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LA MORTE DI GIUSEPPE GALASSO: SE NE VANNO SEMPRE I MIGLIORI (ANTIBORBONICI)

Posted by on Feb 14, 2018

LA MORTE DI GIUSEPPE GALASSO: SE NE VANNO SEMPRE I MIGLIORI (ANTIBORBONICI)

Nell’autunno 2009 ci fu, a Napoli, un’importante iniziativa culturale: Napoli, una biografia lunga 25 secoli, promossa dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Confindustria Campana, in collaborazione con il Teatro di San Carlo e con il Centro di Produzione Rai di Napoli, nel cui Auditorium, si organizzò un ciclo di dieci lezioni/conferenze te­nute da importanti specialisti, tutti coordinati dal prof. Giuseppe Galasso.

Il calendario era così articolato: 14 ottobre: Fausto Zevi, «Illa Neapolis: colonia ellenica e muni­cipio romano»; 21 ottobre, Vera von Falkenhausen, «Militia Neapolitana: Napoli bizantina e ducale»; 28 ottobre, Franco Cardini, «Napoli gentile: la capitale angioi­na e aragonese»; 4 novembre, Carlos Hernando, «Napoli fedelissima: la gran­de capitale, 1501-1598»; 11 novembre, Aurelio Musi, «La capitale barocca e ‘‘il paradiso abitato da diavoli’’: prima e dopo Masaniello, 1598-1700»; 18 novembre: Giuseppe Ricuperati , «L’ora più bella: il lungo ’700 della cultura e delle riforme, 1700-1790»; 25 novembre: Luigi Mascilli Migliorini, «Le grandi riforme dei Napoleonidi e il Regno delle Due Sicilie, 1790-1861»; 2 dicembre: Paolo Macry, «Napoli italiana, luci e ombre: da anticapitale a metropoli moderna? 1861-1945» e, il 9 dicembre, Piero Craveri, «Dopo il 1945. Nuovo dopoguerra, nuove prospettive».

Al termine di ogni conferenza, tutti quelli che lo volevano, potevano votare on-line, sul sito del Corriere della Sera, il personaggio storico più rappresentativo del periodo relativo alla lezione tenuta. Fino al 17 novembre, tutto andò più o meno secondo i canoni tradizionali e le previsioni degli organizzatori. Il bello, però, venne dopo la conferenza del 25 novembre: non appena fuori dall’Auditorium, mi attivai subito a contattare i vari amici di fede per far convergere le preferenze su Ferdinando II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie. Sollecitai il voto anche ad altri conoscenti ed amici, filoborbonici e non, e non appena incrociavo un computer, non perdevo occasione di ribadire la mia preferenza al mio Sovrano favorito. Sicuramente non era leale, ma la storiografia ufficiale dal 1860 in poi, lo era stata con noi?

Fu un’apoteosi di consensi, un incontenibile successo. Questo sì che fu un vero plebiscito: le preferenze per il Re Borbone superarono di gran lunga il “secondo” classificato, la Pimentel Fonseca, credo, lasciando con un palmo di naso l’entourage dei suoi sostenitori. Ovviamente, vistasi inopinatamente sfuggire di mano una situazione che credeva scontata, il professor Galasso, nel disperato tentativo di sminuire quel boom di voti “borbonici” che aveva mandato a gambe all’aria il suo establishment culturale, il giorno dopo, con il rospo in gola ancora di traverso, si affrettò a dichiarare alla stampa: “È stata una maggioranza bulgara!”. Cioè non qualificata.

Non era ancora finita. Al termine del ciclo di lezioni, tra i dieci personaggi storici indicati dal voto per ogni epoca, bisognava scegliere il personaggio dei personaggi. Ancora una volta, ora su iniziativa di Alessandro Romano, fu un ulteriore trionfo per Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie.

Ci pensate? Quattro fessacchiotti idealisti, sparpagliati qua e là sulla penisola, scoordinati fra di loro, seppur uniti da un grande ideale, ben coesi dall’orgoglio borbonico e dalla voglia insaziabile di ripristinare una misconosciuta verità storica, dimostrarono inequivocabilmente che un ideale che unisce è vincente, a dispetto delle dichiarazioni di quella personalità di spicco del Novecento, già presidente della Società napoletana di storia patria, della Biennale di Venezia  e della Società Europea di Cultura, socio dell’Accademia dei Lincei, più volte consigliere comunale deputato in tre legislature, sottosegretario al ministero dei Beni culturali e ambientali, e sottosegretario al ministero per l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno, nonché – dulcis in fundo – allievo “ideale” di Benedetto Croce (e qua si spiegano molte cose…).

In quella occasione, noi tutti, uniti, facemmo constatare al professor Giuseppe Galasso che la nostra non era solamente “fantasiosa nostalgia” che si appigliava a una “pseudo-letteratura storica di scarsissimo o nessun peso storico e culturale”. Egli dovette convenire, obtorto collo, che l’onda della rivendicazione borbonica non era passata, così come egli auspicava (tutt’altro!) e che la sua spinta culturale (che definiva antitalianismo borbonizzante) era tutt’altro che ben poco vitale.

In parole povere, quella volta, arrivammo a zittire l’enfasi storiografica di regime e, una tantum, dimostrammo chi eravamo perché riuscimmo, per un attimo, a mettere da parte le nostre velleità individualiste, ritrovandoci nell’ideale che ci contraddistingue. Purtroppo, fu l’unica volta. Subito dopo, infatti, ognuno tornò subito a zappare nel proprio orticello…

Erminio de Biase

 

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