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BANCO di NAPOLI assorbito dal San Paolo di Torino

Posted by on Nov 15, 2018

BANCO di NAPOLI assorbito dal San Paolo di Torino

Derubato nel 1860 all’arrivo del mercenario massone, ladro di cavalli in camicia rossa.

Oggi, il prossimo 26 novembre non potrà più conservare neppure il proprio nome .

Se ne va una fetta di storia del Nostro Regno, iniziata nel 1463 durante il REGNO Aragonese di Alfonso I quando le operazioni bancarie, con prestiti, pegni, circolazione di monete, erano curate da opere pie religiose. La lunga storia, che ha superato i quattro secoli, è raccontata dai documenti custoditi nel grande archivio della Fondazione Banco di Napoli in via dei Tribunali. Dai primi banchi Aragonesi, si passa al Monte di Pietà nel vicereame spagnolo, nell’era felice di don Pedro da Toledo.

È il 1539 e il Monte della Pietà nasce da un’intuizione di alcuni aristocratici, mossi da sentimenti di beneficenza verso i poveri ridotti alla fame da prestiti ottenuti con oggetti dati in pegno.

Il Monte di pietà prestava denaro su pegno a interessi bassi. Fino a dieci ducati non si applicavano interessi. La prima sede del Monte di Pietà era alla Giudecca, assorbita dai palazzoni grigi del rettifilo.

Al Monte di Pietà guardavano i sei Banchi allora impegnati nelle attività economico-finanziarie cittadine:

il Banco di Santo Spirito, nato nel 1562 in via Toledo vicino la chiesa omonima, che finanziava gli istituti di assistenza alle giovani ragazze;

il Sacro monte dei Poveri, fondato nel 1563 in via dei Tribunali per prestare denaro alle famiglie dei carcerati della Vicaria;

il Banco della Santissima Annunziata, costituito nel 1587 per sostenere l’ospedale e l’orfanotrofio omonimi;

il Banco di Santa Maria del popolo, creato nel 1589 di fronte la chiesa di San Lorenzo per i bisogni economici degli ammalati ricoverati all’ospedale Incurabili;

il Banco di Sant’Eligio, voluto nel 1592 dai commercianti di piazza Mercato;

il Banco di San Giacomo, che nel 1597, nella chiesa in piazza Municipio, sosteneva economicamente gli spagnoli venuti a Napoli.

Dall’unione di questi Banchi cittadini sarebbe nato il Banco di Napoli.

Un riferimento economico-finanziario per gli artigiani, i nobili, i commercianti e i poveri della città.

Il principale strumento cartaceo di pagamento dei Banchi erano le fedi di credito, che divennero la fonte principale delle transazioni in monete d’oro o d’argento. Erano gli antenati degli assegni e delle cambiali. Anche le fedi di credito venivano girate con la firma e contenevano in dettaglio il motivo del pagamento. Con le fedi di credito si acquistavano grano, case, servizi, opere d’arte, pubbliche e private, commissionate. Artisti, commercianti, edifici, statue, quadri, chiese, lavori, prestiti: i movimenti di denaro descritti nelle fedi di credito raccontano la storia di Napoli. E nel 1647, durante la rivolta di Masaniello, furono devastati proprio i banchi di pegno, con scempio di monete e fedi di credito.

Una storia che si interrompe rovinosamente all’arrivo degli invasori del 1860, pardon liberatori”.

In un pizzino , conservato negli archivi del banco , vi è la firma del mercenario in camicia rossa al soldo della massoneria inglese.

Su questo pizzino si legge “per spese di guerra” .

Già, la guerra che la MASSONERIA aveva scatenato contro di Noi, a tradimento e con la violenza è senza neppure il coraggio di dichiararcela .

Una guerra, pagata a spese Nostre.

Più di 430 milioni di ducati di oro in cambio di uno striminzito pizzino.

Gran Bell affare abbiamo fatto, grazie a 4 di noi, 4 TRADITORI, che abbracciarono il nemico aprendogli le porte di casa Nostra in cambio di favori personali, seggi nel parlamento di torino in piemonte, soldi, pensioni e tutto quanto ancora oggi viene offerto ai nipoti di quei traditori.

Il 26 novembre prossimo, Napoli , già derubata del suo oro, e del suo istituto di credito, sarà definitivamente impedita di leggere persino il nome di questa propria antica e gloriosa Banca Napoletana.

Missione massonica compiuta

segnalato da Gianni Ciunfrini

 

 

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