Alta Terra di Lavoro

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Quando si vuole strafare con Eduardo De Filippo

Posted by on Dic 29, 2020

Quando si vuole strafare con Eduardo De Filippo

In questi ultimi giorni, la Rai ci ha letteralmente abboffato le palle degli occhi con continui “trailer” (quelli che una volta si chiamavano “il prossimamente”) di una nuova edizione di una delle più celebrate commedie di Eduardo De Filippo: Natale in Casa Cupiello, interpretata da Sergio Castellitto e (egregiamente) da Marina Confalone, diretti da un certo Edoardo De Angelis, regista emergente.

Incalzati dalla continua pubblicità, l’aspettativa era dunque al massimo e ci si attendeva di vedere chissà che cosa, ma la delusione è stata profonda ed è venuta subito, fin dalle prime scene.

            Io non sono un critico d’arte, ma sono napoletano e certe “napoletanità” forzate le avverto subito e, quando vengono storpiate, mi incazzo e se sono addirittura volute da un regista pure napoletano (che certe cose dovrebbe saperle) mi incazzo ancora di più.

            Innanzitutto, quando mai si sono visti gli zampognari suonare sul terrazzo di un edificio, davanti ad un’edicoletta sacra, anch’essa collocata in una posizione così assurda?!?

            Poi, subito dopo, mentre la donna scende per tornare al suo appartamento, in un vano senza porta, esposta agli occhi di tutti vediamo una segnorina “impegnata” con un militare americano di colore, suo cliente. Ma via, nemmeno ad Amsterdam o ad Amburgo, dove pubblicizzano se stesse dietro ampie vetrate, queste “buone donne” opererebbero così, coram populi e poi, per giunta, paradossalmente, in maniche di… mutande (come direbbe Totò) ovvero tutte discinte, in un locale non riscaldato, in pieno inverno, di prima mattina e mente fuori nevica!

            Nel 1950, anno in cui l’ambientazione è stata volutamente datata, così come lo stesso De Angelis ha spiegato in un’intervista, le “Tamurriate nere” erano finite da un pezzo e molte di quelle “segnorine” erano emigrate, come spose di guerra, già da oltre un lustro, in America, cioè, nello stesso Paese di quella soldataglia a stelle e strisce da cui si erano fatte… innamorare. Quindi?

E ancora, rimanendo in tema di discrepanze “atmosferiche”, sempre nel primo atto, mentre da un lato vediamo il gelido risveglio di Luca Cupiello che, nonostante la coperta sotto cui ha dormito, la camicia da notte, la maglia di lana ed uno scialle pure di lana, non riesce a pigliare “calimma”, dall’altro la moglie con la massima naturalezza, sempre mentre fuori nevica, indossare un abito estivo a mezze maniche…

Subito dopo le movimentate scene del primo atto, che si svolgono di mattina, Luca Cupiello esce per andare a comprare dei pastori ma, stranamente, è già notte e si ferma poi a bere un (vorremmo dire) bicchiere di acqua ferrata, ma invece si attacca, molto poco igienicamente, al collo della “mummara”. Forse il regista ignora che, all’epoca, quando lo si beveva alla “banca dell’acqua”, quel liquido frizzantino veniva servito in un bicchiere o, al limite, per chi voleva togliersi lo sfizio, in “mummarelle” piccole, della capacità di un bicchiere e, quindi, monouso…

Quando, infine, in casa Cupiello ci si prepara per il cenone della Vigilia, vediamo che la cristalliera è adornata da un lucido festone giallo oro. Quelle “americanate”, però, a quei tempi, non si usavano; sono venute in seguito, quando (ahimè) nelle case napoletane l’abete di anglosassone tradizione ha cominciato ad affiancare e, purtroppo, anche a sostituire il presepio.

Ultima aberrante stonatura, quei passi di danza esibiti da una Concetta che, chissà mai perché, la si fa intendere, con più di un’allusione, “dedita” all’alcol. Ma quale madre napoletana, con i pensieri, con le ansie, con le preoccupazioni per la drammatica situazione familiare che sta attraversando, si metterebbe mai a ballare?!?

Quando si vuole essere originali a tutti i costi…

Erminio de Biase

2 Comments

  1. Non mi è proprio piaciuta.voleva scimmiottare de filippo.mancava del tutto di napoletana

  2. STANDING OVATION!

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