Alta Terra di Lavoro

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Liturgia Popolare della Settimana Santa a cura di Carlo Faiello

Posted by on Apr 17, 2019

Liturgia Popolare della Settimana Santa a cura di Carlo Faiello

MISERERE

Cantare la Passione

Miserere mei Deus, pietà di me, oh Dio”. Così recita il salmo 51 dell’Antico Testamento quando Davide esprime la sua accorata supplica al Signore.

Torna, per la Pasqua, l’appuntamento con la liturgia della settimana santa al Centro di Cultura Domus Ars  sito in via Santa Chiara, 10 Napoli. Giovedì 18 e sabato 20 Aprile alle ore 21,00 in scena, Miserere – Cantare la Passione, la cantata popolare scritta e diretta da Carlo Faiello, prodotta dall’Associazione “Il Canto di Virgilio” e patrocinata dalla Regione Campania.

Questa edizione del concerto-spettacolo in forma di oratorio vede protagoniste sei donne: Antonella Stefanucci nel ruolo della Madonna, Antonella Morea in quello della corifea e accanto a loro altre quattro grandi voci napoletane come Patrizia Spinosi, Fiorenza Calogero, Marianita Carfora e Elisabetta D’Acunzo. Queste “cantatrici” della tradizione orale rappresentano il corteo delle antiche cerimonie religiose o delle rappresentazioni popolari del Sud. Con il loro canto “raccontano”, ognuna a modo suo, il dolore di Maria e la sofferenza di Cristo.

“Ho immaginato uno spettacolo sulla religiosità popolare, un dramma cantato e recitato in forma dialettale che raccoglie idiomi diversi della Campania. Una Passione laica che proviene dalle antiche processioni e cerimonie del Sud Italia. Antonella Stefanucci è la Madonna, straziata dal dolore per il figlio in croce che rappresenta la condizione degli umili, sottomessi e umiliati dal potere dominante”, dice Carlo Faiello.

Il musicista partenopeo ha condotto infatti una serie di ricerche su parte del repertorio musicale para-liturgico di tradizione orale della regione Campania.

Gli studi si sono focalizzati sui canti e le liturgie nel Cilento antico, zona vesuviana, terra di lavoro, costiera amalfitana. Un flusso sonoro di “canto sacro”, di materia linguistica dialettale e non, di musica etnica, modalità lessicali e gestuali carico di significati e di stratificazioni. A ciò si aggiungono le composizioni originali di Faiello. Sulla scena anche: il Quartetto Santa Chiara, Pasquale Nocerino al violino, Ivana Pisacreta al violoncello, Edo Puccini alla chitarra e Francesco Siscignano al clarinetto. Testi e musiche di Carlo Faiello.

L’interpretazione drammaturgica della madre di Cristo, interpretata da Antonella Stefanucci, è quella sofferente di ciascuna madre dinnanzi alla morte del proprio figlio.

“E’ la prima volta che approccio a questo tipo di repertorio legato alla tradizione. Maria, madre di Cristo morto sulla croce però, non mi è estranea. Sono infatti una seguace dell’Addolorata che si trova nella chiesa di piazza Trieste e Trento alla quale spesso mi rivolgo. Inoltre in questi anni ho fatto parte del comitato per la beatificazione di Nina Moscati, dopo aver interpretato questo personaggio nel film per la tv di Giacomo Campiotti “Giuseppe Moscati- l’amore che guarisce” con Beppe Fiorello. Al di là dei cori, il mio ruolo è legato alla interpretazione drammaturgica del personaggio di Maria addolorata. Al mio fianco, grandi voci interpreti della canzone partenopea”. Antonella Stefanucci

Lo strazio e la tragedia sono messi a nudo anche attraverso il canto e la voce di Antonella Morea, tra i pezzi cantati ci sono: “Rose e spine”, “Miéttece ‘e mane” e altre. “Misere e’ un viaggio musicale nella passione morte e resurrezione di Cristo che Carlo Faiello ripropone alla Domus Ars con canti popolari e brani riscritti da lui. Da tanti anni faccio parte di questa cantata popolare. Quest’anno il gruppo femminile e’ molto forte e io ho ritrovato molte delle mie compagne di Gatta Cenerentola. Nello spettacolo sono la più adulta delle donne e racconto cantando quello che la Madonna ha visto del suo povero figlio flagellato e inchiodato. Tra i tanti brani che interpreto, Faiello mi ha affidato anche l’ultimo da lui composto, che narra un dolore umano ormai sublimato da una resurrezione di luce e di cambiamento: Rosa e spine”. Antonella Morea

Ingresso €15,00 ridotto € 10,00
I giovani fino al 26° anno di età, gli over 60, possono acquistare i biglietti a prezzo ridotto. 

