Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

16 FEBBRAIO 1139 NASCITA DEL REGNO A SANTA MARIA VALOGNO NEL DUCATO DI SESSA

Posted by on Feb 14, 2019

16 FEBBRAIO 1139 NASCITA DEL REGNO A SANTA MARIA VALOGNO NEL DUCATO DI SESSA

In questi giorni si ricorda la caduta di Gaeta e la conseguente scomparsa dell’antico e glorioso Regno nato come Sicilia divenuto poi di Napoli e chiusosi come Regno delle Due Sicilie.

Presi dalla devastante tragicità di quei giorni, che ancora oggi paghiamo a caro prezzo, spesso ci dimentichiamo che il Regno nasce, ufficialmente legittimato da Papa Innocenzo II a maggio del 1139, dopo la battaglia di San Germano tra il suddetto Papa e Ruggero II il Normano e la conseguente pace di Galluccio.

In quei tumultuosi giorni Papa Innocenzo II si rifugio per qualche tempo a Santa Maria Valogno, un casale del Ducato di Sessa, e sorpreso dell’accoglienza e dall’umanita della comunita che l’aveva ospitato prima di andare via diede facolta alla chiesa della Madonna del Mirteto di officiare ogni anno, il 16 febbraio, l’Indulgenza Plenaria.

Saranno coincidenze o come penso per volonta divina il Regno nasce con Indulgenza Plenaria il 16 febbraio e finisce il 17 febbraio in un piccolo quadrato di pochi km quadrati in alta terra di lavoro tra Gaeta, Sessa, Montecassino e Mignano.

Sabato 16 febbraio al Santuario della Madonna del Mirteto di Santa Maria Valogno ci sara una giornata di preghiera per la ricorrenza dell’Indulgenza Plenaria con la celebrazione di messe dal rito antico in Latino di seguito il programma ufficiale.

Claudio Saltarelli

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Contraccezione obbligatoria, la folle idea dal Belgio

Posted by on Feb 13, 2019

Contraccezione obbligatoria, la folle idea dal Belgio

Il fiammingo John Crombez, leader del Partito Socialista Differente, ha detto che si dovrebbe «impedire ad alcune persone, almeno per un periodo, di avere figli», facendo l’esempio dei tossicodipendenti. Il suo pensiero, che oggi purtroppo va riscuotendo consenso crescente, si inserisce nella cultura eugenetica che rifiuta Dio, pretendendo di stabilire chi deve nascere e vivere e chi no.

La strada per la contraccezione obbligatoria, decisa cioè dall’autorità statale, è aperta. La proposta proviene dal Belgio e ad avanzarla è il politico fiammingo e leader del Partito Socialista Differente, John Crombez, che parlando alla rivista Humo ha detto che si dovrebbe «impedire ad alcune persone, almeno per un periodo, di avere figli». In tempi normali sarebbe stato preso per folle, un folle isolato, ma con la cultura antinatalista ed eugenetica oggi così diffusa Crombez non ha avuto difficoltà a ricevere – in mezzo ad alcune stroncature – anche consensi.

Intanto va osservato che le sue dichiarazioni hanno comunque un certo peso, essendo il presidente di un partito che attraverso i suoi 18 eletti al Parlamento fiammingo ne occupa il 14.5% dei seggi. E poi va detto che nonostante qualche presa di distanza interna al suo gruppo politico, oggi all’opposizione, Crombez ha trovato una sponda in esponenti di partiti al governo (di centrodestra) come Patrick Vankrunkelsven dei Liberali e Democratici Fiamminghi Aperti, e come Valerie Van Peel e Sarah Smeyers della Nuova Alleanza Fiamminga. La Smeyers, riferisce Life Site News, si è in realtà lamentata delle critiche precedentemente ricevute dall’ala giovanile del partito di Crombez, perché già lei poche settimane prima aveva proposto di imporre la contraccezione alle famiglie povere, e ha osservato che le idee del quarantacinquenne politico di sinistra vanno perfino oltre. Ma in sostanza il pensiero di fondo è lo stesso, la contraccezione obbligatoria per (falsa) “compassione”.

