Alta Terra di Lavoro

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Note sul brigantaggio postunitario di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Lug 17, 2021

Note sul brigantaggio postunitario di Fiorentino Bevilacqua

Premessa.

Chi ragiona con mentalità scientifica, sa che la tesi che sostiene oggi, domani potrà essere confutata fino al punto di doverla abbandonafre e che (Popper docet1) se di una tesi non si può dimostrare che è falsa, essa non è una tesi scientifica, non è un passo verso la ricerca della verità ma un dogma inamovibile. Con questa forma mentis, si è pronti, in ogni momento, ad abbandonare la posizione sostenuta.Così facendo, non ci si rimette affatto, perché si fa un passo in più verso la verità.

L’uomo di scienza sa anche dei suoi bias. Se non ne sa nulla, forse non è una buona cosa.

La verità assoluta, monolitica, una e pura, non esiste: cento possono essere le sfaccettature di un fatto, di un fenomeno, di un evento; mille i punti di vista, le posizioni da cui possono essere osservate queste sfaccettature e che, anche col miglior metodo, qualcosa resta fuori dall’indagine, qualcosa si perde. Per cui la verità, meglio, il quadro che si costruisce (la teoria), risente di ciò che è rimasto fuori a causa del metodo usato, dei bias ignorati e di molto altro. Ciò che ne viene fuori, quindi, è soltanto una “verità”.

Una posizione rigida, che non ammette dubbi e contraddittorio (e non sa delle proprie inclinazioni), oltretutto nutrendosi di poco, non è certo la più consigliabile.  

Fatta questa lunga premessa, do qui alcuni spunti sul brigantaggio post unitario, spunti presi da un’angolazione diversa da quella che portò, invece, alla repressione e alla formulazione della legge Pica2.

  1. Alla fine delle ostilità […] i piemontesi tentarono in tutti i modi di inquadrare nelle loro fila gli ufficiali e i soldati partenopei [circa 90.000 effettivi NDR]. Adoperarono sia le lusinghe attraverso la promessa di trattamenti economici e di carriera favorevoli, sia le misure forti prevedendo dopo la cessione delle armi due mesi di prigionia […] I risultati, però, furono più che deludenti3.
  2. La Marmora era rimasto negativamente colpito da  una ispezione ad un campo di prigionieri ‘napoletani’ presso Milano: su 1.600 soltanto cento si erano detti pronti a riprendere servizio nell’esercito italiano; alcuni altri ‘con arroganza’ avevano dichiarato che non erano tenuti ad un nuovo giuramento, essendo legati al giuramento di fedeltà prestato a Ferdinando II,e quindi  avevano diritto a tornarsene a casa”.4
  3. Tornati a casa, però, furono … “Accolti con isdegno, con ingiurie, con minacce e vilipesi, sorvegliati, malmenati da per tutto come fautori e propugnatori della tirannide caduta…con animo pieno di amarezza e di livore, si cominciarono a ritirare nelle campagne per vendicarsi delle ingiurie ricevute dai loro oppressori5
  4. E infatti… “Tornano gli avanzi della colonna Nullo [attaccata in quel di Carpinone, Pettorano ed Isernia]; non si regge ai loro racconti; non sanno dire che morti, morti, morti! Par loro di avere ancora intorno l’orgia di villani, di soldati, di frati che uccidevano al grido di Viva Francesco secondo e viva Maria”.6

Brigantaggio spicciolo, delinquenziale, dunque? Sembrerebbe di no… Gli osservatori coevi degli eventi, se ne erano accorti, ovviamente…

  • Questo che voi chiamate con nome ingiurioso di Brigantaggio, non è che una mera reazione dell’oppresso contro l’oppressore, della vittima contro il carnefice, del derubato contro il ladro, in una parola del dritto contra l’iniquità”.7

Ma bisognava rafforzare e stabilizzare il nuovo regime e, quindi, occorreva raccontare le cose in modo diverso per  demonizzare il Regno borbonico, la dinastia dei Borbone e chi ancora ad essi faceva riferimento.

Cambiare il passato per poterlo far meglio abbandonare dalle generazioni future, dimenticando al contempo il positivo che in esso c’era (a meno di non essere manichei…).

