Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

8 dicembre – Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria Patrona del Regno delle Due Sicilie

Posted by on Dic 9, 2020

8 dicembre – Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria Patrona del Regno delle Due Sicilie

“La Santissima Vergine … non si dimentica mai di noi, è tutt’occhio per vedere le nostre miserie, tutto cuore per compatirci e tutta mano per aiutarci. Dunque, in ogni bisogno ricorri a questa potentissima Avvocata … Pregala con confidenza che ti ottenga dal suo Divino Figliuolo misericordia …” (San Vincenzo Romano)

Prima di conoscere meglio la storia della nostra Celeste Patrona a Torre del Greco, è utile conoscere le origini del culto della “Concezione Immacolata”. Quindi, parleremo, seppur brevemente, della storia del culto mariano in occidente e, in particolare nel “meridione” d’Italia.Il culto verso la Madre del Redentore arrivò in occidente dall’oriente (dove era praticato già dal V° secolo), verso la fine del IX° secolo e fu accolto e praticato diffusamente e devotamente tra i popoli, specialmente nelle nostre terre.

Una delle devozioni più radicate e diffuse era quella per la Concezione Immacolata di Maria, specialmente da quando teologi e pontefici avevano cominciato a discutere, con pareri non sempre concordi, sulla questione. Dall’XII° secolo si affermò la tesi del francescano Giovanni Duns Scoto, il quale sosteneva che “Cristo, come perfetto Salvatore, aveva compiuto un atto completo di mediazione di grazia a favore di sua Madre, che non doveva mai trovarsi sotto il potere del male; e questo Egli fece non già purificandola dal peccato originale, bensì preservandola da esso”, anticipando di circa 600 anni la bolla “Ineffabilis Deus” di papa Pio IX. Le discussioni dei teologi si susseguirono, ripetiamo con pareri non sempre concordi, per lunghi secoli ancora e, cosa alquanto singolare, senza che nessuno muovesse alla controparte accuse di eresia. Intanto la devozione prendeva sempre più piede tra il popolo.

Con l’unificazione dei piccoli ducati, principati e contee del meridione nel Regno di Sicilia, avvenuta nel 1130 ad opera di Ruggiero il normanno, si assiste alla nascita del primo grande regno cristiano della storia, (la festa della Concezione di Maria era anche conosciuta come la festa dei normanni). Moltissime furono le chiese costruite negli anni a venire, di cui tantissime dedicate alla Vergine. Nel corso dei secoli si protrae la questione della “Concezione Immacolata”; le date fondamentali nel percorso di maturazione del dogma furono:- 1438: il Concilio di Basilea dichiarò essere “pia la dottrina della Concezione Immacolata di Maria, così come l’assenza di ogni peccato personale è in accordo col culto ecclesiastico, con la fede cattolica, con il retto sentire e con la Scrittura, e perciò è da tenere fermamente da tutti i cattolici”; – 1547: il Concilio di Trento, nel decreto sul peccato originale, si esprime dicendo che non si intende “comprendere in questo decreto la beata e immacolata Vergine Maria”;- 1655: Papa Alessandro VII lasciò una dichiarazione in favore dell’Immacolata Concezione, anticipando di 200 anni il contenuto della bolla di Pio IX.- 1748: sotto il regno del grande Carlo di Borbone (con il quale si ha la definitiva unione dei regni di Napoli e di Sicilia), viene eretta a Napoli una guglia in onore della Vergine Immacolata, la cui statua verrà posta nel 1750. – 1750: Papa Benedetto XIV dichiarerà l’Immacolata Concezione “prima ac praecipua patrona Regni Neapolitani” (“principale e particolare Patrona del Regno di Napoli”). Sono gli anni in cui a Napoli e nel regno operano Suor Orsola Benincasa (1547-1618), Padre Pietro Ansalone, Alessio Simmaco, Carlo Majello, Padre Gregorio Rocco, Padre Francesco Pepe e Sant’Alfonso Maria dè Liguori, fino ad arrivare a Don Placido Baccher, Frate Bonaventura De Cesare, Agostino De Carolo, lo stesso Re Ferdinando II e, con ogni probabilità, il torrese vescovo di Ischia Monsignor Felice Romano. Tutti attivi promotori del culto mariano che ebbe il suo trionfo con la proclamazione del dogma.

Facciamo un altro balzo in avanti nel tempo, e veniamo a Torre del Greco. L’8 dicembre 1861, l’eruzione fu preceduta da intensa attività sismica – dalle 9 del mattino e fino alla mattina seguente si contarono più di venti scosse – a cui si unirono un imponente bradisismo ascendente e la caduta di grande quantità di cenere. Lungo la frattura occidentale di Montedoro si formarono delle bocche eruttive a quota compresa tra 218 e 300 metri slm, (poco al di sotto delle bocche del 1794), da cui fuoriuscì della lava che si diresse verso sud ovest fermandosi, poi, nelle campagne a monte. A causa del sollevamento del suolo (circa un metro e mezzo), crollarono gran parte degli edifici costruiti sulla lava del 1794.