Ecco le parole di Crombez all’intervistatore di Humo: «Se tu ascolti i lavoratori che ti raccontano la storia di bambini nati con un’overdose, perché hanno ricevuto troppa sporcizia attraverso il cordone ombelicale, non hai più alcun dubbio. Questi bambini si ritrovano a doversi disintossicare in un’incubatrice urlando di dolore. Alcuni tossicodipendenti hanno portato tre bambini nel mondo. La società non può più accettarlo». Secondo il politico fiammingo, per «proteggere» i bambini, «certe persone dovrebbero essere fermate, temporaneamente, dall’avere figli». Se avesse proposto, intanto, un’opera culturale di sensibilizzazione e prevenzione rispetto all’uso delle droghe sarebbe stato troppo controcorrente (avete presente la cultura della cannabis libera, no?)… Il pensiero di Crombez prende forma dalla sua esperienza personale, vissuta già dall’adolescenza, a contatto con fanciulli provenienti da famiglie disagiate che al compimento della maggiore età vengono perlopiù lasciati senza aiuto dal settore pubblico.

Ma l’esperienza da lui vissuta non giustifica affatto la sua visione perché è proprio il modo di affrontare le situazioni di sofferenza a essere decisivo, potendo ognuno di noi scegliere in breve se farsi carico di quel dolore, unendolo al sacrificio redentivo di Cristo e tentando di portarvi sollievo con la propria vita, o illudersi di eliminare quello stesso dolore dalla terra selezionando – perché di questo si tratta – chi deve nascere e chi no. Illudendosi di eliminare la sofferenza terrena (conseguenza del peccato originale) impedendo la nascita del sofferente, che poi spesso vive una vita più piena e ricca di chi ha in apparenza tutto. E chi, poi, dovrebbe stabilire i criteri di “selezione”? Sembra di rivivere la realtà distopica rappresentata in un film di 22 anni fa, Gattaca, del regista Andrew Niccol, nel quale la società si trova divisa tra “validi” e “non validi”: i primi dal patrimonio genetico perfetto e determinato artificialmente prima del concepimento, i secondi – marginalizzati – concepiti in modo naturale.

Del resto basta guardarsi attorno e leggere le cronache – tra fecondazione artificiale, selezione dei gameti, uteri affittati, aborto, infanticidio ed eutanasia dei disabili (anche per imposizione, l’abbiamo visto negli Usa con Terry Schiavo, in Italia con Eluana Englaro, nel Regno Unito con Charlie, Alfie e Isaiah, e lo stiamo vedendo in Francia con Vincent Lambert) e non solo – per rendersi conto che la realtà si avvicina e a volte supera la fantasia. La realtà che viviamo è contaminata appunto dall’eugenetica, teorizzata compiutamente dall’inglese Francis Galton nel XIX secolo, presto diffusasi in tutto il Nord Europa e “sbarcata” negli Stati Uniti, dove ha avuto tra le sue massime rappresentanti la razzista Margaret Sanger, fondatrice di ciò che è oggi un colosso dell’aborto, Planned Parenthood (nome che significa, guarda un po’, “Genitorialità Pianificata”, la stessa genitorialità che vuole pianificare Crombez con la sua contraccezione obbligatoria), e contemporanea di quell’Adolf Hitler che per la cultura progressista sembra l’unico responsabile della storia degli eccidi di disabili. No, purtroppo è in “buona” compagnia.

Solo che il progressismo è molto più raffinato («con i guanti bianchi», per usare le parole di papa Francesco sull’argomento) visto che il pensiero eugenetico ha continuato a prosperare ovunque, con la complicità di agenzie dell’Onu ed élite mondialiste, mutando linguaggio e facendo passare per cosa normale – giusto per fare un esempio – le diverse tecniche di diagnosi prenatale che sono all’origine di un numero incalcolabile di aborti selettivi.