Per info:

Domus Ars

Via Santa Chiara, 10

Info e prenotazioni: 081.3425603 –infoeventi@domusars.it

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Settimana Santa 2019 al Ducato di Sessa

Posted by on Apr 14, 2019

Settimana Santa 2019  al Ducato di Sessa

La Settimana Santa si svolgerà dal 15 al 22 aprile 2019 a Sessa Aurunca

Programma

Domenica 14 aprile
11:00 Benedizione delle Palme in Piazza Ercole
11:30 Santa Messa in Cattedrale
18:00 Santa Messa in Cattedrale
19:00 Concerto “marce della Settimana Santa” Orchestra di fiati Città di Sessa Aurunca

Lunedì Santo (15 aprile 2019):
ore 11:00 Esposizione Eucaristica e Adorazione in Cattedrale
ore 18.00 Adorazione e celebrazione Eucaristica in Cattedrale
Martedì Santo (16 aprile 2019):
alle ore 10.00 – Santa Messa (nella Chiesa di San Giovanni a Villa);
alle ore 11.00 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso.
alle ore 17.30 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita della SS. Concezione;
alle ore 18.00 – Santa Messa (in Cattedrale).

Mercoledì Santo (17 aprile 2019):
alle ore 10.00 – Santa Messa (nella Chiesa di San Carlo Borromeo);
alle ore 11.00 – PROCESSIONE PENITENZIALE della Confraternita di San Carlo Borromeo.
alle ore 16.45 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita del SS. Rosario:
alle ore 17.15 – Santa Messa (in Cattedrale).
alle ore 18.30 – Santa Messa Crismale, Benedizione degli Oli (in Cattedrale);
alle ore 20.000 – UFFICIO DELLE TENEBRE (detto “TERREMOTO”) presso la Chiesa Francescana di San Giovanni a Villa.

Giovedì Santo (18 aprile 2019):
alle ore 18.00 – Santa Messa in Coena Domini con Rito della Lavanda dei piedi (in Cattedrale);
in serata – Visita agli Altari della Reposizione (detti “Sepolcri”) presso alcune Chiese del Centro Storico di Sessa Aurunca.

Venerdì Santo (19 aprile 2019):

alle ore 15.00 – Liturgia della Passione (in Cattedrale);
dalle ore 18.45 alle ore 01.30 – PROCESSIONE DEI MISTERI della Passione alla luce di caratteristici falò.

Sabato Santo (20 aprile 2019):
alle ore 07.00 – Recita delle Laudi (nelle Chiese di San Carlo Borromeo e del SS. Rifugio);
dalle ore 07.30 alle ore 13.00 – PROCESSIONE DEI MISTERI della Deposizione del Cristo dalla Croce e della Vergine Addolorata.
alle ore 23.00 – Solenne veglia pasquale (in Cattedrale).

Lunedì in Albis (22 aprile 2019):
alle ore 9.30 – Preghiera ora media (in Cattedrale);
alle ore 9.45 – Inizio PROCESSIONE della Madonna del Popolo e di San Leone IX (Santi protettori della Città di Sessa Aurunca) (dalla Cattedrale);
alle ore 11.00 – Santa Messa (in Piazza XX Settembre) celebrata da S. E. Mons. Orazio

Francesco Piazza (Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca) e Canonici

https://www.altaterradilavoro.com/?s=settimana+santa+sessa+

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A Napoli la pastiera più grande del mondo: due metri di diametro

Posted by on Apr 14, 2019

A Napoli la pastiera più grande del mondo: due metri di diametro

Due metri di diametro: è la pastiera più grande mai realizzata al mondo e sarà preparata al Gran Caffè Gambrinus.
 
A presentarla i maestri pasticceri dello storico Locale napoletano ed il suo staff, il consigliere regionale dei verdi Francesco Emilio Borrelli e lo speaker radiofonico di Radio Marte Gianni Simioli.

La maxi golosità che fa impazzire napoletani e stranieri è in esposizione già da giovedì 11 aprile, offrendo a tutti la possibilità di ammirarla e sentirne il delizioso profumo di fiori d’arancio.

