Alta Terra di Lavoro

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Onori dalla Provenza al Convegno di Scafati

Posted by on Mag 30, 2016

Onori dalla Provenza al Convegno di Scafati

     Illustri autorità ed amici di Scafati, amici dell’Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro, egregio Presidente Claudio Saltarelli già membro dell’Accademia Napoletana, presenti tutti, vi porgo i miei saluti e sono lieta di quest’occasione per portare un mio contributo ed una riflessione a quest’importante Convegno.

Tutto sembra essere stato detto a proposito di quei mesi del 1799 che videro lo scoppio e la fine disastrosa della famosa repubblica partenopea. Per noi francesi innamorati dell’antichità a quel tempo, quel nome, Repubblica Partenopea, costituiva un’emozione, una gioia.

 

Ma, alla luce della moderna storiografia che per fortuna gradualmente sta eliminando i cliché del catechismo giacobino… veramente possiamo chiederci: cosa si cela, dal punto di vista francese, dietro quell’esperienza?

In che modo nel 1799 noi francesi abbiamo considerato l’avvento della Repubblica Partenopea e le lotte politiche dei giacobini napoletani?

 

Chi ha voluto questa Repubblica? Perché?

Chi ha beneficiato di questo tentativo effimero?

Perché questa Repubblica è collassata, proprio nella patria di Filangieri?

 

Queste sono alcune riflessioni che faccio, come storica della Rivoluzione Francese, dopo una rapida lettura degli Atti del Direttorio conservati presso gli Archivi Nazionali di Parigi.

 

Si tratta dei verbali dei consigli tenuti dai cinque direttòri che formavano l’esecutivo del Direttorio stesso.

Nel periodo di riferimento da gennaio a giugno 1799, solo poche discussioni riguardano la Repubblica Partenopea.

 

Bonaparte in quel momento è occupato nelle sue imprese nel Milanese e veramente non è interessato alla sorte dei napoletani ed ancor meno alle lamentele degli esuli anti borbonici.

Va inoltre ricordato che nel Direttorio, il generale Bonaparte ha un solo un sostenitore, tra i cinque direttori: Bonaparte è, infatti, troppo giacobino agli occhi del Direttorio ed il Terrore è nella memoria di tutti. Ricordiamolo: Bonaparte è il vincitore di Tolone che contro gli inglesi. Egli deve la sua ascesa ai suoi amici giacobini, tra i quali il fratello di Robespierre.

 

Allora, per capire la mancanza d’interesse ed entusiasmo da parte del Direttorio verso i giacobini napoletani occorre ritornare a due anni prima, nel 1797.

Il Direttorio, la giovane repubblica francese, è ancora alle prese con una guerra civile che in Vandea non è finita, con il sud-est che è in pieno Terrore Bianco anti giacobino ed una guerra con l’Inghilterra e l’Imperatore d’Austria, con un’economia in rovina e colture, a causa d’inverni gelidi ed estati piovose, in uno stato disastroso.

 

Il Direttorio ha bisogno di rifornire il paese, indi si rivolge per il grano, naturalmente alla Campania Felix,.

Così firma un accordo con il re di Napoli e Sicilia, Ferdinando I, marito della sorella di Maria Antonietta quindi cognato dell’imperatrice d’Austria.

L’accordo ha anche un importante risvolto diplomatico perché in qualche modo legittima, a livello internazionale, il Direttorio. Questo regime francese, dopo il Terrore, deve apparire come un vero stato e non come un paese di rivoluzione e anarchia.

Il re Ferdinando riesce a sventare un complotto giacobino che risolve con l’esilio, avendo dei ribelli una così scarsa considerazione da non ritenere nemmeno il caso di farne dei martiri; accetta di rinnovare i vecchi legami con la Francia (ricordiamo ad esempio nel 1744 le pubblicazioni dei primi studi sulle rovine di Pompei, Ercolano, in francese ed in Francia) e ospita alla corte di Napoli l’Ambasciatore francese Reubell.

Questi legami permettono alla Francia anche di ripristinare una parvenza di equilibrio nel Mediterraneo e garantire una presenza francese in Europa meridionale, fronteggiando il suo vecchio rivale, l’Inghilterra.

 

Nel 1799 quindi i rapporti tra Napoli e la Francia sono buoni. Si tratta di normali relazioni tra Stati con interessi culturali ed economici.