Chiaro che alla base di questa idea c’è l’ancestrale rifiuto di Dio da parte di chi pensa di salvarsi e salvare il mondo da sé e stabilire, indipendentemente dalla legge divina, ciò che è bene e ciò che è male. Infatti, alla domanda dell’intervistatore di Humo, che chiedeva a Crombez se la contraccezione obbligatoria fosse possibile in una «società cristiana», Crombez ha risposto: «L’aborto e l’eutanasia non sono consentiti oggi? È tempo per un dibattito: la miseria è troppo grande. Non un solo buon cristiano può chiudere un occhio su questo». In verità un buon cristiano non può chiudere un occhio sulla cultura della morte insita nel pensiero e nelle associazioni fatte da Crombez, che elimina dal suo orizzonte la vita eterna e con essa la speranza: è questa cultura mortifera che il cristiano deve combattere, a partire dal ricordare che è la stessa contraccezione a essere contraria al disegno divino.

Ermes Dovico

fonte http://lanuovabq.it/it/contraccezione-obbligatoria-la-folle-idea-dal-belgio

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Culle vuote, l’Italia sprofonda

Posted by on Feb 11, 2019

Culle vuote, l’Italia sprofonda

Novemila nati in meno nel 2018, 128mila in dieci anni: la nuova fotografia dell’Istat è impietosa L’allarme dei demografi: «Un Paese arenato sul fondale». De Palo (Forum): «E la politica cosa fa?»

C’è un record d’Italia che continua a rinnovarsi, nel silenzio assordante della politica. Quello del gelo demografico. Ieri l’Istat ha diffuso l’ennesima, sconfortante fotografia del Paese. Un mezzo disastro. Cala, di nuovo, la popolazione (che continua ad invecchiare). E le nascite sono sempre di meno, toccando l’ennesimo minimo storico dopo quello del 2017. Se le buone notizie sono l’aspettativa di vita che aumenta, e il numero di stranieri che colma il gap nostrano, l’altro campanello d’allarme suona sul fronte dei flussi in uscita: sono di più gli italiani che se ne vanno, di quelli che rientrano.

Eccoli, i numeri del Paese senza bambini. Al primo gennaio 2019 sono 60 milioni e 391mila i residenti lungo lo Stivale, oltre 90mila in meno rispetto all’anno precedente: una flessione dell’1,5 per mille. Al calo dei cittadini italiani (55 milioni e 157mila, con un -3,3% per mille) si affianca un aumento degli stranieri (5 milioni e 234 mila, per un +17,4 per mille, che rappresentano l’8,7% della popolazione totale). Ma ad emergere – più drammatico che mai – è il dato negativo sulle nascite: nel 2018 sono state appena 449mila, ovvero circa 9mila in meno del precedente minimo registrato nel 2017. Un dato che colpisce ancora di più se lo si paragona al 2008: il gap in questo caso è di 128mila culle, flessione alquanto sintomatica diun processo che è stato nell’ultimo decennio irreversibile.

Il dato sulla natalità in calo si intreccia con i decessi stimati nel 2018 (636 mila decessi, 13mila in meno rispetto al 2017 con un -2,1%) e con la riduzione delle nascite da madre italiana. Sono, infatti, 358mila nel 2018, 8mila in meno rispetto al 2018 e con una tendenza alla maternità che viene spostata sempre più in avanti. I nati da cittadine straniere sono stimati in 91mila, pari al 20,3% del totale e comunque circa un migliaio in meno del 2017. Di questi, 67mila sono quelli avuti con partner straniero (nati con cittadinanza estera), 24mila quelli con partneritaliano.L’età media al parto continua a crescere toccando per la prima volta la soglia dei 32 anni (crescita di un circa due anni in un ventennio). Ancora, la fecondità misurata lungo le varie generazioni femminili non ha mai smesso di calare: il numero medio di figli per donna risulta invariato rispetto all’anno precedente (1,32 figli), ma l’Istat fa notare anche in questo caso come la fecondità tra le donne nate nel 1940 e quelle del 1968 sia crollata da 2,16 a 1,53 figli. La provincia di Bolzano si conferma nel 2018 l’area più prolifica (1,76 figlio per donna), la Sardegna invece segnala il dato più basso (1,06). In Italia si muore di meno anche perché si allunga ancora l’aspettativa di vita: per gli uomini la stima è di 80,8 anni (+0,2 sul 2017) mentre per le donne è di 85,2 anni (+0,3).

