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L SUD DOPO IL 1860: L’INVEROSIMILE CORRUZIONE NELLO STATO SABAUDO (parte prima)

Posted by on Set 17, 2022

L SUD DOPO IL 1860: L’INVEROSIMILE CORRUZIONE NELLO STATO SABAUDO (parte prima)

Per dirigenti e funzionari piemontesi era un’abitudine trafugare somme dalle strutture nelle quali operavano e la corruzione nello Stato subalpino aveva generato una quota significativa del passivo generale, che gli economisti dell’epoca (non senza una certa ironia) definirono ‘debito pubblico innominabile’.

La situazione di generale malcostume, velocemente esportata anche nei territori conquistati, viene descritta da La Civiltà Cattolica in un articolo del 18 gennaio 1862. Ecco quello che scrive il corrispondente della rivista da Torino: “Abbiamo noi in Piemonte una serie di misteri che nessuno osò ancora spiegarci. Nel 1850 un deputato rivelò alla Camera ch’erano scomparsi improvvisamente dal tesoro sessanta milioni. Dove andassero è un mistero. Taluno propose un’inchiesta, ma il Conte di Cavour osservò che l’inchiesta renderebbe odiose le libere istituzioni. Poi venne la scoperta di Curletti (era il capo dei servizi segreti di Cavour), il quale, mentre era stipendiato dallo Stato per provvedere alla pubblica sicurezza, di sotto mano se l’intendeva cogli assassini. La Gazzetta del Popolo disse che bisognava andare a fondo di questo mistero ma il Curletti partì da Torino e non se ne parlò più. Il Popolo d’Italia e la Pietra Infernale di Napoli avevano accusato Farini, Scialoja, Massari, Conforti d’aversi beccato a Napoli non so quante migliaia di ducati. Gli accusati porsero querela per calunnia, ma il processo si arenò misteriosamente a mezza via. Un furfante, per nome Cibolla (era il capo della cocca, la ferocissima delinquenza organizzata piemontese), fu condannato nel capo e fé molte importantissime rivelazioni (responsabile di efferati delitti, venne inquisito e nel corso del processo con le sue confessioni fece emergere complicità insospettabili con funzionari della polizia), ma la sentenza non venne eseguita, ed il Cibolla e le sue rivelazioni sono dimenticati (in realtà il criminale morì avvelenato durante il processo). Un altro furfante, per nome Pavia, rivelò egli pure a sua volta cose ancora più gravi, e nulla. Lord Normanby nel suo ultimo scritto sul Decreto di Modena accusò di gravissimi furti il già dittatore Farini, e questi zitto. Ora un cotale, che dicesi già Agente segreto del Conte di Cavour, stampò a Brussell denunzie solenni contro i nostri uomini di Stato (come autore della pubblicazione in genere viene indicato proprio Curletti, precedentemente nominato, che nel 1861 fu incriminato per i reati commessi, ma presto sparì nel nulla. Successivamente si sarebbe vendicato dei politici, che non lo avevano più protetto, rivelando i segreti di cui era a conoscenza, anche se alcune delle presunte rivelazioni sono paradossali e assai poco credibili. È più probabile, invece, che l’agente segreto sia stato ucciso e i documenti relativi alla sua attività, da lui gelosamente conservati, siano stati utilizzati da altri per realizzare il libro e diffamare parte della classe dirigente dell’epoca, e in particolare i cavouriani sopravvissuti alla morte del conte), e questi non se ne danno per intesi. Agostino Bertani denunziò che nel nostro Ministero si aprivano e trascrivevano le lettere consegnate alle poste, e la Camera silenzio. Io non so decidere cosa sia di maggiore importanza, se la rivelazione di questi fatti che mettono raccapriccio, oppure l’indolenza con cui sono accolti dal pubblico, e l’indifferenza delle persone alle quali si riferiscono. Tutto prova le pessime condizioni morali in cui versiamo.”

Enrico Fagnano

DODICESIMO POST tratto dal mio libro LA STORIA DELL’lTALIA UNITA Ciò che è accaduto realmente nel Sud dopo il 1860 (pubblicato distribuito Amazon). Post precedenti sul sito ‘Alta Terra di Lavoro’ e sulla pagina facebook ‘La storia dell’Italia unita’.

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