Alta Terra di Lavoro

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1. L’università di S. Anatolia nel seicento

Posted by on Apr 7, 2019

1. L’università di S. Anatolia nel seicento

Nel 1615 Filippo Colonna aveva riacquistato, da Ascanio Valignano, la baronia di Sant’Anatolia, Spedino, Latusco e Cartore, riportando quei castelli all’interno della contea di Alba.

Dopo aver ottenuto il giuramento dei sindaci, Filippo, la cui sfera di interesse si situava soprattutto nello Stato della Chiesa, tentò subito di rivendere la baronia a don Pietro Caffarelli, il quale era disposto a pagare una somma considerevole per riunire la baronia al castello di Torano di cui era già proprietario. Purtroppo per lui e per il Colonna, questa operazione, questo essere sballottati da un feudatario all’altro, fu percepita dagli abitanti dei quattro paesi come una umiliazione e furono incaricate le persone più autorevoli del territorio a rivolgersi al re per supplicarlo di voler dipendere direttamente da lui e di affrancare le quattro terre da nuovi e vecchi padroni (1).

«Illustrissimo et Eccellentissimo Signore. I sindici, eletti, et massari dell’università de Sant’Anatoglia, Spedino, e Latuschio, fanno intendere à Vostra Illustrissima come don Felippo Colonna, Gran Contestabile del Regno di Napoli, utile loro padrone, và trattando di vendere dette terre à Gio: Pietro Cafarella, ò altri, et così s’ha proposto, et manifestato, et come chè desiderano sotto la protettione de Sua Maestà, e de Vostra Illustrissima, e non sotto iurisdizione baronale, hanno fatto conclusione di aver ricorso à Vostra Illustrissima, e di domandare il Reale demanio, parola supplicando à fargli grazia concedercelo offirendo  de adempire à quanto sono tenuti, et intanto ordinare, che detto don Filippo non contraha, ne dia, ne trasfirisca possessione à persona alcuna, che lo riceveranno à gratia, ut Deus».

Le voci girarono in fretta, o forse furono direttamente i locali a contattarlo, fatto sta che il vecchio barone Ascanio Valignani venne a conoscenza della trattativa in corso tra Filippo Colonna e Pietro Caffarelli e anche lui, non per difendere i locali ma per venali interessi personali, intervenne contro questa operazione chiedendo a don Filippo la restituzione della baronia. In effetti la baronia appena riacquistata dal Colonna sarebbe stata rivenduta ai Caffarelli ad un prezzo maggiorato di ben 3.000 ducati e Ascanio riteneva che quel sovrapprezzo era giusto che lo ricevesse lui.

«Saperà Vostra Illustrissima, come ho per intiso per cosa certissima, che il Signor Contestabile habbia fatta la vendita delle terre che hebbe da me al Cafarello, e questo è contra li nostri patti e conventioni, però mentre Sua Eccellenza vol far esito di dette terre Io per il medesimo prezzo, che gli le vendei le repigliaro, dandoli la sua moneta, et Sua Eccellenza lo deve fare perche Vostra Illustrissima sape con quanta prontezza, et affettione gli vendei, ancorchè dal Cafarello me fusse offerto tremila ducati, di più, io li volli dare a Sua Eccellenza, e tanto più lo deve fare quanto che io di questa mia pronta voluntà non ne habbia havuta nessuna remuneratione l’ho voluto avvisare à Vostra Illustrissima acciò me avvisi, e favorischi in questo part.ne perchè lo quanto sia il sudddetto valore, tanto più che quelle genti resolutissimamente non vogliono il Cafarello, che mentre Sua Eccellenza non li vole, che non vole star sotto ad altro pardone, che al loro antico, mi pareno che tengono ragione, e quando Sua Eccellenza non li compiacerà di questo Io li moverò liti poichè ci è fide comisso della signora Beatrice Colonna b.m. et così anco dalla b.m. della mia Signora mia, oltra che dirò di latione, et che le castilla vogliono più, e che Sua Eccellenza mi paghi il de più con far raggirellare le dette terre mie è parso il tutto avvisarba Vostra Illustrissima acciò con  la sua prudentia al tutto remedij, che questo è quanto mi occorre ne aspetto grata risposta per la volta di Roma, dove à quest’hora sarei se non fosse persona caduta, che la fatto da cavallo che me have tenuto, e tiene con dolore mà spero che presto mi risolverò affine à Vostra Illustrissima prego à favorirme conforme al suo solito verso di me, abbacio le mani, e dallo Signore le prego ogni bene da Chieti 12 gennaio 1618. Ilustrissimo per servirla. Ascanio Valignani».

Non conosciamo altri dettagli sull’operazione, sappiamo però che tutto fu interrotto, i Colonna smisero di cercare nuovi acquirenti e i quattro paesi ottennero una certa autonomia rimanendo tecnicamente feudi della famiglia. Qualche anno dopo, il 29 agosto 1621, Filippo Colonna, forse per scusarsi dell’affare non andato a buon fine e per riconoscenza e stima verso la famiglia Caffarelli – «Havemo sempre desiderato occasione de mostrar con effetti la volontà, che tenemo alla Casa, e persona del Sig. Marchese Gio: Pietro Cafarelli in corrispondenza dell’affetto che detto signore e suoi passati han demostrato alli nostri antecessori, et a noi in particolare» – concesse, a titolo gratuito, a Giovan Pietro Caffarelli un grande terreno di 300 coppe (più di 15 ettari) del valore di circa 200 ducati, situato a San Biagio, al confine tra il territorio di Sant’Anatolia e Magliano (2).

segue……….la fonte

https://santanatolia.it/storia/capitolo-v

 

 

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