Alta Terra di Lavoro

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Banco di Napoli? se si vuole ripartire bisogna riprenderlo!!

Posted byon Nov 1, 2016

Banco di Napoli? se si vuole ripartire bisogna riprenderlo!!

Senza più il Banco di Napoli Napoli non è definitivamente più una capitale ma paragonabile a Firenze, Genova, Bologna, Venezia, Bari, Cagliari, Palermo un capoluogo di provincia, profetiche le parole di Francesco II, e non basta avere un corpo da Capitale sotto un testa piccola piccola perché si è solo obesi. Se si vuole tornare a pensare in grande bisogna riprendersi il banco di napoli e il suo archivio altrimenti è meglio lasciar perdere e si passa veramente per essere nostalgici. Secondo il mio modesto parere sono due i segnali importanti, che non sono soltanto simbolici, riprendersi il banco di napoli e cambiare il nome di p.zza plebiscito. di seguito un importante articoli con i riferimenti.

LaFondazione Banco di Napoli, presieduta per 13 anni (dal 2000 al 2013) daAdriano Giannola, attuale presidente delloSvimez(Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), ha rinunciato ad esercitare un’azione legale nei confronti del Ministero del Tesoro volta ad ottenere un risarcimento danni per la contestata asta con cui ilBanco di Napolifu svenduto nel 1997 alla cordataINA-BNLper 61, 4 miliardi di lire ( circa 30 milioni di euro), facendo così andare in prescrizione il diritto a proporre l’azione stessa.

L’accusa viene dall’attuale presidente dellaFondazione Banco di Napoli,prof.Daniele Marrama, in carica dal luglio 2013, in un’intervista al “Corriere del Mezzogiorno”(11.10.2016).

Il danno potenziale procurato allaFondazione Banco di Napoli,che all’epoca deteneva il 60% della proprietà del Banco – secondoMarrama– è di circa 200 miliardi di lire (100 milioni di euro).

«Negli anni precedenti alla mia gestione –ha detto il prof. Marrama– i vertici della Fondazione hanno inviato richiesta di interruzione dei termini di prescrizione alla Consob ed alla Banca d’Italia aventi ad oggetto esclusivamente contestazioni legate ad una non corretta vigilanza(affidata allaBanca d’Italia, n.d.r.).Una vigilanza che, tra l’altro, un esperto comeAdriano Giannolaha sempre affermato che fosse avvenuta in maniera corretta, sostenendo che l’ispezione che fece emergere il “buco” del Banco, alla quale era lui stesso presente, non fu “calcata”».

Giannola,che dal 1995 al 1997 fu consigliere delBanco di Napoli,chiedeva dunque l’interruzione dei termini della prescrizione per eventuali contestazioni all’ispezione della Vigilanza della Banca d’Italia, che però ha affermato di ritenere corretta. Nulla fu fatto dallaFondazione Banco di Napoli, da lui presieduta, invece, per impedire la prescrizione di un’altra azione legale, quella relativa all’asta che regalò il Banco alla cordataINA-BNL(Banca Nazionale del Lavoro).

Nel suo libro“La bad bank dei miracoli. Il caso Sga”(goWare, Firenze 2016) la giornalistaMaria RosariaMarchesanoha ricordato che nel 1994 il Banco di Napoli fece registrare (a causa della supervalutazioone dei crediti difficilmente esigibili effettuata dagli ispettori diBankitalia) un passivo di 1174 miliardi di lire, ma fu acquistato – con il consenso diBankitaliae del Ministro del TesoroCarlo Azeglio Ciampi– dallaBNLche nel 1997 chiuse il bilancio con un passivo di 2803 miliardi di lire.

