Alta Terra di Lavoro

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Monti Frumentari Regno di Napoli

Posted by on Gen 13, 2020

Monti Frumentari Regno di Napoli

Delegazione del Monte Frumentario1781 – 1806

descrizione fisica

pezzi  1565

soggetto produttore

Delegazione del Monte frumentario

Real camera di Santa Chiara, Napoli

collocazione

stanza 193,195,198

bibliografia (campo unico)

F. TRINCHERA, “Degli Archivi napolitani”, Napoli, 1872, p. 475; 
J. MAZZOLENI, “Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli”, Napoli, 1974-1978, II, pp. 124-127; 
ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, “Stato e Chiesa nel Mezzogiorno. Testimonianze archivistiche”, (catalogo della mostra del 1993), Napoli, 1994, p. 45; 
A. SALADINO, “I monti frumentari e l’istituzione dei monti pecuniari nel Principato Citeriore”, in “Rassegna Storica Salernitana, XII, 1951, pp. 219-267;
“Collezione degli atti emanati dopo la pubblicazione del concordato dell’anno 1818”, parte II, Napoli 1830, pp. 39-41 (bis) articoli XVII e XVIII.

storia istituzionale

Con la prammatica del 17 ottobre 1781 fu istituita, nel Regno di Napoli, una cassa pubblica, il Monte frumentario, per agevolare i coltivatori poveri nella semina dei terreni tramite prestiti in denaro. I coloni ed i massari, per il denaro ricevuto, dovevano corrispondere al Monte un interesse del 3 per cento, nettamente inferiore a quello corrisposto per i prestiti ricevuti da privati. Ad essa fu destinato un fondo di 120.000 ducati, metà dei quali si dovevano ricavare dalle rendite delle chiese, dei benefici vacanti di libera collazione o di regio patronato, e dagli spogli dei vescovi. L’altra metà era ottenuta in prestito dai banchi pubblici di Napoli che avevano anche il compito di conservare il suddetto fondo del Monte. L’interesse del 3 per cento, corrisposto dai coltivatori al Monte, serviva appunto ad estinguere il debito con i banchi. Il monte era alle dipendenze della Real Camera di Santa Chiara, alla quale dovevano rendere conto gli Economi Regi che avevano il compito di amministrarne il patrimonio, secondo le istruzioni impartite il 1 gennaio 1782. Il 1 luglio 1806 passò alle dipendenze dell’Ufficio Generale del pubblico demanio. Abolito con il concordato del 21 marzo 1818, al suo posto furono istituiti in ogni diocesi appositi uffici incaricati di amministrare i frutti dei benefici vacanti che, devoluti ad opere di assistenza e beneficenza, erano assegnate a chiese, ospedali, seminari, poveri.

ambiti e contenuto

L’archivio della Delegazione del Monte Frumentario si riferisce prevalentemente a documentazione contabile: conti, bilanci e rendite delle abbazie e dei benefici vacanti di regio patronato, delle cappellanie, delle rettorie e dei vescovati.
L’archivio risulta diviso in tre serie, di cui la prima e la terza sono di natura esclusivamente contabile.
Un’altra serie di “registri”, del tutto diversa per origine e natura delle carte, si riferisce alla corrispondenza amministrativa proveniente dalla Camera di Santa Chiara, di cui gli affari del Monte erano una dipendenza. Per questo motivo i registri sono stati riuniti all’archivio della Camera, costituendone la nuova serie n. 41.

strumenti di ricerca presenti in Sala di Studio

inv. 352.  indici ed appendici parziali distinti per diocesi; inventari di versamento provenienti dall’archivio della Gran Corte dei Conti (anno 1818)

unità di descrizione separate

Nuova serie n. 41 dell’Archivio della Real Camera di Santa Chiara.