       Narrando il passato a rovescio, si congiura a rovesciare l’avvenire8  

Succede ovunque così. Anche oggi.

Ma perché bisognava cambiare le carte in tavola? Qui uno spunto…

  • Caro amico, la questione di tenerci Napoli o di non tenercela mi pare dovrebbe dipendere più di tutto dai napoletani, a meno che non si voglia, per comodo di circostanze, ripudiare quei principi che abbiamo fin qui proclamati. Sinora siamo andati avanti dicendo che i Governi non eletti dai popoli erano illegittimi e da Napoli abbiamo cacciato il vecchio Sovrano per stabilirvi un governo legittimo col consenso universale. Ma ci vogliono, e pare che non bastino, sessanta battaglioni per tenerci quel Regno, mentre è notorio che, briganti o non briganti, i napoletani non ne vogliono sapere di noi. Tu mi dirai: e i plebisciti? e il suffragio? Io non so niente di suffragi, ma so che di qua dal Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni, ma al di là sì. Dunque deve esserci stato qualche errore. D’altronde, gli altri italiani che, pur rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo il diritto di prenderli ad archibugiate.9
  • Il Plebiscito, espressione libera e democratica della volontò del popolo: “La consultazione popolare si svolse nella più completa assenza di segretezza, il voto, infatti, era pubblico […]: tre urne erano in bell’evidenza, due erano aperte e contrassegnate con le scritte “Sì” e “NO” a caratteri cubitali e contenevano le schede prestampate, un’altra era chiusa con la feritoia al centro; il votante doveva per prima cosa consegnare il certificato elettorale al presidente del seggio, ritirare la scheda estraendola dall’urna del ” Sì ” o da quella del “NO” e deporla nell’urna centrale dipinta col tricolore; le schede prestampate, chiamate ufficialmente “bullettini”, erano di colore diverso: bianco per i “NO” e rosa per i “SÌ”. Nei giorni immediatamente precedenti alla consultazione erano stati affissi in molte città dei manifesti in cui era dichiarato “nemico della patria“ chi non si recasse ad esprimere il suo voto o che votasse per il NO; spesso erano presenti, nei seggi, soldati piemontesi armati, non mancarono le minacce fisiche come pure quelle di essere incarcerati qualora si manifestassero “sentimenti antiunitari “; si fece ricorso anche a meschine astuzie: ai molti elettori analfabeti, per lo più contadini, fu fatto credere che votare il simbolo “ Sì “ volesse dire far tornare il loro re Francesco II; i garibaldini votarono più volte uscendo e rientrando nel seggio e con loro espressero il voto anche tutti i numerosi stranieri che ne facevano parte, ai 40.000 soldati di Francesco II, asserragliati nell’ultima disperata difesa, non fu certo concesso di votare. 10

       Fiorentino Bevilacqua

       16/07/2021

  1.  https://www.treccani.it/enciclopedia/teoria-della-falsificabilita_%28Dizionario-di-filosofia%29/
  2. Marabello G, La legge Pica. I crimini di guerra dell’Italia Unita nel Sud, Napoli, Controcorrente edizioni, 2014
  3. Riccardi F, Brigantaggio postunitario. Una storia da riscrivere, sl, Arte Stampa Editore, 2011
  4. Molfese F, Storia del brigantaggio dopo l’unità, Madrid,  Nuovo Pensiero Meridiano, IV ed., 1983
  5. Carcani F, Sul brigantaggio delle province napoletane. Osservazioni. Trani, 1863
  6. Abba C G, Da Quarto al Volturno, Gherardo Casini Editore, 2010 [diario del garibaldino Giuseppe Cesare Abba]
  7. Piccirillo C, La relazione della commissione d’inchiesta intorno al brigantaggio, in Civiltà Cattolica, 7 novembre 1863
  8. Giacinto de Sivo, Roma, 1° ottobre 1863
  9. Da una lettera del 1861 di Massimo D’Azeglio al ministro Carlo Matteucci; riportato nell’introduzione di Eduardo Vitale a Marabello G, La Legge Pica, op.cit. La sola introduzione è visionabile anche qui … http://www.identitaeuropea.it/?p=3203
  10.  http://www.ilportaledelsud.org/mr54.htm

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