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Storia costituzionale di Sicilia

Posted by on Dic 20, 2023

Storia costituzionale di Sicilia

Antefatto, i Siciliani avevano intenzione di eleggere un loro re, siciliano, Federigo di Aragona conte di Luna, figlio naturale di re Martino I e di una donzella catanese, nato in Sicilia, figlio di una siciliana aveva tutti i titoli per giustificare la loro richiesta.

Volendosi staccare dall’Aragona tentarono di fare come i loro antenati di autodeterminarsi in nazione, al tempo dei Vespri. Di comune accordo fu convocato un parlamento a Taormina interamente diretto dai Messinesi: in esso fu stabilito che il governo del regno fosse al momento affidato a un consiglio, composto di 2 baroni, 1 prelato, 6 deputati di Messina, 2 di Palermo, 2 di Catania, e “uno” per ogni altra città, e che questo consiglio dovesse eleggere il nuovo re. Conclusione. Questa memoria stampata a Palermo nel 1821, dopo i fatti della rivoluzione palermitana in Sicilia, quando Messina ne uscirà rafforzata agli occhi del re Ferdinando IV di Borbone, il suo autore aggiunse, con sdegno dei Messinesi del tempo, un dato di fatto riconosciuto da tutti gli storici Siciliani ed esteri quanto segue: “I Messinesi si sono sempre distinti in Sicilia per un ferventissimo amor di patria; ma sventuratamente hanno sempre considerato per loro patria Messina più che la Sicilia, onde hanno sempre immolato gli interessi del resto della Sicilia alle preminenze di Messina”. Tutto ritorna in campo lungo. Oggi la Sicilia deve scommettere su questi fattori culturali. Senza i Messinesi la Sicilia non si sveglierà dal sonno in cui è stata condotta dalla politica trinacriota, che ha somministrato dal primo istante dopo la seconda guerra mondiale ai Siciliani la mela avvelenata.

Alessandro Fumia

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