Durissimo il commento del presidente nazionale del Forum della associazioni familiari, Gigi De Palo: «A che cosa servono questi dati se il ‘bollettino di guerra’ non diventa azione politica? ». Il Forum torna a insistere sul Patto per la natalità – una proposta lanciata appena qualche mese fa sulle pagine diAvvenire e accolta, a parole, da molti politici – che metta insieme tutto il sistema-Paese. «Dalle banche alle imprese, dalle associazioni al mondo dei media, fino ad arrivare alla politica, senza distinzione di schieramenti. Un Patto che metta finalmente al centro dell’agenda politica, economica e istituzionale le misure strutturali necessarie per rilanciare la natalità. Siamo già in enorme ritardo, i nostri giovani sembrano rassegnati a realizzare i loro sogni all’estero. Davvero vogliamo questo?», concludeDe Palo.L’allarme sui dati dell’Istat viene rilanciato anche dal forum dei demografi italiani Neodemos: «La demografia italiana del 2018 rimane “sdraiata sul fondo”. È come un sottomarino che sembra aver perso la spinta per ritornare a emergere, restando appoggiato sul fondale». Impietoso, anche secondo gli esperti, il ruolo della politica: «La “questione demografica” frena lo sviluppo, appesantisce i conti pubblici, rallenta la produttività, pone in tensione la coesione sociale del paese. Ma il Paese – cioè coloro che hanno responsabilità di leadership nella cultura, nella politica, nell’economia, nelle istituzioni e nella società in genere – non se ne accorge e non se ne cura». E si fa altrettanto urgente «l’avvio di una saggia programmazione dei flussi d’immigrazione, l’unica efficiente medicina di contrasto al declino».

Di Viviana Daloiso da Avvenire del 08/02/2019. Foto da articolo

fonte https://alleanzacattolica.org/culle-vuote-litalia-sprofonda/

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Omertà sulla pedofilia: “La cultura la sta già accettando”

Posted by on Feb 9, 2019

Omertà sulla pedofilia: “La cultura la sta già accettando”

INTERVISTA/DI NOTO

La foto della bimba abusata da tre donne non ha scandalizzato nessuno. Secondo don Di Noto, dell’associazione Meter, il silenzio è frutto della cultura edonista che permette ai pedofili di agire indisturbati: “La stampa, le istituzioni e i padroni di internet lasciano che il fenomeno cresca, mentre alcune sentenze e leggi la favoriscono. Ma bisogna agire perché Cristo ci chiama a curare le Sue piaghe”.

La foto di una bimba di circa 5 anni, seviziata da tre donne e circolata in rete non ha scandalizzato nessuno. Il silenzio seguito alla pubblicazione dell’associazione Meter, che da anni combatte la pedofilia, fa però a pugni con il clamore che fece parlare mezzo mondo di Aylan, il piccolo profugo fotografato a pancia in giù sulle rive della spiaggia di Bodrum. Perché in quel caso ci si scandalizzò? E perché tutti parlano della pedofilia nella Chiesa ma nessuno di un fenomeno che riguarda 18 milioni di bambini europei? Come mai si dipingono gli uomini come orchi mentre cresce il numero delle donne che abusano dei piccoli? E perché se tutti parlano dei diritti dei minori c’è tanta omertà? Don Fortunato Di Noto, presidente di Meter, risponde a tutte queste domande, chiarendo perché in realtà dei bambini non interessa a nessuno. 

Don Di Noto quale mondo si nasconde dietro la foto di questa piccola seviziata da tre donne?
Questa è solo una dei milioni di immagini e video che abbiamo denunciato alle forze dell’ordine di mezzo mondo. Perché il dilagare della pedopornografia non è un fatto solo italiano. Preciso che non mi interessa “spettacolarizzare” il dolore, ma che è nostra responsabilità dare almeno un dettaglio minimo di quanto sta avvenendo perché la gente tende a non voler vedere, a rimuovere il problema.

Si dice che non ci si possa fare molto, la rete è la rete…
Non è così. A inizio marzo uscirà il solito report mondiale che facciamo ogni anno: il panorama è agghiacciante e drammatico e coinvolge decine e decine di nazioni con server e provider che hanno responsabilità enormi. Questi hanno infatti sia i solidi e sia le capacità tecnologiche non solo per inibire ma per bloccare la pedopornografia e per collaborare con le forze dell’ordine. Invece, in nome della privacy, lasciano fare sapendo che esistono piattaforme temporanee di pedofili che continuano a cambiare, per cui circolano milioni di immagini e foto di abusi avvenuti. A milioni di bambini corrispondono milioni di violentatori oltre che di fruitori del materiale. Ma resta tutto impunito.

