista siciliana del 1943-47 si rifaceva alla guerra d’indipendenza irlandese del 1919-1921, dove in Irlanda c’era il Sinn Féin che rappresentava la maggioranza degli irlandesi cattolici e per combattere il colonialismo britannico si schierò con l’IRA, la sua ala militare e l’esercito della Repubblica irlandese, per non mettere in pericolo il loro popolo minacciato dalle forze della Corona e dovettero aspettare per avere l’indipendenza riconosciuta soltanto nel 1948, rimanendo però disunita per la presenza dell’estremismo unionista e protestante nell’Irlanda del Nord. Come la questione irlandese era talmente serio per il governo britannico, anche la questione siciliana lo era o lo doveva essere sia per il governo razzista (ormai cieco) sia per le due potenze continentali. Purtroppo nella penisola italiana è presente la cosiddetta “questione di convivenza etnica” che si basa sull’odio del sciovinismo padano verso i napolitani e i siciliani, determinando gli ulteriori tentativi e atti di disgregazione territoriali con il dovere di affrontare gli ostacoli posti dai partiti razzisti unitari. Se i nostri antenati napolitani si impegnarono a sconfiggere i nemici piemontesi che ci derubarono e ci massacrarono allo stile francese, pure i siciliani lo fecero con il proprio MIS e con la lotta armata sviluppata dall’alleanza tra i separatisti e banditi fuorilegge (tutelati e non sottomessi, come avvenne tra il generale catalano Jorge Borjes e il patriota Carmine Crocco durante la rivolta indipendentista del 1860-70) nel nome della Madonna di Odigitria, la santa protettrice della Sicilia, e del popolo isolano, sapendo di quali rischi possano subire con il giuramento di non voler sporcare la loro terra e di sfidare ogni tentativo di sottomissione compiuto dallo Stato italiano e da Cosa Nostra, entrambi a discriminare la povera Sicilia.

Nel rispetto della convivenza dei popoli e della Sicilia,

Antonino Russo          

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