Alta Terra di Lavoro

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CHE DI PONTELANDOLFO E CASALDUNI NON RESTI PIETRA SU PIETRA. DOPO LA STRAGE, SI CONTARONO PIÙ DI DUEMILA PERSONE IN MENO/ da “Carnefici” di Pino Aprile

Posted by on Set 10, 2020

CHE DI PONTELANDOLFO E CASALDUNI NON RESTI PIETRA SU PIETRA. DOPO LA STRAGE, SI CONTARONO PIÙ DI DUEMILA PERSONE IN MENO/ da “Carnefici” di Pino Aprile

Per ricostruire la storia dell’Unità d’Italia si è lavorato più fuori dalle università, che dentro. Nessuno pensò di dovere delle spiegazioni, quando l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel 2011, dopo 150 anni, inviò un messaggio per chiedere scusa a nome dell’Italia, a Pontelandolfo, paese di quasi seimila abitanti, nel 1861, distrutto dai bersaglieri, che sterminarono la popolazione, per rappresaglia. «Un massacro relegato ai margini dei libri di storia» scrisse il presidente: un’accusa che in un Paese serio, avrebbe generato un processo culturale agli storici. Da noi, il nulla. E si tratta di uno dei massacri più documentati di sempre.

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SIAMO BRIGANTI DI PINO APRILE

Posted by on Dic 26, 2019

SIAMO BRIGANTI DI PINO APRILE

Al Sud c’erano i briganti; i piemontesi li eliminarono (grazie, nè?). È quello che avevo sempre creduto e mi era stato insegnato, ma quasi di sfuggita e malavoglia, pure a scuola, come non fosse il caso di rinnovare un’antica vergogna. E non mi dispiaceva: avevo visto le foto seppiate dei cadaveri di malandrini e delle loro donne, nudi come selvaggi (ma denudati dai civilizzatori); le teste mozzate da inviare a lombrosiani ricercatori di caratteri e fisionomia del perfetto delinquente (meridionale, ovvio, per natura). Nel film ci era toccata la parte del cattivo.

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Pino Aprile alla Grancia visto da Emilio Caserta

Posted by on Ago 25, 2019

Pino Aprile alla Grancia visto da Emilio Caserta

Oltre 300 persone al parco della Grancía, stamattina ad ascoltare Pino Aprile (e gli altri 299), avviando un chiaro progetto politico meridionalista, al fine del raggiungimento dell’equità da Nord a Sud o della Secessione (che saranno loro al Nord ad averla voluta, e non noi). Interventi di tutti i tipi…
Oggi forse più che il lancio di un partito, avrebbe potuto sembrare una seduta del Parlamento delle due Sicilie (un insieme di associazioni culturali e politiche che osservano e agiscono di conseguenza, per altro una struttura già esistente), di cui faccio orgogliosamente parte; ma questa è un’altra storia. Serviva che parlassero tutti? Forse si, forse No. Ma se Pino ha ritenuto che fosse necessario, allora appoggio anche io questa scelta, è un inizio, un modo per conoscerci, specialmente con le tantissime facce nuove. Certamente sfido qualsiasi partito, movimento o associazione, a trovarsi 300 presenze, avendo organizzato e lanciato un evento pochi giorni prima, ritrovandosi inoltre in un posto bellissimo ma non di facile raggiungibilità della Lucania, al Parco della Grancìa, ambientazione unica della nostra storia, che racconta anche momenti difficili che i nostri nonni hanno vissuto, COMBATTENDO (perché contrari) l’invasore straniero che veniva ad “unire l’Italia”; altro che fedeli, lì oggi eravamo tutti Fratelli…
C’era qualcuno che si lamentava che non ci fossero giovani, perché il futuro. In primis penso che debba essere il presente a doversi compattare oggi e non il futuro che seguirà a ruota; ma come potevano i giovani raggiungerci senza soldi da chissà dove, in un posto sperduto, per giunta nel pieno delle partenze giovanili per le vacanze? Quanto vi dico è il frutto di messaggi che molti giovani Borbonici e non mi hanno mandato dispiaciuti per questa serie di motivi. Come può, per giunta, un giovane che deve sbarcare il lunario, pensare in primis alla rivoluzione culturale prima della realizzazione personale? Sono i grandi a dover combattere per garantirgli diritti che solo i grandi possono garantirgli oggi. Sembra quasi una scusa pigra quando si dice “servono giovani”.
il Movimento Neoborbonico…
il Movimento Neoborbonico era e resta un’associazione culturale apartitica (e lo rimarrà sempre); c’era però l’effetto della storia pluriventennale del Movimento Neoborbonico.
C’erano i trecento che, senza il lavoro di recupero della verità storica del Movimento Neoborbonico, dei Comitati due Sicilie, delle associazioni meridionaliste, di Pino e di tanti altri, non ci sarebbero stati e c’erano Andrea, Pietro, Ferdinando, Marco, Enzo, Pino, Giuseppe, Annamaria, Salvatore, Luca, Maria, Giovanni, Antonio, e tanti altri Neoborbonici, c’ero io (un giovane pazzo); e soprattutto c’erano Gennaro, Salvatore e Alessandro, pur non essendo presenti…
Anche oggi c’erano Riccardo Pazzaglia, A. Manna, P. Squitieri, R.M.Selvaggi, N. Zitara, e i Neoborbonici che non ci sono più. C’erano anche Carmine Crocco, Ninco Nanco, Michelina de Cesare, ma soprattutto Giuseppe Villella, anche se fisicamente si trova ancora a 1000 km da casa, nel Museo Lombroso dell’inferiorità meridionale, a Torino.
Una sola cosa dico, “Andiamo avanti”, i Neoborbonici, i Terroni, Il Popolo delle formiche, i comitati, i Borbonici, i meridionalisti di destra e di sinistra, ma soprattutto i Meridionalisti per il Sud, uniti tutti sotto un’unica bandiera, un’unica identità, un’unica battaglia.
Emilio Caserta