Sabato 13 aprile potrà, poi, essere gustata da chiunque lo voglia perché gratuitamente offerta dal Gran Caffè Gambrinus

fonte https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/04/11/news/

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STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA

Posted by on Apr 13, 2019

STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA

A Napule regnava il Borbone Ferdinando ca passava e’ jurnate coi ministri chiacchierando;

Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,

Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa

O’ musso luongo, nun redeva maje,

Comm’avess passate tanta guaje.

Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera

Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.

Piace e’ femmene, all’uommene e creature:

Uova, ricotta, grano, e acqua e ciure,

‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina

Si può purtà nnanz o’Re e  a Rigina”.

Maria Teresa facett a’ faccia storta:

ma mentre mastecava, riceva: nunn’è na torta : è nu dolce che si mangia n’Paraviso!”

E le scappava pure nu sorriso.

Allora o’ Re dicette: “E che marina!

Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?

E mò c’o saccio ordino al cuoco che, a partir d’adesso, sta’ pastiera la faccia un po’ più spesso.

Nun solo a Pasqua, che altrimenti pe fà ridere a te adda passà n’at’ anno!” 

“Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”

E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,

L’ inimitabile fragranza

soddisfa primm ‘o naso, e dopp’a panza.

Pasqua senza pastiera niente vale:

è comm ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,

Gl’ ingrediente so’ bbuone e genuine:

ova, ricotta, zucchero e farina

e’ o ggrano ca mmiscato all’acqua e’ fiori

arricchisce e moltiplica i sapori.

‘E ttruove  a tutte parte:

e solo sull’impasto, ce vò ll’arte!

A Napule, Partenope’a Sirena,

c’a pastiera faceva pranzo e cena.

pubblicata da Gianni Morra

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Massoneria e Carboneria, attacco alla famiglia

