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Vibrante conferenza di Michele Ferri a Casalvieri

Posted by on Ago 27, 2022

Vibrante conferenza di Michele Ferri a Casalvieri

Un’interessante relazione sui minori sfruttati nelle vetrerie francesi tra Ottocento e Novecento è stata svolta dal prof. Michele Ferri in un incontro avvenuto a Casalvieri (FR) in margine alla  presentazione di una raccolta di saggi storici dedicati al penoso argomento e pubblicati come atti del convegno che si è tenuto a Gallinaro (FR) il 27 novembre 2021.

Il professor Ferri, noto studioso di Brigantaggio, formatosi alla scuola storica  di Franco Molfese di cui segue il rigore metodologico e l’imparziale indagine critica, è autore della ormai storica biografia del Brigante Chiavone (tre edizioni, l’ultima del 2015), un’opera fondamentale da cui molti appassionati, nel corso degli anni, hanno tratto materia e spunti per conoscere e far conoscere meglio un fenomeno importante e complesso di cui Chiavone è stato indiscusso protagonista.

La stessa imparzialità storica il Ferri ha usato nel ricostruire iniziative e vicende sfortunate e poco edificanti legate al movimento garibaldino meridionale e laborino in particolare (Garibaldini in Ciociaria, due edizioni). Come pure, ora, l’emigrazione all’estero dal Circondario di Sora tra Ottocento e Novecento, trattata col supporto di documenti e rilevazioni statistiche di efficace chiarezza e sicura affidabilità.

Nell’incontro di Casalvieri si è ricostruito il percorso di un fenomeno disumano che getta ancora e per sempre una luce sinistra sulla storia dell’Italia cosiddetta “liberale” di 120 anni fa. La tratta dei fanciulli, dapprima adibiti a professioni girovaghe e mendicanti e poi sfruttati e massacrati (è il termine giusto!) nelle vetrerie francesi, suscita sgomento e incredulità, ancora oggi che la questione è acclarata da questi scrupolosi ricercatori, per la crudeltà e il cinismo con cui si è sviluppato per anni questo turpe commercio. Erano bambini di 8-12 anni costretti a svolgere lavori a temperature impossibili, anche per 12-14-16 ore al giorno, vicino ai forni di liquefazione del vetro che raggiungevano i 1.400 gradi di calore. Vessati in fabbrica fino allo sfinimento, bistrattati, picchiati e sottoalimentati nelle poche ore di riposo nei dormitori putridi e malsani gestiti dalle famiglie dei negrieri della terra d’origine, molti di loro si ammalavano di tubercolosi e morivano senza assistenza e senza pietà.

Michele Ferri ha illustrato con dettagli raccapriccianti il percorso dell’incetta, dalla firma del contratto di affidamento (vendita) dei piccoli, al viaggio verso la Francia, alla loro collocazione, alle fasi e alle condizioni del mortale lavoro, alla paga a totale lucro del turpe negriero e, alla fine, all’enorme scalpore che la tratta suscitò quando finalmente un gruppo agguerrito di filantropi cominciò a denunciare quel criminale  commercio.

Tra i filantropi militanti, che il prof. Ferri ha citato, tra i pochi diplomatici onesti e qualche zelante magistrato che denunciarono quel mercato truce e sanguinario tollerato vergognosamente per anni dallo Stato italiano, è stata annoverata la regina Maria Sofia delle Due Sicilie che, trovandosi in esilio a Neuilly, nella stessa periferia parigina dove quei piccoli martiri lavoravano, soffrivano e morivano, venuta a conoscenza del fenomeno, sussidiò un ”ospizio” creato per curarli e garantire loro condizioni di ricovero più umane.

Il professor Ferri ci racconta che la sessantenne Maria Sofia, in stretta collaborazione con una generosa suora del monastero de La Villette, suor Maria d’Ajutolo, e il monaco barnabita rev. Mancone, arrivò ad ospitare alcuni di questi minori nella sua villa, tanto che il ragazzo Giuseppe Polese di Roccasecca, in pubblico dibattimento nel processo contro uno dei più cattivi incettatori di bambini-vetrai, ebbe a dichiarare: “Un monaco (don Mancone) perorava la nostra causa e ci fece aiutare da una Regina (Maria Sofia). Io, Federico Marinelli ed altri fummo ricevuti da questa Regina in casa sua e trattati da gran signori, così scampai la morte perché ebbi anche io la polmonite”.

Ancora un grande gesto di solidarietà da parte dell’ultima regina dei Borbone: il piccolo Benedetto Scappaticci, malato di tubercolosi contratta nella micidiale vetreria in cui lavorava, veniva picchiato dal padrone e costretto a lavorare fino allo sfinimento nonostante la malattia. Saputa la cosa da suor Maria, la Regina si recò nel “sozzo tugurio” dove il ragazzo, ormai impazzito per gli stenti, alloggiava e “lo ritirò e quindi a sue spese lo fece rimpatriare”. Passata la frontiera e sottoposto a visita, gli fu riscontrato lo stato di forte disagio mentale e fu ricoverato nel manicomio di Genova.

Altre storie commoventi ha raccontato, com’è nel suo ineguagliabile stile, il professor Ferri la sera del 19 agosto scorso a Casalvieri davanti ad un folto e qualificato pubblico. A lui va la stima e il rispetto di tutti noi, che da queste testimonianze forti cogliamo tutta la verità su un fenomeno ripugnante che stentiamo a credere fosse così poco considerato e tardivamente perseguito da uno Stato canaglia insensibile e cinico verso gli essenziali bisogni dei più poveri.

Erminio de Biase

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