Tutta Torre del Greco, come avveniva almeno dal ‘500 quando già l’ultima cappella della navata destra di Santa Croce ospitava una tela raffigurante la Vergine Immacolata, si trovava a Santa Croce per la festa della Vergine, quando all’improvviso fece irruzione in chiesa un gruppo di donne. Erano delle donne poco raccomandabili e per i loro costumi e per essere molto conosciute in ambienti malavitosi; si avvicinarono alla statua della Vergine, cominciarono a spogliarla dei paramenti e ad addobbarla con fasce e coccarde tricolori, cercando di imporre che si facesse una processione. Il parroco Don Salvatore Noto e altri fedeli, poco o nulla potettero contro quelle fanatiche indiavolate, (spalleggiate anche da malavitosi), e sotto la minaccia delle armi. Ci pensò Lei.

Durante il trambusto si avvertì forte una scossa di terremoto, la paura appianò ogni diverbio e impedì il grande sacrilegio. La forza della fede, la forte e antica devozione mariana, confortate dalle parole che il parroco santo soleva ripetere, parlando della Vergine (vedi citazione in cima al post), e il voto fatto di portare la Vergine in processione ogni anno su di un carro trionfale, ottennero la grazia divina: i torresi potettero sperimentare ancora una volta l’utilità dei consigli del loro santo parroco e la celeste protezione della Vergine. Torre del Greco, anche se molto danneggiata, era salva. Per la prima volta nel 1862 fu costruito il carro trionfale dedicato all’Immacolata; carro costruito, probabilmente, sul modello di carri che già venivano realizzati altrove.

Ad esempio a Napoli, c’era il ricordo del carro detto di Battaglino (costruito per la prima volta dal nobile spagnolo Pompeo Battaglino nel 1616 per la festa dell’Immacolata, e costruito fino al 1754), o in Sicilia dove vi era il carro della Zita, di cui non si sa quasi nulla, tranne che veniva allestito per la festa di Santa Rosalia.

Col passare degli anni non si è mai affievolito il ricordo di quanto accaduto nel 1861 e, tanto meno si è indebolita la devozione plurisecolare del popolo torrese alla Vergine; ad ogni anno il carro trionfale diveniva sempre più imponente e sempre più sontuoso. Tra gli anni 20 e 50 del ‘900, ci fu il coinvolgimento totale degli insegnanti e degli allievi della Reale Scuola per la lavorazione del Corallo, (famosi i carri progettati dal grande Prof. Errico Taverna, tra il 1936 e il 1944), oltre che di pittori, scultori e scenografi locali, che progettarono carri che esprimevano in maniera sempre più raffinata e sublime la sincera devozione torrese.

Il carro viene realizzato in varie fasi, la prima è il progetto grafico, affidato ad un artista locale sulla base di un tema diverso ogni anno; la seconda fase, vede la costruzione del basamento di legno e delle decorazioni in cartapesta ed altro materiale, e si svolge in un apposito laboratorio artigianale; la terza fase ha inizio quindici giorni prima della festa, nella Basilica di S. Croce, in prossimità della Cappella dell’Immacolata, si lavora alla costruzione della struttura portante formata da lunghi pali che servono a sorreggere il castelletto con lo “scivolo” su cui verrà poggiata la statua della Madonna. Il carro, le cui dimensioni sono 10 metri di lunghezza, 2,80 metri di larghezza e 6 metri di altezza, viene completato il 6 dicembre, in tarda serata, con il posizionamento della statua; il giorno successivo, alle ore 14, il carro è trasportato da numerosi volontari dalla navata di destra a quella centrale della Chiesa. Il giorno 8, alle 10 del mattino, inizia la storica processione per le strade cittadine, fino al pomeriggio inoltrato. In 159 anni di sacra tradizione, non è stata mai saltata una processione, nemmeno durante le due guerre mondiali e nemmeno per il terremoto del 1980. (Tratto dal mio libro: “Santa Croce, un viaggio lungo cinque secoli”)Purtroppo, quest’anno, il 159°, diciamo a causa dell’emergenza covid, la storica processione non sfilerà per le strade cittadine. (Ritengo superfluo descrivere l’immaginabile scontento e le lacrime della popolazione tutta e l’aria triste che si respira in città).Dal 2011, la festa dell’Immacolata di Torre del Greco è stata definita una MERAVIGLIA ITALIANA. Io direi, piuttosto, che È UNA MERAVIGLIA DELLE DUE SICILIE usurpata, come al solito e come tante, dagli itagliani.

Piero Di Stasio

Nelle foto: 1 – La statua della Vergine, dono del Re Ferdinando I;2 – Il primo carro trionfale del 1862;3 – L’uscita del carro dalla Basilica.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.