Ci sono esuli napoletani che si agitano contro il re che chiamano tiranno, ma nessuno a Napoli, come spesso sottolinea nella sua corrispondenza l’ambasciatore francese Reubell, si lascia ingannare da questi sediziosi…

Sappiamo noi francesi chi sono questi agitatori napoletani che il re Ferdinando per così dire, chiede di farsi impiccare altrove e nessuno in Francia dà loro alcun credito.

 

E ‘in questo contesto che il generale Championnet decide di testa sua di marciare con le sue truppe contro il regno di Napoli. Da oltre 10 giorni il Direttorio è preoccupato per la mancanza di notizie, da parte di Championnet e chiede informazioni al suo superiore.

 

Il Consiglio dei Cinquecento riceve il 1 Gennaio 1799, un messaggio di Championnet che annuncia la sua decisione di marciare contro Napoli.

L’unica azione di congratulazioni si fa per dire… che il Direttorio fa è il 5 Gennaio 1799 quando riceve in pubblico e in presenza del corpo diplomatico 12 bandiere prese ai napolitani … Come si vede nessun ordine né di marciare né di conquistare il regno di Napoli….

 

L’esercito entra a Napoli il 23 gennaio …

Il caso mette il Direttorio in difficoltà: le sue truppe hanno invaso un regno amico, violando un trattato a dispetto delle relazioni internazionali, è per questo che è riluttante nel congratularsi con Championnet, infatti, è costretto a farlo in una seduta segreta, soprassedendo sulla richiesta dello stesso Championnet di rimborso delle spese per l’albero della libertà che il generale aveva issato di sua iniziativa a Napoli ….

 

La corrispondenza tra gli agenti francesi, Championnet ed il Direttorio riporta numerosi saccheggi e furti addirittura nelle case dei giacobini napoletani: saccheggio nella Reggia di Caserta dell’arredamento, del gabinetto di storia naturale e mineralogia, saccheggi a Carditello, saccheggi e furti al Monte di Pietà, confisca delle casse pubbliche del re di Napoli a Capo-di-Monte, sequestro e vendita delle navi da carico napoletane, furto di sei grandi candelieri in argento e altri oggetti preziosi della più ricca abbazia di Capua, e del tesoro del Duomo di Benevento, ecc.

 

Championnet risponde a tutto questo e, questo è davvero molto esauriente con :

Sono io che ho conquistato questo paese, esso è sotto il mio controllo “

 

Championnet viene sollevato dal suo incarico il 13 febbraio 1799 ed è chiamato a sostituirlo a Napoli il generale MacDonald che Championnet infatti tenta di screditare. L’Armata d’Italia diventa armata d’Italia e di Napoli, comandante in capo Scherer e ciò prova ancora una volta che nello spirito francese Napoli e l’Italia sono cose diverse….

 

Il Direttorio chiede di trarre Championnet a Parigi davanti al Consiglio militare di Guerra.

Sappiamo tutti che cosa è un Consiglio militare di guerra: esso giudica le azioni di disobbedienza e tradimento…. Championnet è arrivato a Napoli, proclamando la Repubblica Partenopea, mettendo al potere gli oppositori politici in esilio e fuorilegge, si è macchiato di saccheggi e disobbedienza al Direttorio..

 

Tutto ciò è molto evidente: Parigi non ha mai voluto una guerra contro il Regno di Napoli o contro il suo re …. È per questo che i giacobini napoletani sono abbandonati al loro destino …

Altrimenti perché rimuovere Championnet, tradurlo alla corte marziale e non inviare alcun sostegno all’Armata francese ancora in Italia?

 

La Repubblica giacobina del 1799 è quindi una storia napoletana nata e vissuta per desiderio di gloria e di conquista di un generale francese …

 

Il Direttorio non era giacobino ed aveva, da questa storia e come dimostrato dal suo atteggiamento verso Championnet, più da perdere che da guadagnare.

 

Finisco qui, Vi ringrazio per l’ascolto, Vi auguro buon lavoro, e Vi saluto tutti.

 

Prof.ssa Véronique Autheman, Vice Presidente Accademia Napoletana,

 

Docteur en Sciences Humaines Université de Paris I – Panthéon Sorbonne, sotto la direzione di Michel Vovelle

 

Rapporteur dans le Comité Scientifique du Bicentenaire de la Révolution Française pour la Région PACA

 

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