Alta Terra di Lavoro

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MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (XII)

Posted by on Apr 23, 2022

MEMORIE PER LA STORIA DE’ NOSTRI TEMPI (XII)

NOTA DEL CARDINALE ANTONELLI 

CONTRO IL PLEBISCITO NEGLI STATI PONTIFICII

Roma, 4 novembre 1860.

La Santa Sede lamentava recentemente la violenta invasione di parecchie provincie degli Stati Pontificii, fatta posteriormente a quella gi� compiuta nelle Romagne per opera d’un governo vicino, che, dominato dall’ambizione stravagante di dilatare il suo Regno in tutta l’Italia collo spogliare gli altri Principi legittimi, ba incomincialo e continua ad effettuare i suoi perversi disegni, ignorando e disprezzando ogni diritto, come colui che non riconosce ostacolo al suo desiderio sfrenato d’usurpazione.

Dopo essersi impadronito delle Marche e dell’Umbria e d’una parte del Patrimonio di San Pietro colla violenza pi� ostile e con una guerra, governata alla maniera delle pi� mostruose piraterie, il governo piemontese colm� oggid� la misura della sua violazione della sovranit� Pontificia merc� l’insigne abuso, gi� da lui messo in pratica nei paesi anteriormente usurpati con una pretesa manifestazione della volont� nazionale, immaginandosi di creare in questo modo un elemento valevole a legittimare l’estensione di territorio gi� usurpato con violazione dei dritti altrui. � inutile di notare qui gli artifizi tanto frodolenti, quanto ignobili, coi quali si suole preparare e regolare questi appelli derisorii alla volont� popolare, vera violenza che altri osa esaltare come il risultato della libera manifestazione dei desiderii del popolo. La cosa � notoriamente dimostrata; e, tutto al pi�, non � il modo con cui si esprime quel voto abusivo, che ora importi di biasimare o mettere in evidenza; ma sibbene devesi biasimare la violazione di tutti i principii; mediante la quale si cerca d’introdurre nel diritto internazionale moderno un elemento sommamente rivoluzionario, distruttivo dei sacri titoli di Sovrano legittimo.

Qualunque sia sopra questo punto l’idea di un governo, che in istretla alleanza colla rivoluzione, le porge la mano come promotore e come capo, il principio che pretende di stabilire viene pienamente condannato dalle leggi immutabili della giustizia, dalle massime generali del Codice delle nazioni, dalle ragioni fondamentali dell’ordine civile e sociale, dal sentimento, finalmente, di qualunque popolo ben costituito. E, a dire il vero, se un principio cos� strano fosso mai stabilito, quale sovranit�, bench� forte pel suo diritto, potrebbe d’ora innanzi credersi al sicuro del pericolo di essere da un momento all’altro abbattuta e distrutta? A quali perniciose incertezze i governi non resterebbero continuamente esposti, e con essi tutto il mondo incivilito, sotto l’influenza di un principio cos� fecondo, per sua natura, di sconvolgimenti, di perturbazioni, e di disordini atti a produrre la confusione generale? Il governo Pontificio fondandosi per conseguenza sopra queste considerazioni tanto gravi, si vede costretto a protestare contro l’abuso commessole che continua ad essere commesso dal governo usurpatore col mezzo del preteso appello al voto delle popolazioni per decidere della sorte del proprio Sovrano; abuso che equivale all’introduzione di un principio che fa d’ogni erba fascio; calpesta i diritti di tutte le sovranit� legittimamente costituite; insulta e travisa la legge che sulla fede dei trattati solenni e delle convenzioni internazionali presiede al governo degli Stati; tende alla distruzione delle massime eterne ed invariabili dell’equit�; stabilisce, in una parola, il diritto mostruoso dell’usurpazione, ed innesta alla societ� un germe di funeste inquietudini e turbamenti.