Da dove provengono tutti questi bambini abusati?
Non possiamo saperlo esattamente, ma possiamo ipotizzarlo dalla tipologia della location di video e foto: innanzitutto aumentano i neonati, perciò o vengono rapiti oppure le famiglie li vende. Parlo di bambini che vanno dagli 0 ai 13 anni. A volte le location sono ospedaliere a volte sono camere da letto, a volte sono tuguri delle periferie del mondo: si va da ambienti degradati africani ad anfratti metropolitani. Abbiamo anche segnalato alcune gallerie fotografiche con set fotografici allestiti con tende e tappeti. I bambini sono così piccoli che ci chiediamo: come trovare una soluzione? 

E cosa si risponde?
Che noi facciamo tutto quello che possiamo, ma da soli è impossibile non dico debellare ma almeno arginare e combattere il fenomeno: serve una seria attività globale in cui tutti gli Stati denuncino questo male lottando contro di esso. Anche perché internet ha amplificato il problema, con piattaforme, community, pagamenti tramite carta di credito via internet e ingenti guadagni per il pedopornografo, che nel 90 percento dei casi è anche soggetto attivo dell’abuso.

Perché gli Stati non si impegnano in questa lotta?
Qualcuno scaccia il pensiero dicendo che esageriamo o che produciamo bufale e pochi ci danno voce. È come se si volesse rimuovere il fatto, perché in fondo significa dover ripensare a tante storture sociali che ormai accogliamo come normali: siamo immersi in una società pansessualista che promuove l’istinto e il piacere in qualsiasi forma generando poi questi mostri. La pedofilia colpisce quindi i sistemi mentali culturali, per cui meno se ne parla meglio è.

Eppure quando si tratta di pedofilia nella Chiesa nessuno si tira indietro.
Scendono in piazza non per combattere il problema, che pur esiste, ma per attaccare la Chiesa. Altrimenti perché non vengono in piazza san Pietro con noi quando celebriamo la Giornata annuale dei bambini vittime della violenza? O perché non si preoccupano delle vittime? Tutti sbraitano contro l’omicidio delle donne, invece davanti al dettaglio di una bambina abusata con la croce al collo si fa silenzio, nessuno scende in piazza, nessuno forma le coscienze dei ragazzi, nessuno insegna il rispetto del copro, il coraggio di denunciare, né tanto meno la salvaguardia del bambino e della sua innocenza. Ho letto i programmi dei partiti candidati alle prossime elezioni e nessuno parla dell’allarme pedofilia, anzi se qualcuno parla dei bambini lo fa per sponsorizzare l’educazione sessuale e l’ideologia gender che significa l’opposto: sessualizzare i piccoli come vogliono i pedofili.

Beh ci sono genitori che pensano che sia giusto parlare del sesso ai piccoli, pensando che siccome è dilagante, tanto vale introdurli alla questione.
Per questo nessuno giudica veramente la pedofilia, perché giudicarla significa fare dietro front e smettere di parlare del sesso ai bambini, del sesso come di un diritto umano e del piacere slegato da ogni scopo e da ogni responsabilità. La pedofilia cresce proprio grazie al relativismo etico.

Eppure quando circolò la foto di Aylan, il piccolo profugo trovato a pancia in giù sulle rive della spiaggia di Bodrum, ci fu un’indignazione popolare. Come mai?
Sì, erano tutti costernati, mentre sulla bimba abusata da tre donne nessuno ha osato dire nulla. Pare che in entrambi i casi sia il parlare sia il tacere siano al servizio di un disegno ideologico. Nel caso di Aylan la protesta servì l’ideologia dell’immigrazione senza criterio, nel secondo caso il silenzio è servito all’ideologia pansessualista. In entrambi i casi i due bambini sono stati usati come strumenti del potere dominante, che appunto non ha alcun reale interesse per la difesa dei piccoli.

