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Admiral, il kolossal russo (che da noi non si vede)

Posted by on Mar 19, 2020

Admiral, il kolossal russo (che da noi non si vede)

Si intitola Admiral e racconta la storia di Alexander Kolchak, il comandante dell’Armata Bianca che si sollevò contro quella Rossa quando i bolscevichi presero il potere in Russia. Una pellicola bellissima di cui, a più di dieci anni dalla sua uscita, quasi nessuno sa nulla. E che possiamo scordarci di vedere sulla tv italiana.

Il cinema russo dell’era Putin non è più quello della Corazzata Potemkin che mandava in estasi i cineforum sessantottardi fino a quando Fantozzi non ebbe il coraggio di dire che era una ciofeca. Il cinema russo post-sovietico non ha niente da invidiare a Hollywood, anche se non ne ha ancora la distribuzione internazionale e i critici cinematografici dell’Occidente sono sempre sessantottini: di testa e d’età. Ecco perché un bellissimo film quale quello che vado a descrivere lo si può trovare solo per caso rovistando in Youtube, per scoprire che ha più di dieci anni e niente se ne sapeva.

Sto parlando di Admiral, un kolossal del 2008, in lingua originale e sottotitolato in inglese. Il sottoscritto ne mastica un po’, di inglese, e ha dovuto vederlo cliccando via via sul «pausa» per avere il tempo di tradurre. Non sarà mai doppiato in italiano, anche per il soggetto; in compenso è gratis, perciò mi dedico a segnalarlo. Dicevo che, dato il soggetto, scordiamoci di vederlo in qualche tivù nostrana. L’«ammiraglio» di cui parla il film è Alexander Kolchak, il comandante dell’Armata Bianca che si sollevò contro quella Rossa quando i bolscevichi presero il potere in Russia.

Tale era l’autorevolezza di questo grandissimo soldato che, quando i marinai comunisti entrarono nella sua cabina per arrestarlo, gli bastò dire con calma «Fuori di qui!» per essere immediatamente obbedito. E la Marina imperiale aveva avuto un ruolo di primo piano nel golpe bolscevico: era stato un colpo di cannone sparato dall’incrociatore Aurora a dare il segnale della rivolta comunista, la cui prima scena era stato l’ammutinamento dei marinai di Kronstadt (che avevano trucidato tutti i loro ufficiali, come descrive il film).

Nelle prime sequenze l’unità navale di Kolchak, inseguita da una corazzata tedesca nel corso della Grande Guerra, è a mal partito: lui ordina all’equipaggio di inginocchiarsi davanti alle sacre icone, poi guida la preghiera. Dopo essersi così raccomandato a Dio, infila la sua nave in un tratto di mare minatissimo e riesce a salvare tutti. Le sue qualità lo portano all’attenzione dello zar, che lo mette a capo di tutta la Marina russa. E lo benedice. Il gesto può sembrare strano a noi, che siamo abituati a governanti riguardosissimi della laicità. Ma lo zar è anche il capo della Chiesa Ortodossa, ideale discendente di quel Costantino che convocava i concili presiedendoli e si considerava il Tredicesimo Apostolo. Quello zar, poi, era Nicola II, che è stato canonizzato dagli ortodossi come martire.

Intanto gli avvenimenti si fanno convulsi, lo zar ha dovuto abdicare, Kerenskij, nuovo capo del governo, chiede a Kolchak di adeguarsi ai tempi nuovi. Ma lui rifiuta e si mette a capo dei sostenitori della Santa Russia contro Lenin e Trotsky. Il film, ovviamente, deve procedere a salti, e si arriva alla defezione di un’intera divisione ucraina e a quella della legione ceca comandata da un generale francese del contingente internazionale. L’epilogo è a Irkutsk, dove Kolchak viene passato per le armi dopo avere chiesto di poter almeno farsi il segno della croce e dire le ultime preghiere. Il suo corpo viene gettato nel fiume gelato perché se ne perda il ricordo. Nel ghiaccio, significativamente, viene scavato un buco a forma di croce.

Il film non può fare a meno di raccontare anche la passione esplosa tra Kolchak e la poetessa Anna Timiryova. Ma lui ha moglie e lei marito, e l’ammiraglio, dopo qualche incertezza, tronca la relazione perché illecita. Poi le cose precipitano e Sonja, moglie di Kolchak, ripara col figlioletto Rostislav a Parigi. Anna, invece, lascia il marito e segue Kolchak come crocerossina fino alla fine. Per lei saranno anni di galera e poi l’esilio. È tutto, godetevi il film. Soprattutto, la scena commovente dell’assalto alla baionetta dei Bianchi (munizioni esaurite) contro i nidi di mitragliatrici che non hanno esitato a sparare su una crocerossina. I Bianchi corrono in avanti al suono della banda militare (che corre con loro).

Rino Camilleri

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