I sentimenti di alta riprovazione, coi quali gli altri governi si pronunciarono contro la politica di prevaricazione del Piemonte e contro la sua attitudine usurpatrice degli altri Stati Italiani, come degli Stati Pontificii, non lasciano verun dubbio che essi non siano compiutamente d’accordo sopra questa ultima protesta presentemente emessa dal governo Pontificio per proteggere e difendere la sovranit� temporale del Sommo Pontefice contro la condotta ognor pi� colpevole dell’usurpatore, che prosegue nella sua opera audace ed orribile di invasione delle provincie sopraindicate, come ha gi� fallo in quelle parti degli Stati della Chiesa, che egli si ha anteriormente appropriato. G vi ha ragione di credere, che i governi in quistione saranno disposti a dare il loro appoggio efficace alle giuste rimostranze del governo di Sua Santit� ed a sostenere nello stesso tempo il buon diritto di questo governo di rendere il Re di Sardegna, o la sua amministrazione, risponsabile d’ogni danno proveniente dall’invasione ostile effettuata e mantenuta negli Stati della Santa Sede, e di chiedere agli invasori la restituzione compiuta. Con questa confidenza e persuasione, il sottoscritto Cardinale Segretario di Stato di Sua Santit� v’invita a comunicare la presente Nola al vostro governo, ecc. ecc.

G. Cardinale Antonelli.

GLI APOLOGISTI INVOLONTARI DI PIO IX

(Pubblicato il 1� maggio 1860).

Avvengono fatti straordinarii, e il nostro giornale si servir� perci� di straordinarii collaboratori. Messo da parte per ora il cavaliere Cibrario, piglieremo la difese del nostro Santo Padre Pio IX colle parole di Camillo Cavour, Vincenzo Gioberti, Massimo e Roberto d’Azeglio, Carlo Luigi Farini, Filippo De Boni� Carlo BonCompagni.

�Pio IX, il Sommo Pio � uno dei pi� zelanti Pontefici, che siasi mai seduto sulla Cattedra di Pietro. Con modo energico e nobile seppe in questo memorando fatto (dell’occupazione di Ferrara) difendere i suoi diritti, ed arrestare colla sola potenza della parola un’odiosa invasione….. Si paragoni la condizione finanziera dello Stato Pontificio con quelle delle pili fiorenti monarchie dell’Inghilterra, della Francia, del Belgio, avuto riguardo alle rispettive loro popolazioni, e di leggieri si riconoscer� che il peso dell’annua spesa e quello del debito contratto � molto minore pel primo (Stato Pontificio), che per questi ultimi Stati�.

CAMILLO CAVOUR, nel Risorgimento del 14 e 25 gennaio 1848, numeri

13 e 23. —

�Evviva Pio Nono! � il grido, con cui l’Italia inaugur� il suo risorgimento. Evviva Pio Nono, � il grido, in cui si esprime il pensiero che si debba spingere a nuovi destini la nazione, pensiero di ossequio verso la religione e la Chiesa, di cui egli � capo; pensiero di eroica devozione all’indipendenza della patria, di cui egli ci diede il generoso esempio colle animose proteste opposte alle odiose prepotenze degli occupatori di Ferrara�.

CARLO BONCOMPAGNI, nel Risorgimento del 7 di gennaio 1848, N� 7. —

�Io vo’ pensando che non senza speciale consiglio di Provvidenza la citt� vostra, e Bolognesi, passasse alla Chiesa dalla breve e torbida tirannide dei Bentivogli… � onde dal connubio della citt� sacra colla profana, e del laicato col sacerdozio risultasse con ottimo temperamento l’accordo della civilt� e della religione, che sono i due principii fattivi, e i due cardini del nostro vivere sociale. Bologna quindi � necessaria a Roma, come Roma a Bologna, e l’unione di entrambe � richiesta alla perfezione degli stati ecclesiastici e al bene di tutta la Penisola�.

VINCENZO GIOBERTI al circolo Felsineo, il 20 giugno 1848. Operette politi Che, raccolte dal Massari. Capolago 1851, tom. ii, pag. 404. —

s 11 governo di Pio IX convalidando ed approvando questa protesta (contro l’invasione di una parte de’  suoi Stati) ha nobilmente adempiuto ai suoi doveri; eli merita onore e gratitudine non solo per parte de’  sudditi Pontificii, ma per quella di tutti gli Italiani, per aver espressa con degne e severe parole quella protesta che sorgeva da tutti i cuori, suonava su tutte le lingue, all’annunzio di un attentato inesplicabile e da stimarsi impossibile nello stato presente delle relazioni internazionali della civile Europa. Bello veramente ed augusto spettacolo sarebbe veder la forza vinta dal diritto; l’armi della violenza infrante dalla placida ed ardita parola che piq IX ba saputo rendere onnipotente e terribile a forza di giustizia, di clemenza e d’amore; parola atta oramai ad operare il nuovo prodigio di opporre un principio al cannone, e vincerlo, e ridurlo inutile istrumento�.

