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SANTA FEDE E BRIGANTAGGIO

Posted by on Mar 2, 2020

SANTA FEDE E BRIGANTAGGIO

SANTA FEDE E BRIGANTAGGIO: alle origini della questione meridionale

Se c’è un’ accusa alla quale chi è rimasto fedele alla tradizione cattolica è abituato è quella di essere «all’antica».
Ad essa ne vanno aggiunte altre: «oscurantista», «becero reazionario», «retrogrado», «rimasto indietro», «non al passo coi tempi», «nemico del progresso», etc.
Se ci si fa caso tutti questi epiteti possono essere affibbiati (magari aggiungendo «borbonico») ai meridionali in generale, a prescindere da ogni valutazione sulle loro idee.
Tutto ciò fa di chi scrive un retrogrado all’ennesima potenza.

Solo un caso? O c’è qualcosa che accomuna il meridionale tipo al tradizionalista (1) tipo?
In un recente studio del professor Vito Plantamura dell’Università di Bari, apparso sulla Rivista della Scuola Superiore dell’Economia e della Finanza, si ripercorre la storia d’Italia analizzando la contrapposizione fra «due opposti fronti, che possono denominarsi, rispettivamente, della tradizione e della progressione». (2)
Il cosiddetto «fronte della progressione» ha portato avanti per secoli la sua attività antitradizionale «e dunque anticattolica», fino al suo successo culminante: la Rivoluzione Francese.«La data più significativa della rivoluzione in questione non è costituita dal 1789, anno della presa della Bastiglia, e neppure dal 1793, data della decapitazione del re, ma dal 1717, anno al quale, convenzionalmente, si fa risalire la fondazione della gran loggia di Londra. Ma cosa era avvenuto mai, nei secoli che separano i suindicati eventi, dalle lotte tra gli imperatori ghibellini ed i comuni guelfi? Era avvenuta la degenerazione più avanzata della società cattolica: la rinascenza, l’umanesimo, la riforma protestantica, il razionalismo, si pongono tutti come antecedenti naturali della rivoluzione francese».
Dalla Massoneria nasce dunque lo spirito giacobino.
Che si scaglia contro il suo nemico.
«Ciò che però, almeno in questa sede, è indispensabile chiarire, è che il vero nemico del giacobinismo non fu affatto rappresentato dalla monarchia, ma dalla Chiesa cattolica. Infatti, se certamente il re di Francia costituiva il principale nemico per i giacobini, questo era dovuto essenzialmente al fatto che trattavasi di un sovrano cattolico, re per diritto divino. Ed è per questo, poi, che si può facilmente spiegare il paradosso, solo apparente, dell’esistenza di alcuni sovrani europei – e addirittura di un imperatore, come Napoleone Bonaparte – di fede giacobino-massonica. […] E proprio le feroci persecuzioni subite dalla Chiesa cattolica sotto i regimi repubblicani giacobino-liberali, quasi sempre neglette dalla storiografia ufficiale, costituirono la vera causa scatenante delle insorgenze controrivoluzionarie: ed è per questo, poi, che, in tutta l’Europa, il grido di guerra dei reazionari non fu principalmente ‘viva il re’, ma piuttosto ‘viva Maria’ o, a Napoli, ‘viva san Gennaro’, quasi a riecheggiare il ‘Dio lo vuole’, dei cavalieri cristiani della prima crociata». (3) La storia dello scontro tra cattolicesimo e sovversione si fa più aspra proprio nel sud Italia, in occasione dell’invasione francese del 1799.
L’epopea di quella che è stata chiamata la «Vandea italiana» (4) ha un protagonista principale: il cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria.
«Nel meridione, la popolazione – guidata, come è noto, dal principe cardinale Ruffo, partito da Palermo con al seguito solo sei persone – riuscì con le sue sole forze a riconquistare il regno, e a restituirlo al legittimo sovrano. L’armata della ‘santa fede’ rappresentò, quindi, un unicum in tutto il panorama europeo dell’epoca, perché fu la sola armata esclusivamente popolare che risultò vittoriosa – per altro, in maniera, schiacciante – contro le forze congiunte dell’invasore giacobino e di quella parte dell’aristocrazia e della borghesia liberale meridionale che – per reale convinzione o per convenienza – si era schierata a favore dei francesi. Dunque, è proprio con il sanfedismo che il popolo meridionale si caratterizzò definitivamente quale popolo reazionario per eccellenza. E questo avrebbe segnato irrimediabilmente il suo destino».Già, il destino del sud, del «Regno delle Due Sicilie», è da quel momento segnato.
