Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Alle origini della Magna Grecia

Posted byon Giu 24, 2018

Alle origini della Magna Grecia

Tra VIII e VI sec. a.C. le città dellaGreciacontinentale furono protagoniste di una gigantesca ondata migratoria che portò alla nascita delle colonie dellaMagna Grecia.Gravi contrasti di classe e l’aumento demografico determinarono un gran fabisogno di terre cui le antiche città greche erano incapaci di rispondere.

In una società con un territorio principalmente montuoso in cui la pressione demografia era aumentata a dismisura, una classe di aristocratici proprietari terrieri possedeva la maggior parte della terra migliore, mentre le classi più umili le terre meno fertili. Ne nacque un’ondata migratoria di proporzioni inaudite che seguì le antiche rotte marittime costellate da approdi e fondi commerciali, destinata a cambiare la Storia.

Nelle migrazioni fu fondamentale il ruolo dell’Oracolo di Delfiche tutte le comunità greche riconoscevano e che consultavano prima di organizzare una spedizione. Una delegazione cittadina consultava l’oracolo che nomina un“ecista”, un condottiero quasi certamente indicato dai maggiorenti della città stessa, che avrebbe diviso le terre

tra i coloni ed indicato i principali siti dell’insediamento. L’ecistaveniva affiancato da guide esperte ed esploratori per effettuare sopralluoghi ed individuare il luogo giusto. Si passava poi alla scelta dei coloni che avrebbero fatto parte della spedizione: duecento cittadini tutti maschi, scelti attraverso un sorteggio che, in caso di renitenza ad effettuare la spedizione, potevano andare in contro persino alla pena di morte.

Quasi tutte le prime colonie furono di carattere agricolo, costituite da giovani che in patria non avrebbero mai potuto possedere un pezzo di terra per sostenere la famiglia. Si trattava dunque di scapoli che provenivano da famiglie indigenti o non in grado di assicurar loro beni necessari per una sposa e condizioni di vita decorose per un uomo libero.

Il luogo prescelto doveva avere un rilievo facilmente difendibile dove costruire l’acropoli, un’area dove erigere l’abitato, una zona pianeggiante da dividere tra i coloni per la coltivazione. Il primo insediamento era spesso collocato su un’isoletta prospiciente la costa, l’insediamento definitivo veniva poi collocato sulla terra ferma. La località doveva essere accessibile dal mare e quindi estendersi in prossimità della foce di un fiume come è il caso diSelinunteo diVeliache fungesse da porto-canale o di un’insenatura destinata a divenire porto come perMessina,Siracusache di porti ne aveva due, eNapoli. Fatte pochissime eccezioni, come perLeontinoi, oggiLentini, subcolonia diNasso, fondata adieci chilometri nell’entroterra in posizione dominante rispetto allaValle del Simeto, tutte sorgevano prossime al mare.

Così nacque quella costellazione di colonie greche inItalia meridionaledestinate a loro volta a far nascere altre città-figlie:Pitecusa,Cuma,Nasso,Sibari,Crotone,Metaponto,Reggio. Quando ebbe inizio la migrazione greca verso occidente con la fondazione diPitecusa, aIschia, nel 770 a. C., gliEstruschisi espandevano aSudsino aPontecagnanoeRomastava per essere fondata. Probabilmente inavigatori eubei di Calcidescelsero ilgolfo di Napolicome loro primo insediamento perchè già conoscevano le caratteristiche topografiche di quell’area per motivi commerciali.

La nuova colonia era una comunità politicamente indipendente e veniva retta da magistrati eletti localmente, anche se manteneva rapporti molto forti con la città madre sia in campo militare che religioso.

I rapporti con gli autoctoni non erano sempre pacifici. Per esempio i coloni corinzi distrussero i siculi dell’Ortigiaper fondarviSiracusae da questa lotta ne derivò una divisione in classi che rifletteva la divisione etnica: igamoroi, grandi proprietari terrieri, e ikyllirioi, contadini in condizioni di semischiavituù. Talvolta però i rapporti con i popoli autoctoni erano pacifici come aPitecusaeNasso, e non di rado si verificava una certa integrazione, dovuta anche al fatto che tra i coloni greci c’erano poche donne ed erano perciò necessari matrimoni misti con le genti del posto. Nascevano quindi santuari extraurbani che fungevano da luoghi di incontro e accordi economici vantaggiosi per entrambe le parti.

Autore articolo:Angelo D’Ambra

La foto in copertina ritraeil tempio di Omonoia ad Agrigento, in Sicilia, ed è tratta dalla rete.

Bibliografia:

J. Boardman, I Greci sui mari, Firenze 1986
V. M. Manfredi, I Greci d’Occidente, Milano 2010
G. Pugliese Carratelli (a cua di), Magna Grecia, Milano 1988
C. De Palma, La Magna Grecia. Storia e civiltà dell’Italia meridionale dalle origini alla conquista romana, Roma 1990
P. Larizza, La Magna Grecia, Reggio Calabria 1993

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*

CAPTCHA
Refresh

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam.Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.