MASSIMO D’AZEGLIO, governatore di Milano, lettera in data di Roma, 41 agosto 1847, pubblicata nell’Ausonio, dispensa XVIII, agosto 1847, pag. 318 e seg. —

�Dicono alcuni che al Papa, come a capo della Chiesa, non conviene l’armarsi; che al Pontefice, ministro di pace e di carit�, non s’appartiene l’usar armi terrene. Concedo se s’intende d’usar queste armi per offendere altrui, per allargare lo Stato, per conquistare, in una parola per fini ingiusti; ma sarebbe strano, che l’esser ministro di pace e di carit� dovesse appunto servir di ragione al Papa per trascurare que’ mezzi terreni concessigli dalla Provvidenza, onde mantenere e conservare a’  suoi popoli la pace (ed � detto antico: si vis pacem, para bellum), onde impedire che si commetta a loro danno la pi� enorme di tutte le violazioni della carit� — la conquista�.

MASSIMO D’AZEGLIO nel Risorgimento di Torino, N� 17, del 19 di gennaio 1848. —

�La Corte di Napoli poneva opera solerte a risvegliare i sospetti ed accrescere i timori nell’animo suo (del Papa Pio IX. a Gaeta), e faceva diligenza per dare ad intendere, che tutte le profferte del Piemonte velavano il disegno d’impadronirai di gran parte dello Stato della Chiesa. 1 ministri napoletani affermavano averne le prove, e lo stesso principe di Cariati ne spargeva la notizia e ne faceva testimonianza non pure in Napoli ed jn Gaeta, ma in Francia. Sei seppe il governo Piemontese, e se ne sdegn� siffattamente, che volle richiamato da Napoli il senatore Plezza, di cui quella Corte non aveva ancora voluto riconoscere il grado e la qualit�, e sped� i passaporti all’inviato napoletane che risiedeva in Torino, interrompendo ogni ufficio diplomatico. Questa nostra deliberazione (scriveva il Gioberti) fu cagionata non solo dal rifiuto arbitrario che il gabinetto di Napoli fece di accettare il sig. Piazza, non allegandone alcuna ragione valevole (essendone stata smentite quelle di cui avea fatta menzione) e i poco garbati trattamenti recati al medesimo; ma pi� ancora l’indegna calunnia spacciata in Francia dal principe di Cariati, colla quale ci attribuiva l’offerta di togliere al Papa le Legazioni. Spero che il sospetto di Ionia infamia non annider� per un solo istante nell’animo del Pontefice…. Ella procuri di matter� nel Papa la fiducia nel Piemonte�,

LUIGI CABLO FARINI; Lo Stato Romano, volume m, 2� edizione, Firenze, Felice Le Monnier 1851, vol. III, lib. IV, cap. pag. 190, 191,—

�Singolare natura questa ({ella romana Corte, la quale si rassegna tal fiata, ma non piega mai l’animo, n� alla forza, n� alla fortuna, n� per tempo, dimentica mai. Esautorata da Napoleone, diede di s� tale esempio di dignit� e fortezza, che parve vincitrice anzi che vinta; e restaurala poi da’  vincitori di Napoleone, si richiam� corrucciata del non restituito, quasi signora alle ancelle, la tradizione � in Roma quasi tanto potente ed efficace negli ordini temporali, quanto pegli spirituali�.

Lo stesso LUIGI CARLO FARINI: Lo Stato Romano, volume i, capitolo j, Protette del Consalvi, pag. 9,—

L# voce di Dio pi� non tuona dal Sinai, ma dal Vaticano, e gli nomini l’ascoltano con eguale riverenza…. Noi abbiam fede pei destini della Religione Cattolica, e riconosciamo nell’elezione di Pio IX una delle pi� stupende manifestazioni dell’intervento divino nelle cose umane…., La parola di Dio non si prende a gabbo, � empio chi ne tropea una sillaba; e l’opposizione della condotta dell’uomo collo spirito della legge � irrisione dell’uomo alla legge l’inosservanza della legge. Nella gran bilancia, ove la mapo di Dio pesa eternamente i popoli, sta da un lato il giusto, dall’altro l’ingiusto. Non v’ha in essa quel dubbio argine che lascia la mano dell’uomo nel farne la misura.., Noi credenti nel Cristo, amanti colla carit� del Cristo, invochiamo con fiducia quello che n’� il Vicario quaggi�…. Noi facciamo voti fervidi a Pio IX, e leviamo i nostri occhi al monte, al monte ove domina su noi la santa sua figura�.