Nel novembre del 2000 ilBanco di Napolifu rivenduto alSanpaolodi Torino (poi confluito nel gruppoIntesa Sanpaolo) per circa 3 miliardi di euro. Il titolo del Banco uscì dalla Borsa, le azioni delBanco diNapoli, possedute da migliaia di risparmiatori meridionali, andarono in fumo. Il31 dicembre 2002il Bancodi Napolifu incorporato nelSanpaolo- Imi. Finì così la storia di 500 anni della più importante istituzione finanziaria del Sud e di uno dei più antichi istituti di credito d’Europa.

I crediti deteriorati delBanco di Napolifurono stimati dagli ispettori dellaBanca d’Italiain 6,4 miliardi di euro. Il Ministero del Tesoro, guidato daCiampi,nel 1996 costituì per il loro recupero unaSGA(Società per la gestione delle attività) (cfr. “Sud: libro conferma, il Banco di Napoli fu svenduto”,LN100/16)

Il resto è storia recente, laSGA, contro ogni previsione diBankitaliae degli analisti finanziari ha recuperato da allora il 90% dei crediti deteriorati per un totale di quasi6 miliardi di euro, realizzando utili netti per circa 600 milioni, “una cifra –scrive Maria Rosaria Marchesano– destinata ad aumentare perché mancano all’appello ancora 4-5 mila pratiche che si annunciano redditizie”.

Gran parte di quei soldi (500 milioni) sono stati destinati dal Governo Renzi a finanziare ilFondo diinvestimento Atlante 2creato per salvare le banche del Centro-Nord, e principalmente ilMonte dei Paschi di Siena,prossime al fallimento, con un nuovo trasferimento di risorse raccolte al Sud, così come era avvenuto con la svendita del Banco.

LaFondazione Banco di Napoli(che svolge solo attività sociale e culturale) ha deciso di chiedere alMinistero dell’Economia e della Finanzaun indennizzo per la sua partecipazione “pari al 70% delle azioni”del Banco di Napoli” che fu azzerata (“Il Mattino”, 28.10.2016).

Adesso, insieme a qualche tardiva voce politica (un’interrogazione al ministro dell’EconomiaPier CarloPadoansulla destinazione dei fondi dellaSGA(controllata al 100% dal Ministero) è stata rivolta da 10 deputati diFratelli d’Italia, primo firmatarioGiorgia Meloni,mentreForza Italiaha tenuto il 25 ottobre a Napoli un convegno su “La stangata, Storia di banche e imnprese al Sud”) si fa sentire ancheGiannola.Il presidente delloSvimez“scopre” lo scippo delBanco di Napolie rivendica adesso un indennizzo per gli utili realizzati dalla Società per il recupero dei crediti, ma sono lacrime di coccodrillo.

Nulla aveva fatto nel decennio da presidente dellaFondazione Banco di Napoli, lasciando scadere i termini per l’interruzione della prescrizione relativa all’azione legale per l’asta di vendita del Banco. E mai avevano alzato la voce sulla svendita del Banco, oltre a lui, altri “meridionalisti” del giroSvimezcomeGianfranco ViestioIsaia Sales,sottosegretario al Tesoro dal 1996 al 1998e poi consigliere economico del presidente della giunta regionale della CampaniaAntonio Bassolino.

Tra il 2012 ed il 2014,Adriano Giannolaera nel direttivo diSRM(Studi e Ricerche Mezzogjorno), il Centro studi delGruppo Intesa Sanpaolo.Viestiè tuttora componente del Comitato scientifico del Centro Studi del gruppo bancario piemontese-lombardo. Ex presidente dellaFiera del Levantedi Bari, candidato diPiero Fassinoalla guida della Regione Puglia, Viesti inaugurava a NapoliBanca Prossima, la Banca diIntesa Sanpaolodedicata al Terzo Settore.

Intanto, giornalisti-scrittori “meridionalisti”, orfani della Cassa per il Mezzogiorno, e la quasi totalità dei politici eletti al Sud presentavano come difensori del Sud questi “meridionalisti” delSanpaolo di Torino.(LN105/16).

Lettera Napoletana

fonte editoriale il giglio

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