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Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 25, 2019

Il Sud di Pino Aprile. Programma Meridionale      di Fiorentino Bevilacqua

Non sono andato al Parco della Grangia oggi, all’incontro per la posa della prima pietra di un’azione politica meridionale.

Lì si raccoglievano le idee, si faceva il punto circa il programma da stilare, sulle cose da fare per la salvezza del nostro Sud e, prima ancora, sulle “regole” da seguire.

Se fossi andato avrei detto ciò che, ora, di seguito, scrivo.

Innanzi tutto avrei messo, al centro dell’iniziativa, il “Sud” (un giorno avremo un nome “proprio”) e il Popolo del Meridione. Non ne avrei fatto un corollario del principio dell’equità.

Questo principio può anche rendere più accettabile, persino condivisibile, al popolo del Nord, la nostra lotta per gli eguali diritti tra Nord e Sud Italia; ma non trarrebbe in inganno i nostri competitors del Nord, ai quali l’idea di un Sud che si risveglia e pensa a se stesso, fa venire l’orticaria perché non ne trarrebbero beneficio i loro bilanci, per comunali, regionali, aziendali o bancari che siano.

Non lo sacrificherei, il Popolo meridionale, sull’altare delle necessità dettate dal calcolo politico, se tali sono le motivazioni alla base della scelta operata da Pino Aprile.

Non lo sacrificherei a prescindere.

Interessi del Popolo meridionale, dunque, al centro del programma ed in chiaro. Senza bizantinismi di sorta.

Darebbe consapevolezza al nostro Popolo che, così, si sentirebbe chiamato in causa in prima persona non per un principio dalla cui affermazione e dal cui rispetto discenderebbe, poi, il suo bene, ma per la realizzazione di suoi legittimi interessi che, appunto perché tali, non devono essere nascosti.

Troppo a lungo, per 150 e più anni, questo Popolo e i suoi interessi sono stati dimenticati e non li si può tenere celati oggi, nella fase di rinascita.

A questo proposito ricordo che, nel suo discorso di insediamento, John Fitzgerald Kennedy ebbe a dire: … concittadini americani, non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese1 … e, dunque, per voi stessi!

Il Popolo partecipe delle azioni della propria rinascita e non del rispetto di un principio “etico”, generale, magari sentito lontano e astratto. Sarà sempre necessario un soggetto – partito o movimento che sia – che, nei luoghi deputati e nei momenti stabiliti, operi concretamente per legiferare, decidere, trattare con altre Istituzioni, Paesi, Entità sovranazionali; ma non in nome di un Principio, bensì nel nome di un Popolo, di una Nazione… una Macroregione o altro.  Quel Popolo, in questo modo, si sentirà investito di una parte della responsabilità necessaria per la realizzazione di quel progetto; non sarà un passivo, attendista, futuro fruitore dei frutti che sono da venire. Deve sentirsi, ed essere, anch’esso nel ruolo di artefice del raggiungimento di quegli agognati frutti.

Insomma, parafrasando Gandhi: dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere realizzato per noi stessi, non per il rispetto di un principio generale, valido per chicchessia.

Io preferisco questa seconda impostazione.

Salvaguardia, quindi, degli interessi del Popolo Meridionale attraverso la tutela e il potenziamento di…

  1. Industria
  2. agricoltura
  3. turismo
  4. servizi
  5. giustizia
  6. ambiente

L’ordine (1-…-6) non è un ordine di priorità; può essere cambiato, dunque, ma sempre in un’ottica complessiva, non settoriale, di sistema, di lungo respiro, adottando, per esempio, i parametri, già in vigore presso altri Paesi, o altri ancora di nostra ideazione, che permettano di monitorare i risultati in funzione degli obiettivi prefissati e delle iniziative messe in campo per raggiungerli.

