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ALESSANDRIA DEL CARRETTO PULCINELLA COME RE ED IMPERATORI

Posted by on Mar 10, 2020

ALESSANDRIA DEL CARRETTO PULCINELLA COME RE ED IMPERATORI

Il Comitato Pro Pulcinella, come noto, ha intrapreso l’avventura di far diventare la celebre maschera Napoletana Patrimonio Immateriale dall’Unesco raccogliendo in poco più di due anni più di 1500 adesioni e tra queste c’è anche l’associazione Le Polecenelle di Alessandria del Carretto un paesino in provincia di Cosenza immerso nel parco del Pollino.

Il Pulcinella di Alessandria del Carretto dalle radici plurisecolari e il Carnevale a lui collegato, è stato scoperto e portato alle luci della ribalta circa 40 anni fa, per puro caso, dal Pres. del Comitato Pro Pulcinella il Prof. Emerito Domenico Scafoglio che coinvolse l’Università di Salerno e una Università Francese facendolo diventare oggetto di studi antropologici ed universitari dandogli, altresì, una dimensione universale. Basta questa piccola premessa per far capire che Alessandria del Carretto è tra i membri più prestigiosi  del Comitato Pro Pulcinella.

Come membro del direttivo mi sono recato, in compagnia di mia moglie Cinzia, ad Alessandria del Carretto per vivere con la popolazione il Carnevale e conoscere la Maschera di Pulcinella, Le Polecenelle, che è diversa da quella napoletana ma avendo in comune lo stesso nome si comprende che c’è un legame tra loro, non fosse altro che per secoli hanno convissuto nello stesso Regno, quello di Napoli.

In questi due giorni siamo saliti sulla barca del tempo e abbiamo fatto un viaggio a ritroso approdando sulle sponde di un mondo antico, un mondo che abbiamo immaginato leggendo le favole di Basile o vedendo il film di Rosi “C’era una volta”,  trovando un salutare nutrimento per il nostro corpo e per la nostra anima e questo per aver condiviso il clima di attesa della notte prima e del giorno stesso del Carnevale con la gente di Alessandria che ci ha accolto con affetto e cordialità, che per fortuna sono virtù ancora li presenti come in buona parte della nostra terra, Italia Peninsulare una volta Regno.

Un Carnevale che pur vivendo i tempi contemporanei ha conservato gli stessi rituali, le stesse tempistiche di un tempo, gli stessi balli e le stesse musiche che vengono suonate con gli strumenti di una volta come la zampogna, il tamburello e l’organetto che fece la sua comparsa nella nostra penisola alla fine dell’ottocento, e che mi ha fatto fare delle riflessioni che non saranno di uno studioso, di un accademico o di un antropologo ma sono comunque “umili ma oneste”.

Un Carnevale che ha origini greco bizantine che ne spiega il forte senso aristocratico e regale che si nota in molte sue espressioni e sfumature a cominciare dai colori vivi e vivaci dell’abito dei Pulcinella, dai merletti e dalle decorazioni presenti e tutto curato con cura e nei minimi particolari.

Nulla sfugge a questa regola dal laccio dello stivale fino al lembo più alto del cappello, un Cappello che per la sua conformazione, simile a quello di un Papa o di un Abate, e per la proiezione verso il trascendente, comune a tutti i Pulcinella antichi del nostro territorio già Regno, è il simbolo della sacralità del Pulcinella infatti viene usato anche come testimone nel passaggio di consegna della Maschera tra Nonno e Nipote.

Dall’utilizzo degli stivali, dagli scialli, che sembrano dei piccoli mantelli, dalla postura composta e autorevole nei movimenti più semplici come nel ballo della Tarantella, si nota come i Pulcinella hanno il senso aristocratico dei Cavalieri dell’alto medioevo periodo di grande trambusto e violenze ma anche un periodo in cui nasce la civiltà cattolica che ha formato la nobiltà d’animo dei cavalieri che vivevano un’esistenza di servizio verso l’Altare, verso  i Re e verso il Prossimo. Dove si nota con grande evidenza l’aristocraticità e la Regalità Imperiale di Pulcinella e del Carnevale è certamente nella liturgia della vestizione che per il tempo impiegato, per la cura e per l’attenzione usata dalle donne che vestono il Pulcinella fa proprio pensare al rituale della vestizione degli Imperatori, dei Re e dei Cavalieri di un tempo.

Le donne, preposte alla vestizione, che per come collocano anche la singola spilla fanno intendere che non tutti possono esercitare questa operazione tramandata da generazione in generazione, seguono una modalità sempre la stessa da secoli proprio come le dame di corte quando esercitavano il rituale della vestizione.

Anche osservando la Tarantella dal suono sublime ma fortemente maschiocentrica perché è basata sul corteggiamento del Pulcinella alla dama, si nota la sua compostezza nel girare attorno alla donna con le braccia tenute dietro la schiena a differenza di altri balli popolari in cui si vedono le braccia dei maschi tenute in posizione larga e pronte ad avvolgere le femmine corteggiate.

Il nutrimento e l’altra parte fondamentale del Carnevale che viene anch’esso soddisfatto utilizzando pietanze antiche cucinate con metodi di cottura secolari che esaltano le primizie del territorio.

Di seguito tutti i video girati in quei due giorni, compresi quelli dello spettacolo teatrale del gruppo Kalura Meridionalista, e le foto scattate da Cinzia Zomparelli.

Claudio Saltarelli

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