Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ultima parte)

Posted by on Apr 3, 2018

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ultima parte)

CAPO IX.

LA COSTITUZIONE DI NAPOLI E UNA PAGINA DEL DE SIVO.

– Le mene settarie, l’abbiam veduto a più riprese, ad onta di tali Memorandum, e del relativo appoggio di Francia e d’Inghilterra, poco attecchivano nel paese, dove i fatti parlavano agli occhi; all’estero si credeva tutto! Sogliono gli uomini, giudicare delle cose altrui con idee proprie. Gli Inglesi tengono per vangelo che niuno possa aver libertà senza parlamenti costituzionali; e il lavorio fitto di cento anni ha divulgato tal credenza in Europa; e benché se ne sien fatti più mali sperimenti, pur non è ancora caduta tal fantasia dell’età, che pretende dare una forma di governo per tipo a tutti i popoli. Posto adunque che solo le Costituzioni dien libertà, restava di conseguenza chiarito tiranno il governo delle Sicilie, che non richiamava i parlamenti. Oggi abbiamo cento esempii di tirannidi costituzionali, riuscite oligarchie pugnaci e rapaci. I Napolitani, popolo pratico, visti i guai del 20 e del 48, e i debiti fatti, voleano piuttosto restar ricchi con Re assoluto, che impoveriti co’ deputati; ma la volontà popolare strombazzata sovrana quando spingesi a rivoltura, perde ogni simpatia de’ liberali quando chiede ordine e quiete.

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PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ventunesima parte)

Posted by on Mar 25, 2018

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ventunesima parte)

 

CAPO VI.

MENE MURATTISTE.

A prova maggiore di quanto veniamo affermando, cioè che dall’estero fossero importati nel Reame di Napoli, come in ogni altro Stato italiano, gli eccitamenti sediziosi, affin di giustificare le gratuite affermazioni fatte dai plenipotenziari occidentali al Congresso di Parigi, circa lo stato di agitazione delle Due Sicilie, rechiamo un documento nel suo originale idioma, che, come altri di simil conio, dopo volgarizzati, erano diffusi nel Regno dove peraltro non trovavano né adesione, né ascolto.

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PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ventunesima parte)

Posted by on Mar 17, 2018

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (ventunesima parte)

CAPO IV.

SCORRERIA DI PISACANE.

Della scorreria Pisacane è da dire più particolarmente. Capi della spedizione erano Carlo Pisacane, già ufficiale del Genio, fuori del Regno da vari anni, Giovanni Nicotera avvocato, e Giovanni Battista Falcone studente, emigrati, tutti Napoletani e rifuggiti negli Stati sardi. Idearono essi di raccogliere una banda armata, invadere l’Isola di Ponza, e sbarcare quindi nella Provincia di Principato Citeriore. Calcolavano poi (non sappiamo con quanta ragione) che, all’annunzio di tanta impresa, Napoli, Roma, Firenze sarebbero insorte, come un sol uomo, per opera dei comitati rivoluzionari, e proclamerebbero la Repubblica. Con siffatto disegno e siffatte speranze s’imbarcarono circa un 40 cospiratori di varie regioni d’Italia sul Piroscafo Il Cagliari della società Rubattino di negozianti genovesi, destinato a viaggi fra Genova, Cagliari e Tunisi. Tutti eran muniti di regolari carte di polizia con la direzione per Tunisi, e, sotto specie di mercanzie, imbarcarono con esso loro varie casse piene d’armi.

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PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (diciannovesima parte)

Posted by on Mar 9, 2018

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (diciannovesima parte)

CAPO XIII.

I Protettori disinteressati.

La guerra d’ Oriente nel 1854 veniva a riaccendere il fuoco latente e ad aggiungere materia agli assalti dei settari, Re Ferdinando II mantenevasi in una dignitosa neutralità tra i belligeranti, in quello che Vittorio Emanuele, seguendo i prestabiliti disegni, spediva un contingente di milizie in Crimea, che, mentre nulla aggiungeva alle probabilità di buon successo per gli alleati occidentali, molto contribuiva, anzi era la ragione immediata delle sue pretensioni a quella egemonia su tutta Italia, sempre vagheggiata dai Sabaudi, che, per virtù straniera, ottenne pochi anni dopo.

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