ROBERTO D’AZEGLIO nel giornale la Concordia d 3 gennaio i&g 2, primo articolo, pag. 5.

�Noi abbiamo ferma fiducia che quel Dio, che ispira la sua carit� nel cuore di Pio IX, sia per effundere la sua sapienza nello spirito di tutti gli altri ministri del Sommo Gerarca, e promuovere nuovi trionfi alla religione del Cristo�.

ROBERTO D’AZEGLIO nel Risorgimento del 3 marzo 1848, N� 57, pag. 226. —

�Se l’Imperatore vincesse in Lombardia, egli non si contenterebbe pi� degli antichi dominii: torrebbe al Papa le Legazioni; distruggerebbe la sua indipendenza politica con grave danno della libert� ecclesiastica…. come accadde nello scorso secolo, quando l’Italia e la Tede furono ludibrio ai repubblicani interni e ad un imperatore forestiero: onde due santissimi Pontefici non solo vennero spogliati dei loro temporali dominii, ma l’uno di essi fu tratto prigioniero in esilio, e l’altro fu spento�.

GIACOMO PLEZZA, ministro dell’interno in Piemonte, Circolare ai signori Parroci, Torino, agosto 1848. — a Sono pur belle le smorfie dell’Austria 1 � gi� da lungo tempo che volge nell’animo di fare che il maggior prete torni alla rete…. Manteneva a Bologna emissari per indurre i Romagnoli a chiedere formalmente di essere incorporati agli Stati Austriaci!…. Importa moltissimo al Pontefice, se vuol essere vero Pontefice, e venerato e obbedito dal mondo cattolico di conservare, a qualunque costo, il tesoro della sua politica indipendenza e di quella del suo popolo…

Quelli che proverbialmente e per ischerzo sono detti soldati del Papa, sono i medesimi che empirono di prodi le legioni romane, che fornirono i pi� celebri campioni alle compagnie di Ventura nel medio evo, e che somministrarono i migliori guerrieri al Regno d’Italia Pare che la milizia pontificia sia per riprendere il posto che le si compete�.

BIANCHIGIOVINI, Note al libello di Cormenin sull’Indipendenza d’Italia, Torino, presso Carlo Schiepatti 1848. —

�Oh! Italiani, a che questo smarrimento di fede, a che vi lasciate travolgere da iroso scetticismo, morte d’ogni virt� e d’ogni viva dottrina! Oh! Italiani sull’orlo d’un precipizio chiedeste al cielo un conforto. E il cielo vi diede Pio. Oh! Italiani, con lacrime di dolore e di gioia, per le sofferenze di tanti anni, per la quiete comune, per l’evangelica carit� gli chiedeste i figliuoli ed i padri, i fratelli e gli amici esulanti qua e l� per Europa, vissuti della rinfacciata limosina dello straniero, senza famiglia e senza patria. E Pio dischiuse le carceri, ridon� a tutti la patria, decret� perdono. Oh! Italiani, con plausi, con festa, con amore gli avete risposto, e chiedeste che alla povera nostra patria ei stendesse una mano, asciugasse una lacrima. E Pio stese la mano, asciug� quella lacrima. Sacerdote del mondo, un d� guerriero degli uomini, ora soldato di Dio e dell’italico onore, perch� si riposa un momento, perch� oggi prega, durante la sacra veglia delle armi, onde chiedere alla sua volta quell’indomabile possanza al Signore, che valga in combattere il male che offende la religione e la patria, che abbraccia l’Italia e l’universo; voi, increduli che siete, subito collo sdegno disertate i suoi fianchi, invece di sostenerlo, invece di chiedere quanto egli chiede ai Signore? Su dunque; sien le azioni preghiere vostre…. egli stender� il suo mantello sulle acque, ed incolumi traverserete per la fede in lui e nella patria l’oceano che ci serra in grande tempesta�.

