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Brigantaggio in Abruzzo

Posted by on Feb 22, 2017

Brigantaggio in Abruzzo

Il fenomeno del brigantaggio nel periodo dell’invasione francese nel sud Italia ha certamente interessato anche l’Abruzzo, che con le sue montagne fungeva da riparo alle numerose masse di contadini, incitate a combattere contro gli invasori transalpini.

I francesi infatti guidati dalle truppe di Napoleone Bonaparte avanzavano velocemente in Italia ed avevano conquistato in un lasso di tempo brevissimo dal 1796, gran parte del settentrione italiano. La minaccia dei Francesi si rivolgeva pian piano verso il sud mettendo in subbuglio le autorità che lo governavano. Lo stesso papa Pio VI pur di non veder distrutti i grandi possedimenti dello Stato Pontificio ,arrivò a sottoscrivere un accordo nel 1797 a Tolentino con i Francesi, in cui cedeva la città di Ancona in cambio di pace.

Nonostante i compromessi a cui si era scesi ( sempre a discapito della popolazione impotente) l’accordo fu rispettato per un solo anno e già nel 1798 Roma era letteralmente invasa dai Francesi. Per conquistare completamente la nostra penisola ai Francesi mancava soltanto il Regno delle Due Sicilie, detto più comunemente Regno di Napoli, poiché proprio la città partenopea fu scelta come sua capitale.

La nostra regione vi apparteneva e tra l’altro era un territorio strategico in quanto rappresentava la vasta zona di confine con il centro Italia, con le Marche e con il Lazio che invece erano parte dello Stato Pontificio Non essendoci ancora gli attuali confini regionali, non tutte le zone annesse nelle odierne regioni erano collocate nei medesimi distretti; più in generale si può affermare che soltanto nelle attuali province di Teramo e de L’Aquila qualche paese non faceva parte del Regno di Napoli .Questo fu invaso dai Francesi per due volte consecutive: nel 1798 e nel 1806. In ambedue i casi il Re Ferdinando IV con un proclama aveva incitato la popolazione ad opporsi all’invasione con tutte le proprie forze e con tutti i mezzi a disposizione e durante la prima ondata in molti accolsero l’incitazione del sovrano.

L’insorgenza avvenuta alla fine del 1700 vide la partecipazione di tutti gli strati sociali . Nel 1806 invece, durante la seconda occupazione del Regno qualcosa iniziò a cambiare poiché nel frattempo molti equilibri erano variati e anche perché molti tra gli anti-francesi erano passati alla sponda opposta, accettando le condizioni degli invasori.

I ricchi possidenti locali accettarono gli svariati compromessi imposti dai Francesi e per questo abbandonarono alla propria sorte i contadini abruzzesi che sino ad allora avevano combattuto con coraggio sulle loro ripide montagne. I Francesi usarono da allora chiamare le masse organizzate di contadini con il nome di briganti; con questo appellativo essi volevano a tutti i costi criminalizzare la controparte, ridicolizzarla, renderla agli occhi di tutti sovversiva e terrorista. I briganti erano perciò per i Francesi coloro che congiuravano contro lo Stato contestandone la legittima esistenza.

Molti furono i contadini abruzzesi che contribuirono alle sanguinose lotte contro gli invasori. In essi non vi era ancora la coscienza di appartenere ad un organismo nazionale, non sapevano cosa significasse sentirsi tutelati da un potere maggiore che fosse in grado di proteggere i loro ben pochi averi. Il Regno di Napoli infatti era talmente vasto da non poter consentire alcuna protezione ai sudditi che ne facevano parte ed in più versava in condizioni disagiate, con uno squilibrio di dimensioni notevoli tra la città capitale, Napoli appunto, ed il resto del vastissimo territorio circostante, costituito per lo più da piccoli borghi abbarbicati sulle montagne, del tutto estranei alle decisioni politiche ed agli intrighi delle nobile case regnanti.

È questi contadini che bisogna ringraziare allorché ci si soffermi a rileggere le pagine di una storia non troppo lontana, non di certo i nobili signorotti che si tirarono presto indietro, né tantomeno i parroci o le autorità locali. Fu la gente povera e senza istruzione che con umiltà e coraggio combattè senza sosta sulle montagne dell’Abruzzo, le stesse bellissime ed impervie montagne degli odierni parchi naturali e delle escursioni che allora furono teatro di guerra contro i violenti invasori francesi.

Valentina Di Cesare

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