Posted by on Apr 12, 2019

Massoneria e Carboneria, attacco alla famiglia

«Poiché quasi nessuno è disposto a servire tanto passivamente uomini scaltriti e astuti come coloro il cui animo è stato fiaccato e distrutto dal dominio delle passioni, sono state individuate nella setta dei Massoni persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza; fatto ciò, esse l’avrebbero poi soggiogata al proprio potere arbitrario, e resa facilmente incline all’ascolto»: così scrive Leone XIII il 20 aprile 1884 nell’Humanum genus, l’enciclica che con più precisione filosofica analizza i presupposti, la natura e l’operato della massoneria (il paolino Rosario Esposito – che recentemente ha reso nota in pompa magna la sua affiliazione massonica – calcola che i pronunciamenti antimassonici del solo Leone XIII siano 2.032).
La Chiesa cattolica condanna la massoneria moderna dal suo primo apparire: la Gran Loggia di Londra nasce il 24 giugno 1717 e Clemente XII emette la prima condanna ventuno anni dopo, il 28 aprile 1738 (enciclica In eminenti). I papi tentano di ostacolare il diffondersi di un’associazione i cui membri si riuniscono nel segreto, sono vincolati (pena la morte) a patti giurati di cui nessuno deve rivelare il contenuto, sono l’anima, a partire dalla Rivoluzione francese, di tutti gli sconvolgimenti che, nell’Ottocento, stravolgono la vita religiosa e civile delle nazioni dell’Europa e dell’America Latina. Condannando i cattolici liberali (che fanno proprie molte delle parole d’ordine della massoneria), Gregorio XVI così scrive nella Mirari vos (15 agosto 1832): «accesi dall’insana e sfrenata brama di una libertà senza ritegno, sono totalmente rivolti a manomettere, anzi a svellere qualunque diritto di Principato, onde poscia recare ai popoli, sotto colore di libertà, il più duro servaggio». La massoneria è certa di conoscere la strada che conduce l’umanità alla felicità e si ripromette di mettersi alla testa del progresso che ritiene di incarnare: il progresso che essa ha in mente prevede la fine della superstizione cattolica. Per conseguire questo obiettivo l’ordine ha bisogno dell’assenso della popolazione. Come ottenerlo?
L’ostacolo principale ai disegni massonici è la fede cattolica capillarmente diffusa. Come convincere un individuo sposato, con figli, credente in Cristo, e cioè nella vita eterna e nell’amore di Dio, bene inserito nella comunità civile ed ecclesiale, come convincerlo che la sua vita diventa più bella e più felice nel mondo progettato dai massoni? Come convincerlo che i battesimi, i funerali, i matrimoni, i catechismi, le cresime, le agapi, i concistori, gli altari, i sinodi, i concili massonici, sono migliori di quelli cattolici, di cui ricalcano il nome?
Si tratta di trasformare quella persona, quell’individuo ben inserito in un corpo sociale ed ecclesiale, in un individuo solo. è necessario far saltare l’istituzione che lega i singoli in un vincolo stretto, il matrimonio, “liberando” così le energie individuali. Bisogna smantellare tutta la rete di solidarietà sociale e professionale che si è sviluppata durante i secoli animati dalla cultura cristiana. Si tratta di fare il deserto intorno all’individuo ben sapendo che l’uomo, non potendo resistere alla disperazione della solitudine, avrebbe cercato una via d’uscita ed avrebbe imboccato quella che prontamente gli sarebbe stata offerta: la possibilità di entrare a far parte di una loggia.
L’attacco alla famiglia (ed alla donna che ne costituisce l’anima) è iscritto nel DNA delle associazioni segrete. Solo “liberando” l’uomo dalla famiglia si può fare di lui ciò che si vuole. Che le cose stiano così lo provano non solo la dinamica della Rivoluzione francese e le politiche familiari centrate sul divorzio di tutte le amministrazioni massoniche a cominciare da quella napoleonica; che le cose stiano così lo provano anche i documenti della Carboneria rinvenuti dalla polizia pontificia e pubblicati dallo storico francese Jacques Crétineau-Joly (1803-1875) sotto il pontificato di Gregorio XVI.
In un documento noto col nome di Istruzione permanente redatto nel 1819, l’Alta Vendita della Carboneria (la direzione strategica rivoluzionaria del tempo) indica l’obiettivo che l’ordine persegue ed i mezzi scelti per conseguirlo. La Carboneria vuole una “rigenerazione universale” inconciliabile con la sopravvivenza del cristianesimo: «Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l’annichilamento completo del cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana». Il documento fa leva sulla debolezza della natura umana che si ripromette di assecondare: «L’uomo ama le lunghe chiacchiere al caffé e assistere ozioso agli spettacoli. Intrattenetelo, lavoratelo con destrezza, fategli credere di essere importante; insegnategli poco a poco ad avere disgusto delle occupazioni quotidiane, e così, dopo averlo separato da moglie e figli e dopo avergli mostrato quanto è faticoso vivere adempiendo ai propri doveri, inculcategli il desiderio di una vita diversa».
Crétineau-Joly pubblica anche la corrispondenza privata tra cugini (così si chiamano i membri delle vendite carbonare). Il carbonaro conosciuto con lo pseudonimo di Piccolo Tigre scrive: «L’essenziale è isolare l’uomo dalla famiglia, è fargliene perdere le abitudini. […] Quando avrete insinuato in qualche animo il disgusto della famiglia e della religione (l’una va quasi sempre a seguito dell’altra) lasciate cadere qualche parola che provocherà il desiderio di essere affiliato alla Loggia più vicina. Questa vanità del cittadino o del borghese di infeudarsi alla Massoneria ha qualcosa di così banale e universale che sto sempre in ammirazione della stupidità umana. […] Il fascino di ciò che è sconosciuto esercita sugli uomini una tale potenza, che ci si prepara tremando alle fantasmagoriche prove dell’iniziazione e dei banchetti fraterni. Diventare membri di una Loggia, sentirsi, senza moglie e figli, chiamati a conservare un segreto che nessuno vi svela mai, rappresenta, per alcune nature, una voluttà e un’ambizione».
Isolare l’uomo dalla famiglia non basta: per distruggere la Chiesa bisogna distruggere la donna. I rivoluzionari sono convinti che non si avanzerà di molto su questo terreno fino a quando la donna rimarrà ancorata alla buona notizia cristiana; per staccarla dall’amore di Cristo bisogna corromperla. Il 9 agosto 1838 così scrive il settario noto con lo pseudonimo di Vindice: «Abbiamo deciso che non vogliamo più cristiani; evitiamo dunque di fare martiri: pubblicizziamo piuttosto il vizio presso il popolo». Vindice cita l’opinione di un cugino secondo cui «per abbattere il cattolicesimo bisogna cominciare dall’eliminazione delle donne». Il carbonaro commenta: «In un certo senso questa frase è vera; ma, visto che non possiamo sopprimere le donne, corrompiamole insieme alla chiesa. Corruptio optimi pessima».
I papi sanno che la strategia settaria fa leva sulla perdita del senso morale. La “sfrenata licenza” di cui parla Leone XIII è caparbiamente pubblicizzata da quanti vogliono che uomo e donna dimentichino la propria somiglianza con Dio. Isolati dagli affetti più cari, ridotti come canne al vento, schiavi e non re delle passioni, gli uomini saranno sottoposti a quel “duro servaggio” di cui scrive Gregorio XVI.