FILIPPO DE BONI, la Congiura di Roma e Pio IX, Losanna, 1847, presso S. Bonamici e compagni, pag. 38, 39. —

Exibant autem daemonia a multis clamantia et dicentia: quia tu es filius Dei!� (S. Luca, capo iv, vers. 41).

IL PAPATO E ALFONSO DI LAMARTINE

(Pubblicato il 23 settembre 1860).

Alfonso di Lamartine ha intrapreso da molto tempo una pubblicazione periodica col titolo di: Cours Familier de litt�rature. — Un entretien par moie. Nell’ultimo Entretien che venne in luce, studia Nicol� Machiavelli. Dopo di avere ricordato ci� che l’Italia fosse ai tempi del Machiavelli, il sig. di Lamartine traccia a grandi tratti la storia italiana fino ai nostri tristissimi giorni. Roma si presenta la prima a’  suoi sguardi. Egli vuole che Roma resti la capitale di qualche cosa di grande e maestoso, e non trova nell’Italia e nel mondo niente di pi� grande del Papato. Colla testimonianza degli storici filosofi, i meno cristiani, come a dire Gibbon, Sismondi, Guinguen�, Voltaire medesimo, ricorda i servizi resi all’Italia nel corso dei secoli dal potere temporale dei Papi, che �per ordine di data � la Potenza pi� antica in Italia, e per ordine di servizi � la Potenza pi� italiana�.

Lamartine, dopo di aver raccontato i trionfi e le vicende del potere temporale dei Papi, con grande esattezza di termini e meravigliosa elevazione di pensieri, entra a discorrere dei tempi nostri. Ascoltiamolo:

�Pio VI, strappato da’  suoi Stati come prigioniero di guerra dai soldati francesi, mor� detronizzato e cattivo io Francia. Ma tosto, dopo le sue vittorie d’Italia, Bonaparte ristabil� il Papa in Roma non solo come Pontefice, ma come sovrano italiano. Egli chiam� Pio VII a Parigi per farsi consacrare come un altro Carlomagno. — pi� tardi volle, in un momento d’impazienza, rovesciare di bel nuovo quel trono Pontificio, che egli stesso aveva ristabilito; fece di Roma una citt� conquistata, annessa all’impero, sotto il nome di dipartimento del Tevere. Il Papa brutalmente strappato dal suo palazzo dai gendarmi francesi, fu strascinato da Firenze a Torino, da Torino a Savona, da Savona a Fontaine bleau come un prigioniero che, recando impiccio, si rimandava di prigione in prigione.

�Quando Bonaparte si sent� sfuggire di mano l’Impero e la vittoria, si affrett� di restituire gli Stati Pontificii al Papa e di rimandarlo rispettosamente a Roma, come un pegno di restituzione e di pace all’Europa. 1 trattati del 1815, di cui sovente si parla senza punto conoscerli, non furono altro che il ritorno di tutte le Potenze nel loro rispettivo territorio, poich� ebbe fine lo straripamento della Francia napoleonica. I congressi e questi trattati in cui le Potenze acattoliche erano in maggioranza, riconobbero la sovranit� tal quale del Papa non come un diritto religioso, ma come un fatto politico: non racconciarono la carta lacerata del mondo antinapoleonico, ma non fecero che ricucirla.

�Pio VII govern� per mezzo del Cardinale Consalvi con saviezza, liberalit� e moderazione gli Stati Romani. Non vi ebbero n� reazioni, n� eccessi sotto il suo regno; ei fu il Luigi XVIII della Chiesa. Come Pontefice, il Papa presente era un secondo Pio VII; come uomo di preghiera, egli vivea senza veder la terra, tenendo gli occhi fissi al cielo; come Sovrano politico, era un Italiano tenero dell’indipendenza e della dignit� dell’Italia. — Il suo patriottismo gli suggeriva di romperla con l’Austria; la sua coscienza gli diceva che la guerra non era cristiana, e che meglio era essere Pontefice di pace, irreprensibile davanti a Dio, che un grande tribuno armato dell’Italia davanti agli uomini. Ascolt� la sua coscienza; quindi la sua virt� dispregiata e le sue sciagure�.