Ci può dare dei numeri e degli andamenti sulla pedofilia?
Ci sono organizzazioni internazionali, come Telefono Azzurro, che dicono di 18 milioni di minori abusati in Europa, dove l’uomo è diventato e si concepisce come un oggetto di piacere proiettando le proprie perversioni ovunque, anche sui bambini. Tanto che persino le donne ormai sono sempre più coinvolte nella pedofilia.

Nell’immaginario collettivo degli abusi e delle violenze ci sono sempre gli uomini. Come mai sempre più donne sono legate alla pedofilia?
Perché la perversione, la sessualità come un diritto senza responsabilità che genera storture immense tocca anche loro. Il relativismo e l’individualismo hanno tolto dignità all’essere umano privandolo così di protezioni difensive da una cultura omertosa che concepisce la persone come una libertà onnipotente. Colpisce che nemmeno il nazismo e le dittature sono riuscite a fare con i bambini ciò che fa la dittatura del relativismo in proporzioni così enormi. Non a caso Ratzinger disse che il relativismo è la più pericolosa delle dittature.

Sappiamo che molti riti satanici implicano l’abuso di bambini e neonati, come è emerso da alcune indagini dell’Fbi. Le risulta?
Sì, c’è anche questo fenomeno, solo che è difficile provarlo con certezza. Possiamo vedere dalle immagini una ritualità. In ogni caso è chiaro che la pedofilia è diabolica: soggioga i puri, gli innocenti che sono immagine di Dio.

Avete dati relativi all’Italia?
Ci sono 80 mila turisti che ogni anno dall’Italia vanno nei paesi del turismo sessuale pedofilo. Ma purtroppo i tour operator non denunciano, come spiegò l’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo (Ebnt). C’è anche qui un’omertà incredibile. La legge italiana punisce chi va all’estero per abusare dei minori: ma da 20 anni, da quando la legge esiste, quante operazioni sono state fatte? Una sola, 20 anni fa appunto. 

È vero che culturalmente abbiamo ormai accettato qualsiasi perversione sessuale, per cui “se lo voglio e se mi va è un mio diritto”, però qui ci sono di mezzo i bambini. Non resta un argine?
Resta fino a quando non diranno, come inziano a fare anche alcuni Stati e istituzioni internazionali, che il bambino ha diritti sessuali e che può essere consenziente. Per questo chiedo una mano a tutti gli uomini di buona volontà, affinché denuncino e diffondano una cultura preventiva: contro la sessualizzazione nelle scuole, facendo pressione sui padroni dei server perché e nessuno parla dell’allarme pedofilia, anzi se qualcuno parla dei bambini lo fa per sponsorizzare l’educazione sessuale e l’ideologia gender che significa l’opposto: sessualizzare i piccoli come vogliono i pedofili.

Beh ci sono genitori che pensano che sia giusto parlare del sesso ai piccoli, pensando che siccome è dilagante, tanto vale introdurli alla questione.
Per questo nessuno giudica veramente la pedofilia, perché giudicarla significa fare dietro front e smettere di parlare del sesso ai bambini, del sesso come di un diritto umano e del piacere slegato da ogni scopo e da ogni responsabilità. La pedofilia cresce proprio grazie al relativismo etico.

Eppure quando circolò la foto di Aylan, il piccolo profugo trovato a pancia in giù sulle rive della spiaggia di Bodrum, ci fu un’indignazione popolare. Come mai?
Sì, erano tutti costernati, mentre sulla bimba abusata da tre donne nessuno ha osato dire nulla. Pare che in entrambi i casi sia il parlare sia il tacere siano al servizio di un disegno ideologico. Nel caso di Aylan la protesta servì l’ideologia dell’immigrazione senza criterio, nel secondo caso il silenzio è servito all’ideologia pansessualista. In entrambi i casi i due bambini sono stati usati come strumenti del potere dominante, che appunto non ha alcun reale interesse per la difesa dei piccoli.

Ci può dare dei numeri e degli andamenti sulla pedofilia?
Ci sono organizzazioni internazionali, come Telefono Azzurro, che dicono di 18 milioni di minori abusati in Europa, dove l’uomo è diventato e si concepisce come un oggetto di piacere proiettando le proprie perversioni ovunque, anche sui bambini. Tanto che persino le donne ormai sono sempre più coinvolte nella pedofilia.