Il regno di Ferdinando I (ultimo sovrano europeo ad aver tagliato il codino nobiliare, simbolo reazionario per eccellenza) diventa un fastidioso cuneo di tradizione cattolica (ma anche di benessere – prima dell’unificazione il sud era la zona più ricca d’Italia) nel Mediterraneo.
Da allora apriti cielo!
Ambasciatori inglesi, letterati francesi e tedeschi, giornali di tutte le nazioni (ma di un’unica «setta») accomunano il re del sud ed il Papa con le stesse accuse: «oscurantista», «reazionario», «retrogrado».
Per il «Regno delle Due Sicilie» ne fu coniata un’altra che ebbe fortuna: «negazione di Dio sulla terra» (5).
Beh, detto da un massone doc come lord Gladstone (cugino e «fratello» del primo ministro inglese Palmerstone) non c’è male come complimento. Fu dunque il «Piemonte anticattolico», nell’ambito dell’offensiva lanciata, a livello mondiale, dalla «setta» contro i sovrani di diritto divino (6), ad «occuparsi» del regno del sud.
I meridionali non furono solo conquistati, ma spogliati delle proprie ricchezze e «colonizzati» dal punto di vista sociale e «culturale» (7).
Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, burattini nelle mani della Massoneria inglese, portarono a termine la prima parte di quella missione che doveva compiersi nel 1870 con la presa di Roma e, a livello europeo, con la prima guerra mondiale, che sconfisse gli ultimi sovrani per diritto divino (rivoluzione bolscevica e caduta dello zar in Russia; disfatta militare degli «imperi centrali» e soppressione delle ultime vestigia del Sacro Romano Impero, cioè dell’impero asburgico).
Il popolo meridionale si ribellò alla conquista piemontese ed all’attacco alla propria religione («schiacceremo il sacerdotal vampirio» proclamava il piemontese generale Pinelli, antesignano dei moderni anticlericali).
La guerra di brigantaggio che ne seguì fece più morti di tutte le guerre di indipendenza contro l’Austria, ma la vittoria, che arrise al Ruffo, mancò. E 150 anni dopo ci ritroviamo con un sud povero, allora derubato, oggi accusato di essere la assistita palla al piede dell’economia italiana; e con la Chiesa alla quale si rimproverano i vantaggi derivanti dal Concordato, dimenticando che il Concordato è solo un – pur parzialissimo – indennizzo delle ricchezze (e non parliamo solo di denaro o palazzi: parliamo dell’intero Lazio, dell’Umbria, delle Marche, della Romagna, delle città di Roma, Ancona, Perugia, etc.) sottratte con la forza dallo Stato italiano al Papato.
Ma tant’è: ormai si dice che i «buoni» dimenticano in fretta e solo i «cattivi» hanno la memoria lunga.
Accetteremo anche questo: oscurantisti, reazionari, retrogradi, borbonici… e cattivi. Pierfrancesco Palmisano Note
1) Usiamo il termine «tradizionalismo» per brevità, sebbene non ci piaccia: tutti gli «ismi» sottendono una «ideologizzazione» che la mentalità tradizionale cattolica non ha mai conosciuto.
2) Rivista della Scuola superiore dell’economia e delle finanze, anno II, numero 11.
3) Rivista della Scuola, ibidem.
4) Massimo Viglione, «La Vandea italiana», Effedieffe edizioni.
5) Carlo Alianello, «La conquista del Sud», Rusconi.
6) E. Malinsky, L. de Poncins, «La guerra occulta», Edizioni di Ar.
7) In realtà la parola «cultura» (come anche «civilizzazione») è di per sé massonica. Non per niente il massone Bismark chiamò «kulturkampf» (battaglia culturale) la sua offensiva contro la Chiesa, volta a sradicare il cattolicesimo dai cuori del popolo tedesco. In questo senso si potrebbe parlare di «inculturazione» ovvero di «inoculazione della cultura», analogamente a ciò che potrebbe farsi con un veleno. In quest’ottica, quando i «progressisti» vantano che la cultura sia solo di «sinistra», non c’è da parte nostra, che da rallegrarsi. Da parte nostra riteniamo sensato proporre l’alternativa «Chiesa o cultura». E non sceglieremmo la seconda.

fonte

https://forum.termometropolitico.it/11356-santa-fede-e-brigantaggio-alle-origini-della-questione-meridionale.html

1 Comment

  1. Quando si scardina il principio originario di autorità, il primo padre-figlio, disancorandolo dalla sua valenza religiosa (gl’imperatori cercavano l’assenso dal Papa!), succede il finimondo!… chiunque può pensare di poter sopraffare gli altri, con la forza bruta di conquistatori… Napoleone o Hitler o Stalin o di chi sta nascosto dietro la massoneria… Il guaio è che vengono a mancare le basi per l’attuazione di un principio, che in tempi moderni si è cercato di recuperare con il voto, che è comunque sempre una delega provvisoria e parziale… caterina ossi

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