Qui Lamartine entra a Favellale delle cause dei patimenti e delle disgrazie del Papa Pio IX. Ecco com’egli parla:

�Alla voce d’un ministro piemontese, il Congresso del 1856, contro tutti i principii di diritto pubblico ed internazionale, s’arrog� illegalmente un diritto d’intervento arbitrario e permanente nel reggime interiore delle sovranit� straniere. Napoli, Roma, Parma, ia Toscana, l’Austria furono denunziate siccome vulgari accusale davanti al tribunale del Piemonte, della Francia e dell’Inghilterra. Un simile sbaglio contro il diritto non poteva a meno di generare il disordine al di fuori; era questo il principio del caos europeo.

�L’indipendenza e la rispoosabilit� dei Sovrani in faccia al loro popolo essendo distrutte, ognuno aveva diritto di comandare in casa altrui, eccetto in casa propria. Il diritto di consiglio creava il diritto di reciproco intervento militare; da questo diritto di reciproco intervento derivava e deriva tuttavia il timore di continua guerra tra i vicini: all’opposto del diritto di civilt�, che � l’indipendenza dei popoli in casa loro.

�Il Piemonte che dalia compiacenza o dalla sorpresa del Congresso del 1856 aveva ottenuto un simile principio, non tard� a servirsene. La guerra detta dell’indipendenza scoppi� perci� in Italia. Questa guerra per contiguit� ai stese dal Piemonte a Parma, a Modena, alla Toscana, agli Stati del Papa, ed ora si sta deliberando a Parigi ed a Londra, nei consigli della Gallia e della Granbretagna, Su ci� che sar� tolto o conservato del Principato temporale degli Stati in Italia! Questa sola deliberazione � un intervento chiarissimo, distruggitore d’ogni diritto pubblico e d’ogni indipendenza italiana; quindi qualunque cosa voi pronuncerete, pronuncerete male. Perch� voi, Europa, al congresso del 185$, a Parigi, vi siete arrogata, alla voce di un ministro piemontese, il diritto di deliberar sull’interno reggime dei popoli? Questa sola deliberazione sull’ultimo villaggio italiano � un’usurpazione o sulla sovranit� dei governi, o sopra la libera volont� dei sudditi.

�Non c’ingannammo nel 1856, leggendo quest’irregolare intervento concesso al Piemonte negli affari interni del Papa, del re di Napoli e delle altre Potenze italiane. Lo dissi a me stesso: � una dichiarazione di guerra sotto la forme di una segnatura di pace. Noi discutiamo oggid� sulle conseguenze di questa linea inserita nel Protocollo del Congresso del 1856. che diverr� il potere temporale del Papato, se l’Europa � conseguente? Che diverr� l’Italia, se l’Europa si ritratta? Questo diritto d’intervento reciproco, emanato dal Congresso di Parigi nel 1856, � la fine del pubblico diritto europeo. Il diplomatico piemontese ha teso un tranello al Congresso, e il Congresso vi � caduto. Non ne uscir� se non riconoscendo il diritto contrario�.

IL PAPA E IL PROTESTANTE LEO

(Pubblicato il 6 ottobre 1860).

Il celebre professore Leo pubblica a Halle un suo giornale intitolato Volksblat f�r stadi und Land, e sebbene egli sia protestante, conserva tuttavia quel reato di fede e di piet� che il protestantismo ha ereditato staccandosi dal cattolicesimo. Mosso adunque da giusti principii il dotto professore giudica severamente coloro cho perseguitano il Papa, prenunzia la prossima vittoria della Chiesa, e dichiara stupidi i protestanti che si promettono un guadagno dalla caduta del Papato, imperocch� cadrebbero con questo tutte le massime fondamentali di qualsiasi religione. Invitiamo il lettore a meditare le seguenti osservazioni del protestante Leo. Egli scrive cos�:

�La persecuzione ordita contro la Chiesa per mano di apostati, tra cui ve n’ha di tali ohe si vorrebbero eziandio spacciare per credenti, va pigliando tuttora incrementi novelli, e se nulla veggiamo negli indizi che ci porgono i tempi, questa persecuzione riuscir� tosto o tardi a un macello spaventevole. La rivoluzione non � mai che pigli di mira le cose temporali soltanto, ma tiene intese l’occhio perpetuamente all’ordine divino. Inoltre ella dirige dapprincipio i suoi assalti contro la Chiesa, e solo pi� tardi fulmina colle sue batterie i re, i principi, i ricchi, le classi dei possidenti.