Nell’immaginario collettivo degli abusi e delle violenze ci sono sempre gli uomini. Come mai sempre più donne sono legate alla pedofilia?
Perché la perversione, la sessualità come un diritto senza responsabilità che genera storture immense tocca anche loro. Il relativismo e l’individualismo hanno tolto dignità all’essere umano privandolo così di protezioni difensive da una cultura omertosa che concepisce la persone come una libertà onnipotente. Colpisce che nemmeno il nazismo e le dittature sono riuscite a fare con i bambini ciò che fa la dittatura del relativismo in proporzioni così enormi. Non a caso Ratzinger disse che il relativismo è la più pericolosa delle dittature.

Sappiamo che molti riti satanici implicano l’abuso di bambini e neonati, come è emerso da alcune indagini dell’Fbi. Le risulta?
Sì, c’è anche questo fenomeno, solo che è difficile provarlo con certezza. Possiamo vedere dalle immagini una ritualità. In ogni caso è chiaro che la pedofilia è diabolica: soggioga i puri, gli innocenti che sono immagine di Dio.

Avete dati relativi all’Italia?
Ci sono 80 mila turisti che ogni anno dall’Italia vanno nei paesi del turismo sessuale pedofilo. Ma purtroppo i tour operator non denunciano, come spiegò l’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo (Ebnt). C’è anche qui un’omertà incredibile. La legge italiana punisce chi va all’estero per abusare dei minori: ma da 20 anni, da quando la legge esiste, quante operazioni sono state fatte? Una sola, 20 anni fa appunto. 

È vero che culturalmente abbiamo ormai accettato qualsiasi perversione sessuale, per cui “se lo voglio e se mi va è un mio diritto”, però qui ci sono di mezzo i bambini. Non resta un argine?
Resta fino a quando non diranno, come inziano a fare anche alcuni Stati e istituzioni internazionali, che il bambino ha diritti sessuali e che può essere consenziente. Per questo chiedo una mano a tutti gli uomini di buona volontà, affinché denuncino e diffondano una cultura preventiva: contro la sessualizzazione nelle scuole, facendo pressione sui padroni dei server perché proibiscano e perseguano la pedofilia.

Come agisce Meter?
Raggiungiamo decine di migliaia di studenti all’anno, quando ci permettono di entrare nelle scuole: anche se è molto più difficile per noi che per chi promuove l’opposto, l’ideologia gender. Formiamo anche i sacerdoti, i religiosi e gli insegnanti. Abbiamo una équipe che si occupa di accompagnare ogni anno le centinaia di vittime che ci contattano. Le sosteniamo nella vita e anche nei processi giudiziari che magari durano anni e ci costituiamo parte civile.

Lei ha paragonato la piccola abusata con la croce al collo come un piccolo Gesù crocifisso. È durissima stare davanti alla violenza delle violenze, quella contro l’innocenza. Come si fa?
Io posso guardare a questa sofferenza e a questa Croce, sapendo che può diventare occasione di riscatto, che Cristo ha vinto. Ciò non significa lavarsene le mani, ma anzi ci chiama a guarire le Sue piaghe, a contribuire alla salvezza e quindi ad amare e difendere questi bimbi che subiscono l’oltraggio degli oltraggi.
 

Benedetta Frigerio

fonte read:http://lanuovabq.it/it/omerta-sulla-pedofilia-la-cultura-la-sta-gia-accettando

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La caccia ai bambini down attraverso gli aborti selettivi

Posted by on Feb 7, 2019

La caccia ai bambini down attraverso gli aborti selettivi

La popolazione dei portatori di sindrome di Down, altrimenti detta Trisomia 21, si è ridotta dell’80/90 % negli ultimi dieci anni. Ad affermarlo è la Canadian Down Syndrome Society che ha lanciato una campagna internazionale per sensibilizzare su quanto già da diverso tempo accade in molti paesi, dove le persone affette da sindrome di Down vengono sistematicamente eliminate prima della nascita attraverso test diagnostici prenatali e screening cromosomici.

