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BRIGANTAGGIO: RILEGGERE L’UNITA’

Posted by on Mar 2, 2021

BRIGANTAGGIO: RILEGGERE L’UNITA’

Riprendiamo integralmente dal “Corriere della Sera” del 18 gennaio 2002 una lettera a Paolo Mieli e le sue proposte. Senza commenti. “La stagione del brigantaggio e le ragioni del Sud. Ho letto la lettera del professor Gianni Donno che, rispondendole in tema di indagini parlamentari, lodava le commissioni istituite a ridosso dell’Unità d’Italia e criticava quelle di adesso.

Quella sul brigantaggio del 1863, secondo il docente leccese, avrebbe prodotto “eccellenti risultati”. Quelle “Antimafia” e “stragi”, guidate da Luciano Violante e Giovanni Pellegrino, no. Sospendiamo, per carità di patria, il giudizio su queste ultime. Ma davvero si può sostenere che quella commissione di un secolo e mezzo fa lasciò dietro di sé qualcosa di memorabile? O non servì piuttosto a varare l’abominevole legge Pica?”. Mario Sorrentino. “Caro Signor Sorrentino, credo che il professor Donno, almeno per ciò che riguarda quella lontana Commissione di inchiesta sul brigantaggio. Abbia ragione. La Commissione fu istituita alla fine di dicembre del 1862, entrò in carica ai primi di gennaio del 1863 e a marzo –dopo un viaggio nel Sud dei nove parlamentari che ne facevano parte, sotto la guida di Giuseppe Massari- portò a termine un’eccellente inchiesta sull’Italia meridionale. Notevoli erano ancora i pregiudizi dei commissari tra i quali c’era il generale garibaldino Nino Bixio- Padre Carlo Piccirillo sulla Civiltà cattolica protestò: “Questo che Voi chiamate con nome ingiurioso di brigantaggio, non è che una vera reazione dell’oppresso contro l’oppressore, della vittima contro il carnefice, del derubato contro il ladro”. 

E, se tralasciamo la veemenza dei toni, almeno in parte aveva ragione. Tant’è che quando quell’inchiesta fu discussa in Parlamento, si ebbe un violento scontro tra Massari –che imputava il fenomeno del brigantaggio alle mene cospirative di agenti borbonico clericali- e il mazziniano Aurelio Saffi che, invece, intravedeva le ragioni sociali di quelle sollevazioni del Sud. Dopodichè, lei ricorda bene, furono le leggi eccezionali predisposte dal deputato abruzzese Giuseppe Pica,. In merito alle quali merita di essere letto un libro appena pubblicato (Jovene editore) da Pasquale Troncone, docente di diritto penitenziario all’Università di Napoli: “la legislazione penale dell’emergenza in Italia”. La legge Pica avrebbe dovuto restare in vigore dall’agosto al dicembre del 1863. Invece fu prorogata in vari modi fino a tutto il 1865. Produsse nel Mezzogiorno innumerevoli abusi che furono denunciati in Parlamento da Vito D’Ondes Reggio, un deputato siciliano e cattolico appartenente alla Destra. Per protesta contro quel che era accaduto in seguito al varo della legge (e contro il rifiuto opposto all’istituzione di una nuova Commissione di indagine) Giuseppe Garibaldi sui dimise da deputato. Proprio in questi giorni nella parte settentrionale della Lucania –il Melfese, cioè i comuni di Atella, Avigliano, Filiano, Rapone, Rionero in Vulture, Ruvo del Monte e San Fele- sta maturando l’idea di varare iniziative per raccontare meglio la storia dei briganti che combatterono da quelle parti: Carmine Crocco, Giuseppe Caruso, Nicola Summa detto Ninco Nanco. Credo che sarà una buona occasione per parlare nuovamente della Commissione Massari nonché della legge Pica. Senza dimenticare qualche buona ragione del Sud che resistette all’unità e i numerosi torti che esso subì in quella complessa stagione storica. Ma, concordo con Donno, se lo potremo fare sarà anche grazie alla documentazione prodotta dai nove parlamentari in quel viaggio di studio all’inizio del 1863.”

Paolo Mieli

http://www.iniziativameridionale.it/archivio.asp?IdSezione=11&IdArticolo=492

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