�Ma in genere i possenti della terra sono eterni in quel ohe si attiene a questi primi cominciamenti della rivoluzione, e tale accecamento spingono tant’oltre, da favorire la rivolta, scavandosi cos� una tomba che tranghiottir� i loro propri diritti. Si direbbe talvolta, vedendoli tenere una simile condotta, che per mezzo di potali favori intendono rifarsi presso la rivoluzione della rendita dei loro diritti medesimi! I pi� furiosi assalti dei rivoluzionari han sempre per segno quel potere tra i poteri temporali che invoca, mentre pur vi si appoggia, il di ritto del Dio vivente, e che ammette i diritti della Chiesa del Cristo.

�Volgiamo primieramente gli sguardi all’Italia. La persecuzione quivi, gi� son molti anni, organata dal governo Piemontese contro la Chiesa ha soprattutto, io noi niego, per iscopo la forma esteriore di essa Chiesa, cio� i beni ecclesiastici, il dominio temporale del Papa; ma in verit� l’assalto � mosso contro il potere spirituale nascosto sotto quella estrinseca forma. Ora per le genti cattoliche il potere spirituale dimora in questo segnatamente, che il Papa � il Vicario del Cristo. E contro appunto il dominio del Cristo si scatenano i nostri cattolici nell’irrompere ch’essi fanno contro la dominazione del Papa, eziandio se temporale: �Chiunque ripudia il Papa, ripudia il Cristo; adunque nessun’altra alternativa pi� rimane ai cattolici, se non l’ammettere il Papa e il Cristo, o il non ammettere n� Papa, n� Cristo.

�Chi pigli la norma delle condizioni presenti, quali le han partorite i capi politici dappoi mille anni, non che indotto, si trova irresistibilmente necessitato a non riconoscere come depositario della piena autorit� apostolica un Papa, che dipendesse politicamente da un altro Monarca.

�…. � collo scopo medesimo di tutelare il dominio temporale del Papa, vediamo levarsi come un sol uomo non l’alto Clero solamente, ossia l’Episcopato, ma pur anco (fatte pochissime eccezioni) il Clero in universale, armato del soccorso delle lettere pastorali e della preghiera; per questo medesimo fine il popolo cattolico prende cos� a petto l’opera del Danaro di S. Pietro; e per questo ancora drappelli di guerrieri magnanimi, con a capo il valoroso Lamorici�re, tolgono in mano la spada della difesa.

….�La Chiesa cattolica, e nessuno lo disconosce, geme per ora in una profonda costernazione. Se nondimeno il Papa esce da strette cos� difficili, aiutatovi dai proprii suoi mezzi e da quelli che il mondo cattolico gli ha spontaneamente fornito, giover� questo a dare all’elemento rivoluzionario una tale disfatta, quale non ha egli sofferto mai da tutte le violente repressioni adoperate dopo il 1848; e d’altra parte un simile evento sar� per la Chiesa un mezzo di consolazione s� viva, che altrettanta non ne ha ella pi� sentito da cinquecento anni al d� d’oggi.

�Quanto a noi, troppo saremmo lontani dall’esultare per la decadenza del Papa e del suo poter temporale, perch� non � gi� la Chiesa protestante quella  in cui pr� tornerebbe una tal caduta, ma unicamente la sua caricatura, la negazione, la mogia incredulit�, e la folla stupida di coloro che nel voler essere in voce d’uomini di fede, si precipitano nelle braccia della crassa empiet� e del suicidio morale, nelle braccia degl’insensati protestanti dell’Inghilterra, dell’alleanza evangelica, degl’iscritti al partito della Gazzetta Ecclesiastica, e di tutta la borra e il pattume della stessa specie.

�Se anche, qui e col�, alcuni membri della Chiesa protestante, bench� animati dal vero spirito clericale, han manifestato la speranza che il decadimento del Papa recher� il trionfo della Chiesa protestante (nel che ci movono a piet� del fatto loro), essi ci porgono in questo una prova d’imbecillit� politica e religiosa, la quale � tutt’altro che onorevole per la nostra Chiesa�.

Cos� parla un protestante, perch� uomo di dottrina e uomo di coscienza, e quanti cattolici ed anche sacerdoti dovrebbero vergognarsi nel leggere simili parole!

IL PAPA E I PROTESTANTI POSITIVI

(Pubblicato il 17 ottobre 1860).