I numeri parlano chiaro: in Norvegia il 65 % dei bambini a cui è stata precocemente diagnosticata la sindrome sono stati abortiti; la percentuale sale al 90 % in Gran Bretagna, al 95 % in Spagna e addirittura al 100 % in Islanda.

Per fronteggiare tale genocidi e scuotere le coscienze La Canadian Down Syndrome Society ha messo a confronto la situazione dei portatori dell’anomalia genetica con quella di alcune specie animali in via di estinzione. Infatti, le organizzazioni che si occupano dei “diritti” degli animali usufruiscono di risorse e finanziamenti di gran lunga superiori rispetto a quelle che si occupano delle persone Down.

Il video della petizione internazionale mostra tali persone travestite da orsi polari, panda e leoni che, ironicamente, reclamano il loro diritto ad essere riconosciute come esseri viventi in pericolo di estinzione. Attraverso tale petizione, la C.D.S.S. chiede anche di garantire loro il diritto al lavoro, di essere riconosciuti come membri attivi della società, di vivere in modo indipendente, di avere un adeguato supporto comunitario e servizi per facilitare l’inclusione sociale, di rimuovere le barriere educative e, infine, di avere una educazione pubblica che contrasti l’errata percezione delle persone Down (il Giornale.it, 30 novembre 2018).

Certo è che la pratica criminale degli aborti legalizzati tende inevitabilmente a discriminare tra individui sani e individui malati, tra persone di serie A e persone di serie B. Anzi, di più: l’aborto disumanizza l’essere umano, lo declassa al livello degli animali e poi ancora più in basso, fino a ridurlo ad un oggetto. È in quest’ottica perversa che è possibile inquadrare l’attuale tendenza a considerare il figlio come un “diritto”, ossia come un prodotto utile, ma non necessario, alla realizzazione delle aspirazioni personali.

Per cui, il figlio posso averlo, comprarlo, scambiarlo, sfruttarlo e financo eliminarlo qualora risulti “difettoso” o non in linea con le mie aspettative, proprio come un bene di consumo. La fabbrica degli aborti tende così ad affinare le tecniche per scovare precocemente i “prodotti difettosi” per “toglierli dal mercato” emettersi al riparo da eventuali lamentele da parte del “cliente”. Inoltre, la maggior parte delle leggi abortiste, compresa la 194/1978, prevede la possibilità di abortire anche a fronte di diagnosi solo presunte di malformazioni del feto.

Talvolta emergono fatti di cronaca in cui si viene a scoprire che il bambino ucciso perché considerato malato era in realtà perfettamente sano oppure casi in cui è solo la determinazione e il coraggio dei genitori a consentire al bimbo, altrimenti condannato a morte, di venire al mondo. La notizia arriva dall’Inghilterra, dove una donna alla dodicesima settimana di gestazione rifiuta l’aborto che le viene consigliato dai medici, secondo i quali il bambino sarebbe nato, con ogni probabilità, affetto dalla sindrome di Down.

La signora Jordan e suo marito Jonathan riescono a resistere alle pesanti pressioni all’aborto, rifiutandosi anche di effettuare l’esame del liquido amniotico che avrebbe reso certa la diagnosi ma comportato dei rischi per il nascituro. Cosicché la coraggiosa mamma inglese porta a termine la gravidanza e a dà alla luce un bambino che, tra la sorpresa di chi lo avrebbe voluto morto, risulta perfettamente sano. «Abbiamo avvertito molta pressione affinché interrompessimo la gravidanza. Non ci è stato fornito alcun sostegno né consulenza nel caso in cui avessimo voluto prendere una decisione diversa», dichiara al Daily Mail la signora Jordan.

In realtà, tali episodi, che ipocritamente vengono rubricati di “malasanità”, sono la normalità all’interno delle strutture ospedaliere di molte parti del mondo, solo che raramente si concludono con un lieto fine. La caccia ai bambini Down altro non è che la conseguenza logica di un sistema perverso e criminale che ha trasformato un delitto in un insindacabile diritto della donna; anzi, in un subdolo e cogente obbligo morale che è doveroso contrastare con ogni mezzo lecito a nostra disposizione.

Alfredo De Matteo

fonte https://www.corrispondenzaromana.it/la-caccia-ai-bambini-down-attraverso-gli-aborti-selettivi/

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