Ricorda

«Quanto al consorzio domestico, ecco a un dipresso tutta la dottrina dei Naturalisti. Il matrimonio non è altro che un contratto civile; può legittimamente rescindersi a volontà dei contraenti; il potere sul vincolo matrimoniale appartiene allo Stato. Nell’educare i figli non s’imponga religione alcuna: cresciuti in età, ciascuno sia libero di scegliersi quella che più gli aggrada. Ora questi principi i Frammassoni li accettano senza riserva: e non pure li accettano, ma studiansi da gran tempo di fare in modo, che passino nei costumi e nell’uso della vita. In molti paesi, che pur si professano cattolici, si hanno giuridicamente per nulli i matrimoni non celebrati nella forma civile; altrove le leggi permettono il divorzio; altrove si fa di tutto, perché sia quanto prima permesso. Così si corre di gran passo all’intento di snaturare le nozze, riducendole a mutabili e passeggere unioni, da formarsi e da sciogliersi a talento».  (Leone XIII, Enciclica Humanum genus, 20 aprile 1884)

Da «il Timone» n. 64, giugno 2007

Bibliografia
Angela Pellicciari, I papi e la massoneria, Ares, 2007

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LA LEGGENDA DELLA PASTIERA

Posted by on Apr 12, 2019

LA  LEGGENDA  DELLA  PASTIERA

 

La Pastiera è uno dei dolci simbolo della tradizione napoletana in cui si incrociano le storie familiari e la scuola pasticcera classica, migliorata da suore di un monastero napoletano, che ottimizzandone le proporzioni degl’ingredienti la resero più saporita e vicina al gusto popolare.

Si prepara il giovedì santo e si mangia la domenica di Pasqua, per dare tempo agli aromi di amalgamarsi bene tra loro. Anche quando si prepara in altri momenti, occorre prepararla almeno tre giorni prima di mangiarla.

tra mito e storia

Molto probabilmente la pastiera era un dolce sacrificale che veniva offerto alla Sirena Partenope. Una antica leggenda, il cui ricordo è ancora vivo, racconta:

la sirena Partenope incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia. Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero. Sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnare i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova;  il grano tenero, bollito nel latte come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento umano; l’acqua di fiori d’arancio, perché anche i profumi della terra volevano rendere omaggio; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l’universo. La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora e depose le offerte preziose ai piedi degli Dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena

In epoca greco-romana

La decorazione  a “grata” di pastafrolla sulla pastiera, in numero di sette strisce complessive (quattro in un senso e tre nel senso trasversale), a croce greca, formano la “planimetria” di Neapolis così come ancora oggi si presenta con i tre Decumani e con i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l’offerta alla Sirena Partenope ed agli Dei, dell’intera Città stessa, come sublime e collettivo atto di devozione.

Come si sa, alle origini delle leggende dei popoli c’è sempre un fondo di verità!

Ingredienti per ripieno
700 gr di ricotta romana (di pecora)   400 g di zucchero. (meglio di canna mascobado)
500 gr di grano cotto per pastiera   200 gr di scorzette miste tagliuzzate
40 gr di burro  5 uova + due rossi  300 ml di latte  1 limone  1 arancia
1 bustina di cannella, 1 di vaniglia, 1 fiala di fiori d’arancio e una di millefiori  un pizzico di sale
pasta frolla

400g farina, 150g di zucchero, 150g di burro, 1 bustina di vaniglia, del limone grattugiato.

Si lavora mescolando con 1 uovo intero e due rossi. Si tiene circa mezz’ora in frigo.

Questa è la ricetta di base, intorno alla quale vengono fatte piccolissime variazioni che servono ad un simpatico confronto con amici e parenti soprattutto nei momenti conviviali in cui ognuno porta la propria pastiera. Con gli anni si ricorderà, la pastiera di mia madre o di zia……

Gianni Morra

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