La prigionia di Pio VI e di Pio VII recarono alla Chiesa grandissimo guadagno. Il progresso del cattolicismo in Inghilterra data principalmente da quel tempo.

La cattivit� di Pio IX in Gaeta produsse il trionfo della Santa Sede nell’impero austriaco mediante il Concordato, il cui primo annunzio ci venne dato appunto dall’esule Pontefice.

Ora la Provvidenza di Dio prepara, come premio dei patimenti del Vicario di Ges� Cristo, segnalate vittorie della Chiesa in Germania.

Un gran numero di teologi e di laici protestanti e cattolici si sono riuniti a Erfurlh il 21 e 22 di agosto per preparare una conversione in massa al cattolicismo di que’ protestanti, che conservano ancora un filo di fede, e non trovano i principii cristiani che nella religione cattolica apostolica romana.

Dalla parte de’  cattolici si cita tra i convenuti il nome del conte Caio di Stolberg, e dalla parte de’  protestanti il celebre professore Leo di Halle, che i nostri lettori conoscono pel bellissimo articolo ch’egli scrisse in favore del Papa, e venne stampato dall’Armonia.

Intanto la stampa protestante, quella che appartiene al protestantesimo che dicono positivo, perch� non s’� ancora gettato nello scetticismo e riconosce tuttavia certi principii di fede, continua a sostenere le parti del Santo Padre, perch� vede in lui la causa della religione, della libert�, della verit�, della giustizia.

Ci piace citare su questo proposito quanto scrive la protestante Nuova Gazzetta di Prussia riguardo all’ultima Allocuzione del Santo Padre. Essa dice cos�:

�In s� � gi� cosa difficile respingere colle sole armi spirituali le baionette maneggiate da bande d’invasori; ma questa difficolt� diviene poi insuperabile, se si considera che a nostri d� ogni speranza sta riposta nella forza brutale e materiale. Per queste ragioni noi crediamo che l’Allocuzione papale, pubblicata ultimamente nelle nostre colonne, non produrr� che un effetto mediocre tanto sui nemici, quanto su coloro che dovrebbero essere gli amici della Santa Sede. Nulladimeno noi abbiamo salutato con gioia tal documento! Esso attesta, apertamente, esistervi ancora nell’universo un paese, dove si osa dare il nome, che lor conviene, agli avvenimenti d’Italia ed alle conseguenze che ne derivano.

�Gli eccessi commessi dal ministero piemontese, invadendo il territorio della Chiesa, il conculcamento di tutti i diritti, a dispetto de’  quali questo governo stende la sua dominazione, eccita i popoli alla ribellione e spoglia i Sovrani dei loro troni, le calunnie e le diffamazioni che il ministero del Piemonte non teme di chiamare a suo soccorso per distruggere il potere temporale del Papa, la lettera spudorata, cui ebbe audacia di mandare al Cardinal Antonelli col fine di giustificare il suo delitto, le bande di uomini perduti lanciati negli Stati della Chiesa per fomentare il disordine ed eccitare la rivolta, le astuzie e gl’inganni, coi quali si vinse l’esercito del Papa, il tristo principio del non intervento, pericoloso sotto ogni rispetto, perch� permette allo straniero d’intervenire, purch� venga a svegliare o a soffiare la ribellione; ebbene tutto questo ci ricolma di piacere, dacch� vediamo proclamale energicamente dall’alto del Vaticano quelle idee, che non cessiamo di difendere giornalmente nelle nostre colonne.

�In Italia, come � detto nell’Allocuzione, in Italia il diritto delle genti � violato con un’audacia inudita, e se non si riesce a riporlo in onore, nessun trono legittimo rester� in piedi, tutti i governi saranno minacciati, e la societ� stessa civile sar� alla sua volta aggredita. La rivoluzione non tende solamente a distruggere la potenza temporale del Papa e la libera amministrazione della Chiesa cattolica, ma essa si sforza egualmente di opprimere la libert� di coscienza de’  cattolici sudditi di altri principi, vuole l’abolizione dei diritti e dei principii, che sono il fondamento del potere di tutti i legittimi sovrani. Epper� abbandonando la causa del Papa, i Principi tradiscono se stessi�.

fonte

https://nazionali.org/ne/stampa2s/02_1864_vol_01C_margotti_memorie_storia_nostri_tempi_dodici_2013.html#bellissimi

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