Passi preliminari/ prerequisiti / linee guida … “regole”

  1. Sacrifici

Non perdersi in differenziazioni e puntualizzazioni che è meglio affrontare in un momento successivo: è più importante la realizzazione di un ponte, una ferrovia, una strada, una fabbrica, un depuratore, un’azienda, la gestione di una possibile criticità, la salvaguardia delle coste, la messa in sicurezza di un costone, una adeguata politica agricola etc che il credo politico/ religioso/ etico di chi scende in campo per attuare ciò.

Anzi: in una prima fase, questo credo non conta nulla.

Dunque: sacrificio temporaneo di quei valori personali, di gruppo, che, altrimenti, risulterebbero divisivi e potenzialmente in grado di far naufragare ogni iniziativa.

E’ quasi come quando si sta insieme, in un gruppo, accomunati dalla passione per uno stesso passatempo: non si scende, saggiamente, in questioni politiche, non si fa riferimento neanche al lavoro svolto o alla posizione sociale occupata perché non è necessario farlo e, se lo si facesse, si rischierebbe l’integrità e la sopravvivenza stessa del gruppo.

Vale per tutti…

  • Priorità.

Un soggetto colpito da arresto cardiaco che non risponde più al massaggio cardiaco, al pallone che gli insuffla aria nei polmoni etc, può essere anche trattato a terra, in mezzo al fango dove è eventualmente caduto, perché occorre salvargli la vita; poi, e solo poi, se risponde, si pensa a metterlo sulla lettiga e nell’ambulanza nel rispetto di quegli altri principi della buona medicina ai quali però, in quelle condizioni estremamente critiche, si è dovuto anteporre il massaggio cardiaco salvavita.

  • Forza.

A noi “meridionali” (pessima locuzione) occorrerà toglierci di dosso ogni orpello che inquina, avvelena, distorce; e ce ne sono parecchi e di diversi tipi; per fare questo ci vuole forza, la forza di mettere in campo iniziative e risorse opportune.

  • Questioni di metodologia.

Realismo. Esistono competenze diverse, conoscenze varie: il pollice non può fare ciò che fa l’indice e viceversa; in una mano funzionante sono necessari entrambi, assieme alle altre tre dita. Ma non sono equipollenti. Uno non vale uno. Non siamo in Meccanica quantistica o nel campo della Relatività: qui, il realismo (per locale o meno che sia) vale ancora.

Storia del Movimento revisionista: il movimento ha, ormai e meno male, una sua storia: non può essere ignorata.

  • Coraggio

Occorre anche il coraggio della verità, non solo storica: potremo anche aver sviscerato tutto quello che c’è da sapere realmente sulle vicende storiche del Risorgimento del Nord preunitario; potremo anche venirci a trovare nella condizione in cui il revisionismo storico non abbia più nulla da svelare ridotto, come potrebbe essere, ad un filone ormai concluso…ma se ci ritrovassimo con tutti gli altri mali di oggi, interni ed esogeni, staremmo come ora anzi, peggio: non avremmo più, in quel caso, nemmeno la speranza che, capito come sono andate veramente le cose, potremmo migliorarle.

La revisione storica è l’inizio, l’inevitabile, indispensabile inizio: ci dà radici, dignità, orgoglio risvegliandoci nella nostra consapevolezza storica di Popolo. Ma questa consapevolezza, poi, dovrà diventare attuale…basata sulle realizzazioni positive messe in atto.

Il nome di questo Popolo verrà dopo, quando le disquisizioni, i distinguo tra Regno di Napoli, Regno di Sicilia, delle Due Sicilie, Napolitani, Federico II, Ruggero II etc. non potranno fare più male tanto forte sarà, ormai, la coscienza di noi e la nostra autostima collettiva basata, come al tempo dei Borbone, sulle realizzazioni pratiche attuate.

Affrontare oggi questioni simili, quando ancora sta nascendo una coscienza comune che è perciò ancora fragile, incerta, insicura, significa correre il rischio di far naufragare un grande, necessario progetto per questioni di non indispensabile importanza.

E, d’altra parte, noi lo abbiamo già vissuto quando, alcuni dei nostri (anche strumentalizzati dall’esterno), prima del 1860, in nome di principi e libertà astratte, mettevano in discussione uno Stato che creava, concretamente, le condizioni per poter vivere senza dover emigrare, senza indebitarci come invece facevano altri Stati preunitari e, cosa non da poco, per essere orgogliosi di noi come Popolo, come Nazione e, allora, come Monarchia.

Si dice che la storia è maestra di vita: che lo sia anche per noi, oggi.

Io la penso così.

Fiorentino Bevilacqua

24.08.19

…..

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