serie

Enti

codice

0000000132

intestazione autorizzata

Delegazione del Monte frumentario
contesto: Regno di Napoli; Repubblica partenopea; Regno di Napoli
date: 1781 – 1806

date di esistenza

1781 – 1806

storia

Con la prammatica del 17 ottobre 1781 fu istituita, nel Regno di Napoli, una cassa pubblica, il Monte Frumentario, per agevolare i coltivatori poveri nella semina dei terreni tramite prestiti in denaro. I coloni ed i massari, per il denaro ricevuto, dovevano corrispondere al Monte un interesse del tre per cento, nettamente inferiore a quello corrisposto per i prestiti ricevuti da privati, ad essa fu destinato un fondo di 120.000 ducati, metà dei quali si dovevano ricavare dalle rendite delle chiese, dei benefici vacanti di libera collazione o di regio patronato. L’altra metà era ottenuta in prestito dai banchi pubblici di Napoli che avevano il compito di conservare il suddetto fondo del Monte. L’interesse del tre per cento, corrisposto dai coltivatori al Monte, serviva appunto ad estinguere il debito coi banchi. Si pensava, inoltre, che con l’accrescimento del fondo, si sarebbe restituito il denaro ai banchi e, in seguito, si sarebbe diminuito l’interesse fino a dare denaro senza interessi a coloni e massari. Nel regno l’opera del Monte ebbe inizio nella provincia di Capitanata, perchè più opportuna per la coltivazione, per poi estenderal a tutte le province. Il Monte dipendeva dalla Real Camera di Santa Chiara, alla quale dovevano rendere conto gli economi regi che avevano il compito di amministrare il patrimonio, secondo le istruzioni impartite il 1° gennaio 1782. Con decreto del 1° luglio 1806, l’amministrazione del Monte passò alle dipendenze dell’Ufficio Generale del pubblico demanio. Abolito definitivamente con il concordato del 21 marzo 1818, al suo posto furono istituiti, in ogni diocesi, uffici incaricati di amministrare i fondi provenienti dai benefici vacanti che, devoluti ad opere di assistenza e beneficenza, erano assegnati a chiese, ospedali, seminari e poveri.

tipologia funzionale

uffici ed organi amministrativi

condizione giuridica

uffici centrali di Antico regime

documentazione collegata

Delegazione del Monte Frumentario

fonti

Collezione degli Atti emanati dopo la pubblicazione del concordato dell’anno 1818, parte II, Napoli 1830, pp.39-41(bis) artic. XVII e XVIII.

Real camera di Santa Chiara, Napoli
contesto: Regno di Napoli
date: 1735- 1799

Supremo tribunale consultivo nazionale, Napoli
contesto: Repubblica partenopea
date: 1799

