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“Le Insorgenze del 1799 nel Cilento” ne parliamo con Vincenzo Abramo

Posted by on Feb 17, 2022

“Le Insorgenze del 1799 nel Cilento” ne parliamo con Vincenzo Abramo

Il viaggio nella penisola italica alla ricerca di informazioni e narrazioni storiche sulle insorgenze del 1799 fa tappa nel Cilento terra dove passeggiavano Parmenide ed Elea di Zenone, dove edificavano i Templi di Paestum e dove costruivano la porta verso il paradiso a Velia. Terra di grandi tradizioni cattoliche con un fortissimo legame con l’Oriente che si manifesta nel culto della Madonna di Costantinopoli e con sbarco delle spoglie dell’Apostolo Matteo, E’ altresi Terra di grandi passioni che hanno prodotto ribellioni, tumulti e soprattutto le insorgenze del 1799 e 1806-1815 dove tutto il popolo si unì all’esercito della Santa Fede, Sanfedista, guidato dal Card. Ruffo per cacciare l’invasore giacobino francese che nel Regno, come in tutta Italia, aveva trovato collaborazione e aiuto dai giacobini italiani dando un contributo importante per riconquistare il Regno Napoli e la capitale Napoli. Ne parliamo con Vincenzo Abramo un importante ricercatore e studioso del golfo di Policastro che oltre a scrivere e a divulgare i suoi studi, organizza seminare nelle scuole per far conoscere ai ragazzi la nobile e gloriosa storia del suo Cilento. Il programma verrà trasmesso come ogni venerdi il 18 febbraio alle 21 e per vederlo basta cliccare di seguito

2 Comments

  1. Anche nell’intervista al professor Vincenzo Abramo avente ad oggetto le insorgenze verificatesi nel Cilento all’indomani della proclamazione della Repubblica Napoletana è emerso nettamente che le condizioni di oggi (politiche, sociali, economiche) – vantaggiose per alcuni e svantaggiose per altri – sono figlie dirette del violento cambiamento che alcuni esaltati vollero imprimere negli usi, nei costumi, nella religione, nella storia e nella cultura di popolazioni che, a motivo della plurimillenaria stratificazione della loro storia, non ne avvertivano alcun bisogno, tanto che – ad innovazione avvenuta – la rivoluzione giacobina dovette amaramente registrare la totale assenza del popolo, il quale, anzi, le si rivoltò contro pur sapendo di non poter opporre nient’altro che il proprio coraggio e qualche arma sicuramente inefficace per far paura ad agguerriti, organizzati e famelici eserciti. In una situazione di caos e di violenza quale può essere quella di una guerra, per la scomparsa di ogni certezza, rappresentata dall’assenza del potere estromesso dalla rivoluzione e dall’imposizione di un nuovo ordine onnicomprensivo, non è difficile che diventino quasi normali azioni ritenute impensa-bili fino ad un momento prima.
    La violenta imposizione di un ordine nuovo che intende modificare dalle radici – per poi annul-lare del tutto – storia, cultura, religione, identità ed appartenenza, specialmente se attuata con il ri-corso ad un famelico e ferocissimo esercito straniero, non può aspettarsi che una reazione pari per intensità a quella che è stata la causa prima. A favore delle insorgenze, anzi, la differenza di cultura fra le due forze antagoniste fa sì che la reazione – contraddicendo le leggi della fisica – non sia “uguale e contraria”, ma di minore intensità. Alla fine della breve parabola rivoluzionaria, infatti, le vittime fatte dai giacobini saranno di gran lunga superiori a quelle imputabili alla monarchia ritornata al potere.
    Nella più grande categoria delle insorgenze non può non essere inserita la riconquista del regno da parte dell’esercito della santa fede. Qui, alcuni studiosi, anche intellettualmente onesti ad onore del vero, si meravigliano che nell’esercito racimolato strada facendo dal Cardinale Ruffo possano trovarsi un Panedigrano, un Mammone o qualche altro nome di spicco, dimenticando che l’urgenza per il recupero del regno non dava il tempo per andare tanto per il sottile, anche in considerazione del fatto che tutti quelli che si presentavano erano volontari e che “ a caval donato non si guarda in bocca”. Ciononostante, per rimarcare la differenza fra le due forze antagoniste, è il caso di precisare che, mentre l’esercito che doveva portare la libertà, l’uguaglianza e la fraternità era autorizzato al saccheggio, alla distruzione ed al massacro, all’esercito improvvisato raccolto dal Ruffo erano tas-sativamente vietati sia il saccheggio che la rapina. E quando qualcuno di quelli che si erano arruolati col proposito di approfittare della situazione si abbandonava ad atti non consentiti veniva severa-mente punito.
    Castrese Lucio Schiano 19.02.2022

  2. Ennio Apuzzo
    Complimenti Claudio x la magnifica scelta che hai fatto nello scegliere il piu’ colto e intellettualmente onesto storico del Cilento-Vallo di Diano. Il prof.Abramo di cui mi onoro essere suo amico e’ la persona piu’ aperta al dialogo che abbia mai conosciuto nonostate viva in una zona dove certe ideologie non proprio amanti della tradizione ma tendenti al giacobinismo alberghino. Complimenti al prof., complimenti a Claudio che con il vostro confronto siete riusciti a farmi sembrare che l’ ora e 8 minuti sia stata piu’ veloce di 5 minuti essendomi letteralmente incantato nell’ ascoltarvi, la buona cultura riesce ad annullare lo spazio e il tempo. Grazie di cuore.

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