Alta Terra di Lavoro

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Caravaggio a Napoli

Posted by on Apr 27, 2016

Caravaggio a Napoli

un altro bell’articolo preso da Historiaregni.it a firma di Angelo Ambra sul Caravaggio inutile dire oltre.

Caravaggio a napoli

 

Caravaggio lascia Roma divisa in due, caravaggeschi ed anticaravaggeschi quasi si combattono, si ostacolano vicendevolmente, si lanciano accuse. Da un lato i suoi potenti protettori che continuano a procurargli commissioni, dall’altro l’ambiente accademico e buona parte degli alti prelati che lo boicotta. La “Madonna della Serpe”, dipinta per San Pietro, è rifiutata esattamente come la “Morte della Vergine”, realizzata per i frati di Santa Maria della Scala. Le ragioni profonde di questi contrasti vanno ricercate nel superamento che Caravaggio opera dei canoni tradizionali. Egli propone un nuovo comporre che apre la via al realismo moderno. L’ambiente nel quale si muove non è però tutto entusiasta della sua arte.

Dopo l’uccisione del Tomassoni il 29 maggio del 1606, per lui inizia una fuga senza soste, sempre con la speranza di poter tornare a Roma. Col suo peregrinare, nel gennaio del 1607, è nel Regno di Napoli dove passa qualche tempo nei feudi di Marzio Colonna. Qui dipinge la “Cena in Emmaus” di Brera nel quale in molti ravvisano un ricordo delle amate osterie napoletane, lì dove Caravaggio si immerge in vivaci e turbolente avventure.

Napoli lo accoglie come un maestro, lo esalta, lo coccola e piovono ordinazioni su ordinazioni, tuttavia Caravaggio lascia la città con la speranza di ottenere a Malta un’onorificenza che gli offrisse maggiori possibilità di perdono da parte di Roma.

Dopo l’uccisione del Tomassoni il 29 maggio del 1606, per lui inizia una fuga senza soste, sempre con la speranza di poter tornare a Roma. Col suo peregrinare, nel gennaio del 1607, è nel Regno di Napoli dove passa qualche tempo nei feudi di Marzio Colonna. Qui dipinge la “Cena in Emmaus” di Brera nel quale in molti ravvisano un ricordo delle amate osterie napoletane, lì dove Caravaggio si immerge in vivaci e turbolente avventure.

Napoli lo accoglie come un maestro, lo esalta, lo coccola e piovono ordinazioni su ordinazioni, tuttavia Caravaggio lascia la città con la speranza di ottenere a Malta un’onorificenza che gli offrisse maggiori possibilità di perdono da parte di Roma.

A Napoli Caravaggio dipinge ancora l’Annunciazione di Nancy, la Salomé con la testa del Battista donata al Gran Maestro Alof de Wignacourt che l’aveva aiutato a fuggire da Malta, la Negazione di Pietro, il giovane nudo del San Giovanni Battista ed infine la sua ultima opera: il Martirio di Sant’Orsola, esposto a Palazzo Zevallos Stigliano in Via Toledo.

Questo suo soggiorno napoletano è anche ricordato per il misterioso agguato di cui fu vittima all’uscita della Taverna del Cerriglio, celebre locanda sita in Via Sedile di Porto. La taverna era il centro del mondo letterario ed artistico, frequentata da pittori e poeti. Caravaggio, ebbro di vino, fu percosso con calci e pugni e resto a terra sanguinante, mentre i suoi aggressori si dileguarono nella notte. Sulla loro identità resta ancora fitto il mistero. Erano forse sicari della famiglia Tomassoni? Fatto sta che sul volto di Caravaggio restò, incancellabile, un taglio di coltello, mentre giunsero a Roma false notizie che annunciavano la morte del pittore.

 

Angelo Ambra

 

 

 

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