Real camera di Santa Chiara, Napoli
contesto: Regno di Napoli
date: 1799 – 1808

date di esistenza

1735 – 1808

storia

Questo fondamentale organo dello Stato subentrò, in base alla prammatica dell’8 giugno 1735, al Consiglio Collaterale di epoca vicereale. Con la soppressione di quest’ultimo, Carlo di Borbone, da poco salito al trono di Napoli, intendeva “stabilire un governo giusto, forte, uniforme e tranquillo, duraturo e incorruttibile” (A. Pannone, p. 79), riservando a sé stesso il diritto di guerra e di pace, le relazioni con l’estero, l’emanazione delle leggi, della concessione di dispense e di privilegi, la conoscenza dei reclami dei vassalli contro le decisioni dei tribunali e il diritto di provvedere a tutti i bisogni dello Stato.
La nuova magistratura, costituita dai membri del preesistente Sacro Regio Consiglio, creato da Alfonso I d’Aragona, elevati alla carica di capiruota, da un presidente e da un segretario, assumeva le funzioni di cancelleria del regno, già spettanti al Collaterale, e quelle di tribunale e di massimo organo consultivo dello Stato. Con dispaccio del 24 luglio 1735 inviato alla Camera da Bernardo Tanucci, si assegnò il compito, in passato spettante al Segretario del regno, di “ricevere la parola regia” al Segretario della Camera. Questo ufficiale proponeva gli affari nelle adunanze, compilava il processo verbale di tutto ciò che dalla Camera si determinava, formulava le consulte da proporsi al re per mezzo delle segreterie, custodiva le scritture e spediva gli atti. Il Presidente della Camera, esercitando le funzioni dell’antico Viceprotonotaro del regno, apponeva la firma, con il vidit, alle leggi e alle costituzioni inviategli dal sovrano.
Rientravano fra le competenze della Real Camera le delegazioni di cause trasmesse dal Sacro Regio Consiglio, dalla Gran Corte della Vicaria, dai presidi delle province, dal Commissario di Campagna, il compito di visitare le carceri, spedire i privilegi feudali e gli assensi regi, decidere sui conflitti di giurisdizione fra tribunali laici e tribunali ecclesiastici e fra gli stessi tribunali secolari, spedire le patenti a ministri e ufficiali, concedere l’imprimatur ai libri, le privative di stampa e l’exequatur alle bolle della Santa Sede e dell’Ordine di Malta, rivedere in appello i decreti della Soprintendenza generale di salute e della Portolania. La Real Camera era competente per tutte le cause riguardanti la Città di Napoli. La competenza in materia di conflitti di giurisdizione fu poi attribuita, con dispaccio del 2 aprile 1798, alla Suprema Giunta per le questioni di foro.
In quanto tribunale di prima istanza, la Camera deliberava sulla natura ecclesiastica o laicale dei benefici, sull’appartenenza al regio patronato, e risolveva le questioni di precedenza fra le congregazioni. Per la nomina di giudici, governatori regi e uditori proponeva terne di nominativi, tramite il Segretario di Stato di grazia e giustizia.
In quanto consiglio della monarchia, la Camera forniva pareri (consulte) al sovrano “nelle materie più ardue di Stato e sopra i memoriali che gli si presentavano dalle particolari persone e dai corpi morali” (F. Trinchera, p. 315), tramite i segretari di Stato.
Nel 1768 entrò a farne parte l’avvocato fiscale della Real Corona col compito di proporre e sostenere le ragioni reali in qualunque affare preso in esame dalla Real Camera di Santa Chiara e di vigilare sugl’interessi dello Stato e sui diritti della sovranità. Successivamente il re istituì la figura del promotore fiscale della Real Corona col compito di assistere l’avvocato fiscale nella compilazione degli atti e delle notifiche.
Durante la Repubblica Napoletana del 1799, la Real Camera assunse la denominazione di Supremo Tribunale consultivo nazionale.
Insieme con le altre magistrature di antico regime, la magistratura cessò le sue funzioni il 20 dicembre 1808, in virtù del regio decreto del 12 dicembre di quell’anno con cui era stabilita anche l’installazione dei nuovi tribunali della capitale e del regno nei giorni 7 e 8 gennaio 1809.

documentazione collegata

Real Camera di Santa Chiara

Real Camera di Santa Chiara

fonti

GATTA D., “Regali Dispacci. Parte seconda che riguarda il civile”, tomo I, Napoli, 1775, pp. 74-76;
GIANNONE P., “La Real Camera di Santa Chiara nei primi anni del Regno di Carlo di Borbone”, in “Annali del seminario giuridico ed economico”, Università di Bari, anno VIII, fasc. 1, Bari, 1934, pp. 5-6;
PANNONE A., Lo Stato borbonico, Firenze 1924, pp. 81-85;
TRINCHERA F., “Degli archivi napoletani”, Napoli 1872, pp. 310-316.
MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI, Guida generale degli Archivi di Stato italiani, III (N-R), Roma, 1986, pp.37-38.

fonte http://patrimonio.archiviodistatonapoli.it/asna-web/scheda/anagrafe/IT-ASNA-00031764/Delegazione-del-Monte-Frumentario-1781-1806-.html

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